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Si ritorna al lavoro. Far West nelle mense. E ogni ministero fa quello che vuole

Si ritorna al lavoro. Far West nelle mense. E ogni ministero fa quello che vuole
(Stefano Montesi - Corbis/ Getty Images)
  • Alla Farnesina la carta verde non viene chiesta. Nel refettorio della Salute si va a caso. I due bar del Viminale si autoregolano.
  • Lombardia, Veneto, Toscana e Lazio sono pronte. Si vuole evitare il tampone ogni 48 ore.

Lo speciale contiene due articoli.


Dev'essere una prerogativa dei professori con lo zaino in spalla, lo stipendio garantito e l'aria condizionata in ufficio pigliarsela con i lavoratori che chiedono un posto fisso e un pasto caldo. Finite le ferie, ieri quasi tre milioni sono tornati al lavoro e il caos green pass è rimasto di traverso alle mense. Ci sono proteste ovunque: dalle carceri ai ministeri passando per i centri logistici e siccome la materia è affidata a una Faq del Governo vanno tutti in ordine sparso.

Il primo a farsi sentire è Carlo Cottarelli. L'ex mani di forbice informato che all'Ikea di Piacenza - è il centro logistico da cui dipendono i rifornimenti in tutta Italia - chi non ha il green pass è stato costretto mangiare sul marciapiede ha twittato: «La Cisl dice che non è dignitoso, ma il problema può essere risolto facilmente: basta vaccinarsi». E bravo Cottarelli che fa il paio con Tito Boeri - non rimpianto ex presidente dell'Inps - che sull'obbligo della carta verde a mensa aveva detto: «I sindacati stanno dalla parte dei no vax». Il problema è che sembrano tanti questi no vax, o piuttosto che l'informazione data ai cittadini dai virologi videostar è talmente confusa che più del virus poté il digiuno. I sindacati - come dimostra la faccenda della quarantena a carico del lavoratore - temono che la carta sia il semaforo verde per la compressione di altri diritti.

Se ne è avuta palmare rappresentazione ieri al primo giorno di ritorno dalle ferie. La confusione è tale per cui anche Stefano Bonaccini, presidente Pd della Regione Emilia Romagna, striglia il governo. Dalla tribuna del Meeting di Rimini scandisce: «Non c'è nessun Paese che in questo momento abbia messo l'obbligo vaccinale per la popolazione. Penso che servirebbe l'accordo delle parti sociali. Ad esempio, per il green pass obbligatorio anche sui luoghi di lavoro, cosa che mi troverebbe assolutamente d'accordo, ma non è competenza delle Regioni. Auspico un confronto tra il governo e le parti sociali: mi pare che questa sia l'urgenza più utile». L'uscita di Bonaccini si giustifica perché in Emilia Romagna - ma del resto in tutta Italia - si va in ordine sparso. Alla Ima di Bologna, quella che stacca generosissime cedole a Gianluca Vacchi abbronzatissimo influencer, il fratello Alberto Vacchi, amministratore delegato, ha comunicato ai lavoratori che si mangia solo con il green pass, mentre alle Coesi, altro colosso industriale, Isabela Seragnoli ha detto: «Non abbiamo alcuna intenzione di discriminare tra i lavoratori» e ha scritto una lettera in proposito chiedendo chiarimenti a Regione e sindacati. A Longiano (Cesena) la Suba Seeds è andata oltre seguendo le indicazioni di Roberto Visentin (Federmeccanica). Ha fatto entrare solo i lavoratori muniti di green pass.

A questo punto l'assessore regionale al Lavoro Vincenzo Colla ha tuonato con Orlando: «Serve un accordo o avremo il caos». Cgil-Cisl-Uil denunciano: «Così si rischia il Far West». Che sostanzialmente è quello che è successo nei ministeri, ieri di nuovo popolati, a Roma mentre nelle carceri piemontesi da Torino a Cuneo gli agenti penitenziari hanno dato vita a una vibrante protesta: hanno rifiutato i cestini pretendendo di mangiare con i loro colleghi. Alla Farnesina di fatto il green pass non viene chiesto. Dice un comunicato del ministero degli Esteri: «Allo stato le disposizioni in materia non si applicano alle attività delle mense che garantiscano la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro». Alla Salute non «è arrivata alcuna indicazione negli ultimi dieci giorni» per cui alla mensa di via Ribota si va un po' a caso. A casa della ministra dell'Interno Luciana Lamorgese -severissima sui controlli altrui - i due bar interni si autoregolano, mentre alla Difesa consentono di portarsi la «schiscetta» e mangiare in ufficio, oppure di andare in mensa, ma con la carta verde. E però, fanno sapere i militari - scottati anche dalle durissime proteste sollevate nelle caserme - «il trattamento alimentare dovrà comunque essere garantito a tutto il personale cui compete».

