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Sotto accusa il farmaco più usato in Italia: la Tachipirina

Sotto accusa il farmaco più usato in Italia: la Tachipirina

Toglie la febbre alle future mamme ma forse provoca altri spasmi, ben più gravi, nei figli che nasceranno. La Tachipirina, antipiretico per eccellenza, potrebbe essere un farmaco da sconsigliare in gravidanza: il suo principio attivo, il paracetamolo (presente in moltissimi altri medicinali), «si associa a un aumentato rischio di disturbi comportamentali nella prole», secondo quanto pubblica Jama Pediatrics, la più antica rivista statunitense di pediatria.

La notizia della ricerca compiuta dall'Università di Bristol, Regno Unito, è riportata da Doctor 33, newsletter riservata ai medici. «I ricercatori», si legge nell'articolo, «hanno analizzato i dati di 7.796 mamme che tra il 1991 e il 1992 avevano partecipato all'Avon longitudinal study of parents and children, valutando l'associazione tra uso di paracetamolo alla 18ª e 32ª settimana di gestazione e lo stato cognitivo della prole. Gli eventuali disturbi comportamentali segnalati dalle madri sono stati valutati con questionari quando i bimbi avevano 7 anni».

Alla 18ª settimana di gravidanza 4.415 madri, pari al 53 per cento del totale, hanno riferito l'uso di paracetamolo, e 3.381 madri (42 per cento) ne hanno fatto uso alla 32ª settimana. La dottoressa Evie Stergiakouli, autrice dell'articolo sulla rivista statunitense, non ha dubbi: «I nostri risultati suggeriscono che l'assunzione prenatale del farmaco da parte delle gestanti a 18 e 32 settimane correla con un aumento significativo del rischio di disturbi comportamentali e di sintomi di iperattività nei bambini».

Iperattività significa Adhd, l'acronimo inglese del disturbo da deficit di attenzione e iperattività, la sindrome infantile più studiata nel mondo: bambini che hanno difficoltà di attenzione e concentrazione, di controllo degli impulsi e del livello di attività. Una patologia neurobiologica a esordio infantile, ma «l'evidenza scientifica ha invece mostrato come esso tenda a persistere nel corso della vita fino all'85 per cento dei casi, causando difficoltà significative», puntualizza l'Ins, l'istituto di neuroscienze.

La notizia fa riflettere sui grandi numeri. Il paracetamolo, usato per curare la febbre e i dolori non gravi, è l'analgesico più amato dagli italiani, al primo posto con oltre 2,8 milioni di confezioni tra i farmaci di automedicazione più venduti nel 2014. In commercio si trova da solo oppure in combinazione con altri principi attivi. Sul network Medicofacile.it aggiornato all'8 settembre 2016 figurano 137 farmaci contenenti paracetamolo: dal Bronchenolo Antiflu al Buscopan compositum, dall'Honeycold allo Zerinol, dal Baby Rinolo Febbre al Vicks Medinait sciroppo.

Utilizzato per la prima volta in medicina nel 1893, come antidolorifico da banco sin dagli anni 50, il paracetamolo è finito molte volte sotto accusa. L'ultimo allarme lo scorso anno dal Regno Unito: chi ne fa uso da anni rischia di avere problemi cardiovascolari, gastrointestinali e renali.

E la Tachipirina? Lanciata sul mercato nel 1958 dalla società farmaceutica Angelini, è da anni l'antipiretico preferito dai consumatori. Il decano dei farmacisti italiani, Antonio Corvi, novantenne, discendente da una famiglia di speziali da 11 generazioni e titolare della storica farmacia di via XX Settembre a Piacenza, intervistato nel 2014 non ebbe incertezze nell'indicare il farmaco più venduto in Italia: «La Tachipirina. Si prende per tutto».

Non a caso, nell'elenco ministeriale dei 50 medicinali più venduti senz'obbligo di prescrizione, aggiornato a marzo 2016, la Tachipirina compare ben sei volte: al primo posto con le compresse da 500 milligrammi (oltre 2,5 milioni le confezioni da 20 vendute); al quarto con lo sciroppo da 120 milligrammi (oltre 1,5 milioni); al quinto con le compresse in confezioni da 30 (oltre 1,2 milioni); al ventesimo con le supposte per bambini da 250 milligrammi (877.044); al ventitreesimo con le bustine di granulato effervescente (747.650); al quarantatreesimo con le supposte per adulti da 1000 milligrammi (514.951).

