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2021-05-19
Ci risiamo: Ong tedesca porta qui 400 clandestini
La Sea-Eye 4 (Getty Images)
Dopo sei trasbordi nel Mediterraneo Centrale al largo delle coste libiche e il solito niet di Malta, con 400 persone a bordo, la Sea Eye 4, nuova nave della omonima Ong tedesca alla sua prima missione con bandiera tedesca, punta verso l'Italia. Nonostante nessuno degli Sos sia stato lanciato dai barconi in zona Sar italiana, dalla nave della Ong tedesca, nel corso della giornata, hanno chiesto più volte che la Guardia costiera italiana prendesse il controllo del coordinamento. Al largo della costa libica, infatti, in due distinti momenti, sono state fatte salire a bordo le prime 172 persone. Poi altre 50. Con le ultime tre operazioni, quando la nave si è spostata verso le acque territoriali maltesi, il carico è arrivato a 400.
«Malta ha respinto la richiesta di porto sicuro per Sea Eye 4 e invoca la responsabilità con lo Stato di bandiera e il porto di origine di Ratisbona», ha comunicato tramite i social Gorden Isler, executive board di Sea Eye, annunciando che la nave stava «raggiungendo la zona Sar italiana». Invece di far rotta verso la Germania, come aveva chiesto lunedì il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, con la solita spocchia la Sea Eye 4 ha girato subito la prua verso le coste italiane e ha viaggiato per ore a pochi nodi, fermandosi quasi a 20 miglia nautiche dalle acque territoriali della costa siciliana, tra Licata e Agrigento. Poi ha ripreso a navigare, sempre lentamente, verso Sciacca, mantenendosi a una certa distanza dalla costa.
Dal ministero dell'Interno tutto tace. Mentre dalla nave è partito anche un pressing contro l'Europa: «Gli Stati dell'Ue stanno deludendo le persone che cercano protezione». Poi la Ong ha ricominciato a lagnarsi: «Non solo gli stati dell'Ue eludono la loro responsabilità nei confronti della nave, ma con la ricerca di un porto sicuro comincia ogni volta la stessa vergognosa tragedia. Più di 400 persone in cerca di protezione a bordo della Sea Eye 4 necessitano immediatamente di un porto sicuro». La nuova portavoce di Sea Eye, Sophie Weidenhiller, ha fatto sapere che i passeggeri provengono da diversi Paesi africani, alcuni anche dalla Siria e dal Bangladesh: «Tra loro abbiamo donne incinte, bambini, molti minori non accompagnati. A bordo sono esausti. Ecco perché abbiamo bisogno di un porto sicuro il prima possibile». E sulla pagina Facebook della Ong hanno postato foto dei minorenni (in un caso rendendone uno anche riconoscibile) per dare maggior peso al pressing, accompagnandole con questo post: «150 bambini sono in attesa di una risposta da parte degli Stati membri dell'Ue. Mostrano evidenti sintomi di grave traumatizzazione e hanno urgente bisogno di un porto sicuro e di un ambiente in cui ottenere protezione. Malta ha già rifiutato. Si aspetta ancora una risposta dall'Italia».