Si apre la strada al buono pasto? È il caso ad esempio di tutti quei lavori che si svolgono all'aperto. Al terminal merci del porto di Genova Pra', dove da ieri è scattato l'obbligo di green pass per la mensa, i sindacati alzano le barricate. All'Enel invece confidano sul fatto che gran pare del personale è ancora in smart working. La preoccupazione dei sindacati è che la carta verde per la mensa si trasformi in un cavallo di Troia a fronte del fatto che tra sanità, scuola (dal primo settembre scatta l'obbligo di salvacondotto), i lavoratori già soggetti a obbligatorietà di green pass sono oltre 3,4 milioni.

In tutto questo manca un interlocutore: è l'Orlando pensoso e così sul green pass si è perso il ben dell'intelletto.


Sui test salivari per gli under 12 le Regioni spingono, Speranza pensa

Si apre uno spiraglio nell'applicazione dei test salivari per la diagnosi di Covid, almeno per i più piccoli. Anche la regione Lazio punta a introdurre nelle scuole elementari e medie i test salivari, meno invasivi dei tamponi rapidi e molecolari, per lo screening del Covid. A un anno dalla loro messa a punto e tre mesi dall'autorizzazione, giusto qualche giorno fa, l'Istituto superiore di sanità (Iss) si è messo a scrivere un Protocollo, con le Regioni, sugli screening del Covid da fare durante tutto l'anno scolastico su circa 110.000 studenti under 12 di massimo tre scuole per provincia. Il tutto avverrà su base volontaria come già accaduto nella sperimentazione di Veneto e Toscana, con un'adesione di circa il 60%. Con mesi di anticipo, a maggio, la regione Lombardia aveva già messo in pista il test messo a punto a novembre 2020 da un gruppo di ricercatrici dell'Università di Milano, tutte madri di bambini, desiderose di dare ai piccoli un test per il Covid meno invasivo, ma attendibile come il tampone nasofaringeo. Questo sistema, non raccoglie il campione infilando un tampone nel naso, ma facendo masticare per alcuni minuti una pallina di cotone che viene poi portato al laboratorio. Il responso è disponibile in qualche ora e ha un'affidabilità del 94-98%, praticamente come un molecolare nasofaringeo.

Con una tempistica assolutamente inadeguata a una pandemia, il documento per lo screening dei bambini di 6-12 anni è atteso in settimana: a ridosso dal suono della prima campanella d'inizio delle lezioni, il 13 settembre. Non è ben noto cosa succederà nelle varie regioni. Il Lazio, appunto, prevede una campagna mensile di almeno 17.000 test che sarà poi ripetuta nel corso dell'autunno e dell'inverno proprio al fine di capire quanto e in che misura circola il virus nei bambini. In tal senso, il commissario regionale straordinario, Jacopo Marzetti, propone che il Lazio «recepisca l'idea di utilizzare le strutture pubbliche di Farmacap (società partecipata del Comune di Roma che gestisce 45 farmacie, ndr), per l'effettuazione a tappeto di test salivari e antigenici degli studenti e docenti in vista del rientro a settembre». Il Veneto ha già avviato una gara per avere garantita una fornitura di un milione di tamponi salivari molecolari alla riapertura delle scuole. La Lombardia si è già mossa in questo senso.

Non si ferma però la battaglia di Franco Corbelli, fondatore e leader del Movimento diritti civili, che chiede il riconoscimento della validità del test salivare (visto che è equiparato dall'Iss agli altri test) per ottenere il green pass anche per gli «oltre 100.000 docenti e centinaia di migliaia di studenti universitari (tutti non vaccinati, per diversi, validi motivi)». Sono «persone perbene e responsabili», scrive Corbelli in una nota, che si vedono negati i test salivari mentre sono sotto il «ricattato del vaccino o la tortura del tampone molecolare ogni 48 ore, pena la sospensione dal servizio de dallo stipendio, ovvero la disperazione per migliaia di famiglie».

Alla campagna di è unita anche l'Anief, Associazione nazionale insegnanti e formatori, chiedendo «l'equiparazione del test salivare gratuito» per «tutto il personale scolastico e universitario nonché per gli studenti universitari obbligati al possesso del green pass», sostenendo che la normativa comunitaria stabilisce «che nessuno Stato membro può discriminare in base al possesso del green pass».

Intanto ieri è arrivata la proposta di Italo Farnetani, professore di pediatria della Libera Università Ludes di Malta, per spostare l'inizio delle lezioni al 3 ottobre e poter vaccinare così un 10% in più di over 12. «Posticipare l'inizio della scuola sarebbe un fallimento totale della politica e del ministero dell'Istruzione», ha commentato Matteo Bassetti, direttore delle Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova.

