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2023-08-23
Salvini rincara: non siamo in Corea. Vannacci contattato da altri politici
Matteo Salvini (Ansa)
Il caso scaturito dalle opinioni espresse dal generale Roberto Vannacci nel suo libro Il mondo al contrario continua a infiammare il dibattito politico, con Matteo Salvini che ieri è tornato sulla vicenda: «Governo diviso su Vannacci? Il governo», argomenta Salvini, «sta pensando agli stipendi e alle pensioni degli italiani, al lavoro e alla ricchezza da creare, ma vorrei vivere in un Paese in cui ognuno è libero di leggere i libri che ritiene. Ritengo di essere libero di leggere il libro del generale, poi se su alcuni passaggi non sarò d’accordo lo dirò, perché si può essere d’accordo o non d’accordo. Per quello che riguarda ad esempio il dibattito su omosessuali ed eterosessuali», aggiunge il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, «io credo che sia superato, per me ci sono uomini, donne, ragazzi e ragazze, quella sulla sessualità è una scelta personale, siamo in un paese libero, ognuno vive la sua vita privata come vuole. Detto questo», sottolinea ancora Salvini, «mi rifiuto di vivere in un Paese che mette all’indice Tizio o Caio perché quel libro non s’ha da leggere. Questo succede nei regimi, magari in Unione sovietica funzionava così, in Corea del Nord funziona così. Ma siamo in un Paese libero, in Europa, nel 2023. Se a uno non piace un libro non lo compra, se non è d’accordo lo contesta, ma il rogo lo facevano con la caccia alle streghe qualche secolo fa. Per fortuna».
Il leader della Lega non si tira indietro di fronte alle domande dei cronisti, a margine della sua visita a San Marino: «Quando andavo al liceo leggevo i libri di Ernesto Che Guevara», racconta Salvini, «se uno a 50 anni ha voglia di leggere quello che scrive un generale della Folgore che ha fatto missioni in Iraq, Somalia, Afghanistan, salvando vite e rischiando la sua di vita, ritengo di essere libero di leggerlo, se poi ci saranno dei passaggi su cui non sarò d’accordo lo dirò». Salvini, ricordiamolo, due giorni ha avuto un colloquio cordiale con Vannacci, e le indiscrezioni sulla possibilità di una candidatura dello scrittore con le stellette nelle liste della Lega alle prossime Europee, prospettiva anticipata dalla Verità, si rincorrono vorticosamente.
Il generale, da parte sua, sembra perfettamente a suo agio nel ruolo di corteggiato speciale, in termini politici, di questa estate 2023: «Oltre a Salvini», rivela Vannacci, «sono stato contattato da altri esponenti politici di cui non farò il nome, se vorranno renderlo pubblico lo faranno loro. Ho ricevuto tantissimi messaggi e manifestazioni di supporto. Non ho avuto alcun colloquio con il ministro Crosetto, il quale ha tutta l’autorità per criticarmi. Ho ricevuto diversi inviti per la presentazione del mio libro. Da Vipiteno a Lampedusa sono in tantissimi ad avermelo proposto, si tratta di associazioni, organizzazioni, di singoli privati e personaggi famosi. Non dico di aver accettato, le valuterò. L’inchiesta preliminare sul mio caso», precisa Vannacci, «è partita da uno o due giorni e una volta finita si vedrà se si configura l’ipotetica partenza dell’iter per un provvedimento disciplinare: sono un incursore e non mi arrendo alzando le mani, qualora ci fosse un provvedimento disciplinare rappresenterò le mie ragioni nelle sedi opportune». A proposito di Guido Crosetto, va registrato come in queste ore il ministro della Difesa sia difeso a spada tratta dalle opposizioni. «La posizione del ministro Crosetto su Vannacci è ineccepibile», dice Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, «ma preoccupa il silenzio della premier Meloni che ritiene di non dover difendere il proprio ministro. Non c’entra nulla con la libertà di pensiero offendere ebrei, donne, migranti, ambientalisti. Tutto ciò è contro la nostra Costituzione perché il generale è un pubblico ufficiale e deve servire il proprio Paese con disciplina e onore».
«Crosetto ha ragione», scrive sui social il deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova, «quando sottolinea che in questo caso non si tratta di difendere la libertà di espressione, il free speech, ma di altro. Vannacci è stato e continuerà ad essere libero di esprimersi avendo come unico limite la legalità, ma un generale è un servitore e un difensore della Repubblica».
«Dire a uno», sottolinea il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, «che non può assumere un incarico istituzionale di un certo tipo e di grande rilievo nel momento in cui dice che esistono le razze e che i gay non sono persone normali, perdonatemi ma ha fatto bene il ministro Crosetto».
