- Col boom di sbarchi, i migranti sono trasferiti a centinaia in ogni città. E sempre più amministratori dem sconfessano la linea del partito: «Non possiamo accoglierli tutti».
- Alessandro Canelli, sindaco di Novara, snocciola i dati dell’accoglienza.
- Sergio Giordani, sindaco di Padova: «No ai maxi hub. La priorità è la sicurezza dei cittadini».
- Gianluca Galimberti, sindaco dem di Cremona: «Siamo alla saturazione completa, abbiamo già superato il limite».
Lo speciale contiene quattro articoli.
Alla fine, di fronte alla marea montante degli arrivi, anche i sindaci di sinistra hanno fatto muro con i colleghi del centrodestra. Basta accoglienza, è il coro trasversale. Il bollettino degli sbarchi viene aggiornato di ora in ora, nel silenzio tombale delle istituzioni europee e degli altri Paesi che, complice la soporifera stagione delle ferie, si sono defilati. Il problema è solo dell’Italia.
Arrivano a centinaia e vengono trasferiti con ogni mezzo a disposizione, traghetti, navi militari e pullman. È un’onda anomala che si riversa nelle città. Città che ora si ribellano. Pure quelle governate dai dem, finora silenti per disciplina di partito, rompono le righe e non le mandano a dire. Ad alcuni non pare vero di avere un’occasione per attaccare, facendo finta di non ricordare che fino a qualche mese fa erano per l’accoglienza a oltranza. Quelli che ora alzano la voce sono gli stessi che fino a poco tempo fa erano allineati ai loro governatori nel bocciare l’adesione allo stato di emergenza, dichiarando che l’immigrazione è un «arricchimento» o comunque un fatto fisiologico. Gli stessi che hanno applaudito alla legge Zampa, parlamentare dem che se ne fece promotrice; la norma affida ai Comuni i compiti di garantire l’accoglienza dei minori non accompagnati, riducendo la possibilità di accertare l’età dei sedicenti minori da parte delle autorità. E ora che il meccanismo mostra tutta la sua debolezza, ecco che i sindaci dem cadono in uno stato di amnesia.
Ora tutti sono spaventati. I numeri parlano chiaro sul futuro degli immigrati arrivati. Il 48% delle 72.460 richieste d’asilo sono state rifiutate ma nessuno rientra nel proprio Paese e i rimpatri coatti sono stati (lo scorso anno) appena 2.000. Questo vuol dire che tante persone entrano in una zona d’ombra, escono dai controlli e finiscono per vivere di espedienti o reclutate dalla malavita.
Mentre c’è chi continua a difendere il fortino del «buonismo» come il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che continua a ripetere che l’ondata di arrivi non è da stato di emergenza ma un fenomeno del tutto normale, giacché «si ripete uguale da 30 anni», il sindaco del piccolo Comune di Camaiore, in Versilia, Marcello Pierucci ha minacciato di «incatenarsi piuttosto che piantare tende». Il primo cittadino di Cremona, Gianluca Galimberti, descrive una situazione da allarme rosso: «Abbiamo messo altre brandine nelle nostre strutture e cercato posti in tutte le comunità della provincia ma non ce ne sono».
A guidare il fronte dei sindaci di sinistra è il sindaco di Prato, delegato all’immigrazione dell’Anci, Matteo Biffoni. «Siamo sull’orlo del collasso, nella più grande emergenza mai vissuta. Se continua così non potremo più garantire la tutela ai minori». Quanto alla legge Zampa «se non va bene, il Parlamento la cambi, ma fin quando c’è si rispetta. E io non mi sono mai fatto problemi a criticare la gestione del fenomeno migratorio con ogni governo». Ma allora perché Biffoni non ha sollevato il problema al governatore della sua Regione che non ha aderito alla decretazione dello stato di emergenza?
Sempre dalla Toscana gli fa eco Samuele Lippi, ex sindaco di Cecina che dà una strigliata al suo partito: «È il momento di dire basta alle battaglie ideologiche. Il Pd deve lavorare con la giusta dialettica insieme alla presidente del Consiglio per governare il fenomeno dell’immigrazione con pragmatismo».
Altra voce autorevole il sindaco di Firenze, Dario Nardella. Quando si è visto arrivare in città i pullman con gli immigrati, è uscito dai gangheri: «La situazione rischia di essere completamente fuori controllo, i Cas sono praticamente saturi, molti immigrati vengono espulsi perché non viene riconosciuto loro il permesso di soggiorno e, quindi, diventano irregolari a tutti gli effetti, che restano nel Paese. Gli accompagnamenti al confine non si fanno». Sergio Giordani, primo cittadino di Padova dice no ai maxi hub. «Non li voglio nel mio territorio perché sono nocivi sia per chi vi viene accolto sia per le comunità locali». A Brescia la collega Laura Castelletti è allarmata: la città «è in saturazione» e «non è più in grado di sostenere oltre il carico di accoglienza». E fa la grande scoperta che «se le persone che arrivano, non vengono accolte in modo adeguato, non è che scompaiono, ma vanno nel sommerso».
