L’ultima vittima sacrificale sull’altare della premiata fabbrica dei divieti pugliese è Lorenzo Jovanotti, rimasto appiedato sulla spianata di Barletta con la sua tribù che balla. Il copione è quello proprio degli «intellettuali della Magna Grecia» secondo una fulminante battuta dell’Avvocato Agnelli. Si prende un programma lo si fa bollire a fuoco lentissimo nella pentola della burocrazia e poi – a un centimetro dal traguardo – si scopre l’amianto nell’area destinata al concerto.
Il caso Jovanotti e la Puglia veti e stop
Il menestrello del pop nazionale ha dovuto incassare il colpo masticando amaro: «L’area io l’avevo saputa un anno fa, ma lo stop è arrivato ora. Ci hanno messo un sacco di tempo a decidere. Mi dispiace davvero per Barletta perché queste feste sono bellissime».
Caro Lorenzo, benvenuto nel magico mondo dei veti levantini. Un anno per decidere, nella Puglia rossa, equivale a un battito di ciglia. La fretta è considerata un vizio. Dalla spiaggia di Barletta ai palazzi del potere il passo è breve. La Regione presieduta da Antonio Decaro è il set ideale di un eterno spot dove l’estetica ha divorziato dalla realtà.
Decaro ha sublimato il modello inaugurato da Michele Emiliano: la politica è una performance in cui si piange in pubblico per i mali del mondo, si inaugura con orgoglio una panchina inclusiva a favore di social e, contemporaneamente, si lascia che la macchina amministrativa stritoli lo sviluppo economico. La sua Puglia è una meravigliosa cartolina patinata dove non si può posare un mattone, non si può accendere una ciminiera e, adesso, non si può nemmeno ballare a piedi nudi.
Decaro e il blocco al resort di Bill Gates
Chiedete a Bill Gates, che sognava di trasformare una masseria abbandonata in un resort extralusso firmato Four Seasons. Non appena si è diffusa la voce, sono spuntati i guardiani della purezza rurale. Comitati di cittadini infuriati hanno gridato al sacrilegio, convinti che le piscine a sfioro avrebbero indotto le mucche alla depressione.
L’investimento da decine di milioni di dollari si è schiantato contro i vincoli paesaggistici. Gates ha ritirato i fondi, lasciando la masseria al suo destino di nobili ragnatele e i comitati a festeggiare la vittoria della miseria.
La crisi ex Ilva nella Puglia di Decaro
Della stessa volontà di suicidio è figlia la tragica parabola dell’ex Ilva. Per decenni la politica locale ha ballato la tarantella, inseguendo il richiamo populista della piazza invece di governare la transizione con il pragmatismo che si deve a un pilastro strategico della nazione. Ogni investitore privato è stato accolto come un invasore da respingere con i ricorsi giudiziari e le ordinanze sindacali.
Il risultato è un capolavoro di archeologia industriale: un declino lento, inesorabile, un’agonia che ha distrutto ricchezza e ha lasciato 12.000 lavoratori appesi alla cassa integrazione. Hanno spento l’acciaieria più grande d’Europa per pura incapacità di decidere cosa fare da grandi, preferendo il cimitero a una transizione reale.
Il disastro di Xylella e Tap
La stessa fobia per la modernità ha guidato il capolavoro agricolo della Xylella. Quando la scienza internazionale supplicava l’abbattimento immediato degli ulivi malati per salvare il resto dell’agricoltura, la politica e i comitati hanno gridato al complotto delle multinazionali. Si sono visti magistrati bloccare le motoseghe, attivisti incatenarsi ai tronchi ed esponenti progressisti sostenere che gli ulivi si potessero curare con gli abbracci e i decotti. Oggi la Puglia può vantare un suggestivo deserto vegetale di scheletri grigi, ma la coscienza ecologista è immacolata.
Per non parlare del surrealismo geopolitico applicato al gasdotto Tap. Ai tempi d’oro della presidenza di Michele Emiliano, l’opera era trattata alla stregua di un’invasione aliena che avrebbe sventrato le spiagge e fatto scappare i turisti terrorizzati dal tubo. Poi la storia, che ha un senso dell’umorismo cinico e spietato, ha presentato il conto con la guerra in Ucraina e le crisi in Medio Oriente. Improvvisamente, quel tubo tanto demonizzato è diventato l’ossigeno energetico dell’intera nazione. Se fosse stato per i signori della Regione e dei loro comitati di retroguardia, oggi probabilmente staremmo riscaldando le case accendendo i fiammiferi e cucinando sui falò.
La narrazione politica surreale della Puglia di Decaro
In questo teatro dell’assurdo permanente, persino la cronaca nera diventa un palcoscenico per lo scaricabarile e la satira involontaria. Se un ragazzino muore in una rissa fra bande a Trani la macchina della propaganda dem non perde tempo a fare autocritica. Sceglie immediatamente di mettere sotto accusa il governo colpevole di non aver fatto quello che serviva per la sicurezza e di aver creato il «clima ideale» per le sparatorie.
Il sole splende, il mare è cristallino, i turisti arrivano nonostante tutto per farsi i selfie, ma se in Puglia portate un’idea, un progetto industriale, un investimento miliardario o anche solo una chitarra da spiaggia, ricordatevi: il divieto è gratis, per tutto il resto c’è la cassa integrazione.
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