2021-05-19
Ci risiamo: Ong tedesca porta qui 400 clandestini
La Sea-Eye 4 (Getty Images)
La Sea Eye 4 ha raccolto per giorni clandestini al largo della Libia. Adesso, rifiutata da Malta, che voleva rispedirla a Ratisbona, punta dritta verso le nostre coste. Il sindaco Leoluca Orlando la incita: «Attracchi a Palermo»La coppia di pionieri del traghettamento di stranieri è in partnership con gli attivisti, sovvenzionati anche dagli evangelici della Germania, oltre che dal capoluogo sicilianoTacciono Pd, Leu e i ministri di Trasporti (Giovannini) e Interno (Lamorgese). La Lega: «Inaccettabile: porti chiusi e rimpatri» L'azzurra Anna Maria Bernini: «Fermiamo le partenze». E Augusta Montaruli (Fdi) protesta col Viminale: «La redistribuzione peserà tutta sul Nord»Lo speciale contiene tre articoliDopo sei trasbordi nel Mediterraneo Centrale al largo delle coste libiche e il solito niet di Malta, con 400 persone a bordo, la Sea Eye 4, nuova nave della omonima Ong tedesca alla sua prima missione con bandiera tedesca, punta verso l'Italia. Nonostante nessuno degli Sos sia stato lanciato dai barconi in zona Sar italiana, dalla nave della Ong tedesca, nel corso della giornata, hanno chiesto più volte che la Guardia costiera italiana prendesse il controllo del coordinamento. Al largo della costa libica, infatti, in due distinti momenti, sono state fatte salire a bordo le prime 172 persone. Poi altre 50. Con le ultime tre operazioni, quando la nave si è spostata verso le acque territoriali maltesi, il carico è arrivato a 400. «Malta ha respinto la richiesta di porto sicuro per Sea Eye 4 e invoca la responsabilità con lo Stato di bandiera e il porto di origine di Ratisbona», ha comunicato tramite i social Gorden Isler, executive board di Sea Eye, annunciando che la nave stava «raggiungendo la zona Sar italiana». Invece di far rotta verso la Germania, come aveva chiesto lunedì il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, con la solita spocchia la Sea Eye 4 ha girato subito la prua verso le coste italiane e ha viaggiato per ore a pochi nodi, fermandosi quasi a 20 miglia nautiche dalle acque territoriali della costa siciliana, tra Licata e Agrigento. Poi ha ripreso a navigare, sempre lentamente, verso Sciacca, mantenendosi a una certa distanza dalla costa. Dal ministero dell'Interno tutto tace. Mentre dalla nave è partito anche un pressing contro l'Europa: «Gli Stati dell'Ue stanno deludendo le persone che cercano protezione». Poi la Ong ha ricominciato a lagnarsi: «Non solo gli stati dell'Ue eludono la loro responsabilità nei confronti della nave, ma con la ricerca di un porto sicuro comincia ogni volta la stessa vergognosa tragedia. Più di 400 persone in cerca di protezione a bordo della Sea Eye 4 necessitano immediatamente di un porto sicuro». La nuova portavoce di Sea Eye, Sophie Weidenhiller, ha fatto sapere che i passeggeri provengono da diversi Paesi africani, alcuni anche dalla Siria e dal Bangladesh: «Tra loro abbiamo donne incinte, bambini, molti minori non accompagnati. A bordo sono esausti. Ecco perché abbiamo bisogno di un porto sicuro il prima possibile». E sulla pagina Facebook della Ong hanno postato foto dei minorenni (in un caso rendendone uno anche riconoscibile) per dare maggior peso al pressing, accompagnandole con questo post: «150 bambini sono in attesa di una risposta da parte degli Stati membri dell'Ue. Mostrano evidenti sintomi di grave traumatizzazione e hanno urgente bisogno di un porto sicuro e di un ambiente in cui ottenere protezione. Malta ha già rifiutato. Si aspetta ancora una risposta dall'Italia».Da Palermo il sindaco Leoluca Orlando ha subito detto che «la città, con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali, è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti». E anche lui, sulla stessa linea dell'Ong, sostiene: «È ora che l'Ue