Da Palermo il sindaco Leoluca Orlando ha subito detto che «la città, con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali, è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti». E anche lui, sulla stessa linea dell'Ong, sostiene: «È ora che l'Ue attivi il Recs, Rescue european civil service, per organizzare il salvataggio di vite umane sostenendo le navi, le Ong e le tante altre realtà che si impegnano sulle rotte di migrazione verso l'Europa». Sul sito Web Marine traffic, che permette di controllare il traffico navale, la Sea Eye 4 nel pomeriggio aveva già aggiornato il suo porto di destinazione: Palermo. I 400, se l'Italia dovesse concedere il porto, andranno ad aggiungersi ai 13.358 arrivi del 2021 (nello stesso periodo un anno fa erano 4.305, mentre nel 2019 solo 1.218). Le nazionalità: 2.222 sono bengalesi (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.781, 13%), Costa d'Avorio (1.329, 10%), Guinea (866, 6%), Eritrea (828, 6%), Sudan (800, 6%), Egitto (797, 6%), Marocco (534, 4 %), Mali (509, 4%), Algeria (405, 3%) a cui si aggiungono 3.287 persone (25%) per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Nella giornata di lunedì ne sono sbarcati 189, quasi tutti a Lampedusa, e il totale del mese di maggio è salito a 4.345. In Prefettura ad Agrigento, infatti, sono ancora alle prese con lo svuotamento dell'hotspot, tarato per 250 ospiti al massimo. Nella struttura di contrada Imbriacola, per giorni al collasso dopo i maxi arrivi dello scorso primo maggio (oltre 1.500 persone), si trovano attualmente 137 ospiti. Ieri mattina in 187 sono stati imbarcati sul traghetto di linea Sansovino, diretto a Porto Empedocle. Si tratta di 60 minori non accompagnati che saranno successivamente trasferiti in strutture di Reggio Calabria e di 127 adulti per i quali, invece, la destinazione finale è Crotone. E sempre ieri sulla più grande delle Pelagie si è registrato uno sbarco autonomo con 47 persone, tra cui cinque donne, una delle quali minorenne.
Mentre dalla Tunisia si continuano a produrre tragedie. Ieri, oltre 50 persone sono risultate disperse dopo un naufragio a largo del porto di Zuara. Dal ministero della Difesa tunisino hanno fatto sapere che 33 dei passeggeri sono stati tratti in salvo. In 90, stipati su un barcone, erano partiti con la speranza di arrivare in Europa.
Rispunta la Moas dei Catrambone
C'è anche la Moas dei coniugi Catrambone, letteralmente Migrant offshore aid station, associazione con sede a Malta, in tandem con la Sea Eye nella nuova operazione di traghettamento verso l'Italia.
Moas era stata la prima Ong a effettuare salvataggi nel Mediterraneo, ma anche la prima a ritirarsi dal Canale di Sicilia per le restrizioni disposte dall'allora ministro dell'Interno, Marco Minniti. E a rendere ancora più complicata l'attività ai Catrambone ci aveva pensato, poco dopo, il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, parlando della Moas nel corso di un'audizione alla Camera dei deputati. Poco dopo l'Espresso diede notizia di una rogatoria partita proprio dalla Procura di Catania, che pare mirasse a ottenere informazioni dalle autorità di Malta, dove ha sede la Moas, su alcune società coinvolte in traffici di contrabbando petrolifero che in qualche modo i magistrati sospettavano si incastrassero con i salvataggi in mare delle Ong. Non se ne seppe più nulla. Si seppe invece che la Moas riceveva finanziamenti da enti riconducibili al milionario George Soros, l'uomo che per molti è solo un imprenditore e filantropo ma che, a sentire l'ala conservatrice americana o i partiti sovranisti europei, sarebbe uno dei burattinai di ogni grande evento mondiale, guerre comprese.
Lady Catrambone per un bel po' di tempo è stata quindi impegnata, insieme a suo marito Chris, uomo d'affari statunitense (che appare tra i finanziatori di Hillary Clinton durante la sua ultima e deludente campagna elettorale) che la ragazza nata a Reggio Calabria ha sposato quando era ancora un assicuratore, a respingere al mittente accuse e sospetti su non meglio precisati contatti con le organizzazioni di trafficanti di uomini. Ora la Moas è tornata a navigare con Sea Eye 4, alla quale ha fornito personale, risorse, input strategici e competenze. E, così, dopo mesi di silenzio, a dicembre 2020 Regina Egle Liotta Catrambone ha annunciato: «Abbiamo avviato questa partnership con Sea Eye per condividere le nostre risorse e competenze nelle operazioni Sar». Anche Gorden Isler, direttore di Sea Eye, già a capo di navi come la Alan Kurdi, ha detto di essere «orgoglioso di riportare in azione sulla nostra nave i pionieri del soccorso in mare di Moas. Si tratta di un evento storico per Sea Eye. La nostra collaborazione ha un unico obiettivo: salvare, insieme, il maggior numero possibile di vite».
