Quasi 12.000 persone sono in lista d’attesa per un posto in una Rsa pubblica in Emilia-Romagna. E il dato pesa ancora di più se messo a confronto con le risorse che la Regione ha deciso di destinare alla non autosufficienza. Perché i soldi, almeno sulla carta, sono aumentati: il fondo regionale è stato portato a 568,2 milioni di euro nel bilancio 2025-2027, con 84 milioni in più già nel 2025 e altri 25 milioni previsti sia nel 2026 sia nel 2027.
Il problema delle Rsa in Emilia-Romagna
Eppure migliaia di anziani continuano ad aspettare. È questo il punto: non tanto la mancanza di stanziamenti, quanto la capacità di trasformarli in posti e assistenza. La domanda cresce più velocemente dell’offerta e per le famiglie la differenza non è teorica. Se il posto pubblico non arriva, bisogna organizzarsi a casa oppure rivolgersi al privato, dove una retta può costare diverse migliaia di euro al mese.
La Regione sa che il fenomeno è destinato ad aggravarsi. Nel 2025 stimava in circa 220.000 le persone non autosufficienti sul territorio e prevedeva che potessero diventare 370.000 nei prossimi vent’anni. Significa che il problema delle Rsa non è una difficoltà momentanea, ma una domanda destinata a crescere mentre cresce anche l’età della popolazione.
I fondi regionali per De Pascale
Nel frattempo, però, l’Emilia-Romagna ha messo sul piatto risorse consistenti. Un incremento che la Regione rivendica come parte del rafforzamento dei servizi destinati alle persone più fragili. Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, presentando la manovra, aveva inoltre annunciato un aumento complessivo di 150 milioni del Fondo nell’arco del triennio.
Non è tutto. Per finanziare sanità e servizi essenziali, la giunta, guidata dal presidente dem, ha varato una manovra che porta a regime circa 400 milioni di euro di maggiori entrate. La Regione ha motivato la scelta anche con la necessità di mettere in sicurezza il sistema sanitario, alle prese con uno squilibrio di circa 200 milioni sul bilancio della sanità regionale.
Gli aumenti fiscali a carico dei cittadini
A pagare il conto sono però i contribuenti. L’addizionale regionale Irpef è stata aumentata, con una rimodulazione dopo il confronto con i sindacati: per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro la maggiorazione è dello 0,9% nel 2025, dello 0,75% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027. Sopra i 50.000 euro resta l’incremento dell’1,06%.
Dal primo gennaio 2026 sono entrati in vigore anche l’aumento dell’Irap per alcune attività economiche e quello del bollo auto, cresciuto del 10%. Misure che la Regione collega al rafforzamento dei servizi sanitari e alla sicurezza del territorio. Il quadro, dunque, è quello di una Regione che ha scelto di aumentare le risorse e, contemporaneamente, il prelievo per sostenere il proprio sistema di welfare.
Il paradosso dell’Emilia-Romagna di De Pascale
Ma proprio per questo il dato sulle liste d’attesa diventa difficile da ignorare. Perché una parte della risposta non può essere soltanto finanziaria. Se il Fondo cresce, bisogna capire dove finiscono quei soldi e quanto riescono a incidere sull’offerta concreta.Quanti posti in più vengono creati? Quante persone vengono prese in carico? Quanto si accorciano le liste?
La non autosufficienza, del resto, non aspetta. Un anziano che non è più in grado di vivere da solo ha bisogno di assistenza quando la necessità si presenta, non quando arriva il turno in graduatoria. E una famiglia che non può permettersi una struttura privata non ha molte alternative: si fa carico dell’assistenza tra le mura di casa, spesso conciliandola con lavoro e vita quotidiana.
Il paradosso dell’Emilia-Romagna è qui: gli investimenti su carta sono aumentati, il Fondo per la non autosufficienza è cresciuto e ai cittadini nel frattempo è stato chiesto anche uno sforzo fiscale aggiuntivo. Ma, nonostante questo, quasi 12.000 persone restano in attesa di un posto in una Rsa pubblica. Ora la sfida sarà tradurre le risorse stanziate in una risposta concreta alla crescente domanda di assistenza, in un contesto in cui l’invecchiamento della popolazione rende il tema della non autosufficienza sempre più centrale.
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