Durissimo l’attacco a Vannacci del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Se uno ha un problema perché si ritiene accantonato all’Istituto geografico», dice Gasparri all’Adnkronos, «messo in un ruolo non centrale nella struttura militare, forse pensa: “Creo un bel casino estivo, stampa e giornali non sanno cosa scrivere ad agosto». Ma io non mi presto a questo casino. Ne ho visti tanti di questi personaggi anche nel mondo militare. Alcuni bravi, altri meno bravi. L’esperienza di vita mi ha fatto emettere questa sentenza», aggiunge Gasparri, «poi i fatti ci diranno come vanno le cose: molti di questi cercano il seggio, ma non lo trovano. Perché una cosa è candidarsi un’altra essere eletti».
«Sono dalla parte del ministro Crosetto», commenta il leader di Italia viva Matteo Renzi, «è la discussione fra due tipi di destra, una sovranista e una più conservatrice, è in corso un regolamento di conti fra di loro, Crosetto è una persona perbene e a lui vanno il mio affetto e la mia solidarietà».
Alemanno: alla Difesa farneticano
Il caso Vannucci è una occasione d’oro per il Forum dell’Indipendenza italiana, il coordinamento tra varie esperienze politiche e culturali il cui portavoce è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ex ministro e esponente storico di quella «Destra sociale» che è stata esperienza culturale e componente politica di grande rilevanza nel nostro Paese. «Il Forum dell’Indipendenza italiana», spiega Alemanno, «lancia una campagna sui social per chiedere se ad essere farneticante è il comportamento del generale Vannacci o quello del ministro Crosetto. Crosetto ha definito le idee di Vannacci come le farneticazioni personali di un generale in servizio, e ha aggiunto: “Il generale Vannacci ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione. Salvo poi dire», aggiunge Alemanno, «che la questione è demandata agli organi disciplinari militari, come se lui con quello che ha scritto non abbia già pesantemente influito su questi organi. Per questo, basandoci sul significato di questa parola, siamo noi a chiedere al pubblico se l’aggettivo “farneticante” non sia più appropriato al comportamento di Crosetto su questa vicenda, almeno fino a quando il ministro non ritirerà quello che ha detto e non chiederà scusa a Vannacci».
Alemanno coglie al volo l’assist fornito dal governo, che ha castigato il generale Vannacci per aver espresso opinioni: sui social, termometro del sentimento dell’elettorato, sta crescendo a dismisura l’ondata di sdegno dell’elettorato di destra per l’operato del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che viene sommerso dagli insulti ormai da giorni. Inoltre, il caso Vannacci ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’insoddisfazione di una parte dell’elettorato di destra nei confronti dell’esecutivo: «Il malcontento», spiega Alemanno alla Verità, «è diffuso, anche in Fratelli d’Italia, ma è bilanciato dal carisma di Giorgia Meloni, che per ora regge. È chiaro che vedere l’unico partito che è stato all’opposizione di Draghi portare avanti l’agenda Draghi, crea sconcerto. In politica estera risulta incomprensibile il totale appiattimento sulla linea ultra bellicista di Joe Biden, e manca attenzione alle classi sociali più deboli».
State per fondare un partito? «Vedremo», risponde Alemanno, «a breve prenderemo una decisione».
Al fianco di Alemanno troviamo, tra gli altri, Marcello Taglialatela, ex deputato di Fdi, ora leader dell’associazione Campo Sud che aderisce al Forum per l’indipendenza italiana: «A settembre», dice Taglialatela alla Verità, «il governo dovrà affrontare un problema spinoso che non appare essere ancora entrato nei suoi radar. All’aumento della benzina si sommeranno gli effetti di una inflazione che riguarda soprattutto i generi alimentari con particolare riguardo a frutta e verdura. In Francia questo problema è stato affrontato con un provvedimento che ha istituito un paniere di generi alimentari per i quali si è raggiunto un accordo con la grande distribuzione per un controllo dei prezzi. Sarebbe auspicabile», propone Taglialatela, «che un provvedimento analogo possa essere preso anche dal governo di centrodestra che nonostante le vacanze pugliesi del suo premier non sembra essersi accorto che i prodotti agricoli italiani costano più di quelli che provengono dall’estero. Ma la Meloni si è accorta che ananas e banane costano la metà di mele e pesche?». In sintesi, c’è chi non si rassegna alla scomparsa della Destra sociale: vedremo nelle prossime settimane se le componenti del Forum riusciranno a trovare una sintesi programmatica per dare vita a un partito di opposizione «da destra» al governo guidato da Giorgia Meloni.