attivi il Recs, Rescue european civil service, per organizzare il salvataggio di vite umane sostenendo le navi, le Ong e le tante altre realtà che si impegnano sulle rotte di migrazione verso l'Europa». Sul sito Web Marine traffic, che permette di controllare il traffico navale, la Sea Eye 4 nel pomeriggio aveva già aggiornato il suo porto di destinazione: Palermo. I 400, se l'Italia dovesse concedere il porto, andranno ad aggiungersi ai 13.358 arrivi del 2021 (nello stesso periodo un anno fa erano 4.305, mentre nel 2019 solo 1.218). Le nazionalità: 2.222 sono bengalesi (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.781, 13%), Costa d'Avorio (1.329, 10%), Guinea (866, 6%), Eritrea (828, 6%), Sudan (800, 6%), Egitto (797, 6%), Marocco (534, 4 %), Mali (509, 4%), Algeria (405, 3%) a cui si aggiungono 3.287 persone (25%) per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Nella giornata di lunedì ne sono sbarcati 189, quasi tutti a Lampedusa, e il totale del mese di maggio è salito a 4.345. In Prefettura ad Agrigento, infatti, sono ancora alle prese con lo svuotamento dell'hotspot, tarato per 250 ospiti al massimo. Nella struttura di contrada Imbriacola, per giorni al collasso dopo i maxi arrivi dello scorso primo maggio (oltre 1.500 persone), si trovano attualmente 137 ospiti. Ieri mattina in 187 sono stati imbarcati sul traghetto di linea Sansovino, diretto a Porto Empedocle. Si tratta di 60 minori non accompagnati che saranno successivamente trasferiti in strutture di Reggio Calabria e di 127 adulti per i quali, invece, la destinazione finale è Crotone. E sempre ieri sulla più grande delle Pelagie si è registrato uno sbarco autonomo con 47 persone, tra cui cinque donne, una delle quali minorenne. Mentre dalla Tunisia si continuano a produrre tragedie. Ieri, oltre 50 persone sono risultate disperse dopo un naufragio a largo del porto di Zuara. Dal ministero della Difesa tunisino hanno fatto sapere che 33 dei passeggeri sono stati tratti in salvo. In 90, stipati su un barcone, erano partiti con la speranza di arrivare in Europa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/son-tornati-i-taxi-del-mediterraneo-ong-tedesca-ci-scarica-400-migranti-2653028507.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="rispunta-la-moas-dei-catrambone" data-post-id="2653028507" data-published-at="1621371043" data-use-pagination="False"> Rispunta la Moas dei Catrambone C'è anche la Moas dei coniugi Catrambone, letteralmente Migrant offshore aid station, associazione con sede a Malta, in tandem con la Sea Eye nella nuova operazione di traghettamento verso l'Italia. Moas era stata la prima Ong a effettuare salvataggi nel Mediterraneo, ma anche la prima a ritirarsi dal Canale di Sicilia per le restrizioni disposte dall'allora ministro dell'Interno, Marco Minniti. E a rendere ancora più complicata l'attività ai Catrambone ci aveva pensato, poco dopo, il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, parlando della Moas nel corso di un'audizione alla Camera dei deputati. Poco dopo l'Espresso diede notizia di una rogatoria partita proprio dalla Procura di Catania, che pare mirasse a ottenere informazioni dalle autorità di Malta, dove ha sede la Moas, su alcune società coinvolte in traffici di contrabbando petrolifero che in qualche modo i magistrati sospettavano si incastrassero con i salvataggi in mare delle Ong. Non se ne seppe più nulla. Si seppe invece che la Moas riceveva finanziamenti da enti riconducibili al milionario George Soros, l'uomo che per molti è solo un imprenditore e filantropo ma che, a sentire l'ala conservatrice americana o i partiti sovranisti europei, sarebbe uno dei burattinai di ogni grande evento mondiale, guerre comprese. Lady Catrambone per un bel po' di tempo è stata quindi impegnata, insieme a suo marito Chris, uomo d'affari statunitense (che appare tra i finanziatori di Hillary Clinton durante la sua ultima e deludente campagna elettorale) che la ragazza nata a Reggio Calabria ha sposato quando era ancora un assicuratore, a respingere al mittente accuse e sospetti su non meglio precisati contatti con le organizzazioni di trafficanti di uomini. Ora la Moas è tornata a navigare con Sea Eye 4, alla quale ha fornito personale, risorse, input strategici e competenze. E, così, dopo mesi di silenzio, a dicembre 2020 Regina Egle Liotta Catrambone ha annunciato: «Abbiamo avviato questa partnership con Sea Eye per condividere le nostre risorse e competenze nelle operazioni Sar». Anche Gorden Isler, direttore di Sea Eye, già a capo di navi come la Alan Kurdi, ha detto di essere «orgoglioso di riportare in azione sulla nostra nave i pionieri del soccorso in mare di Moas. Si tratta di un evento storico per Sea Eye. La nostra collaborazione ha un unico obiettivo: salvare, insieme, il maggior numero possibile di vite». La Sea Eye 4 è una vecchia imbarcazione da rifornimento offshore (costruita nel 1972, lunga 55 metri e larga undici) riconvertita in Germania, si ritiene in grado di accogliere e assistere un numero più alto di persone rispetto alle precedenti imbarcazioni di Sea Eye. E con i mezzi (due imbarcazioni, la Phoenix e il Topaz responder, una flotta di gommoni Rhib e alcuni droni) e le risorse di Moas (che a dicembre ha lanciato e pubblicizzato a mezzo stampa una campagna di raccolta fondi, facendo appello alla società civile «affinché dimostri solidarietà nei confronti di quanti rischiano la vita in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri cari») diventerà di certo tra i taxi del mare più attivi nel Mediterraneo. L'operazione di Moas e Sea Eye sarebbe inoltre finanziata con oltre 400.000 euro dal cartello United 4 Rescue che fa capo alle chiese evangeliche tedesche (che a loro volta hanno promosso una raccolta fondi), ma anche da associazioni italiane e dalla città di Palermo. Che, per questo motivo, probabilmente, è stata tra le prime a offrire un porto alla Sea Eye 4. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/son-tornati-i-taxi-del-mediterraneo-ong-tedesca-ci-scarica-400-migranti-2653028507.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="governo-muto-la-destra-sale-sulle-barricate" data-post-id="2653028507" data-published-at="1621371043" data-use-pagination="False"> Governo muto, la destra sale sulle barricate L'Italia riapre, porti compresi: neanche il tempo di trovare un po' di unità d'intenti nel governo guidato da Mario Draghi, e la Sea Eye 4, nave della omonima Ong tedesca, con sospetto tempismo, fa risalire la tensione nella maggioranza, con Lega e Forza Italia all'attacco e la sinistra in silenzio assoluto. Ieri mattina la nave della Ong, con a bordo 400 immigrati soccorsi nei giorni scorsi al largo della Libia, fa sapere di aver deciso di dirigersi verso le acque italiane, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. «Chiediamo alla Guardia costiera italiana», dice Gorden Isler, presidente di Sea Eye, «di assumere urgentemente il coordinamento». Il leader della Lega, Matteo Salvini, protesta: «Fatemi capire. Una nave tedesca raccoglie 400 clandestini in acque libiche e maltesi, Malta rifiuta di assegnare un porto e questi si dirigono verso l'Italia. Difendere i confini non è un reato, è un dovere!». Alza la voce anche Forza Italia: «La Sea Eye 4, nave tedesca», afferma il capogruppo degli azzurri al Senato, Anna Maria Bernini, «si sta dirigendo verso acque italiane con a bordo oltre 400 migranti soccorsi al largo della Libia, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. La Commissione europea chiede ai Paesi membri di aiutare l'Italia con i ricollocamenti, ma la solidarietà sarà come sempre del tutto irrisoria. Salvare vite è un dovere inderogabile, ma