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2022-11-02
Roberto Ferri, suggestioni barocche in mostra a Bologna
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Curata dalla storica dell’arte Francesca Bogliolo, è una mostra di grande impatto visivo ed emotivo quella di Roberto Ferri (artista tarantino classe1978), una mostra a tinte forti, intrisa di suggestioni barocche e caravaggesche, di rimandi preraffaeliti , di pose plastiche e nudità care anche a LaChapelle. Ma con quell’originalità necessaria a fare di ogni artista un «unicum».
«Io guardo il mondo che vivo. Tutto ciò che osservo, che sogno, tutto ciò che mi da un’emozione…Ogni mio quadro lo sento come uno specchio interiore » ha dichiarato l’artista. Ed è questa la chiave di lettura delle sue opere: l’emozione. L’emozione dell’artista che crea e l’emozione dello spettatore che osserva, immerso in un percorso espositivo tra il sacro e il profano, visionario ed onirico, potente e seducente, a tratti provocatorio, in cui l’estremo realismo si sposa e si confonde con il simbolismo puro.
Eros, tinte fosche, corpi avvinghiati, nudi sensuali e languidi, drappi rossi, ori, creature alate, draghi, volti intensi e drammatici, rappresentano, per Ferri, l’allegoria delle pulsioni umane, la sublimazione delle tensioni dello spirito. Innegabile e fortissima, soprattutto in alcune opere (per esempio nel San Giovanni), l’influenza del Caravaggio. Ma un Caravaggio reinterpretato in chiave moderna, con una forza e un’attualità (basta guardare il quadro per capirlo) tutta «ferriana », che si sprigiona da ogni opera in mostra, dalle tele di grandi dimensioni soprattutto: ne Le delizie infrante, elaborata messa in scena di un conflitto interiore, così come in L'amore la morte e il sogno, indagine personificata degli estremi che reggono le fila della vita, quella vita che l’arte di Roberto Ferri rende in tutte le sue infinite e più misteriose sfumature.
Roberto Ferri, breve biografia
Nato a Taranto nel 1978, dopo la maturità artistica comincia a studiare pittura da autodidatta. Nel 1999 si trasferisce a Roma e dedica particolare attenzione allo studio dell’arte, soprattutto al periodo che va dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, concentrandosi in particolare sulla pittura caravaggesca e accademica di David Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre e Bouguereau.
Nel 2006 si laurea con lode in Scenografia presso l’Accademia di Belle arti di Roma. Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia e nel corso degli anni espone presso importanti istituzioni pubbliche e private, in Italia e all’estero.
Le sue opere si trovano all’interno di importanti collezioni internazionali, fra cui il Castello Picasso e Dora Maar di Menerbes in Provenza.
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È la fastosa cornice di Palazzo Pallavicini ad accogliere, sino al 12 marzo 2023, ben 60 opere di Roberto Ferri, interessante artista figurativo contemporaneo che ha fatto propria, reinterpretandola in modo originale, la tradizione rinascimentale e barocca, con uno sguardo particolare al Caravaggio e alla sua scuola.Curata dalla storica dell’arte Francesca Bogliolo, è una mostra di grande impatto visivo ed emotivo quella di Roberto Ferri (artista tarantino classe1978), una mostra a tinte forti, intrisa di suggestioni barocche e caravaggesche, di rimandi preraffaeliti , di pose plastiche e nudità care anche a LaChapelle. Ma con quell’originalità necessaria a fare di ogni artista un «unicum». «Io guardo il mondo che vivo. Tutto ciò che osservo, che sogno, tutto ciò che mi da un’emozione…Ogni mio quadro lo sento come uno specchio interiore » ha dichiarato l’artista. Ed è questa la chiave di lettura delle sue opere: l’emozione. L’emozione dell’artista che crea e l’emozione dello spettatore che osserva, immerso in un percorso espositivo tra il sacro e il profano, visionario ed onirico, potente e seducente, a tratti provocatorio, in cui l’estremo realismo si sposa e si confonde con il simbolismo puro. Eros, tinte fosche, corpi avvinghiati, nudi sensuali e languidi, drappi rossi, ori, creature alate, draghi, volti intensi e drammatici, rappresentano, per Ferri, l’allegoria delle pulsioni umane, la sublimazione delle tensioni dello spirito. Innegabile e fortissima, soprattutto in alcune opere (per esempio nel San Giovanni), l’influenza del Caravaggio. Ma un Caravaggio reinterpretato in chiave moderna, con una forza e un’attualità (basta guardare il quadro per capirlo) tutta «ferriana », che si sprigiona da ogni opera in mostra, dalle tele di grandi dimensioni soprattutto: ne Le delizie infrante, elaborata messa in scena di un conflitto interiore, così come in L'amore la morte e il sogno, indagine personificata degli estremi che reggono le fila della vita, quella vita che l’arte di Roberto Ferri rende in tutte le sue infinite e più misteriose sfumature.Roberto Ferri, breve biografiaNato a Taranto nel 1978, dopo la maturità artistica comincia a studiare pittura da autodidatta. Nel 1999 si trasferisce a Roma e dedica particolare attenzione allo studio dell’arte, soprattutto al periodo che va dall’inizio del Cinquecento alla fine dell’Ottocento, concentrandosi in particolare sulla pittura caravaggesca e accademica di David Ingres, Girodet, Géricault, Gleyre e Bouguereau.Nel 2006 si laurea con lode in Scenografia presso l’Accademia di Belle arti di Roma. Nel 2011 partecipa alla 54° Biennale di Venezia e nel corso degli anni espone presso importanti istituzioni pubbliche e private, in Italia e all’estero. Le sue opere si trovano all’interno di importanti collezioni internazionali, fra cui il Castello Picasso e Dora Maar di Menerbes in Provenza.