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Il capo della Lega: «Sulla sessualità la penso diversamente, ma è inaccettabile che un testo finisca al rogo» Il generale: «Ora mi dedicherò alle presentazioni». La sinistra e Fi difendono Guido Crosetto: suo intervento giustoL’affondo dell’ex sindaco di Roma contro il ministro meloniano: chieda scusa all’ex comandante della Folgore, è stato offensivo. Un nuovo partito? A breve decideremo.Lo speciale contiene due articoliIl caso scaturito dalle opinioni espresse dal generale Roberto Vannacci nel suo libro Il mondo al contrario continua a infiammare il dibattito politico, con Matteo Salvini che ieri è tornato sulla vicenda: «Governo diviso su Vannacci? Il governo», argomenta Salvini, «sta pensando agli stipendi e alle pensioni degli italiani, al lavoro e alla ricchezza da creare, ma vorrei vivere in un Paese in cui ognuno è libero di leggere i libri che ritiene. Ritengo di essere libero di leggere il libro del generale, poi se su alcuni passaggi non sarò d’accordo lo dirò, perché si può essere d’accordo o non d’accordo. Per quello che riguarda ad esempio il dibattito su omosessuali ed eterosessuali», aggiunge il vicepremier e ministro delle Infrastrutture, «io credo che sia superato, per me ci sono uomini, donne, ragazzi e ragazze, quella sulla sessualità è una scelta personale, siamo in un paese libero, ognuno vive la sua vita privata come vuole. Detto questo», sottolinea ancora Salvini, «mi rifiuto di vivere in un Paese che mette all’indice Tizio o Caio perché quel libro non s’ha da leggere. Questo succede nei regimi, magari in Unione sovietica funzionava così, in Corea del Nord funziona così. Ma siamo in un Paese libero, in Europa, nel 2023. Se a uno non piace un libro non lo compra, se non è d’accordo lo contesta, ma il rogo lo facevano con la caccia alle streghe qualche secolo fa. Per fortuna».Il leader della Lega non si tira indietro di fronte alle domande dei cronisti, a margine della sua visita a San Marino: «Quando andavo al liceo leggevo i libri di Ernesto Che Guevara», racconta Salvini, «se uno a 50 anni ha voglia di leggere quello che scrive un generale della Folgore che ha fatto missioni in Iraq, Somalia, Afghanistan, salvando vite e rischiando la sua di vita, ritengo di essere libero di leggerlo, se poi ci saranno dei passaggi su cui non sarò d’accordo lo dirò». Salvini, ricordiamolo, due giorni ha avuto un colloquio cordiale con Vannacci, e le indiscrezioni sulla possibilità di una candidatura dello scrittore con le stellette nelle liste della Lega alle prossime Europee, prospettiva anticipata dalla Verità, si rincorrono vorticosamente. Il generale, da parte sua, sembra perfettamente a suo agio nel ruolo di corteggiato speciale, in termini politici, di questa estate 2023: «Oltre a Salvini», rivela Vannacci, «sono stato contattato da altri esponenti politici di cui non farò il nome, se vorranno renderlo pubblico lo faranno loro. Ho ricevuto tantissimi messaggi e manifestazioni di supporto. Non ho avuto alcun colloquio con il ministro Crosetto, il quale ha tutta l’autorità per criticarmi. Ho ricevuto diversi inviti per la presentazione del mio libro. Da Vipiteno a Lampedusa sono in tantissimi ad avermelo proposto, si tratta di associazioni, organizzazioni, di singoli privati e personaggi famosi. Non dico di aver accettato, le valuterò. L’inchiesta preliminare sul mio caso», precisa Vannacci, «è partita da uno o due giorni e una volta finita si vedrà se si configura l’ipotetica partenza dell’iter per un provvedimento disciplinare: sono un incursore e non mi arrendo alzando le mani, qualora ci fosse un provvedimento disciplinare rappresenterò le mie ragioni nelle sedi opportune». A proposito di Guido Crosetto, va registrato come in queste ore il ministro della Difesa sia difeso a spada tratta dalle opposizioni. «La posizione del ministro Crosetto su Vannacci è ineccepibile», dice Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, «ma preoccupa il silenzio della premier Meloni che ritiene di non dover difendere il proprio ministro. Non c’entra nulla con la libertà di pensiero offendere ebrei, donne, migranti, ambientalisti. Tutto ciò è contro la nostra Costituzione perché il generale è un pubblico ufficiale e deve servire il proprio Paese con disciplina e onore». «Crosetto ha ragione», scrive sui social il deputato di Più Europa Benedetto Della Vedova, «quando sottolinea che in questo caso non si tratta di difendere la libertà di espressione, il free speech, ma di altro. Vannacci è stato e continuerà ad essere libero di esprimersi avendo come unico limite la legalità, ma un generale è un servitore e un difensore della Repubblica». «Dire a uno», sottolinea il presidente del Pd, Stefano Bonaccini, «che non può assumere un incarico istituzionale di un certo tipo e di grande rilievo nel momento in cui dice che esistono le razze e che i gay non sono persone normali, perdonatemi ma ha fatto bene il ministro Crosetto». Durissimo l’attacco a Vannacci