il diritto del mare non può valere sempre e solo per noi. Dopo le migliaia di ingressi di ieri», aggiunge la Bernini, «il governo socialista spagnolo ha schierato l'esercito a Ceuta per respingere i migranti irregolari e ha già iniziato i rimpatri in Marocco con l'assenso dell'Europa e il silenzio della sinistra italiana. Ciò che vale per la Spagna deve valere anche per noi: non è con l'accoglienza indiscriminata che si ferma il traffico di esseri umani: bisogna fermare le partenze», conclude la Bernini, «dal Marocco come dalla Libia e dalla Tunisia». In realtà, in silenzio non c'è solo la sinistra italiana, ma tutto il governo, a partire dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che ha messo a punto una tabella di redistribuzione di 559 immigrati di cui La Verità ha appreso i dettagli. Gli immigrati, nei giorni di domani e dopodomani, verrebbero così collocati: 60 in Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna; 50 nelle Marche; 49 in Umbria; 44 in Liguria; 43 in Basilicata; 40 in Abruzzo, Campania, Veneto e Lazio; 25 in Puglia e 8 in Sicilia. Una ipotesi che scatena la protesta della deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli, capogruppo del partito di Giorgia Meloni nella commissione Politiche dell'Unione europea: «Chiediamo alla Lamorgese», dice la Montaruli alla Verità, «di chiarire se è vero che questa settimana verranno distribuiti tra le Regioni italiane gli immigrati, caricando il territorio di una responsabilità che aveva promesso si sarebbe presa l'Europa. Dalle audizioni alle Camere ci aspettiamo molto di più che una passerella formale. È ora di farsi sentire in Unione europea», aggiunge la Montaruli, «che non può prenderci in giro e vederci come il suo campo profughi. Sulla ipotesi di distribuzione tra le Regioni italiane degli immigrati, notiamo uno sbilanciamento totale: 60 in ogni Regione del Nord», conclude la Montaruli, «e solo 8 in Sicilia». Alza le barricate anche il Carroccio: «I territori governati dalla Lega», fanno sapere fonti del partito di Matteo Salvini, «non accetteranno la distribuzione dei clandestini che è allo studio del Viminale. Mentre Spagna e Malta rimpatriano gli immigrati e chiudono i porti alle Ong, l'Italia non può permettersi 13.358 arrivi nel 2021 contro i 4.305 dello stesso periodo di un anno fa e i 1.218 del 2019. La Lega», aggiungono le fonti, «si aspetta che l'Italia si confermi europeista e prenda esempio dagli altri Paesi dell'Ue, anche dove governa la sinistra: rimpatri e porti chiusi». In silenzio anche il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che pochi giorni fa aveva dichiarato che «bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Non ci sarà spazio», aveva aggiunto Giovannini, «per dinieghi agli sbarchi». Parla, invece, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «L'equipaggio della Sea Eye 4», dichiara Orlando, «ha salvato oltre 400 persone nel Mar Mediterraneo. Occorre adesso un porto sicuro. Palermo con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti». Oggi pomeriggio, al Senato, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, svolgerà un'informativa sulla sicurezza nel Mediterraneo alla luce degli ultimi sviluppi. Nella paralisi generale del M5s e della sinistra sul fronte-sbarchi, Di Maio si sta muovendo: fonti a lui vicine fanno sapere alla Verità che il ministro degli Esteri sta avendo colloqui continui con i suoi omologhi europei, non solo per la situazione in Medio Oriente ma anche per sollecitare una «solidarietà europea concreta sui flussi migratori».
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La consulenza super partes parla chiaro: il profilo genetico è compatibile con la linea paterna di Andrea Sempio. Un dato che restringe il cerchio, mette sotto pressione la difesa e apre un nuovo capitolo nell’indagine sul delitto Poggi.
