True
2019-07-24
«Su Bibbiano andremo fino in fondo. Commissione d’inchiesta ad agosto»
Ansa
Ad agosto partirà la commissione d'inchiesta sulle case famiglia ma intanto «chiunque è a conoscenza di abusi sui bambini me li segnali anche dietro anonimato. Il Viminale verificherà». Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ieri è stato a Bibbiano, il paese della Val d'Enza al centro dell'inchiesta sui presunti affidi pilotati di minori, perché è un padre oltre che un politico e, dice con chiarezza in piazza del Municipio, «non avrò pace finché l'ultimo bambino non sarà a casa. Togliere ingiustamente un bambino a mamma e papà deve essere l'ultima cosa. Alcuni arrestati e indagati venivano pagati per difendere i bambini. Spero che vengano arrestati uno per uno tutti quegli assistenti sociali che sono dei delinquenti per rispetto di chi invece fa bene il suo lavoro. Chi ha sbagliato deve pagare il doppio».
E se il vicepremier leghista pretende chiarezza il Pd, piuttosto silente sull'inchiesta «Angeli e Demoni» che ha coinvolto anche un suo sindaco per abuso d'ufficio, ieri ha parlato di «sciacallaggio politico». Eppure Salvini dal palco era stato chiaro: «Non vengo qui per attaccare il Pd, Matteo Renzi o Nicola Zingaretti. Vogliamo andare fino in fondo non solo sui 10.000 bambini portati via alle famiglie in Emilia Romagna, ma in tutta Italia. Avete la mia parola d'onore: rispetto il lavoro della Procura e delle forze dell'ordine, ma non avrò pace finché l'ultimo bambino sottratto ingiustamente alle famiglie non tornerà a casa. È una vergogna che ci sia un business persino sulla pelle dei bambini».
Oltre a lanciare l'appello a denunciare altri abusi anche in forma anonima, il ministro leghista ha annunciato in tempi brevi, «entro la pausa estiva, ai primissimi d'agosto», l'avvio della commissione d'inchiesta sulle case famiglia in Italia, «città per città, Comune per Comune, assistente sociale per assistente sociale», voluta dalla Lega e dall'ex ministro della Famiglia e oggi ministro per gli Affari europei, Lorenzo Fontana, che ha contribuito e sostenuto l'elaborazione della proposta auspicandone il trasferimento in sede deliberante, avvenuto con voto unanime dei gruppi politici. Fontana, con soddisfazione, ieri ha twittato: «Grande Matteo Salvini! Come promesso presto la commissione d'inchiesta sulle case famiglia, l'esito di un lavoro che ci ha impegnati per mesi. I bambini meritano la massima tutela e protezione».
Occorre rivedere «l'affido condiviso» e il «diritto di famiglia», per «rimettere al centro i bambini», perché «il bambino va sempre tutelato quando gli adulti litigano», ha spiegato Salvini, che ha aggiunto: «Temo che truffe e schifezze emergeranno in tante case famiglia italiane». Poi la puntualizzazione: «Conosco tante realtà cattoliche che trattano questi figli come se fossero i loro figli, che effettivamente vengono portati via da situazione di degrado e violenza. Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio». Poi un passaggio sui campi rom: «Ogni volta che vado a visitare un campo rom mi domando perché i tribunali dei minori non vadano in quei campi a portar via quei bimbi. I servizi sociali sono implacabili con i genitori italiani che hanno perso il lavoro e hanno qualche problema a pagare la bolletta, mentre con chi educa i figli al furto fin da quando hanno un anno è tutto normale così».
Durante la visita, bollata da Paola De Micheli, vicesegretario del Pd, come una «passerella di dubbio gusto», il responsabile del Viminale ha ribadito il suo impegno nella difesa «di chi non può farlo». Malgrado il leader della Lega abbia detto «non mi interessa associare una schifezza come questa a un partito o a un altro perché poco conta il colore politico quando ci sono i bambini da salvare», Paola De Micheli ha scritto una nota di accuse in cui, pur riconoscendo che «se qualcuno ha sbagliato e lo ha fatto sulla pelle di un bambino, deve pagare doppio», si chiede perché Salvini sia andato a Bibbiano il giorno dopo «un gravissimo attentato alla sicurezza ferroviaria italiana che ha dimostrato una falla nei dispositivi di controllo di cui è responsabile e nel giorno in cui dalla Calabria arriva la notizia di un duplice omicidio di matrice probabilmente mafiosa» o perché «non va nel foggiano dove hanno arrestato un sindaco della Lega».