del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri: «Se uno ha un problema perché si ritiene accantonato all’Istituto geografico», dice Gasparri all’Adnkronos, «messo in un ruolo non centrale nella struttura militare, forse pensa: “Creo un bel casino estivo, stampa e giornali non sanno cosa scrivere ad agosto». Ma io non mi presto a questo casino. Ne ho visti tanti di questi personaggi anche nel mondo militare. Alcuni bravi, altri meno bravi. L’esperienza di vita mi ha fatto emettere questa sentenza», aggiunge Gasparri, «poi i fatti ci diranno come vanno le cose: molti di questi cercano il seggio, ma non lo trovano. Perché una cosa è candidarsi un’altra essere eletti». «Sono dalla parte del ministro Crosetto», commenta il leader di Italia viva Matteo Renzi, «è la discussione fra due tipi di destra, una sovranista e una più conservatrice, è in corso un regolamento di conti fra di loro, Crosetto è una persona perbene e a lui vanno il mio affetto e la mia solidarietà».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/salvini-rincara-non-siamo-in-corea-vannacci-contattato-da-altri-politici-2664270813.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="alemanno-alla-difesa-farneticano" data-post-id="2664270813" data-published-at="1692751674" data-use-pagination="False"> Alemanno: alla Difesa farneticano Il caso Vannucci è una occasione d’oro per il Forum dell’Indipendenza italiana, il coordinamento tra varie esperienze politiche e culturali il cui portavoce è Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, ex ministro e esponente storico di quella «Destra sociale» che è stata esperienza culturale e componente politica di grande rilevanza nel nostro Paese. «Il Forum dell’Indipendenza italiana», spiega Alemanno, «lancia una campagna sui social per chiedere se ad essere farneticante è il comportamento del generale Vannacci o quello del ministro Crosetto. Crosetto ha definito le idee di Vannacci come le farneticazioni personali di un generale in servizio, e ha aggiunto: “Il generale Vannacci ha espresso opinioni che screditano l’Esercito, la Difesa e la Costituzione. Salvo poi dire», aggiunge Alemanno, «che la questione è demandata agli organi disciplinari militari, come se lui con quello che ha scritto non abbia già pesantemente influito su questi organi. Per questo, basandoci sul significato di questa parola, siamo noi a chiedere al pubblico se l’aggettivo “farneticante” non sia più appropriato al comportamento di Crosetto su questa vicenda, almeno fino a quando il ministro non ritirerà quello che ha detto e non chiederà scusa a Vannacci». Alemanno coglie al volo l’assist fornito dal governo, che ha castigato il generale Vannacci per aver espresso opinioni: sui social, termometro del sentimento dell’elettorato, sta crescendo a dismisura l’ondata di sdegno dell’elettorato di destra per l’operato del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che viene sommerso dagli insulti ormai da giorni. Inoltre, il caso Vannacci ha scoperchiato il vaso di Pandora dell’insoddisfazione di una parte dell’elettorato di destra nei confronti dell’esecutivo: «Il malcontento», spiega Alemanno alla Verità, «è diffuso, anche in Fratelli d’Italia, ma è bilanciato dal carisma di Giorgia Meloni, che per ora regge. È chiaro che vedere l’unico partito che è stato all’opposizione di Draghi portare avanti l’agenda Draghi, crea sconcerto. In politica estera risulta incomprensibile il totale appiattimento sulla linea ultra bellicista di Joe Biden, e manca attenzione alle classi sociali più deboli». State per fondare un partito? «Vedremo», risponde Alemanno, «a breve prenderemo una decisione». Al fianco di Alemanno troviamo, tra gli altri, Marcello Taglialatela, ex deputato di Fdi, ora leader dell’associazione Campo Sud che aderisce al Forum per l’indipendenza italiana: «A settembre», dice Taglialatela alla Verità, «il governo dovrà affrontare un problema spinoso che non appare essere ancora entrato nei suoi radar. All’aumento della benzina si sommeranno gli effetti di una inflazione che riguarda soprattutto i generi alimentari con particolare riguardo a frutta e verdura. In Francia questo problema è stato affrontato con un provvedimento che ha istituito un paniere di generi alimentari per i quali si è raggiunto un accordo con la grande distribuzione per un controllo dei prezzi. Sarebbe auspicabile», propone Taglialatela, «che un provvedimento analogo possa essere preso anche dal governo di centrodestra che nonostante le vacanze pugliesi del suo premier non sembra essersi accorto che i prodotti agricoli italiani costano più di quelli che provengono dall’estero. Ma la Meloni si è accorta che ananas e banane costano la metà di mele e pesche?». In sintesi, c’è chi non si rassegna alla scomparsa della Destra sociale: vedremo nelle prossime settimane se le componenti del Forum riusciranno a trovare una sintesi programmatica per dare vita a un partito di opposizione «da destra» al governo guidato da Giorgia Meloni.