Giorgio Gori, primo cittadino di Bergamo, suona la sveglia al Pd: «Sull’immigrazione qualunque semplificazione ideologica è inutile. Vale per le sparate di Salvini e Meloni ma vale anche per l’accogliamoli tutti che fa parte della retorica di una certa sinistra. È necessario un forte senso della realtà. I valori umanitari sono fondamentali. Ma a questi vanno uniti il pragmatismo e una visione di lungo periodo. A maggior ragione è necessario che il Pd parli, superando gli slogan».
In Emilia-Romagna le proteste sono state così accese che il governo ha dovuto redistribuire i 100 profughi originariamente previsti per i comuni della Regione, tra il Cara di Crotone e la Campania. Eppure il governatore Stefano Bonaccini continua a ventilare il rischio di tendopoli nelle città. Ma se il rischio è il collasso come mai insieme alle altre Regioni governate dalla sinistra, non ha voluto firmare l’adesione all’ordinanza che nomina il prefetto Valerio Valente commissario per l’emergenza? Il segretario Pd di Parma, Gianpaolo Serpagli, sbotta: «Non è possibile essere buonisti a tutti i costi».
I toni dei sindaci del Pd sono gli stessi dei colleghi della Lega.
Gian Luca Zattini, primo cittadino di Forlì, del centrodestra, non ha remore ad ammetterlo: «Noi e i colleghi di sinistra parliamo la stessa lingua. Quando la Regione ha riunito i sindaci di tutti i capoluoghi dell’Emilia Romagna, se chiudevo gli occhi non capivo chi fosse di destra e chi di sinistra. Mi pare che anche i sindaci del Pd abbiano abbandonato lo slogan dell’accoglienza per tutti».
I centri di accoglienza straordinaria (Cas) del Veneto traboccano. La Regione che ha già ospitato volontariamente 15.000 ucraini, e ha 550.000 migranti residenti, teme di non farcela con gli alti numeri in arrivo. Il primo cittadino di Noventa Padovana, Marcello Bano, ha detto fuori dai denti che è «contro gli hub e l’accoglienza diffusa. Capannoni, uffici, palestre non possono essere usati per stoccare i migranti, non sono strutture idonee». L’unica soluzione praticabile, per Bano, «è l’utilizzo di centri di permanenza per i rimpatri, meglio se vicini ad un aeroporto. Ma chi non ha diritto di stare in Italia deve essere rimandato indietro».
In Lombardia, il sindaco di Vigevano, Andrea Ceffa (Lega), non ci gira attorno: «Assolutamente porte chiuse. Non vogliamo saperne di arrivi sul nostro territorio. I prefetti gestiscano il problema con quei Comuni, soprattutto di sinistra, che hanno una sensibilità particolare su questi temi». Fa eco Antonio Costantino (Lega) primo cittadino di Gambolò, nella Lomellina: «Siamo preoccupati per l’impatto sociale che può determinare nelle nostre comunità l’arrivo di un numero considerevole di persone. Accoglierle diventa difficile».
Gianluca Paoli, alla guida di una lista civica, sindaco di Bagnolo in Piano in provincia di Reggio Emilia, protesta per «i costi dell’accoglienza che sono tutti a carico dei Comuni. La situazione così non è più sostenibile». Roberto Di Stefano, primo cittadino leghista di Sesto San Giovanni è categorico: «Assolutamente no, di nuovi immigrati non se ne parla. Bisogna bloccare le partenze e potenziare i rimpatri. Gestire gli arrivi costa e non sono disposto a togliere risorse alle famiglie».
Toni simili da Marco Togni (Lega), sindaco di Montichiari in provincia di Brescia: «Non abbiamo spazi comunali né soldi da investire per ospitare i profughi». Claudio Corradino, sindaco di Biella: «È stato riattivato un vecchio albergo. Dall’oggi al domani, ci sono piombate addosso più di 70 persone».
A Sud, in Sicilia si fa sentire Calogero Martello (Porto Empedocle) di centrodestra, che teme l’impatto dei migranti sul settore turistico. «Il piano di accoglienza va rivisto. Con questo flusso di migranti è a rischio la vocazione turistica della città. Va scongiurata l’immagine di un centro invaso dai migranti perché potrebbe provocare gravi perdite all’economia del territorio».
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