Anche la campagna informativa «Farmaci in gravidanza» promossa nel 2014 dall'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, raccomanda il paracetamolo come «farmaco analgesico di prima scelta in gravidanza alle dosi terapeutiche (meno di 4 grammi al giorno)». Però, avverte l'Agenzia, «recenti studi su ampi campioni di donne hanno evidenziato una correlazione tra l'assunzione a lungo termine (più di 28 giorni) o cronica di paracetamolo in vari periodi di gravidanza e la presenza di alterazioni dello sviluppo psicomotorio o comportamentale quali disturbo da deficit dell'attenzione (Adhd)/iperattività».

Quindi l'Aifa già aveva segnalato il problema, pur sottolineando che «i risultati ottenuti in tali studi sono in fase di discussione critica». Per la ricercatrice Stergiakouli l'uso del paracetamolo alla 32ª settimana si associa anche a maggiori probabilità di alterazioni emotive nella prole: «Tuttavia il rischio che potrebbe derivare dal mancato trattamento di febbre o dolore in gravidanza va attentamente valutato dalle future mamme e dai loro medici».

La Verità ha ripetutamente provato a contattare l'Angelini, sia a Roma sia ad Ancona (relazioni esterne, ufficio stampa, marketing), per avere un parere sullo studio dell'università britannica. Risposta: «Per politica aziendale non è possibile».

Soldi pubblici allo show sulla surrogata
Il teatro che mette in scena lo spettacolo «M(Other)», il racconto di una storia di gestazione per altri (vietata dalla legge in Italia), ha ricevuto finanziamenti dal ministero della Cultura, dalla Regione Lombardia e dal Comune di Milano. Roccella: propaganda lesiva.

In Italia la maternità surrogata è reato universale, ma si mette in scena uno spettacolo che gode di contributi pubblici. In questi giorni, la storica associazione milanese Teatro della Cooperativa sta promuovendo la pièce M(Other), diretta da Renato Sarti. Il debutto è stato ieri, repliche fino al 22 febbraio.

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Gualtieri tira la sòla pure ai romani: 1.000 euro se circoli con l’elettrica
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La sinistra ha spinto i cittadini ad acquistare i veicoli a batteria per non inquinare, ma adesso il sindaco dem è pronto a imporre un maxi-ticket per entrare nella Ztl. E per le ibride la sosta diventa a pagamento.

Se ieri pomeriggio digitavi «auto elettriche ztl roma» la prima risposta che ti dava il noto motore di ricerca era il rimando al sito romamobilita.it e al link «Roma Servizi per la mobilità» dove testualmente si diceva che «I veicoli a trazione esclusivamente elettrica possono liberamente e gratuitamente circolare all’interno di tutte le Ztl di Roma, senza che venga rilasciato un contrassegno cartaceo». La festa è finita, perché le notizie appena sotto informavano che il Comune di Roma ha deciso di fare - è proprio il caso di dirlo - macchina indietro e far pagare ai veicoli Bev (Battery Electic Vehicles) l’ingresso in quelle aree elettoralmente progressiste, per non dire fighette: il sindaco Gualtieri e la sua giunta di centrosinistra hanno deciso infatti che le auto elettriche pagheranno per entrare nella Ztl, e che le mild hybrid, cioé le ibride a metà, dovranno pagare per parcheggiare negli spazi blu. In poche parole si rimangiano tutto quello che avevano detto fino a poco tempo fa sulla rivoluzione verde dell’elettrico, sui suoi vantaggi, sugli incentivi e tutte quelle robe che ben conosciamo perché l’Europa ci aveva costruito la propria narrazione e che ci erano state vendute come «rivoluzione green di ecosostenibilità».

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Dimmi La Verità | Federica Onori (Azione): «La politica estera non va strumentalizzata»

Ecco #DimmiLaVerità del 13 febbraio 2026. La deputata di Azione Federica Onori, dalla conferenza sulla sicurezza di Monaco, commenta la posizione dell'Europa (e dell'Italia) sull'Ucraina.

Le mani dei leader Ue sui nostri risparmi
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Per crescere bisognerebbe aumentare domanda interna e salari. Invece, come ha detto ieri il presidente del Consiglio dell’Unione Costa, «la priorità è sbloccare i fondi privati». Obiettivo: dirottarli su investimenti rischiosi. La Spagna sta facendo da precursore.

Non possono passare sotto silenzio le parole con cui il presidente del Consiglio europeo, il portoghese Antonio Costa, ieri ha presentato i lavori del vertice informale dei capi di governo dei 27 Stati membri: «La vera priorità è sbloccare i fondi privati, mobilitare i nostri risparmi per investire nelle nostre aziende e creare un ecosistema di investimento più dinamico e vivace».

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