Il vero campo largo è lo Spin Time Labs, l’occupazione di estrema sinistra che resiste nonostante abusivismo, evasione fiscale, degrado, spaccio e quant’altro, balzata agli onori della cronaca dopo che un incendio ha messo in moto il meccanismo dello sgombero che le istituzioni non sono state capaci di avviare in 13 anni.
Il significato politico dietro lo sgombero
Un’esperienza che rappresenta «l’ultima convergenza reale di fatto tra movimenti, chiesa, e istituzioni di centrosinistra», secondo l’intellettuale d’area Christian Raimo. E che quindi non può essere sgomberata per ragioni eminentemente politiche, altro che solidarietà.
È così che si spiega l’ostinazione con cui gli attivisti continuano a rifiutare qualsiasi soluzione di buon senso.
L’offerta di Investire Sgr e le mosse del Comune
In queste ore, Investire Sgr, che gestisce il Fondo immobili pubblici ed è proprietaria del palazzo ex Inpdad dell’Esquilino si è offerta di sovvenzionare il ricollocamento degli ex occupanti, destinando 500.000 euro all’assistenza alloggiativa delle famiglie sgomberate il 29 luglio. Non male, per chi avrebbe potuto semplicemente reclamare i propri diritti legali sullo stabile.
Attualmente Roma Capitale ha trovato una nuova casa, in via temporanea, a 160 persone su 400. Contrariamente al primo giorno, quando a molti attivisti era stata trovata una soluzione alloggiativa in zone distanti dall’Esquilino, il Campidoglio si è ora impegnato a individuare sistemazioni in un perimetro più vicino a quello dell’edificio occupato. Un’ulteriore concessione.
Ma ovviamente non basta (e non basterà mai, appunto perché la questione è simbolico-politica, non certo umanitaria): «Le persone che abitano Spin Time da 13 anni non si sono trovate improvvisamente prive di una sistemazione abitativa. Sono state evacuate e non fatte rientrare per precisa volontà di Investire Sgr.
Il rifiuto degli attivisti e l’attacco alla proprietà
La società dice di impegnarsi per le persone più fragili e minori. Ma sono proprio loro che mettono a repentaglio questa comunità», hanno replicato gli attivisti. Che suggeriscono pure una soluzione alternativa: «L’unica risoluzione possibile è la vendita del palazzo di Spin Time per trasformarlo definitivamente in un modello d’abitare cooperativistico e mutualistico. Questa situazione può risolversi solo trovando un accordo che permetta alle famiglie di rientrare a casa loro.
La regolarizzazione di Spin Time consentirebbe di non disperdere un lavoro di anni che ha generato benefici sociali ed economici misurabili. L’azzeramento della dispersione scolastica, l’inserimento lavorativo e il sostegno psicologico e sanitario, servizi come coworking sociali, aule studio e spazi polifunzionali per il quartiere. I
l 6 agosto la proprietà ha rifiutato un accordo ponte con il Comune per iniziare questo percorso, ma ha anche dichiarato che la trattativa andrà avanti. Quella è l’unica dimostrazione di interesse all’emergenza abitativa che ci aspettiamo da Investire Sgr».
Le palesi contraddizioni del “modello” Spin Time
Insomma: il palazzo deve essere acquistato con i soldi pubblici e regalato a agli occupanti. E pazienza se nell’edificio sono stati recentemente trovati 700 grammi di hashish, con strumenti per tagliare e pesare la droga.
Pazienza per le attività commerciali che incassano palate di soldi in nero e per il mancato rispetto di qualsiasi norma di sicurezza. Cosa volete che sia, a fronte di «coworking sociali» e «spazi polifunzionali», possibilmente pagati con i soldi dei contribuenti?
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >