Si riapre la stagione dello shopping. Banche francesi pronte a fare affari
Negli ultimi due anni, i titoli delle banche europee hanno registrato una performance straordinaria, surclassando nettamente l’indice azionario di riferimento. Mentre quest’ultimo segnava un +25%, il settore bancario sfoggiava un rialzo del 78%. Questo rally è da attribuire al netto miglioramento dei bilanci del settore, trainati a loro volta dall’impennata del margine di interesse. L’aumento dei tassi, avviato dalla Bce nel 2022 e amplificato nel 2023, ha permesso alle banche di incrementare i ricavi derivanti dalla differenza tra i tassi applicati ai prestiti e quelli riconosciuti ai depositi.
Basti pensare che i 20 principali gruppi bancari del continente hanno superato i 100 miliardi di euro di utili nel 2023, una cifra mai vista prima d’ora, trainati da colossi come Santander, Unicredit, Ing e le grandi banche francesi. In particolare, gli istituti bancari irlandesi, italiani e spagnoli sono quelli che ne hanno beneficiato maggiormente, poiché in questi Paesi i prestiti sono a tasso variabile. Questo non è il caso della Francia, dove la maggior parte dei prestiti sono concessi a tasso fisso, il che protegge i mutuatari dalle fluttuazioni dei rimborsi, ma penalizza i margini delle banche, che non possono trasferire rapidamente i nuovi prezzi.
Anche le trimestrali 2024 sembrano confermare un ottimo andamento della maggior parte degli istituti bancari. Per il momento, le principali banche europee quotate hanno deciso di favorire i propri azionisti: insieme con i risultati, molte hanno annunciato un aumento dei dividendi e programmi di riacquisto di azioni proprie. Pertanto, la quota degli utili ridistribuiti agli azionisti ammonterà quest’anno in media al 65%, un livello ben superiore al trend storico del settore (intorno al 50%).
Tuttavia, la Bce si appresta a invertire la rotta e si prevede una riduzione dei tassi di interesse a partire dalla prossima settimana. Questo scenario potrebbe frenare la crescita del margine di interesse, ma la maggior parte delle banche europee ha sapientemente sfruttato gli ultimi anni per rafforzare le proprie difese grazie alle riserve accumulate durante la pandemia e a una diversificazione delle entrate, riducendo la dipendenza dai soli margini di interesse.
«Diversi istituti hanno ampliato la gamma dei servizi offerti, puntando ad esempio sulla consulenza, il wealth management e le attività di investimento, riducendo così la propria dipendenza dai soli prestiti», ricorda Salvatore Gaziano, direttore investimenti Soldiexpert scf.
Oltre alla solidità dei fondamentali, insomma, il settore bancario europeo potrebbe beneficiare di un’ondata di fusioni e acquisizioni. Il via libera del presidente francese Emmanuel Macron a operazioni transfrontaliere potrebbe innescare un risiko bancario, con l’obiettivo di creare campioni europei in grado di competere a livello globale. Un esempio concreto è l’Opa ostile lanciata dal colosso spagnolo Bbva su Banco Sabadell. Sebbene la prima offerta sia stata respinta, la vicenda evidenzia l’appetito per la crescita esterna nel settore da parte delle realtà più forti.