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Stavolta l’allarme è assai più serio di quanto accaduto con la «infection boat», la nave da crociera Hondius arrivata ieri nel porto di Rotterdam e dove a bordo si era sviluppato il focolaio di Hantavirus. L’Oms, come si legge nel bollettino ufficiale, «ha dichiarato, il 17 maggio, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per l’epidemia di malattia da virus ebola causata dalla variante Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda».
Il focolaio si è sviluppato nella zona di confine tra Uganda e Sud Sudan, una delle aree più povere e depresse del mondo, ed è già passato in Congo dove questa è la diciassettesima epidemia di un virus insidiosissimo. Il governo congolese ha già preso misure di contenimento. Ma l’interrogativo che più preoccupa è: se si estende il contagio come contrastarlo? Questo ceppo di Ebola, scoperto nel 2007 anche se è lievemente meno letale con un’incidenza del 50% di mortalità rispetto alla variante Zaire che arriva fino al 90% di decessi, non ha nessun vaccino per contrastarlo né alcuna terapia: avvenuto il contagio si possono solo contenere gli effetti e sperare che il sistema immunitario faccia il suo lavoro. Questo però mette in evidenza come l’industria dei vaccini sia più attenta al mercato che alla salute. Anche nel caso dell’Hantavirus si è detto che in nove mesi si poteva arrivare al siero per contrastarlo, adottando come parametro i tempi per la puntura anti Covid. La verità è che l’Hantavirus è stato studiato e l’antidoto c’è, ma non è stato mai ultimato perché non ha mercato.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ammesso che ci sono «notevoli incertezze sul numero reale di persone infette e sulla diffusione geografica». Le cifre attestano 246 casi sospetti con 80 decessi sospetti e 8 casi confermati, oltre a due decessi in Uganda e a un focolaio di almeno 80 contagi in Sud Sudan. Secondo le autorità congolesi, i morti in realtà sarebbero 95 e i contagiati 400. A queste cifre va aggiunto quanto riferiscono i Cdc americani: sei operatori sanitari statunitensi esposti al contagio. Sempre i Centers for disease control and prevention di Atlanta, sia pure parlando di rischio basso per la popolazione statunitense, hanno attivato le procedure d’emergenza e per il rimpatrio dei sei contagiati hanno predisposto un primo trasferimento in una base militare in Germania. L’ambasciata Usa a Kinshasa ha contestualmente vietato i viaggi nella provincia dell’Ituri, l’epicentro del focolaio. Da quel che si è saputo la paziente zero sarebbe un’infermiera del Congo che ha accusato la malattia dal 24 aprile. Per stessa ammissione dell’Oms, essendo così rara al variante Bundibugyo, la ricerca scientifica ed economica si è concentrata quasi interamente sul ceppo Zaire di Ebola, per il quale ora esistono vaccini e farmaci efficaci, lasciando un vuoto di ricerca per questa specie. Tedros Adhanom Ghebreyesus ha anche precisato che «l’emergenza sanitaria internazionale è comunque uno dei livelli di allerta più alti, secondo solo alla pandemia». Come detto, al momento non ci sono cure. Gli unici provvedimenti terapeutici applicabili una volta che si manifestano i sintomi (febbre alta e forti dolori muscolari, vomito e diarrea, emorragie interne ed esterne) sono reidratazione aggressiva, supporto emodinamico e gestione dei sintomi con farmaci per il dolore, per la febbre e gli antiemetici. Il contagio avviene solo con contatti diretti con infetti, scambio di sangue e fluidi organici.
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