Anche il senatore dem Antonio Misiani attacca: «Il vicepremier dovrebbe rispondere in Parlamento sulle presunte tangenti russe al suo partito. E invece va a Bibbiano a fare sciacallaggio politico». Il Pd ha anche accusato il M5s, che nei giorni scorsi lo aveva etichettato come «il partito di Bibbiano», per aver finanziato l'associazione Hansel e Gretel. Intanto Luigi Di Maio ieri ha annunciato: «Presto sia io sia il ministro Alfonso Bonafede saremo a Bibbiano perché il ministro illustrerà la squadra speciale che si occupa dei minori. È vergognoso il silenzio del Pd. Renzi dice che gli faccio schifo, a me fa schifo il loro silenzio sul caso di Bibbiano».
Il sottosegretario agli Affari regionali e alle autonomie Stefano Buffagni su Facebook ha citato il decreto firmato dal ministro pentastellato per istituire la «squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori» che monitorerà costantemente tutto il percorso dei bambini affidati e garantirà controlli serrati da parte della magistratura, iniziando con la creazione di una banca dati che attualmente manca.
Sarina Biraghi
Pioggia di insulti sugli artisti che osano stare con le famiglie
Grazie all'odiosa vicenda di Bibbiano gli italiani hanno finalmente la possibilità di comprendere come funzioni la cultura progressista. Una regola imposta da tale cultura è la seguente: gli artisti che si interessano a temi sociali vanno benissimo, ma solo se i temi sociali sono quelli graditi alla sinistra. In caso contrario, gli artisti in questione meritano dileggio, insulti e attacchi feroci. A questo proposito ci sono tre casi emblematici che meritano di essere approfonditi. Partiamo da quello di Laura Pausini, la prima a esporsi con enorme coraggio sulla Val d'Enza. La cantante, con un post su Facebook, ha richiamato l'attenzione su quanto sta accadendo a Bibbiano e dintorni, e ha notato che la gran parte dei media sta cercando di insabbiare tutto. Come prevedibile, con quell'intervento la Pausini si è attirata un fiume di critiche. Così ha deciso di tornare sul tema: «Questo messaggio è per i bambini. Non lo faccio né per farmi insultare né per farmi dire brava. Qui c'è solo da fare qualcosa subito e da far sapere a tutti coloro che perdono tempo a scrivere cazzate, che c'è una notizia gravissima con cui dobbiamo fare i conti», ha scritto. E ha aggiunto: «Ecco chi ha bisogno di sfogarsi, stavolta utilmente, tiri fuori la voce per parlare di questo scandalo».
La Pausini, purtroppo, non è stata l'unica a finire alla gogna per aver parlato di Bibbiano. La stessa sorte è toccata anche a Nek. Pure lui ha deciso di esporsi pubblicamente con un messaggio accorato: «Sono un uomo e sono un papà», ha scritto. «È inconcepibile che non si parli dell'agghiacciante vicenda di Bibbiano. Penso a mia figlia e alla possibilità che mi venga sottratta senza reali motivazioni solo per abuso di potere e interesse economico. È proprio così. Ci sono intere famiglie distrutte, vite di bambini di padri e di madri rovinate per sempre... E non se ne parla. Ci vuole giustizia!!».
Tanto è bastato per attirargli l'astio del progressista medio internettiano. Come se non bastasse, contro Nek si è scatenata pure Repubblica, tramite la penna di Luca Bottura, uno che, dopo decenni di carriera, continua a confondere la satira con la spocchia. Con la consueta sicumera, Bottura ha rivolto a Nek un corsivo feroce: «Filippo Neviani, in arte Nek, esordì a Sanremo con una canzone antiabortista che risulta tutt'ora nella lista dei crimini contro l'umanità, dopo Nagasaki e Hiroshima ma comunque prima del gelato gusto Puffo». Mascherata dietro un'ironia degna delle peggiori scuole medie, c'è l'accusa infamante: Nek ha commesso un crimine contro l'umanità perché ha scritto una canzone a favore della vita, dunque merita di essere sbertucciato e insultato. Già: i temi pro life, le battaglie su Bibbiano o sul gender sono ridicole. Non meritano altro che sberleffi e sputi.