Da Crozza a Gruber, i pifferai rossi si sono scatenati dopo il referendum
Maurizio Crozza (Ansa)
All’indomani del voto sulla giustizia, gli alfieri televisivi della sinistra hanno rotto gli argini per attaccare il governo Meloni a ogni trasmissione utile. Dentro il piccolo schermo, la campagna per le politiche è iniziata

Addio freni inibitori. Autocontrollo, questo sconosciuto. Ora che la meta si avvicina e in fondo al rettilineo s’intravede lo striscione del traguardo, vale tutto. La meta è la vittoria del campo largo alle prossime elezioni. O, detto in altro modo, la detronizzazione di Giorgia Meloni; e non si sa per che cosa si goda maggiormente.

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Il Teatro Regio di Torino annuncia una stagione «Fatale»: inaugurazione con Mascagni e Leoncavallo
Presentato il cartellone 2026/27: quindici titoli, nove nuovi allestimenti, tre appuntamenti dedicati alla danza e il gioiello barocco di Vivaldi Juditha triumphans. Un’ambiziosa tetralogia verista per l’inaugurazione e il gran finale russo con Evgenij Onegin di Ciajkovskij e la regia di Robert Carsen.
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Il bilancio di Tedros: 3 vittime, 5 casi confermati («Ma aumenteranno»). Rispuntano Bassetti, Burioni & C. Il capitano della MV Hondius dopo la morte del primo paziente: «Nave sicura». Hostess ricoverata in Olanda.

Mamma mia, here we go again. Ci risiamo davvero? L’epidemia di Hantavirus non è nemmeno un’epidemia, ma i giornali hanno subito ritrovato il gusto dell’apocalisse sanitaria. E sono ricomparse le virostar. Al solito, con tutto e il suo contrario: Matteo Bassetti è preoccupato per la letalità della malattia e per la dispersione dei potenziali untori; Fabrizio Pregliasco esorta a evitare «inutili allarmismi»; Roberto Burioni rispolvera l’arte della spocchia e deride i «milioni di esperti» passati da Hormuz a Garlasco al virus. Come nel 2020, solo lui capisce tutto. Il Corriere della Sera dissotterra una formula capace di evocare vivide memorie: la «paura del contagio». Anche se Tedros Adhanom Ghebreyesus, capo dell’Oms, rassicura: questo non è il nuovo Covid, conosciamo il patogeno e per infettarsi occorrono contatti prolungati. Ma se è vero che, su otto casi sospetti e cinque confermati, ci sono tre morti, Sars-Cov-2 al confronto era un raffreddore. In assenza di terapie specifiche e di vaccini da vendere a miliardi di fiale, l’agenzia Onu ci rifila una dose di moralismo: occorre «solidarietà», ha detto ieri il funzionario etiope, perché «i virus non si curano dei nostri confini». Calma, però: «Non è l’inizio di una pandemia». Almeno, stavolta non ci tocca prendere per oro colato i bollettini cinesi.

Nel dubbio, a differenza di sei anni fa, le autorità si stanno muovendo in anticipo. Ieri, l’Ue ha organizzato una «riunione di follow-up del Comitato per la sicurezza sanitaria». Vi hanno partecipato gli Stati membri dell’Unione e dello Spazio economico europeo, i cui cittadini si trovavano a bordo della nave dalla quale sarebbe partito il focolaio. «La valutazione preliminare», ha comunque garantito la portavoce di Bruxelles, «indica un basso rischio per la popolazione generale».

Il mantra è questo: la trasmissione da uomo a uomo è rara. Eppure, il ceppo andino, sceso dalla crociera sudamericana, è riuscito a prendere l’aereo. Ieri, ad Amsterdam, dov’è ricoverata, è stata sottoposta ai test un’assistente di volo della Klm, che si era incrociata con la moglie del passeggero olandese di 70 anni, morto l’11 aprile sull’imbarcazione. Costei, colta da disturbi intestinali, era approdata insieme alla salma del marito sull’isola di Sant’Elena; poi si era spostata a Johannesburg, dove, lo scorso 25 aprile, aveva provato a prendere un volo per i Paesi Bassi; a causa delle sue condizioni, però, le era stato impedito di salire sul jet. Il giorno dopo, è morta. L’Olanda, intanto, ha confermato la positività di uno dei pazienti evacuati dalla crociera e atterrati nella capitale. In Italia, si è messo in allerta lo Spallanzani. E le opposizioni hanno fatto ripartire il disco: «Il governo riferisca in Aula».