(Ansa)
Poche ore dopo, Donald Trump si è mostrato spazientito. «L’esercito iraniano è un disastro totale. Gran parte di esso, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: è stato completamente sconfitto», ha dichiarato su Truth, per poi aggiungere: «L’Iran è solo chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medio Oriente è morto! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora dovranno pagarne il prezzo». Non solo. Sempre ieri, il presidente americano ha elogiato il blocco navale imposto ai porti iraniani e, parlando con Fox News, è tornato a ventilare l’ipotesi di ordinare attacchi contro le infrastrutture civili della Repubblica islamica in caso di mancata intesa. A replicare all’inquilino della Casa Bianca è stato il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekarchi, secondo cui Teheran «non farà un passo indietro». Anche il presidente iraniano, Masoud Pezehskian, ha detto che la Repubblica islamica «rimarrà ferma» davanti alla pressione degli Stati Uniti.
Come che sia, Trump, al netto delle minacce, non ha chiuso la porta alla diplomazia. «Dovrebbero firmare l’accordo, è un buon accordo», ha affermato, sostenendo che la proposta in discussione sarebbe stata «completamente negoziata» e che impedirebbe a Teheran di «avere mai un’arma nucleare». «Vogliamo un accordo significativo, vogliamo un accordo che funzioni», ha continuato, per poi aggiungere: «Vedremo cosa succederà, ma ieri li abbiamo colpiti duramente e li colpiremo di nuovo duramente oggi... E vedremo cosa succederà con l’accordo. Eravamo davvero vicini all’accordo, ma continuano a prenderci in giro, continuano a farci fessi».
Il presidente americano ha anche detto che gli Stati Uniti stanno «prelevando milioni di barili di petrolio» dall’Iran. «Sono stati prelevati milioni di barili di petrolio ed è per questo che il prezzo è di 85-90 dollari al barile invece di 250 dollari», ha aggiunto. Nel frattempo, Centcom ha reso noto di aver aperto il fuoco e di aver messo fuori uso una petroliera, battente bandiera di Palau, che aveva cercato di forzare il blocco navale statunitense, trasportando greggio fuori dalla Repubblica islamica. In tutto questo, una fonte del governo israeliano ha riferito ieri al Times of Israel che Trump e Benjamin Netanyahu sarebbero «perfettamente coordinati» per quanto concerne gli ultimi attacchi all’Iran. Tuttavia, sempre ieri, il presidente americano ha definito l’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, un «ottimo amico»: parole che non è detto saranno gradite al premier israeliano, visti i pessimi rapporti di Gerusalemme con Ankara.
Ciò detto, al netto della tensione, ieri i negoziatori del Qatar si sono recati in Iran per cercare di mediare un accordo tra Washington e la Repubblica islamica. Ciò non ha comunque impedito al ministero degli Esteri di Doha di condannare gli attacchi sferrati dal regime khomeinista in Bahrein, Kuwait e Giordania, parlando di «flagrante violazione» della loro sovranità. Una posizione, quella del governo qatariota, di fatto condivisa anche dall’Arabia Saudita. Nel frattempo, la questione del nucleare iraniano sta tornando sotto i riflettori. Ieri, l’Aiea ha approvato una risoluzione, sostenuta dagli Stati Uniti, che invoca l’accesso ai siti atomici della Repubblica islamica. Un documento che è stato tuttavia bollato come «controproducente» dall’ambasciatore iraniano a Vienna, Reza Najafi. «Complica ulteriormente la situazione instabile, il cessate il fuoco precario e i negoziati ancora incompiuti tra Iran e Stati Uniti», ha aggiunto.
Insomma, la situazione complessiva si sta facendo sempre più traballante. Il processo diplomatico è ancora in piedi ma rischia seriamente di deragliare. Frattanto, l’Idf ha reso noto ieri di aver colpito vari obiettivi di Hezbollah nel Libano meridionale. Non dimentichiamo che la questione libanese si interseca con i negoziati tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha infatti subordinato il raggiungimento di un accordo con Washington alla conclusione degli attacchi israeliani nel Paese dei Cedri. Se da una parte ha necessità di raffrenare Netanyahu, Trump, dall’altra, ha bisogno di isolare i pasdaran: non è del resto un mistero che costoro stiano remando contro la diplomazia tra Stati Uniti e Iran. Il punto è che, sì, il presidente americano ha necessità di terminare il conflitto per abbassare il costo dell’energia. Al contempo, però, la linea dura delle Guardie della rivoluzione impedisce un allentamento della pressione statunitense: una pressione che, tra le sanzioni e il blocco navale, sta indebolendo significativamente il regime khomeinista sul fronte economico. Al contempo, è possibile che, negli Stati Uniti, i falchi, come il senatore repubblicano Lindsey Graham, cercheranno di spingere la Casa Bianca a riprendere la guerra con Teheran, tentando così di isolare il vicepresidente statunitense J.D. Vance, che è da sempre maggiormente propenso alla soluzione diplomatica.
