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2022-07-18
Quarantotto ore nel Lazio
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Vista panoramica di Civita di Bagnoregio (iStock)
Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.
Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto.
Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica.
Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore.
La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita».
I borghi "fantasma" da non perdere
Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali.
Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.
Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.
La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio.
Le spiagge laziali bandiera blu
Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).
Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).
Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività.
I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma"
Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone.
Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.
L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.
Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio».
Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere il Lazio. A partire da Roma, arrivando fino alla costa prima di perdersi nelle vallate ricce di natura e storia.La regione è disseminata di piccoli borghi fantasma, arroccati sulle sommità di piccole rupi o protette da mura storiche mai crollate, tutti da scoprire. Sabaudia e le sue dune, Anzio, la riviera degli Etruschi. Sono tante le spiagge, dieci di queste hanno ottenuto il riconoscimento bandiera blu.Carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Tre piatti simbolo della cucina laziale di cui potrete scoprire tutti i segreti grazie ai corsi organizzati dalle "nonne di Roma".Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto. Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica. Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore. La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="i-borghi-fantasma-da-non-perdere" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I borghi "fantasma" da non perdere Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali. Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="le-spiagge-laziali-bandiera-blu" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> Le spiagge laziali bandiera blu Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-segreti-della-cucina-romana-con-le-nonne-di-roma" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma" Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone. Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio». Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
Un braccio di mare lungo 50 chilometri e largo massimo 26, da cui transita quasi il 12% del commercio mondiale marittimo di petrolio. È un passaggio che, sulla direttrice che porta al canale di Suez e quindi al Mediterraneo, insiste sul Mar Rosso già presidiato dalle navi Usa e dalla missione europea Aspides. Le quali si sono rivelate insufficienti a neutralizzare le doti offensive del nemico: tra il 2024 e il 2025, gli Huthi hanno affondato quattro imbarcazioni; intanto, la coalizione occidentale ha speso oltre un miliardo di dollari in testate antimissile e antiaeree. Il giudizio di Reuters, che ne ha scritto pochi giorni fa, è stato definitivo: si parla di proteggere Hormuz, ma il «tentativo simile» nel Mar Rosso «alla fine è fallito».
La nuova escalation del conflitto in Medio Oriente ci espone, in quanto italiani ed europei, anche sul piano militare. Inutile nascondersi: quando l’Ue e il nostro ministro degli Esteri, Antonio Tajani, hanno risposto all’appello di Donald Trump per il Golfo proponendo di rafforzare Aspides, lo hanno fatto anche per trarsi d’impaccio dalla polveriera di Hormuz. Ma ora la stessa tensione potrebbe riproporsi a Bab el-Mandeb. E noi ci siamo dentro fino al collo.
«Gli Huthi non hanno la capacità per bloccare lo Stretto come hanno fatto gli iraniani», spiega alla Verità il direttore di Analisi Difesa, Gianandrea Gaiani. Tuttavia, segnala il generale Marco Bartolini, «un’operazione che si svolge in mare chiuso, lungo costa, dove ci si trova costantemente sotto tiro, presenta difficoltà molto maggiori rispetto a una in mare aperto». I ribelli hanno a disposizione sciami di droni e missili da crociera in abbondanza. La nostra incognita riguarda proprio gli approvvigionamenti. Per rispondere agli attacchi dovremmo utilizzare, continua Gaiani, «cannoni con munizionamento antidrone e missili da difesa aerea». Pietro Batacchi, direttore di Rivista Italiana Difesa, sottolinea che, contro i velivoli senza pilota, abbiamo già usato, «con grande soddisfazione, il cannone da 76 millimetri, reso ancor più efficace dal munizionamento guidato. Tant’è che Leonardo ne ha prodotto anche una versione terrestre», oltre a quella per le navi. Tuttavia, avverte Gaiani, «noi abbiamo un problema di quantità. Già l’anno scorso, gli americani hanno provato a colpire depositi e infrastrutture degli Huthi, a differenza degli europei, che si limitavano ad abbattere le minacce sul mare. Ma persino gli statunitensi hanno finito i missili antiaerei sulle navi e, nonostante i raid, non hanno distrutto i depositi sotterranei degli Huthi. Per riuscire nell’intento, bisognerebbe avere molte navi, con molti missili e con molti proiettili; cosa che nessuno, oggi, ha».
