L’ultimo episodio della bufera che investe Report è Sigfrido Ranucci che, sparandola più grossa della bomba davanti a casa sua, si paragona a Falcone e Borsellino.
In un post su Facebook il conduttore di Report si paragona prima al leader Dc, Aldo Moro, ucciso dalle Brigate rosse nel 1978 e poi ai magistrati uccisi dalla mafia nel 1992. Questo proprio mentre è in corso nel carcere di Rebibbia l’interrogatorio di Valter Lavitola, il faccendiere (già condannato in passato per estorsione e altri reati), fonte di Report e amico fraterno di Ranucci, che confermava ai magistrati di aver organizzato lui stesso il finto attentatod el 16 ottobre 2025, per aumentare la popolarità del conduttore in vista di un potenziale lancio in politica.
«La voce che spaventa. Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza», le parole esatte usate da Ranucci. E per arricchire il suo delirio di onnipotenza correda il post con le foto di Falcone e Borsellino. «Muoiono tutti nello stesso identico modo», si legge ancora, «non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto, un attimo prima degli altri, il disegno intero di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta».
Ranucci: «La voce che spaventa»
Intanto proseguono le riunioni del comitato etico della Rai chiamato a esprimersi sulla futura conduzione di Report. La relazione sarà trasmessa all’ad, Giampaolo Rossi. Ranucci parla del «disegno intero». La Rai, più modestamente, prova a ricostruire la verità di quello che è successo. Mentre si discute del futuro di Report, il giornalista tira in mezzo a questo marciume quattro uomini assassinati dal terrorismo e dalla mafia. Ranucci fa il martire prendendo ad esempio eroi del nostro Paese. Dal comitato etico ai martiri della Repubblica in poche righe. Neppure Report avrebbe osato un montaggio così ardito.
La polemica politica
E si incendia lo scontro politico. Il leader leghista Matteo Salvini è durissimo: «Ranucci che si paragona a Moro, Falcone e Borsellino??? Non so se faccia più rabbia, pena o tristezza». E torna a chiedere la sospensione dalla Rai: «Alla luce degli inquietanti dettagli che stanno emergendo in queste ore, a partire dall’arresto del suo amico Lavitola, ritengo opportuno che il servizio pubblico, finanziato da tutti gli italiani, sospenda la collaborazione con chi è coinvolto in questa torbida vicenda». Federico Mollicone, deputato di Fdi, definisce «indecente da parte di Ranucci paragonarsi, in un delirio egomane, a due martiri della lotta alla mafia».
«Assurdo paragonarsi a Falcone e Borsellino, a Moro», commenta il vice capogruppo di Fdi alla Camera, Alfredo Antoniozzi. «Lasci stare gli eroi nazionali che morirono in solitudine e non frequentavano persone imbarazzanti. Non faccia paragoni blasfemi». Il capogruppo di Fdi alla Camera, Galeazzo Bignami, attacca: «Aspettate, aspettate, quindi ho capito bene? Mentre Ranucci usando i soldi di tutti noi mandava in onda, su Telemeloni, servizi e servizi contro Giorgia Meloni, sempre Ranucci si preparava a candidarsi contro Giorgia Meloni organizzando sondaggi fatti insieme a quel Lavitola che ora è in carcere accusato di avergli messo una bomba sotto casa per accrescerne la popolarità.
E la sinistra cosa fa? Secondo voi, dopo aver accusato Giorgia Meloni di aver creato un clima contro Ranucci, chiede scusa? No, figuriamoci. Anzi, difende Ranucci, attacca Fratelli Italia e dice che la stampa è libera di dire quel che vuole. Sì, libera di dire quel che vuole la sinistra».
Le accuse e le difese di Ranucci
Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri si sfoga: «Prendo anche atto di essere in cima alle preoccupazioni di Ranucci, che in queste conversazioni telefoniche mi denigra.
Si lamenta giustamente del rammarico dei suoi figli, ma non ha avuto esitazione ad attaccare parenti e familiari di chiunque con cinismo e prescindendo dalla verità. È Report stesso che divora suo padre. Mi auguro che la Rai vada fino in fondo perché il giornalismo di inchiesta deve essere una cosa seria e non un rito da consumare con gli spaghetti alle vongole di Lavitola».
La senatrice M5s, Barbara Floridia, ex presidente della commissione di Vigilanza Rai, prende invece le difese del giornalista: «Ranucci risulta assolutamente inconsapevole dell’attentato. Ma figuratevi un po’ se uno si mette la bomba sotto casa col rischio che ti muore la figlia pure. È stato vittima di una manipolazione, di una conoscenza con Lavitola che si è rivelata terribile».
Di tutt’altro tenore il commento del leader di Italia Viva, Matteo Renzi: «Per anni sono stato massacrato da Report sulla storia dell’autogrill, una vicenda allucinante su cui la verità è tutta da scrivere. Potete immaginare come dopo la confessione di Lavitola potrei dire molto. Potrei scrivere molto. Potrei ricordare che cosa scrivemmo tre anni fa quando facemmo esplodere il caso Lavitola/Ranucci: esplosione figurata, eh, era uno scoop, non una bomba. Preferisco rimanere garantista».
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