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Imagoeconomica
Ovviamente è giusto che un espatriato, seppure di cittadinanza italiana, sia chiamato a pagare nel caso riceva assistenza medica a carico del servizio pubblico. Infatti, se risiede all’estero le tasse le paga nel Paese in cui vive e dunque non può pretendere di godere dei vantaggi di un welfare che i contribuenti mantengono in piedi versando ogni anno migliaia di euro di imposte. Tuttavia, ciò che è giusto in linea di principio poi si scontra con la pratica e, paradossalmente, diventa una discriminazione nei confronti di persone che per lunghi anni sono vissute in Italia e con le loro tasse hanno contribuito a far crescere Pil e servizi. Già, perché agli stranieri senza permesso di soggiorno le cure sono comunque garantite, a prescindere dal reddito e dalla residenza. In teoria, uno straniero può addirittura trasferirsi in Italia proprio per essere curato nei nostri ospedali e nel momento in cui dimostra di non avere soldi può ricevere un’assistenza gratuita a carico del servizio sanitario nazionale.
Quante volte è capitato di trovare i corridoi del Pronto soccorso affollati da clandestini che per di più pretendono di essere curati rapidamente, nonostante i malesseri lamentati non siano da codice rosso? Credo che la fila di stranieri sia capitata a tutti, in quanto spesso gli extracomunitari scambiano il Pronto soccorso per la guardia medica o, addirittura, per il dottore di famiglia e dunque se ne avvalgono anche quando hanno una banale influenza. Beh, sappiate che gli immigrati senza permesso ricevono le cure a spese nostre, anche se non hanno una residenza in Italia e non sono in grado di esibire una carta di credito per pagare ticket o medicinali. Requisiti che invece sono richiesti agli italiani che hanno traslocato fuori dai confini nazionali.
Vi sembra incredibile? Eppure, è così e a ribadirlo, recentemente, è stata la stessa Corte costituzionale. I giudici della legge, hanno stabilito con una sentenza che anche in assenza di un permesso di soggiorno regolare, lo straniero con una invalidità non possa essere chiamato a pagare. Disposizione bizzarra, soprattutto nel momento in cui uno straniero con regolare permesso di soggiorno è tenuto a contribuire al pari degli italiani.
La discriminazione è evidente. Perché è pur vero che centinaia di pensionati si trasferiscono all’estero per godere dei benefici di una tassazione favorevole, ma è altrettanto certo che molti di costoro hanno pagato tasse e contributi per una vita e dunque, anche se espatriati, hanno più titolo per essere curati di un clandestino. Poi c’è il caso dei molti giovani costretti a emigrare, per ragioni di studio o di lavoro. Anche per loro fare le valigie significa sobbarcarsi, nel caso ne abbiano bisogno, del pagamento delle spese mediche in Italia, soprattutto se non sono in grado di dimostrare di essere indigenti.
Obblighi da cui sono invece esentati i migranti, i quali proprio in virtù delle loro condizioni hanno diritto all’assistenza gratuita. Come per altro possono ottenere aiuti per le bollette, corsie preferenziali per gli alloggi pubblici e, qualora abbiano figli minori, pure negli asili. Insomma, è il mondo al contrario, dove lo slogan «Prima gli italiani» è stato trasformato in «Prima gli stranieri».
Con buona pace di quell’altro principio costituzionale che dovrebbe garantire a tutti parità di trattamento.
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Getty Images
La formano, oltre ai sindacalisti e ai partigiani Nonna Roma, Arci e «oltre trenta realtà associative antifasciste». Nel testo esprimono «la più netta contrarietà e preoccupazione in merito alla manifestazione annunciata per il 13 giugno a Roma sulla cosiddetta remigrazione, una proposta razzista e xenofoba, in aperto contrasto con i valori della Costituzione, con i principi fondamentali della democrazia e con la natura antifascista della nostra Repubblica. Riteniamo estremamente grave», dicono Cgil e soci, «che nella Capitale d’Italia possano trovare spazio soggetti che diffondono e promuovono il rimpatrio forzato delle persone straniere nei Paesi di provenienza, riproponendo nei fatti ideologie fondate sulla superiorità razziale, sull’esclusione e sull’odio, che richiamano le pagine più oscure e vergognose della storia italiana. Roma è una città multiculturale per storia e per tradizione, da sempre attraversata dall’intreccio di popoli, culture e differenze. È inoltre Città Medaglia d’Oro per la Resistenza. Proprio per questo, lo svolgimento di una manifestazione che intende richiamarsi a una nuova marcia su Roma appare ancora più inaccettabile e provocatorio, perché colpisce direttamente l’identità democratica, antifascista e inclusiva della città».
