
Doveva essere una semplice richiesta di una sala per un convegno sulla sanità. È diventata una Affittopoli alla pesarese. Protagonisti: l’ex sindaco diventato europarlamentare Matteo Ricci, il presidente della Provincia Giuseppe Paolini, il direttore generale Marco Domenicucci, il segretario generale Michele Cancellieri e un sindaco di provincia che, ironia della sorte, voleva solo parlare di salute. E invece ha scoperto uno strano garbuglio amministrativo. Marzo 2024. Il sindaco di Mombaroccio, Emanuele Petrucci, chiede alla Provincia di Pesaro e Urbino una sala per un convegno sulla sanità organizzato dal gruppo civico Base popolare. La risposta è negativa. Le sale non si concedono nel weekend, né fuori orario d’ufficio. «Peccato», pensa il sindaco. Ma mentre si incammina verso l’uscita, nota che proprio accanto, nella prestigiosa Sala Mosaici, si muove qualcuno. Qualcuno che lì ci sta sempre. Anche di sera. Anche di sabato o di domenica. È l’eurodeputato Ricci, con ufficio tutto suo nella sede della Provincia. «Ma come?», si chiede Petrucci. A lui la Provincia ha negato una sala per un convegno di due ore e a Ricci ne concedono una per cinque anni? Così comincia a indagare. E scopre che una sala pubblica, da regolamento, non può essere concessa a un singolo individuo. A meno che, miracolo della burocrazia, si chiami Ricci. L’11 luglio 2024 l’eurodeputato protocolla una richiesta formale: vuole «un locale a uso ufficio» per le sue attività di eurodeputato per il quale pagherà l’affitto. E chiede un accesso autonomo. La Provincia, valuta, esamina i regolamenti. Poi, però, avrebbe ignorato tutto e risposto: va bene. Ma non con un contratto d’affitto. Con una «concessione onerosa». Una sorta di limbo giuridico, un non-luogo amministrativo dove l’affitto non esiste, ma i locali si assegnano lo stesso. Con un atto del presidente. Il 26 luglio 2024, Paolini firma il decreto numero 193. Con l’assistenza del segretario generale Cancellieri e su proposta del direttore generale Domenicucci (che propone a se stesso e poi autorizza), la Provincia concede l’uso della Sala Mosaici. Per cinque anni. Per 200 euro al mese. Per le spese, non per l’affitto. E per una sala che non avrebbe potuto ottenere. Almeno stando al Regolamento numero 38/2020: solo enti, associazioni, partiti, sindacati e cooperative avrebbero potuto assicurarsela. Insomma, soggetti collettivi. I cittadini, anche se parlamentari, non sono ammessi. Il regolamento, in questo caso, sarebbe diventato una traccia facoltativa. Non viene mai citato nel decreto, né nella proposta, né nella determinazione numero 1043 che dà attuazione alla concessione. C’è poi un altro dettaglio: Ricci non aveva chiesto una concessione. Aveva chiesto un affitto. La Provincia gli risponde con una concessione. E lui tace. Un silenzio assenso che vale circa 28.800 euro in meno del dovuto, secondo le stime del sindaco Petrucci, che cita l’Agenzia delle entrate. Perché, se davvero si trattasse di un uso a titolo oneroso (e non gratuito), l’europarlamentare dovrebbe versare almeno 480 euro al mese. Ne versa 200. Per le bollette. Secondo l’Omi (Osservatorio del mercato immobiliare), l’affitto medio per un locale uso ufficio nel centro storico di Pesaro è di 8 euro al metro quadro. La Sala Mosaici misura circa 60 metri quadri. Totale mensile: 480 euro. Totale annuale: 5.760. Totale per cinque anni: 28.800 euro. Ricci pagherà, in tutto, 12.000 euro. Ne mancheranno 16.800. La differenza? A carico dei cittadini. Perché quella sala, teoricamente, dovrebbe essere a disposizione di tutti. Tant’è che il sindaco Petrucci scrive anche all’Anac (l’Authority anticorruzione). Il Regolamento numero 59/2003, «che prevede», precisa Petrucci, «il pagamento di un canone» sarebbe stato ignorato. Il Regolamento numero 115/2009, che impone obblighi precisi (Petrucci elenca: «Pagare le utenze, custodire il bene, stipulare un’assicurazione»), sarebbe stato ignorato. E, così, Petrucci annuncia che in assenza di chiarimenti porterà il caso alla Corte dei conti. Intanto la Sala Mosaici è occupata. Cinque anni di ufficio personale in uno dei palazzi più rappresentativi della città. Una stanza vista potere. Pagata poco.