Non è il nuovo Covid. Lo dimostra la cautela dei politici, disciplinati dal prezzo che hanno dovuto pagare per le restrizioni pandemiche. Ieri, ad esempio, il ministro della Sanità di Madrid, Mónica García Gómez, si è appellata «al buon senso dei passeggeri e dei loro familiari», affinché chi arriva alle Canarie rispetti la quarantena. García ha ricordato che i 14 connazionali sul natante dovrebbero firmare un «consenso informato» per essere messi in isolamento, benché abbia poi velatamente minacciato di imporglielo. La nave MV Hondius, infatti, ha ricevuto l’autorizzazione a dirigersi a Tenerife. Tra le polemiche. Il morale a bordo è migliorato, ha assicurato Tedros, fornendo il bilancio dei contagiati: dei tre evacuati l’altro ieri, due sono nei Paesi Bassi in ospedale e uno in isolamento in Germania. Migliora l’uomo che era stato ricoverato in terapia intensiva in Sudafrica, mentre uno finito in corsia a Zurigo è stabile. In Gran Bretagna, gli asintomatici confinati in casa sono due; ed è stazionario un cinquantaseienne ammalato. Resta grave il medico di bordo, colui che avrebbe giudicato «non contagioso» il paziente zero: ieri è spuntato un video in cui si vede il capitano della crociera, il 12 aprile, informare i passeggeri che la nave, visto ii parere del dottore, poteva considerarsi «sicura».

Non è il nuovo Covid. Ma la disavventura ricorda l’odissea della Diamond Princess, la nave inglese che, dal 4 febbraio 2020, finì in quarantena per oltre un mese a Yokohama. L’Oms e l’operatore dello scafo olandese hanno comunicato che i passeggeri con sintomi sono stati tutti trasferiti; mentre il ministero degli Esteri dei Paesi Bassi ha ribadito che, dopo la morte del primo paziente a bordo, circa in 40 erano scesi a Sant’Elena, nell’Atlantico meridionale. Compresa, appunto, la moglie della vittima.

È incerta l’origine di quello che Ghebreyesus ha definito «incidente grave». Si ipotizza che la coppia olandese deceduta abbia contratto il patogeno durante un’escursione per osservare uccelli in una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco. Solo che, in quella provincia, non erano stati mai registrati casi. Perciò, si sta ricostruendo il percorso dei coniugi prima dell’imbarco, dal Cile (che esclude coinvolgimenti) alla Patagonia. È acclarato che la variante delle Ande è quella che si diffonde più facilmente tra esseri umani e che, in Argentina, le infezioni stanno aumentando: l’innalzamento delle temperature consente ai topi vettori di prosperare. Fatale, difatti, è l’esposizione a escrementi, urina o saliva dei roditori. Il virus ha un’incubazione che varia tra una e otto settimane e può evolvere in varie forme, dalla febbre emorragica con sindrome renale, alla nefropatia, alla sindrome polmonare, la più frequente nel continente americano. Proprio l’intervallo tra infezione e manifestazione dei sintomi ha indotto l’Oms a precisare che potrebbero emergere nuovi casi.

La MV Hondius era salpata da Ushuaia il primo aprile, con circa 150 persone. Il 6, lo sfortunato settantenne olandese ha iniziato a sentirsi male. Ma nessuno, nemmeno il dottore, aveva pensato al morbo respiratorio. Così, fino agli esiti delle analisi sulla donna morta il 26 aprile, la crociera ha proseguito il suo tragitto, lasciando scendere decine di persone. A segnalare il cluster all’Oms è stato il Regno Unito; era il 2 maggio, giorno in cui è spirata la terza vittima tedesca. A quel punto, la MV Hondius è stata bloccata a Capo Verde. Da lì, è ripartita alla volta delle Canarie, in un clima tipo Demeter, il mercantile del romanzo di Bram Stoker infestato da Dracula e trasformato in veicolo di pestilenza. E allora? Ci risiamo? Non è il nuovo Covid, no. Ma chi era in astinenza da salotti tv se lo farà bastare.

Gli Usa in manovra su Schlein e Gentiloni. Elly vede Bank of America e va da Obama
Ansa
La segretaria del Pd sondata dal colosso finanziario a Roma. E oggi vola in Canada.

Nella settimana tra il 20 e il 25 aprile scorso una delegazione di Bank of America-Merrill Lynch, una delle maggiori istituzioni finanziarie mondiali, ha avuto alcuni incontri con personalità politiche italiane tra cui il segretario del Partito democratico, Elly Schlein, e l’ex premier ed ex Commissario Ue, Paolo Gentiloni. Non risultano alla Verità incontri con protagonisti dello stesso livello appartenenti alla maggioranza o al governo italiano, salvo contatti con un parlamentare di Fratelli d’Italia con cui non è stato possibile organizzare un faccia a faccia per via di una contemporanea missione all’estero di quest’ultimo.

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