Faceva sobbalzare dalla sedia, poi, l’intervista alla Stampa di Drew Weissman, premio Nobel, insieme a Katalin Karikó, per la scoperta dei vaccini contro il Sars-Cov-2. L’immunologo ha annunciato che quelli per il virus dei ratti saranno «accessibili» entro «nove o dieci mesi». Gli scienziati sono all’opera tipo folletti di Babbo Natale: «Stiamo lavorando su tutti i virus potenzialmente responsabili di pandemie», ha raccontato Weissman. Che ha aggiunto: «Anche con il Covid li avevamo pronti già da prima». «Già da prima»? Probabilmente, l’esperto si riferiva alla flessibilità della tecnologia a mRna: si prepara una «libreria» di genomi virali e dopo la sia adatta al ceppo da combattere. Nature, d’altronde, ha scritto che le indagini su un rimedio per l’Hantavirus sono iniziate trent’anni fa. È questione di soldi. Bisogna «mettere a disposizione fondi», ha tuonato Weissman. Il Matilda De Angelis della virologia ce l’ha con il ministro della Salute americano, Robert Kennedy jr, diventato no vax perché «ha un passato da avvocato e ha fatto i soldi attaccando le compagnie farmaceutiche». Esisterà chi fa i soldi lavorando per loro?
La panacea non è ancora sul mercato, eppure la giostra delle siringhe ha ripreso a girare: anche il Corriere della Sera, ieri, sottolineava che «sarebbe possibile mettere a punto un vaccino», rigorosamente «a mRna». E sul giornale di via Solferino sono ricomparsi i malati sani: gli asintomatici. I quali, però, dovrebbero avere «una bassa carica virale e quindi una scarsa o nulla capacità di trasmissione».
Ancora più audace è stato Quotidiano Sanità. Appoggiandosi a un articolo argentino uscito sul New England Journal of Medicine, che ha documentato «un focolaio con superdiffusori e aerosol come possibile via di infezione», la testata ha riesumato un altro feticcio dei gloriosi anni di Roberto Speranza: «Il principio di precauzione imporrebbe l’uso di mascherine». Basta non siano cinesi...
L’odissea della crociera infetta ha svegliato dal letargo pure Massimo Galli. Il medico con l’eskimo, come il collega statunitense, ha contestato l’amministrazione Usa, rea di aver sospeso i finanziamenti alla rete che analizzava i patogeni con potenziale pandemico: «Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli Hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni». A Donald Trump avranno fischiato le orecchie: «La situazione è, speriamo, sotto controllo», ha detto ieri. Il tycoon aveva voluto il divorzio dall’Organizzazione mondiale della sanità. E, su questa strada, lo aveva seguito Javier Milei, presidente di quell’Argentina dove si sarebbero contagiati, mentre osservavano uccelli all’interno di una discarica di Ushuaia, nella Terra del Fuoco, i coniugi olandesi poi saliti sulla MV Hondius e deceduti per la malattia. Buenos Aires ha dichiarato che «prosegue la cooperazione internazionale senza rinunciare alla sovranità».
A proposito di Oms, tra i dottori teledipendenti c’è chi ne ha approfittato per rilanciare l’accordo pandemico, da cui l’Italia si è ritirata la scorsa estate: Matteo Bassetti ha chiesto al governo di tornare a sostenerlo. Per fortuna, la Conferenza Stato-Regioni ne ha appena approvato uno nazionale, che prevede di graduare le eventuali misure restrittive e che, per la somministrazione di medicinali, introduce il principio della «appropriatezza prescrittiva». Per quale motivo la vaccinazione dovrebbe essere la strategia migliore? Hantavirus colpisce migliaia di persone l’anno, sì; ma su miliardi di individui. E, secondo il nostro Istituto superiore di sanità, la sua incidenza è «diminuita negli ultimi decenni». Non avrebbe più senso concentrare le risorse sullo sviluppo di una terapia per i pochi che si ammalano?
Intanto, l’epidemia che non è un’epidemia e che - ha garantito Tedros Adhanom Ghebreyesus - non sarà una pandemia evolve come da previsioni. Il periodo d’incubazione è lungo e perciò, man mano, emergeranno nuovi positivi legati al focolaio originario. Ieri sono stati registrati due casi sospetti: un cittadino britannico che si trova sulla remota isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale; e una donna ricoverata ad Alicante, che era sull’aereo partito da Johannesburg, sul quale aveva provato a imbarcarsi la moglie del paziente zero, morta il giorno dopo. Lascerebbe ben sperare che sia risultata negativa la hostess di Klm, entrata in contatto con la signora in aeroporto.
Il Cile ha messo in isolamento preventivo due passeggeri provenienti dalla crociera. E la Spagna ha comunicato che chi sbarcherà dalla nave, attesa alle Canarie, sarà riportato nel proprio Paese di origine anche se presenta sintomi, purché non gravi. Madrid garantirà «la sicurezza del dispositivo di evacuazione e di rimpatrio». Le autorità dell’isola, tuttavia, hanno avvertito che, a causa delle avverse condizioni meteo, le operazioni dovranno svolgersi entro luendì.
L’Istituto superiore di sanità ha precisato che, nel nostro Paese, «non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione» e ha ricordato che «il virus non si trasmette facilmente», con buona pace degli studi sugli aerosol. Il ministero lo ha confermato: non c’è «una situazione di allarme». I nostalgici non si rassegneranno.