La Sea Eye 4 è una vecchia imbarcazione da rifornimento offshore (costruita nel 1972, lunga 55 metri e larga undici) riconvertita in Germania, si ritiene in grado di accogliere e assistere un numero più alto di persone rispetto alle precedenti imbarcazioni di Sea Eye. E con i mezzi (due imbarcazioni, la Phoenix e il Topaz responder, una flotta di gommoni Rhib e alcuni droni) e le risorse di Moas (che a dicembre ha lanciato e pubblicizzato a mezzo stampa una campagna di raccolta fondi, facendo appello alla società civile «affinché dimostri solidarietà nei confronti di quanti rischiano la vita in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri cari») diventerà di certo tra i taxi del mare più attivi nel Mediterraneo.
L'operazione di Moas e Sea Eye sarebbe inoltre finanziata con oltre 400.000 euro dal cartello United 4 Rescue che fa capo alle chiese evangeliche tedesche (che a loro volta hanno promosso una raccolta fondi), ma anche da associazioni italiane e dalla città di Palermo. Che, per questo motivo, probabilmente, è stata tra le prime a offrire un porto alla Sea Eye 4.
Governo muto, la destra sale sulle barricate
L'Italia riapre, porti compresi: neanche il tempo di trovare un po' di unità d'intenti nel governo guidato da Mario Draghi, e la Sea Eye 4, nave della omonima Ong tedesca, con sospetto tempismo, fa risalire la tensione nella maggioranza, con Lega e Forza Italia all'attacco e la sinistra in silenzio assoluto.
Ieri mattina la nave della Ong, con a bordo 400 immigrati soccorsi nei giorni scorsi al largo della Libia, fa sapere di aver deciso di dirigersi verso le acque italiane, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. «Chiediamo alla Guardia costiera italiana», dice Gorden Isler, presidente di Sea Eye, «di assumere urgentemente il coordinamento». Il leader della Lega, Matteo Salvini, protesta: «Fatemi capire. Una nave tedesca raccoglie 400 clandestini in acque libiche e maltesi, Malta rifiuta di assegnare un porto e questi si dirigono verso l'Italia. Difendere i confini non è un reato, è un dovere!». Alza la voce anche Forza Italia: «La Sea Eye 4, nave tedesca», afferma il capogruppo degli azzurri al Senato, Anna Maria Bernini, «si sta dirigendo verso acque italiane con a bordo oltre 400 migranti soccorsi al largo della Libia, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. La Commissione europea chiede ai Paesi membri di aiutare l'Italia con i ricollocamenti, ma la solidarietà sarà come sempre del tutto irrisoria. Salvare vite è un dovere inderogabile, ma il diritto del mare non può valere sempre e solo per noi. Dopo le migliaia di ingressi di ieri», aggiunge la Bernini, «il governo socialista spagnolo ha schierato l'esercito a Ceuta per respingere i migranti irregolari e ha già iniziato i rimpatri in Marocco con l'assenso dell'Europa e il silenzio della sinistra italiana. Ciò che vale per la Spagna deve valere anche per noi: non è con l'accoglienza indiscriminata che si ferma il traffico di esseri umani: bisogna fermare le partenze», conclude la Bernini, «dal Marocco come dalla Libia e dalla Tunisia».