La Casina delle Civette nel parco di Villa Torlonia a Roma. Nel riquadro, il principe Giovanni Torlonia (IStock)
Dalle sue finestre vedeva il Duce e la sua famiglia, il principe Giovanni Torlonia. Dal 1925 fu lui ad affittare il casino nobile (la villa padronale della nobile casata) per la cifra simbolica di una lira all’anno al capo del Governo, che ne fece la sua residenza romana. Il proprietario, uomo schivo e riservato ma amante delle arti, della cultura e dell’esoterismo, si era trasferito a poca distanza nel parco della villa, nella «Casina delle Civette». Nata nel 1840 come «capanna svizzera» sui modelli del Trianon e Rambouillet con tanto di stalla, fu trasformata in un capolavoro Art Nouveau dal principe Giovanni a partire dal 1908, su progetto dell’architetto Enrico Gennari. Pensata inizialmente come riproduzione di un villaggio medievale (tipico dell’eclettismo liberty di quegli anni) fu trasformata dal 1916 nella sua veste definitiva di «Casina delle civette». Il nome derivò dal tema ricorrente dell’animale notturno nelle splendide vetrate a piombo disegnate da uno dei maestri del liberty italiano, Duilio Cambellotti. Gli interni e gli arredi riprendevano il tema, includendo molti simboli esoterici. Una torretta nascondeva una minuscola stanza, detta «dei satiri», dove Torlonia amava ritirarsi in meditazione.
Mussolini e Giovanni Torlonia vissero fianco a fianco fino al 1938, alla morte di quest’ultimo all’età di 65 anni. Dopo la sua scomparsa, per la casina delle Civette, luogo magico appoggiato alla via Nomentana, finì la pace. E due anni dopo fu la guerra, con villa Torlonia nel mirino dei bombardieri (il Duce aveva fatto costruire rifugi antiaerei nei sotterranei della casa padronale) fino al 1943, quando l’illustre inquilino la lasciò per sempre. Ma l’arrivo degli Alleati a Roma nel giugno del 1944 non significò la salvezza per la Casina delle Civette, anzi fu il contrario. Villa Torlonia fu occupata dal comando americano, che utilizzò gli spazi verdi del parco come parcheggio e per il transito di mezzi pesanti, anche carri armati, di fatto devastandoli. La Casina di Giovanni Torlonia fu saccheggiata di molti dei preziosi arredi artistici e in seguito abbandonata. Gli americani lasceranno villa Torlonia soltanto nel 1947 ma per il parco e le strutture al suo interno iniziarono trent’anni di abbandono. Per Roma e per i suoi cittadini vedere crollare un capolavoro come la casina liberty generò scandalo e rabbia. Solo nel 1977 il Comune di Roma acquisì il parco e le strutture in esso contenute. Iniziò un lungo iter burocratico che avrebbe dovuto dare nuova vita alle magioni dei Torlonia, mentre la casina andava incontro rapidamente alla rovina. Il 12 maggio 1989 una bimba di 11 anni morì mentre giocava tra le rovine della Serra Moresca, altra struttura Liberty coeva della casina delle Civette all’interno del parco. Due anni più tardi, proprio quando sembrava che i fondi per fare della casina il museo del Liberty fossero sbloccati, la maledizione toccò la residenza di Giovanni Torlonia. Per cause non accertate, il 22 luglio 1991 un incendio, alimentato dalle sterpaglie cresciute per l’incuria, mandò definitivamente in fumo i progetti di restauro.
Ma la civetta seppe trasformarsi in fenice, rinascendo dalle ceneri che l’incendio aveva generato. Dopo 8 miliardi di finanziamenti, sotto la guida della Soprintendenza capitolina per i Beni culturali, iniziò la lunga e complessa opera di restauro, durata dal 1992 al 1997. Per la seconda vita della Casina delle Civette, oggi aperta al pubblico come parte dei Musei di Villa Torlonia.
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Oltre quaranta parlamentari, tra cui i deputati di Forza Italia Paolo Formentini e Antonio Giordano, sostengono l’iniziativa per rafforzare la diplomazia parlamentare sul corridoio India-Middle East-Europe. Trieste indicata come hub europeo, focus su commercio e cooperazione internazionale.