Prima che si aprissero le ostilità con Teheran, gli Usa erano riusciti a raggiungere un accordo con i ribelli: voi non provate a colpire i natanti, noi smettiamo di colpire voi. Il punto è che, alla luce delle permanenti insidie, alle quali le compagnie assicurative hanno peraltro risposto prontamente, sospendendo in vari casi le polizze, molti mercantili hanno già smesso di avventurarsi nel Mar Rosso, preferendo circumnavigare l’Africa. Aggirare il pericolo, però, comporta un aggravio di costi indipendente dall’effettivo blocco manu militari di Bab el-Mandem. La minaccia di chiudere lo Stretto è essa stessa la chiusura dello Stretto.
Il nostro Paese, protagonista di alcuni interventi a protezione delle imbarcazioni civili, ha contribuito ad Aspides con i pezzi d’élite della Marina, tra cui i cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio e Andrea Doria e le fregate Virginio Fasan e Federico Martinengo. Roma svolge un ruolo da protagonista: la guida della missione, il 2 luglio 2025, era stata trasferita dal contrammiraglio greco Michail Pantouvakis al contrammiraglio italiano Andrea Quondamatteo; il comando tattico, invece, è in capo a un gruppo composto da otto Paesi membri e, lo scorso 14 marzo, a bordo della frega italiana Luigi Rizzo, che fungerà da quartier generale, è stato affidato al contrammiraglio friulano Milos Argenton. Il 23 febbraio, cinque giorni prima che Trump iniziasse a bersagliare l’Iran, l’Ue aveva prorogato Aspides fino al 28 febbraio 2027, stanziando altri 15 milioni. Poi, è arrivata la promessa di potenziarla con più navi e migliori capacità d’intercettazione dei vettori nemici. Sarebbe più difficile adattarne il mandato giuridico: Bruxelles si vanta di aver varato un’operazione puramente difensiva, che in quanto tale, però, non può rendere gli Huthi inoffensivi. Adesso, oltre ad aver subìto una guerra che non voleva, l’Europa potrebbe essere anche costretta a combatterla.
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Ilaria Salis con Angelo Bonelli (Ansa)
I fatti, per chi ha ancora la pazienza di frequentarli, dicono questo: le forze dell’ordine si presentano all’alba per un controllo preventivo, atto dovuto dopo una segnalazione internazionale. La polizia tedesca aveva emanato qualche settimana fa un alert nei confronti della Salis - il motivo non è noto - che è scattato in automatico nel momento in cui la signora ha presentato i documenti nell’albergo romano in cui ha soggiornato per partecipare alla manifestazione «No Kings» indetta dalle sinistre contro le guerre. In base ai trattati internazionali, l’Italia non poteva che aderire alla richiesta, insomma routine amministrativa, roba che capita a chiunque abbia un curriculum giudiziario «movimentato» all’estero. Ma per la Salis no. Per lei è «Stato di polizia», è il «regime della Meloni» che le bussa alla porta per intimidirla. Insomma, la solita cagnara.
Siamo alle solite: la sinistra ha bisogno di martiri come l’ossigeno e, se non ci sono, se li inventa. Non le è bastato farsi eleggere per sfuggire alle carceri ungheresi - operazione simpatia riuscita grazie alla complicità di chi scambia l’antifascismo militante con il diritto a spaccare teste -, ora pretende anche un’immunità speciale: quella dal buon senso. Secondo la narrazione di Avs, un’europarlamentare dovrebbe essere intoccabile, una sorta di divinità laica sopra ogni controllo, specialmente se quel controllo ricorda al mondo che il suo passato non è esattamente quello di una damigella di San Vincenzo.
La verità è che la Salis soffre di una forma acuta di narcisismo politico che, per altro, ha trasformato una banale richiesta di documenti in una «perquisizione» mai avvenuta (gli agenti sono rimasti sulla porta della camera). Ogni divisa è un nemico, ogni regola è un sopruso, ogni procedura è un attentato alla democrazia. Grida al regime mentre siede comodamente su uno scranno pagato dai contribuenti europei, gli stessi a cui chiede di ignorare le accuse pendenti a Budapest.
La questura ha chiarito subito: «atto dovuto». Ma per la «maestrina» e per i suoi sponsor, la chiarezza è un optional fastidioso. Meglio urlare alla dittatura, meglio alimentare il fuoco di una piazza che non aspetta altro che un pretesto per incendiare il clima. Cara Salis, rassegnati: farsi controllare i documenti non è una persecuzione politica, è la legge. Quella cosa che per voi vale solo quando colpisce gli avversari, ma che diventa «fascismo» quando osa bussare alla vostra porta.
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