Perdere la faccia in politica: parla l’esperto

Matteo Renzi ha perso la faccia il 5 dicembre del 2016, quando, dopo essere stato sconfitto al referendum costituzionale, invece di lasciare la politica come aveva promesso, si accontentò di mollare Palazzo Chigi, tenendosi ben stretta la poltrona di segretario del Pd, ossia del partito di maggioranza, così da poter continuare a fare politica.

Ecco, questo campione di furbizia e di giravolte, ieri, nella consueta intervista quotidiana che la stampa gli riserva nonostante i sondaggi lo accreditino al due per cento, dice che se alle prossime elezioni Giorgia Meloni e Roberto Vannacci si alleassero perderebbero la faccia.

Dal no al M5S all’addio mai avvenuto alla politica

Una previsione che, detta da un tizio che la faccia l’ha persa da un pezzo, suona come il bue che dà del cornuto all’asino. Infatti, oltre al noto sputtanamento dell’addio alla politica che non c’è mai stato, Renzi è un campione mondiale nel collezionare propositi a cui non tenere fede. Anzi, della sua incoerenza si fa vanto e la presenta come abile strategia politica.

Ricordate per esempio le elezioni del 2018, quelle da lui perse in maniera drammatica, quando il Pd crollò dal 25,4 al 18,7, beccando una sventola da cui non si è mai più ripreso? Beh, non solo provò a non mollare l’incarico di segretario, ma giustificò il ritardo nelle dimissioni dicendo di voler vigilare per impedire un’alleanza con i 5 stelle.

Alla fine di aprile di otto anni fa, dopo un lungo silenzio tattico (così lo definì il Corriere della Sera: in realtà stette zitto un mese, segno evidente che la botta l’aveva tramortito) spiegò che il Pd non avrebbe mai fatto un governo con i grillini. “Ve li immaginate i miei senatori che votano la fiducia a Luigi Di Maio?”.

E più tardi, su La7, intervistato a Che tempo che fa da Fabio Fazio, ci andò ancora più pesante: “Incontro sì, alleanza no: se facciamo l’accordo con i 5 Stelle scompare la sinistra”.

L’alleanza con Conte e “la mossa del cavallo”

Insomma, i pentastellati erano il male assoluto e ancora nell’agosto del 2019, quando il primo governo Conte era alle battute finali, Renzi non sembrava aver cambiato idea, al punto che quando prese la parola nell’aula di Palazzo Madama, il senatore semplice di Scandicci attaccò il premier che di lì a qualche settimana avrebbe votato. “Lei, presidente Conte, ha accettato per un anno e mezzo i diktat di Salvini. Ha firmato i decreti sicurezza, ha avallato la caccia all’uomo sui migranti. Non basta una strigliata tardiva in aula per cancellare mesi di silenzio complice”.

Eppure un mese dopo, l’uomo che giurava e spergiurava che mai avrebbe fatto un accordo con i 5 stelle perché sarebbe stata la fine della sinistra, proponeva un’alleanza con i 5 stelle per salvare la sinistra dal centrodestra. E con lo stesso premier a cui rinfacciava i decreti sicurezza e la caccia ai migranti.

Per Renzi quella però non la si deve considerare una giravolta che gli ha fatto perdere la faccia, bensì un esempio di coraggio e finezza politica, infatti sostiene anche oggi che si trattava di un’operazione strategica e programmatica.

“La mossa del cavallo”, titolo di un suo libro del 2020, rivendica proprio la spregiudicatezza di dire una cosa e farne un’altra. Come la celebre mossa degli scacchi che consente di saltare ostacoli e cambiare traiettoria, la scelta politica di votare un Conte bis fu spiazzante e a tutt’oggi ne va fiero.

Così, dopo aver detto del premier che “non aveva una cultura politica progressista o riformista ed era un avvocato che interpretava una parte; prima faceva l’avvocato del popolo con i sovranisti, ora fa l’europeista con noi”, l’uomo che rimprovera agli altri di avere più facce si è alleato con Conte.

Naturalmente sempre ripetendo: mai più con i 5 stelle. “Fino al 2023 sosterremo questo governo per salvare l’Iva e l’economia, ma poi mai più con il M5S. Mica mi sono iscritto alla piattaforma Rousseau!”. Inutile dire che un anno dopo cambiò anche quest’idea e fece cadere lo stesso governo.

E ora? Dopo aver detto: “Noi abbiamo fatto un’operazione di igiene democratica mandando a casa Salvini che chiedeva i pieni poteri. Ma l’accordo con i Cinque Stelle per noi resta un matrimonio di convenienza istituzionale, non un’alleanza politica”, Renzi ci ha nuovamente ripensato e dice che Conte, cioè i 5 stelle, deve stare nella stessa coalizione insieme a lui.

Dagli attacchi ad Elly Schlein all’incoronazione a premier

Ma non ci sono solo i giudizi taglienti e le promesse di non allearsi mai con i populisti. Ci sono pure gli attacchi a Elly Schlein, a cui rimproverò di gestire il Pd come un’assemblea studentesca, ma anche di essere la sesta stella del movimento di Conte aggiungendo, con allusione all’armocromista della segretaria Pd, che esiste “una distanza siderale tra i problemi dei cittadini e la narrazione estetica di questa sinistra”.

“Schlein funziona per vincere le primarie, ma chi rappresenta la sinistra massimalista entusiasma la curva degli ultras e poi perde tutte le elezioni, anche quelle condominiali. L’alternativa a Meloni o sarà riformista o non sarà”. Chiaro, no? Ma solo quando le elezioni erano lontane.

Perché poi, avvicinandosi il voto, ecco la conversione sulla via del Nazareno. “Il centrosinistra deve darsi una regola chiara: il partito che prende più voti esprime il premier. Elly Schlein ha oggi tutti i titoli per rivendicare questo ruolo e per farlo bene. L’alternativa sono le primarie di coalizione”.

Non avete capito? E allora eccolo ribadire:”Schlein sarebbe un ottimo presidente del Consiglio e può tranquillamente battere Giorgia Meloni. Chi le contesta la mancanza di esperienza di governo dimentica che anche Meloni prima di Palazzo Chigi aveva fatto solo la parlamentare in liste bloccate”. Queste dichiarazioni sono di pochi mesi fa.

Vi state chiedendo come un tizio simile abbia il coraggio di dire ad altri che perderebbero la faccia se cambiassero idea? Io invece mi chiedo perché i tanti giornalisti che lo intervistano non abbiamo il coraggio di ricordargli tutte le sue giravolte del passato invece di stare ad ascoltare quelle del futuro. Forse perché nessuno teme di perdere la faccia avendola di bronzo?

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