In realtà, in silenzio non c'è solo la sinistra italiana, ma tutto il governo, a partire dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che ha messo a punto una tabella di redistribuzione di 559 immigrati di cui La Verità ha appreso i dettagli. Gli immigrati, nei giorni di domani e dopodomani, verrebbero così collocati: 60 in Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna; 50 nelle Marche; 49 in Umbria; 44 in Liguria; 43 in Basilicata; 40 in Abruzzo, Campania, Veneto e Lazio; 25 in Puglia e 8 in Sicilia. Una ipotesi che scatena la protesta della deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli, capogruppo del partito di Giorgia Meloni nella commissione Politiche dell'Unione europea: «Chiediamo alla Lamorgese», dice la Montaruli alla Verità, «di chiarire se è vero che questa settimana verranno distribuiti tra le Regioni italiane gli immigrati, caricando il territorio di una responsabilità che aveva promesso si sarebbe presa l'Europa. Dalle audizioni alle Camere ci aspettiamo molto di più che una passerella formale. È ora di farsi sentire in Unione europea», aggiunge la Montaruli, «che non può prenderci in giro e vederci come il suo campo profughi. Sulla ipotesi di distribuzione tra le Regioni italiane degli immigrati, notiamo uno sbilanciamento totale: 60 in ogni Regione del Nord», conclude la Montaruli, «e solo 8 in Sicilia». Alza le barricate anche il Carroccio: «I territori governati dalla Lega», fanno sapere fonti del partito di Matteo Salvini, «non accetteranno la distribuzione dei clandestini che è allo studio del Viminale. Mentre Spagna e Malta rimpatriano gli immigrati e chiudono i porti alle Ong, l'Italia non può permettersi 13.358 arrivi nel 2021 contro i 4.305 dello stesso periodo di un anno fa e i 1.218 del 2019. La Lega», aggiungono le fonti, «si aspetta che l'Italia si confermi europeista e prenda esempio dagli altri Paesi dell'Ue, anche dove governa la sinistra: rimpatri e porti chiusi».
In silenzio anche il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che pochi giorni fa aveva dichiarato che «bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Non ci sarà spazio», aveva aggiunto Giovannini, «per dinieghi agli sbarchi». Parla, invece, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «L'equipaggio della Sea Eye 4», dichiara Orlando, «ha salvato oltre 400 persone nel Mar Mediterraneo. Occorre adesso un porto sicuro. Palermo con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti».
Oggi pomeriggio, al Senato, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, svolgerà un'informativa sulla sicurezza nel Mediterraneo alla luce degli ultimi sviluppi. Nella paralisi generale del M5s e della sinistra sul fronte-sbarchi, Di Maio si sta muovendo: fonti a lui vicine fanno sapere alla Verità che il ministro degli Esteri sta avendo colloqui continui con i suoi omologhi europei, non solo per la situazione in Medio Oriente ma anche per sollecitare una «solidarietà europea concreta sui flussi migratori».
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La Sea Eye 4 ha raccolto per giorni clandestini al largo della Libia. Adesso, rifiutata da Malta, che voleva rispedirla a Ratisbona, punta dritta verso le nostre coste. Il sindaco Leoluca Orlando la incita: «Attracchi a Palermo»La coppia di pionieri del traghettamento di stranieri è in partnership con gli attivisti, sovvenzionati anche dagli evangelici della Germania, oltre che dal capoluogo sicilianoTacciono Pd, Leu e i ministri di Trasporti (Giovannini) e Interno (Lamorgese). La Lega: «Inaccettabile: porti chiusi e rimpatri» L'azzurra Anna Maria Bernini: «Fermiamo le partenze». E Augusta Montaruli (Fdi) protesta col Viminale: «La redistribuzione peserà tutta sul Nord»Lo speciale contiene tre articoliDopo sei trasbordi nel Mediterraneo Centrale al largo delle coste libiche e il solito niet di Malta, con 400 persone a bordo, la Sea Eye 4, nuova nave della omonima Ong tedesca alla sua prima missione con bandiera tedesca, punta verso l'Italia. Nonostante nessuno degli Sos sia stato lanciato dai barconi in zona Sar italiana, dalla nave della Ong tedesca, nel corso della giornata, hanno chiesto più volte che la Guardia costiera