Resa delle Asl: i medici non si possono cacciare
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La Verità l’aveva spiegato: sospendere i non immuni significava svuotare le corsie.

Il 70% dei camici bianchi non vaccinati sarebbe ancora al lavoro, secondo la Federazione nazionale ordini dei medici (Fnomceo). Si tratta di 1.000 dottori, su 1.500 che non si sono fatti l’iniezione anti Covid e che, in base al dl 44 convertito in legge lo scorso 1° giugno, dovrebbero essere sospesi, a casa senza stipendio. Non sono stati «cacciati» da corsie di ospedali o ambulatori, si sono accorti ieri i giornaloni. La Verità l’aveva anticipato tre mesi fa: le aziende sanitarie avrebbero avuto molti problemi a sostituire i medici refrattari all’obbligo. Non è affatto facile rimpiazzare i «disobbedienti», saranno pure una «minoranza» come li ha definiti Giovanni Migliore, presidente di Fiaso, la Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere, ma le Regioni hanno il loro bel daffare a tentare di convincerli, così pure nel trovare sostituti.

L’attenzione è concentrata sugli ospedali, però «mancano i dati relativi ai liberi professionisti, ai tecnici, ai fisioterapisti, agli psicologi, agli operatori socio sanitari e alle altre figure che operano negli ambienti sanitari» e non sono ancora vaccinati, sottolinea Verena De Angelis, presidente dell’ordine dei medici della provincia di Perugia.

E se vengono sospesi i medici di famiglia, chi si prende in carico i loro pazienti? L’allarme, lanciato a giugno dalla Verità, è oggi una realtà preoccupante: «Non meno di 150.000 persone troveranno gli ambulatori chiusi, a meno che non si corra ai ripari», affermava domenica Donato Monopoli, segretario generale di Fimmg Puglia, riferendosi al centinaio di medici di base non ancora vaccinati in quella regione. Correre ai ripari significa non sospendere i dottori, lasciandoli lavorare con la mascherina come hanno sempre fatto durante la prima ondata della pandemia, o limitarsi ad aprire procedimenti disciplinari come quelli che invoca Carlo Palermo, segretario nazionale dell’associazione medici dirigenti Anaao Assomed.

C’è poi il problema del personale sanitario vaccinato a gennaio e che avrebbe perso gran parte della protezione, quindi si deve preparare per la terza dose e sono probabili raffiche di ricorsi contro un obbligo a farsi l’iniezione a più riprese perché l’immunità è «scaduta». Nel frattempo continuano a lavorare anche se non vaccinati e si comprende perché «le varie Asl stanno facendo passare troppo tempo» a comunicare gli operatori non in regola con l’obbligo, come ha segnalato sul Tempo Antonio Magi, presidente dell’ordine dei medici di Roma, lamentando l’invio di una sola delibera di sospensione.

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