Maurizio Landini non si gira mai dall’altra parte, tanto meno quando non vuole guardare in faccia la realtà. Sono passati diversi giorni ma non c’è stata alcuna dissociazione dal gesto di pessimo gusto durante la celebrazione per gli 80 anni della strage di Marcinelle, costata la vita a 262 minatori di cui 136 italiani.
Sabato scorso, al Bois du Cazier della cittadina belga l’antifascismo da passerella ha celebrato il suo capolavoro coreografico: la giravolta sincronizzata dei colli fasciati dal fazzoletto rosso. La schiena esibita proprio mentre il presidente del Senato, Ignazio La Russa, prendeva la parola per leggere il messaggio di Sergio Mattarella. Medesima esibizione riservata alla vice presidente del Parlamento europeo Antonella Sberna.
Un riflesso condizionato degno dei migliori ballerini della Scala, se non fosse che la coreografia, spacciata inizialmente come un’esclusiva ribellione dei cugini del sindacato belga Fgtb, parlava con un chiarissimo, inequivocabile accento italiano.
La giravolta a Marcinelle e la reazione di Landini
Quando il capodelegazione di Fratelli d’Italia, Carlo Fidanza, ha osato scattare la fotografia al re nudo denunciando la giravolta dei compagni di casa nostra, la reazione di corso d’Italia è stata immediata come il lancio di un ammortizzatore sociale. Il verdetto del leader della Cgil è stato tranciante: «Fidanza ha preso un colpo di sole». Peccato che l’afa d’agosto giochi brutti scherzi soprattutto alla memoria selettiva della sinistra.
Il soccorso rosso si è subito mobilitato con i suoi scudieri editoriali. Repubblica ha prontamente steso il tappeto rosso con un’intervista al segretario dove l’argomento Marcinelle è stato sfiorato con la delicatezza di chi cammina sulle uova. Il vero miracolo del giornalismo d’apparato, tuttavia, è stato un altro: far calare il sipario del silenzio sulle pesantissime dichiarazioni di La Russa, che ha denunciato insulti sessisti e volgarità piovute dalla platea contro la vicepresidente Sberna. Di fronte al fango contro una donna delle istituzioni, i paladini del politicamente corretto hanno improvvisamente scoperto le virtù del mutismo selettivo. Nessuna domanda nel corso della lunga intervista, nessun chiarimento: se il sessismo indossa la sciarpa rossa, diventa evidentemente un dettaglio trascurabile.
Il video di Fidanza e le testimonianze dall’Italia
Il castello di carte costruito attorno all’assenza di responsabilità della Cgil è crollato sotto il peso di un video pubblicato su Facebook dallo stesso Fidanza. Non un montaggio di propaganda, ma un saggio di realtà antropologica con tanto di voci, nomi e cognomi di chi a quella commemorazione c’era davvero. Emerge un quadro dal quale mancavano solo le note di «Bella ciao», colonna sonora ufficiale di ogni gita fuori porta della sinistra, accompagnato dai fazzoletti rossi d’ordinanza. Esibirla pubblicamente sarebbe stata la firma del radicalismo sindacale italiano.
A rovinare la sceneggiatura che attribuiva tutte le responsabilità a un gesto autonomo dei belgi ci hanno pensato le testimonianze raccolte da Fidanza fra i partecipanti alla celebrazione. C’è quella di Maurizio Quartini, dell’Università di Brescia. Poi quella di Daniela Armanini, consigliere comunale di Bedizzole (Brescia). Infine, quella di Alessandro Martinelli, consigliere comunale di Leno (Brescia). Le loro parole offrono una narrazione ben diversa dal racconto edulcorato dei vertici sindacali: la contestazione a La Russa era un’opera orchestrata da una folta claque arrivata direttamente dall’Italia. Altro che iniziativa spontanea dei sindacalisti locali. Si è trattato di una trasferta organizzata del risentimento patrio.
La Cgil, il pranzo e la presenza di Michele Fina
Il banchetto del silenzio e il menu della discordia. Il video di Fidanza svela anche l’arcano del perché né la Cgil né il resto della sinistra riusciranno mai a pronunciare la parola «dissociazione». Nella ripresa, infatti, compare sorridente il senatore Michele Fina, tesoriere del Partito democratico. Il parlamentare è immortalato mentre partecipa al pranzo finale, per distribuire i ringraziamenti di Maurizio Landini al sindaco di Charleroi.
Come si fa a condannare una gazzarra se il cassiere del primo partito d’opposizione siede al tavolo dei festeggiamenti della stessa comitiva? La verità è che la rotta era già stata tracciata la sera precedente. Per prepararsi degnamente al sacro dovere della memoria dei caduti in miniera, la Cgil ha pensato bene di scaldare i motori gastronomici organizzando una Pastasciutta antifascista in un locale di Marcinelle.
Una scelta culinaria che fotografa perfettamente lo stato dell’arte della nostra sinistra: incapace di produrre una proposta politica spendibile, ridotta a masticare carboidrati ideologici e a mostrare la schiena alle istituzioni della Repubblica, convinta che basti un piatto di spaghetti per sconfiggere i fantasmi del passato e, soprattutto, per nascondere gli imbarazzi del presente.
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