italiana prendesse il controllo del coordinamento. Al largo della costa libica, infatti, in due distinti momenti, sono state fatte salire a bordo le prime 172 persone. Poi altre 50. Con le ultime tre operazioni, quando la nave si è spostata verso le acque territoriali maltesi, il carico è arrivato a 400. «Malta ha respinto la richiesta di porto sicuro per Sea Eye 4 e invoca la responsabilità con lo Stato di bandiera e il porto di origine di Ratisbona», ha comunicato tramite i social Gorden Isler, executive board di Sea Eye, annunciando che la nave stava «raggiungendo la zona Sar italiana». Invece di far rotta verso la Germania, come aveva chiesto lunedì il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni, con la solita spocchia la Sea Eye 4 ha girato subito la prua verso le coste italiane e ha viaggiato per ore a pochi nodi, fermandosi quasi a 20 miglia nautiche dalle acque territoriali della costa siciliana, tra Licata e Agrigento. Poi ha ripreso a navigare, sempre lentamente, verso Sciacca, mantenendosi a una certa distanza dalla costa. Dal ministero dell'Interno tutto tace. Mentre dalla nave è partito anche un pressing contro l'Europa: «Gli Stati dell'Ue stanno deludendo le persone che cercano protezione». Poi la Ong ha ricominciato a lagnarsi: «Non solo gli stati dell'Ue eludono la loro responsabilità nei confronti della nave, ma con la ricerca di un porto sicuro comincia ogni volta la stessa vergognosa tragedia. Più di 400 persone in cerca di protezione a bordo della Sea Eye 4 necessitano immediatamente di un porto sicuro». La nuova portavoce di Sea Eye, Sophie Weidenhiller, ha fatto sapere che i passeggeri provengono da diversi Paesi africani, alcuni anche dalla Siria e dal Bangladesh: «Tra loro abbiamo donne incinte, bambini, molti minori non accompagnati. A bordo sono esausti. Ecco perché abbiamo bisogno di un porto sicuro il prima possibile». E sulla pagina Facebook della Ong hanno postato foto dei minorenni (in un caso rendendone uno anche riconoscibile) per dare maggior peso al pressing, accompagnandole con questo post: «150 bambini sono in attesa di una risposta da parte degli Stati membri dell'Ue. Mostrano evidenti sintomi di grave traumatizzazione e hanno urgente bisogno di un porto sicuro e di un ambiente in cui ottenere protezione. Malta ha già rifiutato. Si aspetta ancora una risposta dall'Italia».Da Palermo il sindaco Leoluca Orlando ha subito detto che «la città, con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali, è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti». E anche lui, sulla stessa linea dell'Ong, sostiene: «È ora che l'Ue attivi il Recs, Rescue european civil service, per organizzare il salvataggio di vite umane sostenendo le navi, le Ong e le tante altre realtà che si impegnano sulle rotte di migrazione verso l'Europa». Sul sito Web Marine traffic, che permette di controllare il traffico navale, la Sea Eye 4 nel pomeriggio aveva già aggiornato il suo porto di destinazione: Palermo. I 400, se l'Italia dovesse concedere il porto, andranno ad aggiungersi ai 13.358 arrivi del 2021 (nello stesso periodo un anno fa erano 4.305, mentre nel 2019 solo 1.218). Le nazionalità: 2.222 sono bengalesi (17%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (1.781, 13%), Costa d'Avorio (1.329, 10%), Guinea (866, 6%), Eritrea (828, 6%), Sudan (800, 6%), Egitto (797, 6%), Marocco (534, 4 %), Mali (509, 4%), Algeria (405, 3%) a cui si aggiungono 3.287 persone (25%) per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Nella giornata di lunedì ne sono sbarcati 189, quasi tutti a Lampedusa, e il totale del mese di maggio è salito a 4.345. In Prefettura ad Agrigento, infatti, sono ancora alle prese con lo svuotamento dell'hotspot, tarato per 250 ospiti al massimo. Nella struttura di contrada Imbriacola, per giorni al collasso dopo i maxi arrivi dello scorso primo maggio (oltre 1.500 persone), si trovano attualmente 137 ospiti. Ieri mattina in 187 sono stati imbarcati sul traghetto di linea Sansovino, diretto a Porto Empedocle. Si tratta di 60 minori non accompagnati che saranno successivamente trasferiti in strutture di Reggio Calabria e di 127 adulti per i quali, invece, la destinazione finale è Crotone. E sempre ieri sulla più grande delle Pelagie si è registrato uno sbarco autonomo con 47 persone, tra cui cinque donne, una delle quali minorenne. Mentre dalla Tunisia si continuano a produrre tragedie. Ieri, oltre 50 persone sono risultate disperse dopo un naufragio a largo del porto di Zuara. Dal ministero della Difesa tunisino hanno fatto sapere che 33 dei passeggeri sono stati tratti in salvo. In 90, stipati su un barcone, erano partiti con la speranza di arrivare in Europa.