Esattamente come quelli che sono piovuti addosso a Ornella Vanoni, celebratissima icona della musica italiana. Di solito, quando la si cita, ci si leva il cappello. A meno che, ovviamente, non si occupi di temi sgraditi all'intellettuale unico progressista. La Vanoni ha scritto quanto segue: «È mostruoso ciò che è accaduto a Bibbiano. Questi bambini hanno perso l'infanzia, come tanti ormai nel mondo, e sono rovinati per sempre. Non sono pupazzi che si possono spostare da una famiglia all'altra. Queste persone dovrebbero andare in galera senza processo».
In men che non si dica sulla cantante hanno cominciato a piovere pietre, sotto forma di offese via Web. C'è chi l'ha accusata di non essersi siliconata il cervello, chi la descrive come una vecchia rimbambita e altre amenità dello stesso tenore. Persino alcuni quotidiani online si sono accodati, accusandola di aver utilizzato toni troppo duri e di aver invitato a condannare gente senza prima averla processata.
Tre casi diversi, stesso trattamento. Morale: se un artista si impegna in una causa politicamente scorretta, gli tocca il linciaggio. In realtà, nelle parole della Vanoni, della Pausini e di Nek non c'è alcun riferimento politico. C'è solo il caro, vecchio e troppo spesso dimenticato buon senso. C'è la rabbia del genitore (o del figlio, del fratello, del semplice osservatore) davanti a uno scandalo che grida vendetta e di cui nessuno si è interessato se non per difendere i presunti colpevoli. Ma nemmeno una normalissima manifestazione di umanità viene tollerata: su Bibbiano è vietato esprimersi. A meno che non lo si faccia per difendere il Pd.
Francesco Borgonovo
Continua a leggereRiduci
La visita di Matteo Salvini: «Sono papà e ministro. Non avrò pace finché l'ultimo piccolo non sarà a casa». Ma il Pd attacca il leader leghista: «Una passerella di dubbio gusto e un atto di sciacallaggio politico».Sberleffi contro Laura Pausini e Ornella Vanoni. I brani di Nek paragonati a Hiroshima.Lo speciale contiene due articoliAd agosto partirà la commissione d'inchiesta sulle case famiglia ma intanto «chiunque è a conoscenza di abusi sui bambini me li segnali anche dietro anonimato. Il Viminale verificherà». Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ieri è stato a Bibbiano, il paese della Val d'Enza al centro dell'inchiesta sui presunti affidi pilotati di minori, perché è un padre oltre che un politico e, dice con chiarezza in piazza del Municipio, «non avrò pace finché l'ultimo bambino non sarà a casa. Togliere ingiustamente un bambino a mamma e papà deve essere l'ultima cosa. Alcuni arrestati e indagati venivano pagati per difendere i bambini. Spero che vengano arrestati uno per uno tutti quegli assistenti sociali che sono dei delinquenti per rispetto di chi invece fa bene il suo lavoro. Chi ha sbagliato deve pagare il doppio». E se il vicepremier leghista pretende chiarezza il Pd, piuttosto silente sull'inchiesta «Angeli e Demoni» che ha coinvolto anche un suo sindaco per abuso d'ufficio, ieri ha parlato di «sciacallaggio politico». Eppure Salvini dal palco era stato chiaro: «Non vengo qui per attaccare il Pd, Matteo Renzi o Nicola Zingaretti. Vogliamo andare fino in fondo non solo sui 10.000 bambini portati via alle famiglie in Emilia Romagna, ma in tutta Italia. Avete la mia parola d'onore: rispetto il lavoro della Procura e delle forze dell'ordine, ma non avrò pace finché l'ultimo bambino sottratto ingiustamente alle famiglie non tornerà a casa. È una vergogna che ci sia un business persino sulla pelle dei bambini».Oltre a lanciare l'appello a denunciare altri abusi anche in forma anonima, il ministro leghista ha annunciato in tempi brevi, «entro la pausa estiva, ai primissimi d'agosto», l'avvio della commissione d'inchiesta sulle case famiglia in Italia, «città per città, Comune per Comune, assistente sociale per assistente sociale», voluta dalla Lega e dall'ex ministro della Famiglia e oggi ministro per gli Affari europei, Lorenzo Fontana, che ha contribuito e sostenuto l'elaborazione della proposta auspicandone il trasferimento in sede deliberante, avvenuto con