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Sconfitto dalla realtà, Renzi può solo minacciare

Sconfitto dalla realtà, Renzi può solo minacciare
Ansa

Tra una conferenza stampa a pagamento e una registrazione di una serie televisiva in attesa di pagamento, l'ex presidente del Consiglio ha trovato il tempo di occuparsi anche di quanto è accaduto a Genova.

Nel mezzo dell'ostentazione muscolare, però, ci sono le considerazioni sul populismo, un fenomeno che l'ex segretario ritiene destinato a tramontare in fretta, per restituire il testimone a lui. Non passa intervento, che si tratti di un'intervista o di una diretta Facebook, nel quale l'ex premier non ribadisca il concetto. Il messaggio è chiaro: questi, intesi come Matteo Salvini e Luigi Di Maio, durano poco, poi toccherà di nuovo a noi, cioè a me. «Il clima di giacobinismo rischia di ritorcersi contro i presunti rivoluzionari. E secondo me accadrà molto prima del previsto. Per questo la comunità civile deve reagire subito», ha dichiarato al quotidiano di Mario Calabresi. Renzi non ha dubbi: «Da qui a Natale nasceranno in tutti i Comuni comitati civici contro questo governo. E prima del previsto nell'angolo ci saranno Salvini e Di Maio, non noi». Una frase, quella del senatore semplice di Scandicci, che si presta a due considerazioni. La prima riguarda, più che Genova e la gestione delle Autostrade, il futuro del Pd. Se per fare opposizione, che come dice l'ex segretario, si deve mettere da parte il fioretto per rispondere colpo su colpo (come se non lo facesse) e c'è bisogno di far nascere comitati civici in tutta Italia, ne consegue che il Pd è morto e Renzi lo vuole sotterrare in fretta insieme con Maurizio Martina. Già, perché se per fare opposizione non basta un partito che c'è già e che alle ultime elezioni ha preso il 18%, ma si devono tenere a battesimo altri soggetti politici come i comitati civici, vuol dire che il Pd è una bad company, ossia una società che in pancia ha più debiti che crediti e va abbandonata al proprio destino come un relitto da smontare. Tutto ciò ovviamente conferma le indiscrezioni circa il varo di un nuovo soggetto politico in stile Macron di cui si discute da mesi, un En marche! in salsa fiorentina.

La seconda considerazione che consegue dopo la lettura dell'intervista al quotidiano di De Benedetti è che, nonostante le molte batoste, Renzi dimostra di non aver imparato la lezione e soprattutto di non aver capito nulla di ciò che è accaduto in questi mesi. Di fronte ai fischi a Martina e a Roberta Pinotti, l'ex segretario si ferma agli aspetti esteriori e non va al nocciolo della questione. Se ai funerali a essere contestati sono stati due ex ministri del Pd non è perché la folla sia stata fomentata dai 5 stelle o dalla Lega. Tra i partecipanti alle esequie non c'erano attivisti dei due movimenti, come vorrebbe far credere il deputato di pronto intervento Michele Anzaldi, un piddino più lesto nel dichiarare che nel pensare. No, in quell'hangar c'erano persone commosse e addolorate. Le quali non erano animate da calcoli politici, ma da un sentimento autentico contro l'establishment, ossia contro quella classe politica che ha governato il Paese negli ultimi 20, 30 anni. Se dopo oltre un quarto di secolo, con questi qui, siamo arrivati ai ponti che crollano, non vogliamo più vederli né sentirli. Ecco, il ragionamento è semplice, non politico e nemmeno populista. Non c'entrano la Gronda, Grillo, Salvini, Di Maio e tutto il resto. C'entra la voglia di farli sparire. C'è una sensazione di nausea contro chi in tutti questi anni non è riuscito a migliorare la vita degli italiani, ma solo a complicarla. Chi ha votato il 4 marzo contro i partiti lo ha fatto per chiudere un'epoca, ritenendo che gente inesperta come Di Maio e Salvini potesse essere meglio e avere più chance di cambiare il Paese di quei politici che avevano promesso di farlo, rivelandosi invece uomini attenti alle lobby e ai propri interessi più che alle esigenze di chi li aveva votati. Gli italiani non si sono incattiviti, come ha detto, sempre a Repubblica, Oliviero Toscani, il menestrello dei Benetton. Riferendosi ovviamente a quelli che dopo il crollo del ponte Morandi hanno messo nel mirino la famiglia di Ponzano, mica a quelli che comprano i maglioni colorati. Semplicemente ne hanno le tasche piene di gente così chic da stabilire che cosa è bene e cosa è male per il popolo, pur restando chiusa nei propri salotti e nelle proprie tenute.

I fischi di Genova non erano contro Martina e la Pinotti (che almeno hanno avuto il coraggio di metterci la faccia), ma contro la classe dirigente del Paese. Cominciando dai politici per finire agli imprenditori, senza dimenticare, ovvio, i giornalisti. Se Renzi, invece di fare conferenze a pagamento e condurre trasmissioni in attesa di essere pagato, fosse andato a Genova, lo avrebbe capito da solo. O forse no.

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Starmer rimpalla la sua incompetenza sulla Brexit
Keir Starmer (Ansa)
Dopo la mazzata delle amministrative e la cavalcata di Nigel Farage, 55 parlamentari laburisti chiedono le dimissioni del premier inglese.

Dopo la batosta elettorale e l’avanzata travolgente di Nigel Farage, Keir Starmer ha scelto la strada dello scaricabarile. Anziché assumersi la responsabilità della crisi politica, economica e sociale che attraversa il Regno Unito dopo mesi di governo laburista, il premier britannico ha deciso di puntare il dito contro il bersaglio preferito dell’establishment europeista: la Brexit. E soprattutto contro l’uomo che più di ogni altro continua a incarnarla politicamente, cioè Farage, oggi vero vincitore delle urne britanniche. Nel suo intervento, Starmer ha attaccato frontalmente il leader di Reform Uk e l’eredità del referendum del 2016.

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La Cgil ricorre in tribunale contro la lavoratrice disabile eletta in cda
Ansa
A Rieti, l’organizzazione di Maurizio Landini e la Uil contro una municipalizzata che ha accolto nella governance anche la «quota operaia». Il motivo? L’azienda non ha informato le sigle, quindi l’atto è «antisindacale».

La notizia sarebbe questa: una lavoratrice eletta dai lavoratori entra nel consiglio di amministrazione di una società, in questo caso una ex municipalizzata, per poter contribuire alla crescita della stessa portando la voce di chi vi lavora. E sarebbe una bella notizia. Invece capita che, in una distorsione del mondo, - qualcuno lo definirebbe un mondo al contrario - il più grande sindacato italiano per numero di iscritti impugni l’elezione e faccia causa per cancellare tutto.

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Il professor Vaia: «Rarissimo il contagio uomo-uomo»
Francesco Vaia (Imagoeconomica)
L’ex direttore dello Spallanzani: «Non c’è motivo di aver paura dell'hantavirus. Media irresponsabili».

Francesco Vaia, componente dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, è stato direttore dello Spallanzani e direttore generale della prevenzione sanitaria al ministero della Salute. E quando parla di hantavirus è uno dei pochi che non si baloccano con i facili allarmismi.

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Tre scomode verità per l’Iran
Getty Images
Dal diritto di Israele a esistere alla repressione dei dissidenti iraniani, fino alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz: le contraddizioni dell’Occidente e l’ambiguità europea davanti a Teheran.
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