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/son-tornati-i-taxi-del-mediterraneo-ong-tedesca-ci-scarica-400-migranti-2653028507.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="rispunta-la-moas-dei-catrambone" data-post-id="2653028507" data-published-at="1621371043" data-use-pagination="False"> Rispunta la Moas dei Catrambone C'è anche la Moas dei coniugi Catrambone, letteralmente Migrant offshore aid station, associazione con sede a Malta, in tandem con la Sea Eye nella nuova operazione di traghettamento verso l'Italia. Moas era stata la prima Ong a effettuare salvataggi nel Mediterraneo, ma anche la prima a ritirarsi dal Canale di Sicilia per le restrizioni disposte dall'allora ministro dell'Interno, Marco Minniti. E a rendere ancora più complicata l'attività ai Catrambone ci aveva pensato, poco dopo, il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, parlando della Moas nel corso di un'audizione alla Camera dei deputati. Poco dopo l'Espresso diede notizia di una rogatoria partita proprio dalla Procura di Catania, che pare mirasse a ottenere informazioni dalle autorità di Malta, dove ha sede la Moas, su alcune società coinvolte in traffici di contrabbando petrolifero che in qualche modo i magistrati sospettavano si incastrassero con i salvataggi in mare delle Ong. Non se ne seppe più nulla. Si seppe invece che la Moas riceveva finanziamenti da enti riconducibili al milionario George Soros, l'uomo che per molti è solo un imprenditore e filantropo ma che, a sentire l'ala conservatrice americana o i partiti sovranisti europei, sarebbe uno dei burattinai di ogni grande evento mondiale, guerre comprese. Lady Catrambone per un bel po' di tempo è stata quindi impegnata, insieme a suo marito Chris, uomo d'affari statunitense (che appare tra i finanziatori di Hillary Clinton durante la sua ultima e deludente campagna elettorale) che la ragazza nata a Reggio Calabria ha sposato quando era ancora un assicuratore, a respingere al mittente accuse e sospetti su non meglio precisati contatti con le organizzazioni di trafficanti di uomini. Ora la Moas è tornata a navigare con Sea Eye 4, alla quale ha fornito personale, risorse, input strategici e competenze. E, così, dopo mesi di silenzio, a dicembre 2020 Regina Egle Liotta Catrambone ha annunciato: «Abbiamo avviato questa partnership con Sea Eye per condividere le nostre risorse e competenze nelle operazioni Sar». Anche Gorden Isler, direttore di Sea Eye, già a capo di navi come la Alan Kurdi, ha detto di essere «orgoglioso di riportare in azione sulla nostra nave i pionieri del soccorso in mare di Moas. Si tratta di un evento storico per Sea Eye. La nostra collaborazione ha un unico obiettivo: salvare, insieme, il maggior numero possibile di vite». La Sea Eye 4 è una vecchia imbarcazione da rifornimento offshore (costruita nel 1972, lunga 55 metri e larga undici) riconvertita in Germania, si ritiene in grado di accogliere e assistere un numero più alto di persone rispetto alle precedenti imbarcazioni di Sea Eye. E con i mezzi (due imbarcazioni, la Phoenix e il Topaz responder, una flotta di gommoni Rhib e alcuni droni) e le risorse di Moas (che a dicembre ha lanciato e pubblicizzato a mezzo stampa una campagna di raccolta fondi, facendo appello alla società civile «affinché dimostri solidarietà nei confronti di quanti rischiano la vita in cerca di un futuro migliore per sé e per i propri cari») diventerà di certo tra i taxi del mare più attivi nel Mediterraneo. L'operazione di Moas e Sea Eye sarebbe inoltre finanziata con oltre 400.000 euro dal cartello United 4 Rescue che fa capo alle chiese evangeliche tedesche (che a loro volta hanno promosso una raccolta fondi), ma anche da associazioni italiane e dalla città di Palermo. Che, per questo motivo, probabilmente, è stata tra le prime a offrire un porto alla Sea Eye 4. