- Il congresso di S&D a Malaga vede Elly Schlein isolata sulla questione Albania. Sull’assise pesa anche l’inchiesta che ha travolto il portoghese Antonio Costa: era lui l’erede designato per la successione a Charles Michel al Consiglio europeo. E un altro leader non si trova…
- In Spagna Pedro Sanchez si accorda pure con i baschi. Paolo Gentiloni dà «il pieno appoggio» al nuovo governo con secessionisti e filo Hamas.
Lo speciale contiene due articoli.
Elly Schlein arriva a Malaga, al congresso dei Socialisti europei, e pochi minuti dopo sul capo della segretaria del Pd piomba una bella tegola politica, sotto forma di dichiarazione della vicepresidente dell’Europarlamento, Katarina Barley, pezzo da novanta della Spd tedesca, già ministro della Giustizia, ministro del Lavoro e ministro della Famiglia del governo di Berlino. A proposito dell’accordo tra Italia e Albania sull’immigrazione, la Barley smentisce qualche centinaio di dichiarazioni dei dem italiani, che hanno gridato allo scandalo: «Esternalizzare la gestione dei migranti», dice la Barley all’Ansa, «non è sempre sbagliato, dipende dalle situazioni. Quello che stiamo ipotizzando in Germania è di creare delle possibilità per le persone che voglio scappare dai loro Paesi di chiedere asilo senza prima arrivare in Europa. Questo significa creare strutture in cui possono presentare la richiesta di asilo e magari restare mentre la loro richiesta è analizzata». Avete letto bene: mentre il Pd addirittura chiede di espellere il premier albanese Edi Rama dal Partito socialista europeo, in seguito all’accordo sottoscritto con Giorgia Meloni, una esponente di primissimo piano dello stesso Partito socialista europeo elogia l’accordo. Una figura barbina, l’ennesima della attuale classe dirigente del Pd, un partito che sbanda a ogni curva. Evidentemente nessuno informa la Schlein delle parole della Barley, probabilmente per una forma di affettuosa protezione, ma il risultato è esilarante, visto che Elly a Malaga si avventura in una dichiarazione che a questo punto suscita ilarità più che stupore: «Noi possiamo anche parlare lingue diverse», dice la Schlein, «ma lottiamo per le stesse battaglie e dobbiamo essere coraggiosi. Noi in Italia vediamo in faccia la destra, dobbiamo alzarci e combattere per la giustizia sociale, la solidarietà europea. Occorre combattere per una missione di ricerca e soccorso europea, per fermare l’esternalizzazione della gestione della migrazione ai nostri confini». È certamente vero che in Europa si parlano lingue diverse, ma la dichiarazione della Barley è stata tradotta in italiano. Siamo di fronte, come è evidente, a una tragicommedia politica. Pure Enzo Maraio, segretario del Partito socialista italiano, ex consigliere regionale della Campania, si smarca dalla linea Elly: «L’accordo sui migranti fra Italia e Albania lascia perplessi», argomenta Maraio, ma resta «un accordo tra due Paesi amici la cui storia, molte volte, li ha visti vicini. Si interviene su un tema che dovrebbe interessare tutta l’Europa e che non può essere più delegato ai singoli Stati».
Proprio ieri, nella sua rubrica social «Gli appunti di Giorgia», il premier è tornato sulla questione: «Chi non è d’accordo» con l’intesa con l’Albania sui migranti «può dire quello che vuole ma non sostenere che vogliamo deportare qualcuno in una nazione candidata a entrare nell’Ue». La Meloni parla di «un accordo storico che può diventare un modello per le altre nazioni dell’Unione europea e ne sono fiera». Nel dettaglio, l’accordo «prevede che l’Albania dia all’Italia le aree dove realizzare due strutture. Una sarà un centro di prima accoglienza al porto, e nell’area più interna ci sarà una seconda struttura sul modello dei Cpr», ha aggiunto. Nell’arco di un anno potranno essere gestiti in Albania fino a 36.000 migranti.
Non va meglio, più in generale, ai Socialisti europei, al cui vertice è stato confermato Stefan Lofven, ex premier svedese (per lui 196 voti a favore, 2 contrari, un’astensione e un voto non valido). Sul congresso, infatti, incombe il caso del premier portoghese Antonio Costa, che si è dimesso in seguito a un’inchiesta su corruzione. Il socialista Costa era il più probabile candidato alla successione di Charles Michel come presidente del Consiglio europeo a partire dal novembre 2024, quando il belga terminerà il suo mandato. Far presiedere il Consiglio europeo a un indagato per corruzione, tra l’altro dopo lo scandalo-Qatar, non è il massimo della vita, e quindi ora si Socialisti tocca risolvere una nuova grana. Chi collocare al posto di Michel? Il socialista in questo momento più in auge è il premier spagnolo Pedro Sanchez, che però è a sua volta zavorrato da una coalizione di maggioranza assai pasticciata.
Insomma, c’è penuria di socialisti in grado di assumere ruoli apicali come quello di presidente del Consiglio europeo: Politico.eu passa in rassegna un po’ di nomi e li bruciacchia uno dopo l’altro. L’ex premier finlandese Sanna Marin, per esempio, viene descritta da un funzionario della Ue come una «piantagrane»; Frans Timmermans, ex socialista della Commissione europea, ha appena lasciato Bruxelles per tornare nei Paesi Bassi. Se vincerà le elezioni di questo mese, sarà il primo ministro olandese e difficilmente vorrà andarsene; se invece fallirà, non sarà mai stato primo ministro, un criterio informale per l’incarico al vertice del Consiglio. Altri nomi in lizza? Löfven, Paolo Gentiloni e perfino Mario Draghi, che però non è iscritto a nessun partito.
Per quel che riguarda la guerra in Medio oriente, la Schlein a Malaga ha in agenda in due bilaterali separati, con la deputata del partito laburista israeliano Merav Michaeli ed il rappresentante di Fatah, Faraj Zayroud. Gli incontri avranno al centro la situazione a Gaza e la richiesta di un cessate il fuoco umanitario, la posizione dei Socialisti europei.
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