Insomma, Anpi e sindacato ritengono che «le istituzioni abbiano il dovere di dare un segnale netto, a difesa della convivenza civile, della dignità delle persone e dei principi democratici su cui si fonda la nostra Repubblica». In nome dell’antifascismo e della democrazia, i progressisti pretendono che sindaco e prefetto di Roma intervengano «nei rispettivi ambiti di competenza, affinché venga impedito lo svolgimento di questa manifestazione e di ogni altra iniziativa fondata sull’odio razziale, sulla discriminazione e sulla negazione dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione».
La solfa la conosciamo, è la stessa di sempre: se non sei d’accordo con loro, devi essere ridotto al silenzio. Ci sarebbe perfino da ignorarli, se questi continui appelli alla cancellazione delle idee divergenti non avessero ogni volta un effetto. Di solito infatti funziona così: viene annunciata una manifestazione di destra, Anpi e compagni fanno caciara, si alza il polverone e le autorità decidono di spostare la manifestazione per «ragioni di ordine pubblico». È accaduto di recente a Bologna, dove l’evento sulla remigrazione è stato confinato in periferia, perdendo ovviamente appeal. Ma anche qualora il programma non cambi il danno c’è ugualmente: qualcuno che magari avrebbe voluto presentarsi in piazza potrebbe rimanere a casa per evitare problemi. Già, perché non solo i simpatici antifa hanno chiesto la censura. Esattamente come accaduto a Milano in occasione di una manifestazione della Lega, Cgil, Anpi e altri hanno convocato un contro corteo, con tanto di locandina disegnata da Zerocalcare, antifascista di professione al servizio di Netflix.
In pratica i nostri eroi protestano contro altri cittadini che protestano. Fantastico, democrazia in purezza. Come spesso accade, poi, alla contro manifestazione della Cgil se ne affiancherà un’altra organizzata da Potere al popolo e affini. Vecchia tecnica: partigiani, sindacato e sinistra di palazzo forniscono la copertura istituzionale. Poi arrivano gli antagonisti a fare il lavoro sporco. Qualora ci fossero disordini, ovviamente, darebbero tutti la colpa alla destra.
È un sistema patetico, che tuttavia porta ancora qualche risultato. Ha addirittura un piccolo aspetto di utilità: mostra cioè quale sia la funzione esclusiva di Cgil e Anpi. E fa riflettere sul ruolo del sindacato: continua da anni a chiedere frontiere aperte e accoglienza, poi però frigna e si sbraccia se i caporali pakistani bruciano vivi quattro connazionali schiavi. Forse se perdessero meno tempo a chiedere di tappare la bocca agli altri e si occupassero con più serietà dei diritti dei lavoratori oggi saremmo in una situazione diversa e non ci sarebbe bisogno di chiedere la remigrazione.
Quello che Cgil e sinistra tutta non capiscono è che la remigrazione è semplicemente la soluzione più umana e pacifica a un problema che potrebbe provocare ben altre reazioni. Basti guardare che cosa accade nel Regno Unito. Dopo un rifugiato ha cercato di sgozzare un uomo in Irlanda del Nord, a Belfast sono esplose manifestazioni piuttosto ruvide. Altre si sono viste in Inghilterra, anzi si vedono ormai da un paio di anni almeno. Finora i governi d’Albione hanno duramente represso ogni protesta, arrivando a incarcerare perfino chi osava pubblicare commenti online a supporto dei cortei. Il premier britannico Starmer non sembra avere cambiato atteggiamento: ieri ha condannato con durezza i disordini di Belfast. Ebbene, la Cgil (più in piccolo) e Starmer fanno le stesse cose: ostacolano e biasimano chi protesta, e intanto alimentano il caos migratorio. Tacciono di fronte a delitti, stupri e disagi, ma strepitano contro il fascismo immaginario.
Proprio l’Irlanda però dovrebbe offrire una importante lezione. A forza di comprimere il malcontento, a forza di censurare, prima o poi si ottiene una deflagrazione. La remigrazione è l’unico modo per evitarla.
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Il sindaco di Genova Ilaria Salis (Ansa)
Titolo: «Il vero anno della giunta Salis». Con una precisazione che ha tutta l’aria di una stilettata: «Per i giornalisti accesso libero e domande libere». È il cuore dello scontro politico su una città in preda ad aggressioni, risse, accoltellamenti, degrado, bivacchi, paura nei quartieri centrali e polemiche sulla sicurezza. Il centrodestra genovese vuole mettere in fila tutto. E la conferenza arriva dopo una giornata pesantissima in Consiglio comunale. L’opposizione aveva chiesto alla sindaca di scusarsi per gli insulti rivolti alla minoranza. Salis, in quel momento, non era tra i banchi. Al suo rientro è stata nuovamente sollecitata a chiedere scusa. Non lo ha fatto. Poi, a fine seduta, ha dichiarato pubblicamente di essere rientrata in un’aula vuota.