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/son-tornati-i-taxi-del-mediterraneo-ong-tedesca-ci-scarica-400-migranti-2653028507.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="governo-muto-la-destra-sale-sulle-barricate" data-post-id="2653028507" data-published-at="1621371043" data-use-pagination="False"> Governo muto, la destra sale sulle barricate L'Italia riapre, porti compresi: neanche il tempo di trovare un po' di unità d'intenti nel governo guidato da Mario Draghi, e la Sea Eye 4, nave della omonima Ong tedesca, con sospetto tempismo, fa risalire la tensione nella maggioranza, con Lega e Forza Italia all'attacco e la sinistra in silenzio assoluto. Ieri mattina la nave della Ong, con a bordo 400 immigrati soccorsi nei giorni scorsi al largo della Libia, fa sapere di aver deciso di dirigersi verso le acque italiane, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. «Chiediamo alla Guardia costiera italiana», dice Gorden Isler, presidente di Sea Eye, «di assumere urgentemente il coordinamento». Il leader della Lega, Matteo Salvini, protesta: «Fatemi capire. Una nave tedesca raccoglie 400 clandestini in acque libiche e maltesi, Malta rifiuta di assegnare un porto e questi si dirigono verso l'Italia. Difendere i confini non è un reato, è un dovere!». Alza la voce anche Forza Italia: «La Sea Eye 4, nave tedesca», afferma il capogruppo degli azzurri al Senato, Anna Maria Bernini, «si sta dirigendo verso acque italiane con a bordo oltre 400 migranti soccorsi al largo della Libia, dopo che la richiesta di porto sicuro è stata respinta da Malta. La Commissione europea chiede ai Paesi membri di aiutare l'Italia con i ricollocamenti, ma la solidarietà sarà come sempre del tutto irrisoria. Salvare vite è un dovere inderogabile, ma il diritto del mare non può valere sempre e solo per noi. Dopo le migliaia di ingressi di ieri», aggiunge la Bernini, «il governo socialista spagnolo ha schierato l'esercito a Ceuta per respingere i migranti irregolari e ha già iniziato i rimpatri in Marocco con l'assenso dell'Europa e il silenzio della sinistra italiana. Ciò che vale per la Spagna deve valere anche per noi: non è con l'accoglienza indiscriminata che si ferma il traffico di esseri umani: bisogna fermare le partenze», conclude la Bernini, «dal Marocco come dalla Libia e dalla Tunisia». In realtà, in silenzio non c'è solo la sinistra italiana, ma tutto il governo, a partire dal ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, che ha messo a punto una tabella di redistribuzione di 559 immigrati di cui La Verità ha appreso i dettagli. Gli immigrati, nei giorni di domani e dopodomani, verrebbero così collocati: 60 in Piemonte, Lombardia e Emilia Romagna; 50 nelle Marche; 49 in Umbria; 44 in Liguria; 43 in Basilicata; 40 in Abruzzo, Campania, Veneto e Lazio; 25 in Puglia e 8 in Sicilia. Una ipotesi che scatena la protesta della deputata di Fratelli d'Italia Augusta Montaruli, capogruppo del partito di Giorgia Meloni nella commissione Politiche dell'Unione europea: «Chiediamo alla Lamorgese», dice la Montaruli alla Verità, «di chiarire se è vero che questa settimana verranno distribuiti tra le Regioni italiane gli immigrati, caricando il territorio di una responsabilità che aveva promesso si sarebbe presa l'Europa. Dalle audizioni alle Camere ci aspettiamo molto di più che una passerella formale. È ora di farsi sentire in Unione europea», aggiunge la Montaruli, «che non può prenderci in giro e vederci come il suo campo profughi. Sulla ipotesi di distribuzione tra le Regioni italiane degli immigrati, notiamo uno sbilanciamento totale: 60 in ogni Regione del Nord», conclude la Montaruli, «e solo 8 in Sicilia». Alza le barricate anche il Carroccio: «I territori governati dalla Lega», fanno sapere fonti del partito di Matteo Salvini, «non accetteranno la distribuzione dei clandestini che è allo studio del Viminale. Mentre Spagna e Malta rimpatriano gli immigrati e chiudono i porti alle Ong, l'Italia non può permettersi 13.358 arrivi nel 2021 contro i 4.305 dello stesso