Sanremo 2023, Paola & Chiara: «"Furore" è la nostra macchina del tempo»

Icone pop degli anni Novanta e Duemila, le sorelle Iezzi sono tornate al festival di Sanremo 18 anni dopo l’ultima apparizione. Una réunion cercata dal pubblico e favorita dai social.
Sapevate di essere tra le più attese. Che sensazione vi ha dato tornare sul palco dell’Ariston?
«Sì, sapevamo che in molti ci stavano aspettando perché il web è un luogo che frequentiamo e questa ondata d’amore è partita proprio dai social media. Anzi, a un certo punto ci ha quasi travolto perché non sapevamo come interpretarla. Da un po’ di anni ci chiedevano di riunirci, quest’anno la richiesta è stata più insistente del solito e noi ci siamo abbandonate».
Sentivate che era arrivato il vostro momento.
«Gli ultimi dieci anni sono stati complessi, ma ci sono serviti a riscoprire l’amore per il nostro lavoro insieme. C’è stata una distanza tra noi e il pubblico e tra noi stesse sorelle, non è stato facile, però alla fine l’importante era riaprire il dialogo con la nostra famiglia e con i fan».
Che brano è Furore?
«Un brano per fare festa, una specie di macchina del tempo che ci riporta a quegli anni che noi abbiamo vissuto in prima persona. Ma non in maniera nostalgica, ci rappresenta perché racconta noi stesse al giorno d’oggi».
Il titolo è una promessa.
«I nostri titoli sono sempre stati in qualche modo degli slogan. Abbiamo appena sentito Furore ci è sembrato un bel titolo per fare un coming back, perché sa di fermento, di qualcosa di importante, di eccitante. All'inizio era nostro fino a un certo punto, ma insieme agli autori Merk & Kremont abbiamo lavorato alla sua rémise en forme e ora è totalmente la nostra canzone del ritorno».
Che progetto è oggi il duo Paola&Chiara?
«Ci consideriamo un progetto aperto, che non finisce con il festival. Come prima cosa c’è un tour con tre date tra Roma e Milano. Per il resto navighiamo a vista ma è questa l’attitudine migliore per i tempi moderni: avere una certa agilità per adattarsi a quello che succede nel mondo».
Tra voi sorelle come va?
«Nella pausa artistica di questi ultimi dieci anni non abbiamo mai smesso di parlarci ma abbiamo imparato a comprendere molto di noi stesse. All’inizio della nostra carriera il progetto era più simbiotico mentre oggi ci guardiamo l’una con l’altra con occhi diversi: siamo adulte, più clementi e anche il pubblico ha capito che siamo un duo ma anche due artiste con una propria individualità».






