Voglio farvi una domanda facile. Mettiamo che domani vogliate istituire una commissione per valutare se sia giusto vaccinare i bambini e a capo del gruppo di esperti che dovranno emettere il verdetto mettiate Roberto Burioni, ovvero il guru dei vaccini. Secondo voi quale sarà il responso, considerando che la maggioranza degli addetti ai lavori guidata dal celebre virologo è favorevole alla vaccinazione?

So naturalmente che il paragone è azzardato e che in questo caso non si sta parlando di vaccini, ma di infrastrutture. Tuttavia, non so come la pensiate, ma per quanto mi riguarda, dopo aver visto che a capo della commissione costi-benefici della Tav era stato nominato il professor Marco Ponti, non ho avuto dubbi su come sarebbe andata a finire. Il docente prescelto era infatti noto per la sua contrarietà all’idea di scavare un buco nella montagna per farvi passare i treni ad alta velocità. In più di un’occasione ha ribadito di ritenere inutile l’opera, sostenendo che mai e poi mai sarebbe stato possibile ripagare l’investimento. Le sue parole erano portate in processione dagli attivisti della Tav tutte le volte che dovevano manifestare contro l’investimento. Dunque, che cosa ci si poteva aspettare dall’illustre docente in pensione? Che si rimangiasse anni di interventi a favore dello stop alle escavatrici? Pur essendo un docente del Politecnico specializzato in strade e ponti, a dispetto del cognome il professore è sempre stato cauto quando c’era da valutare cavalcavia e trafori. Dunque, una volta chiamato a dire ufficialmente la sua, non più dall’alto di una cattedra universitaria ancorché prestigiosa, ma dal podio di presidente di una commissione ministeriale, non poteva che tenere fede alle parole date, in coerenza con quello che aveva sempre detto.

Del resto, anticipando il verdetto, lo stesso Ponti in un’intervista di pochi giorni fa in cui si autodefiniva un «conta fagioli», già faceva intendere che le conclusioni della commissione costi-benefici sarebbero state contrarie alla realizzazione dell’opera. Pur senza dichiararlo ufficialmente il professore, infatti, lasciava capire che i numeri erano contro la validità economica del buco nella montagna, ma la decisione finale sarebbe toccata ai vertici politici. Fin qui lo si può capire e si può anche condividere. Il problema, semmai, sono i numeri che si accumulano per arrivare a questa conclusione e, soprattutto, la mancanza di qualsiasi visione strategica, che certo non compete a un tecnico, ma a chi governa. Che cosa intendo? Che se nei calcoli ci si mettono i vantaggi delle accise, cioè delle tasse che lo Staro incassa lasciando che centinaia di migliaia di macchine e camion corrano lungo le autostrade, sommati ai ricavi dei pedaggi autostradali (i cui gestori fino a ieri erano il grande nemico dei cinquestelle), è difficile far quadrare i conti. Sarebbe un po’ come sostenere che non si doveva fare l’alta velocità Milano-Napoli perché prima lo Stato ci guadagnava con i biglietti dell’Alitalia e pure con il kerosene bruciato dagli aerei. Che razza di calcoli sono quelli in cui si preferisce lasciare le cose come stanno perché altrimenti il beneficio per le famiglie si traduce in una perdita per chi governa? Ma se questo è il ragionamento degli scienziati dell’analisi costi-benefici, perché non interrompiamo del tutto il traffico merci? Bloccando i vagoni ferroviari carichi di materiali, si costringono le aziende a metterli sui Tir, con il risultato di aumentare il consumo di gasolio, e dunque assicurare allo Stato una montagna di soldi in accise, e guadagnare un pacco di bigliettoni con le tariffe autostradali. E poi, pensate un po’, se si devia il traffico merci dalla rotaia alla gomma si creano più ingorghi, dunque la gente rimane più a lungo in macchina e consuma più benzina.

Ovviamente l’elenco dei vantaggi nell’andare indietro con lo sviluppo anziché avanti potrebbe continuare, perché lasciare le cose come stanno per far spendere di più gli italiani e far incassare molto allo Stato è una politica che può avere anche altre applicazioni. Perché ricostruire il ponte di Genova? Deviate il traffico, così si allunga il percorso, la benzina consumata aumenta e pure gli incassi della società Autostrade. Pensate che bello. Lo Stato risparmia e non mette i soldi nella ricostruzione. Il saldo delle accise cresce e i pedaggi consentono ai padroni del vapore di guadagnare.

Si tratta dell’uovo di Colombo, che detto nella città della Lanterna fa pure un po’ ridere. Ma siccome noi non vogliamo ridere, ma rimanere seri, per favore, fatela finita con questa commedia del Sì Tav e No Tav: decidete di fare Sì Italia e di investire nel futuro. Che di solito va avanti, non indietro come si farebbe ritirando le ruspe che stanno scavando nella galleria.

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