periodo di un anno fa e i 1.218 del 2019. La Lega», aggiungono le fonti, «si aspetta che l'Italia si confermi europeista e prenda esempio dagli altri Paesi dell'Ue, anche dove governa la sinistra: rimpatri e porti chiusi». In silenzio anche il ministro delle Infrastrutture, Enrico Giovannini, che pochi giorni fa aveva dichiarato che «bisogna salvare le persone e metterle in sicurezza dal punto di vista sanitario. Non ci sarà spazio», aveva aggiunto Giovannini, «per dinieghi agli sbarchi». Parla, invece, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: «L'equipaggio della Sea Eye 4», dichiara Orlando, «ha salvato oltre 400 persone nel Mar Mediterraneo. Occorre adesso un porto sicuro. Palermo con il suo porto e in tutte le sue articolazioni sociali è pronta ad accogliere. Si attendono le decisioni delle autorità competenti». Oggi pomeriggio, al Senato, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, svolgerà un'informativa sulla sicurezza nel Mediterraneo alla luce degli ultimi sviluppi. Nella paralisi generale del M5s e della sinistra sul fronte-sbarchi, Di Maio si sta muovendo: fonti a lui vicine fanno sapere alla Verità che il ministro degli Esteri sta avendo colloqui continui con i suoi omologhi europei, non solo per la situazione in Medio Oriente ma anche per sollecitare una «solidarietà europea concreta sui flussi migratori».
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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A seguito di preliminari accertamenti sul territorio e della consultazione delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, nel febbraio di quest’anno le Fiamme Gialle della Tenenza di Riva del Garda hanno avviato una verifica fiscale nei confronti dell’azienda, che intratteneva rapporti economici con numerose società operanti sul territorio nazionale nei settori della realizzazione di impianti tecnologici, meccanici ed elettrici, nonché della produzione e lavorazione della carta.
Fin dai primi approfondimenti è emerso che la gestione effettiva della società sarebbe stata riconducibile al marito di una donna di origine straniera che, pur ricoprendo formalmente il ruolo di amministratrice unica, sarebbe risultata del tutto estranea agli aspetti economici, contabili e gestionali dell’azienda. La donna avrebbe percepito un compenso soltanto nel 2023, registrato contabilmente ma mai effettivamente corrisposto, presumibilmente utilizzato per giustificare presso un istituto di credito l’erogazione di un finanziamento destinato all’acquisto di un immobile da parte della società.
Grazie anche alla collaborazione dei funzionari ispettivi dell’Inps di Trento, è stata quindi scoperta un’articolata e sistematica condotta di evasione contributiva, attuata attraverso il mascheramento in busta paga di quote della normale retribuzione sotto forma di rimborsi spese esenti da imposizione fiscale e contributiva.
Nel corso dell’attività ispettiva, la società non è stata in grado di fornire alcuna documentazione idonea a giustificare tali rimborsi. Allo stesso modo, nessuno dei lavoratori ascoltati dagli investigatori ha dichiarato di aver sostenuto spese per conto dell’azienda che potessero giustificare gli importi percepiti, né di aver mai redatto i previsti rendiconti mensili.
L’analisi incrociata tra i controlli effettuati e i dati contenuti nel Libro Unico del Lavoro (LUL) ha consentito di accertare che, tra il 2021 e il 2025, ben 127 lavoratori hanno percepito somme maggiorate sotto forma di indennità esenti, senza che fossero versate le relative ritenute fiscali e previdenziali. L’importo complessivo delle somme dovute, comprensivo di sanzioni e interessi, supera il milione di euro.
Oltre alle irregolarità contributive, le indagini economico-finanziarie delle Fiamme Gialle hanno consentito di accertare ulteriori violazioni fiscali. In particolare, in materia di imposte sui redditi, sarebbe stata presentata una dichiarazione con ricavi indicati pari a zero, a fronte di un volume d’affari di circa 1,8 milioni di euro ricostruito dagli investigatori. Contestate anche violazioni in materia di Iva per un importo superiore a 600mila euro.
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