Giusto qualche giorno fa ci chiedevamo se le istituzioni sinistrorse dell’Emilia Romagna avrebbero organizzato qualche manifestazione al fine di chiedere giustizia per Nicola Musiani, ammazzato a Cervia da un gruppo di ventenni per lo più di origine straniera (marocchina).
Il doppio peso politico tra il caso Fakir e Nicola Musiani
Ce lo chiedevamo perché avevamo notato la rapidità con cui il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, e gli altri maggiorenti locali del Partito democratico si erano mobilitati per Abderrahim Fakir, addirittura convocando una adunata di piazza trasformatasi poi in un carosello di scontri con la polizia grazie ai soliti antagonisti bolognesi. Perché tanta celerità nel correre a gridare per il povero Fakir e perché, invece, tanta prudenza per Nicola Musiani?
Il sospetto è da subito stato molto forte: nel caso di Fakir si poteva accusare di violenza la polizia e dunque gridare al fascismo, prendersela con la destra di governo e con la deriva morale italica. Con la vicenda di Nicola questo giochino sconcio non si può fare. E il motivo è chiarissimo: a massacrarlo con bottigliate, sassi, calci e pugni sono stati dei maranza, «nuovi italiani», dunque gridare al fascismo di ritorno non si può.
Anzi, si dovrebbe imporre una riflessione sull’immigrazione di massa e sulle conseguenze sociali che comporta. Ma questa riflessione a sinistra proprio non vogliono nemmeno osservarla da lontano.
La posizione del centrosinistra sul delitto di Cervia
Dunque niente manifestazioni per Nicola, linciato dal branco semplicemente perché appariva un po’ strano. In compenso, però, il centrosinistra ha trovato il tempo per emettere un comunicato molto deciso in cui intima a tutti quanti di non «strumentalizzare» la vicenda. A firmare il testo sono Partito democratico, Alleanza verdi sinistra, Partito repubblicano, Movimento 5 stelle e le liste civiche di Cervia che fanno parte della coalizione che governa a livello locale.
Questa coalizione «esprime il proprio convinto no ad ogni forma di strumentalizzazione del gravissimo episodio di violenza che ha coinvolto Nicola Musiani. No ai dubbi sulla certezza della pena, soprattutto dalle forze politiche di destra che stanno governando la nostra nazione, che dovrebbero garantire alle forze dell’ordine e alla magistratura tutti gli strumenti necessari e non innescare inutili polemiche».
Capito? La morte di Nicola non va strumentalizzata, le forze dell’ordine vanno sostenute. La morte di Fakir però si poteva strumentalizzare eccome, no? E nei riguardi delle forze dell’ordine, in quel frangente, si potevano persino organizzare picchetti polemici e suggerire che ci fossero da parte degli agenti gravi responsabilità.
Le richieste del centrosinistra sulla narrazione dell’evento
La coalizione di centrosinistra romagnola, però, non si è fermata a queste prime considerazioni. Nel lungo comunicato inviato alla stampa afferma con forza che per l’uccisione di Musiani non si deve indicare «il fenomeno dell’immigrazione in maniera fuorviante, forzata e senza fondamento come principale causa dell’accaduto, come emerso dalle dichiarazioni stampa di alcuni esponenti di destra, sempre tenendo presente che chi delinque deve rispondere del suo operato».
I progressisti dicono «no all’accostamento di questo episodio con altri casi di cronaca dalle dinamiche completamente diverse e privi di ogni reale analogia. No all’organizzazione di manifestazioni di matrice neofascista, con lo scopo politico di attaccare gli avversari, portando all’esasperazione razzismo e xenofobia. Questo perché un fatto cosi grave non può essere stravolto per mero interesse politico».
Le contraddizioni sul tema dell’immigrazione e della sicurezza
Davvero ci vuole una bella faccia tosta per mandare in giro un testo del genere. La sinistra romagnola fa divieto di parlare di immigrazione quando praticamente tutti i fermati per l’omicidio sono nordafricani con cittadinanza italiana.
Pretende che non si parli di altri episodi violenti quando sostanzialmente ogni giorno ci sono notizie di aggressioni, stupri e altre malefatte a opera di stranieri. Infine, i progressisti vorrebbero vietare le manifestazioni «neofasciste» (si riferiscono probabilmente al presidio organizzato a Cervia da Forza nuova) dopo che a Bologna hanno spianato il campo ai centri sociali che hanno provocato decine di migliaia di euro di danni alla città.
Intendiamoci: di fronte a vicende tragiche e sanguinose sarebbe sempre bene usare un filo di contegno, e non usare i morti per guadagnare consensi. Tuttavia sarebbe ipocrita fingere di non vedere il peso della questione migratoria nel dramma di Nicola.
E di sicuro è incredibilmente ipocrita l’atteggiamento di chi ora fa il sostenuto dopo aver strumentalizzato e mistificato il dramma di Fakir. Nel quale per altro nessuno – tantomeno le forze dell’ordine – ha dimostrato la volontà di picchiare e uccidere per divertimento, come hanno fatto invece gli assassini di Musiani.
La costituzione di parte civile e la realtà delle seconde generazioni
Mirko Boschetti, sindaco di Cervia, ha fatto sapere che il Comune si costituirà parte civile nel processo ai killer di Nicola. La giunta locale ha stanziato ben 30.000 euro per sostenere le spese dell’azione giudiziaria, e dichiara di voler tutelare l’immagine e la reputazione del Comune.
Ecco, se davvero la sinistra romagnola volesse difendere la reputazione della bella cittadina sul mare potrebbe cominciare facendo piazza pulita dell’ideologia e raccontando la verità sull’immigrazione e le seconde generazioni. Sarebbe segno di grande maturità, e non costerebbe un euro.
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