Ma secondo i gruppi di opposizione quella ricostruzione sarebbe stata smentita dalle riprese ufficiali del Consiglio comunale. In aula, sostengono, erano presenti consiglieri di entrambi gli schieramenti. «Salis non si permetta più di parlare di trasparenza, perché è chiaro ed evidente che si tratta di un concetto a lei sconosciuto e che non le appartiene». La nota a firma dei capigruppo dell’opposizione, Alessandra Bianchi per Fratelli d’Italia, Paola Bordilli per la Lega, Pietro Piciocchi per Vince Genova, Ilaria Cavo (più votata in Consiglio comunale e parlamentare) per Orgoglio Genova-Noi moderati, Mario Mascia per Forza Italia e Sergio Gambino per il Gruppo misto, rende l’idea del clima.
Ma il vero fronte resta la sicurezza. Nelle stesse ore dello scontro politico a Palazzo Tursi, Genova era già dentro una nuova sequenza di cronaca. Martedì mattina, in poche ore, un uomo è finito accoltellato in vico delle Vigne dopo una spedizione punitiva a casa di tre algerini arrivati da poco in città, una quattordicenne, sulla Darsena, si è beccata un pugno in pieno volto da una ragazza che voleva rapinarla del cellulare, dei turisti hanno dovuto schivare un lancio di bottiglie scagliate da spacciatori e una lite tra due senza tetto finita a bastonate.
In Consiglio comunale era esploso sul tema sicurezza dopo il delitto di Pietro Alberto Paolo Signor ai giardini di villetta Di Negro. «Non fate gli avvoltoi su quello che è un problema endemico del Paese, l’assassino di Signor avrebbe dovuto essere rimpatriato quattro anni fa, dall’inizio del 2026 la polizia locale ha fermato 35 irregolari, sapete quanti ne sono stati rimpatriati? Zero», aveva attaccato Salis rivolgendosi al centrodestra. Una frase che, nel tentativo di scaricare sul governo il problema dei rimpatri, finisce però per certificare un dato politico: 35 irregolari fermati e nessun rimpatrio. Il tema torna anche nell’interrogazione presentata in aula dal consigliere di Fratelli d’Italia Valeriano Vacalebre sulla situazione di piazza Brignole e dei giardini vicini a via Galata. Secondo quanto riferito dal consigliere, i residenti denunciano frequentazioni problematiche soprattutto nelle ore serali e notturne, bivacchi, consumo di alcol, rifiuti lasciati ovunque e molestie ai passanti. Vacalebre sostiene che alcuni cittadini abbiano documentato tutto con fotografie e inviato ripetute segnalazioni alle forze dell’ordine e alla polizia locale. E riferisce anche che, secondo diverse testimonianze raccolte nella zona, tra le persone che gravitano negli assembramenti vi sarebbero minori non accompagnati provenienti da una struttura vicina. La sequenza, però, va avanti da mesi. Il 6 maggio Genova si sveglia con l’ennesima rissa nel centro storico, tra via Gramsci e ponte Parodi. Quattro stranieri senza fissa dimora e irregolari sul territorio si inseguono e si colpiscono a bottigliate poco prima dell’alba. Due i feriti.
Ma la sicurezza non è l’unico tema al centro del dibattito locale. Ieri è scoppiato il caso dei posti vip al concerto. Che, in una città già attraversata dalle polemiche, rischia di diventare il simbolo perfetto del modello Salis. La scena è questa: piazza della Vittoria trasformata nel grande palco dell’Rds Summer festival, migliaia di persone attese sotto il palco e un messaggio interno che comincia a circolare nelle chat della maggioranza. «Abbiamo riservato tre ingressi per ogni consigliere di maggioranza». Accesso garantito all’area privilegiata davanti al palco, quella blindata dalle transenne e normalmente riservata agli ospiti vip. Settantadue posti in totale. Tutti destinati ai consiglieri della maggioranza e ai loro accompagnatori. Mentre il resto della piazza resta al di là dalle transenne. Il messaggio, che invita i consiglieri a ritirare «tassativamente» i biglietti al sesto piano di Palazzo Tursi, dettaglia persino la logistica dell’operazione: i ticket arriveranno venerdì mattina e dovranno essere ritirati durante la giornata. La sindaca salirà sul palco alle 21 per il saluto istituzionale. Politicamente è benzina. Perché l’immagine che passa è questa: la piazza è pubblica, ma la prima fila no. Da una parte i cittadini compressi dietro le barriere. Dall’altra gli amministratori con pass privilegiato sotto il palco. Mentre Genova discute di aggressioni e degrado, a Palazzo Tursi si organizzano gli ingressi vip per il concerto.
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