voto unanime dei gruppi politici. Fontana, con soddisfazione, ieri ha twittato: «Grande Matteo Salvini! Come promesso presto la commissione d'inchiesta sulle case famiglia, l'esito di un lavoro che ci ha impegnati per mesi. I bambini meritano la massima tutela e protezione». Occorre rivedere «l'affido condiviso» e il «diritto di famiglia», per «rimettere al centro i bambini», perché «il bambino va sempre tutelato quando gli adulti litigano», ha spiegato Salvini, che ha aggiunto: «Temo che truffe e schifezze emergeranno in tante case famiglia italiane». Poi la puntualizzazione: «Conosco tante realtà cattoliche che trattano questi figli come se fossero i loro figli, che effettivamente vengono portati via da situazione di degrado e violenza. Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio». Poi un passaggio sui campi rom: «Ogni volta che vado a visitare un campo rom mi domando perché i tribunali dei minori non vadano in quei campi a portar via quei bimbi. I servizi sociali sono implacabili con i genitori italiani che hanno perso il lavoro e hanno qualche problema a pagare la bolletta, mentre con chi educa i figli al furto fin da quando hanno un anno è tutto normale così». Durante la visita, bollata da Paola De Micheli, vicesegretario del Pd, come una «passerella di dubbio gusto», il responsabile del Viminale ha ribadito il suo impegno nella difesa «di chi non può farlo». Malgrado il leader della Lega abbia detto «non mi interessa associare una schifezza come questa a un partito o a un altro perché poco conta il colore politico quando ci sono i bambini da salvare», Paola De Micheli ha scritto una nota di accuse in cui, pur riconoscendo che «se qualcuno ha sbagliato e lo ha fatto sulla pelle di un bambino, deve pagare doppio», si chiede perché Salvini sia andato a Bibbiano il giorno dopo «un gravissimo attentato alla sicurezza ferroviaria italiana che ha dimostrato una falla nei dispositivi di controllo di cui è responsabile e nel giorno in cui dalla Calabria arriva la notizia di un duplice omicidio di matrice probabilmente mafiosa» o perché «non va nel foggiano dove hanno arrestato un sindaco della Lega».Anche il senatore dem Antonio Misiani attacca: «Il vicepremier dovrebbe rispondere in Parlamento sulle presunte tangenti russe al suo partito. E invece va a Bibbiano a fare sciacallaggio politico». Il Pd ha anche accusato il M5s, che nei giorni scorsi lo aveva etichettato come «il partito di Bibbiano», per aver finanziato l'associazione Hansel e Gretel. Intanto Luigi Di Maio ieri ha annunciato: «Presto sia io sia il ministro Alfonso Bonafede saremo a Bibbiano perché il ministro illustrerà la squadra speciale che si occupa dei minori. È vergognoso il silenzio del Pd. Renzi dice che gli faccio schifo, a me fa schifo il loro silenzio sul caso di Bibbiano».Il sottosegretario agli Affari regionali e alle autonomie Stefano Buffagni su Facebook ha citato il decreto firmato dal ministro pentastellato per istituire la «squadra speciale di giustizia per la protezione dei minori» che monitorerà costantemente tutto il percorso dei bambini affidati e garantirà controlli serrati da parte della magistratura, iniziando con la creazione di una banca dati che attualmente manca.Sarina Biraghi<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/su-bibbiano-andremo-fino-in-fondo-commissione-dinchiesta-ad-agosto-2639318460.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pioggia-di-insulti-sugli-artisti-che-osano-stare-con-le-famiglie" data-post-id="2639318460" data-published-at="1777421645" data-use-pagination="False"> Pioggia di insulti sugli artisti che osano stare con le famiglie Grazie all'odiosa vicenda di Bibbiano gli italiani hanno finalmente la possibilità di comprendere come funzioni la cultura progressista. Una regola imposta da tale cultura è la seguente: gli artisti che si interessano a temi sociali vanno benissimo, ma solo se i temi sociali sono quelli graditi alla sinistra. In caso contrario, gli artisti in questione meritano dileggio, insulti e attacchi feroci. A questo proposito ci sono tre casi emblematici che meritano di