È stato ufficialmente lanciato al Parlamento italiano il gruppo di amicizia dedicato all’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), sotto la guida di Paolo Formentini, vicepresidente della Commissione Affari esteri, e di Antonio Giordano. Oltre quaranta parlamentari hanno già aderito all’iniziativa, volta a rafforzare la diplomazia parlamentare in un progetto considerato strategico per consolidare i rapporti commerciali e politici tra India, Paesi del Golfo ed Europa. L’Italia figura tra i firmatari originari dell’IMEC, presentato ufficialmente al G20 ospitato dall’India nel settembre 2023 sotto la presidenza del Consiglio Giorgia Meloni.
Formentini e Giordano sono sostenitori di lunga data del corridoio IMEC. Sotto la presidenza di Formentini, la Commissione Esteri ha istituito una struttura permanente dedicata all’Indo-Pacifico, che ha prodotto raccomandazioni per l’orientamento della politica italiana nella regione, sottolineando la necessità di legami più stretti con l’India.
«La nascita di questo intergruppo IMEC dimostra l’efficacia della diplomazia parlamentare. È un terreno di incontro e coesione e, con una iniziativa internazionale come IMEC, assume un ruolo di primissimo piano. Da Presidente del gruppo interparlamentare di amicizia Italia-India non posso che confermare l’importanza di rafforzare i rapporti Roma-Nuova Delhi», ha dichiarato il senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, presidente della Commissione Politiche dell’Unione europea.
Il senatore ha spiegato che il corridoio parte dall’India e attraversa il Golfo fino a entrare nel Mediterraneo attraverso Israele, potenziando le connessioni tra i Paesi coinvolti e favorendo economia, cooperazione scientifica e tecnologica e scambi culturali. Terzi ha richiamato la visione di Shinzo Abe sulla «confluenza dei due mari», oggi ampliata dalle interconnessioni della Global Gateway europea e dal Piano Mattei.
«Come parlamentari italiani sentiamo la responsabilità di sostenere questo percorso attraverso una diplomazia forte e credibile. L’attività del ministro degli Esteri Antonio Tajani, impegnato a Riad sul dossier IMEC e pronto a guidare una missione in India il 10 e 11 dicembre, conferma l’impegno dell’Italia, che intende accompagnare lo sviluppo del progetto con iniziative concrete, tra cui un grande evento a Trieste previsto per la primavera 2026», ha aggiunto Deborah Bergamini, responsabile relazioni internazionali di Forza Italia.
All’iniziativa hanno partecipato ambasciatori di India, Israele, Egitto e Cipro, insieme ai rappresentanti diplomatici di Germania, Francia, Stati Uniti e Giordania. L’ambasciatore cipriota ha confermato che durante la presidenza semestrale del suo Paese sarà dedicata particolare attenzione all’IMEC, considerato strategico per il rapporto con l’India e il Medio Oriente e fondamentale per l’Unione europea.
La presenza trasversale dei parlamentari testimonia un sostegno bipartisan al rapporto Italia-India. Tra i partecipanti anche la senatrice Tiziana Rojc del Partito democratico e il senatore Marco Dreosto della Lega. Trieste, grazie alla sua rete ferroviaria merci che collega dodici Paesi europei, è indicata come principale hub europeo del corridoio.
Il lancio del gruppo parlamentare segue l’incontro tra il presidente Meloni e il primo ministro Modi al G20 in Sudafrica, che ha consolidato il partenariato strategico, rilanciato gli investimenti bilaterali e discusso la cooperazione per la stabilità in Indo-Pacifico e Africa. A breve è prevista una nuova missione economica guidata dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri Tajani.
«L’IMEC rappresenta un passaggio strategico per rafforzare il ruolo del Mediterraneo nelle grandi rotte globali, proponendosi come alternativa competitiva alla Belt and Road e alle rotte artiche. Attraverso la rete di connessioni, potrà garantire la centralità economica del nostro mare», hanno dichiarato Formentini e Giordano, auspicando che altri parlamenti possano costituire gruppi analoghi per sostenere il progetto.
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