essere approfonditi. Partiamo da quello di Laura Pausini, la prima a esporsi con enorme coraggio sulla Val d'Enza. La cantante, con un post su Facebook, ha richiamato l'attenzione su quanto sta accadendo a Bibbiano e dintorni, e ha notato che la gran parte dei media sta cercando di insabbiare tutto. Come prevedibile, con quell'intervento la Pausini si è attirata un fiume di critiche. Così ha deciso di tornare sul tema: «Questo messaggio è per i bambini. Non lo faccio né per farmi insultare né per farmi dire brava. Qui c'è solo da fare qualcosa subito e da far sapere a tutti coloro che perdono tempo a scrivere cazzate, che c'è una notizia gravissima con cui dobbiamo fare i conti», ha scritto. E ha aggiunto: «Ecco chi ha bisogno di sfogarsi, stavolta utilmente, tiri fuori la voce per parlare di questo scandalo». La Pausini, purtroppo, non è stata l'unica a finire alla gogna per aver parlato di Bibbiano. La stessa sorte è toccata anche a Nek. Pure lui ha deciso di esporsi pubblicamente con un messaggio accorato: «Sono un uomo e sono un papà», ha scritto. «È inconcepibile che non si parli dell'agghiacciante vicenda di Bibbiano. Penso a mia figlia e alla possibilità che mi venga sottratta senza reali motivazioni solo per abuso di potere e interesse economico. È proprio così. Ci sono intere famiglie distrutte, vite di bambini di padri e di madri rovinate per sempre... E non se ne parla. Ci vuole giustizia!!». Tanto è bastato per attirargli l'astio del progressista medio internettiano. Come se non bastasse, contro Nek si è scatenata pure Repubblica, tramite la penna di Luca Bottura, uno che, dopo decenni di carriera, continua a confondere la satira con la spocchia. Con la consueta sicumera, Bottura ha rivolto a Nek un corsivo feroce: «Filippo Neviani, in arte Nek, esordì a Sanremo con una canzone antiabortista che risulta tutt'ora nella lista dei crimini contro l'umanità, dopo Nagasaki e Hiroshima ma comunque prima del gelato gusto Puffo». Mascherata dietro un'ironia degna delle peggiori scuole medie, c'è l'accusa infamante: Nek ha commesso un crimine contro l'umanità perché ha scritto una canzone a favore della vita, dunque merita di essere sbertucciato e insultato. Già: i temi pro life, le battaglie su Bibbiano o sul gender sono ridicole. Non meritano altro che sberleffi e sputi. Esattamente come quelli che sono piovuti addosso a Ornella Vanoni, celebratissima icona della musica italiana. Di solito, quando la si cita, ci si leva il cappello. A meno che, ovviamente, non si occupi di temi sgraditi all'intellettuale unico progressista. La Vanoni ha scritto quanto segue: «È mostruoso ciò che è accaduto a Bibbiano. Questi bambini hanno perso l'infanzia, come tanti ormai nel mondo, e sono rovinati per sempre. Non sono pupazzi che si possono spostare da una famiglia all'altra. Queste persone dovrebbero andare in galera senza processo». In men che non si dica sulla cantante hanno cominciato a piovere pietre, sotto forma di offese via Web. C'è chi l'ha accusata di non essersi siliconata il cervello, chi la descrive come una vecchia rimbambita e altre amenità dello stesso tenore. Persino alcuni quotidiani online si sono accodati, accusandola di aver utilizzato toni troppo duri e di aver invitato a condannare gente senza prima averla processata. Tre casi diversi, stesso trattamento. Morale: se un artista si impegna in una causa politicamente scorretta, gli tocca il linciaggio. In realtà, nelle parole della Vanoni, della Pausini e di Nek non c'è alcun riferimento politico. C'è solo il caro, vecchio e troppo spesso dimenticato buon senso. C'è la rabbia del genitore (o del figlio, del fratello, del semplice osservatore) davanti a uno scandalo che grida vendetta e di cui nessuno si è interessato se non per difendere i presunti colpevoli. Ma nemmeno una normalissima manifestazione di umanità viene tollerata: su Bibbiano è vietato esprimersi. A meno che non lo si faccia per difendere il Pd. Francesco Borgonovo
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
Continua a leggereRiduci
iStock
Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.