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2022-07-18
Quarantotto ore nel Lazio
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Vista panoramica di Civita di Bagnoregio (iStock)
Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.
Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto.
Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica.
Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore.
La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita».
I borghi "fantasma" da non perdere
Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali.
Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.
Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.
La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio.
Le spiagge laziali bandiera blu
Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).
Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).
Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività.
I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma"
Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone.
Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.
L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.
Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio».
Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere il Lazio. A partire da Roma, arrivando fino alla costa prima di perdersi nelle vallate ricce di natura e storia.La regione è disseminata di piccoli borghi fantasma, arroccati sulle sommità di piccole rupi o protette da mura storiche mai crollate, tutti da scoprire. Sabaudia e le sue dune, Anzio, la riviera degli Etruschi. Sono tante le spiagge, dieci di queste hanno ottenuto il riconoscimento bandiera blu.Carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Tre piatti simbolo della cucina laziale di cui potrete scoprire tutti i segreti grazie ai corsi organizzati dalle "nonne di Roma".Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto. Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica. Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore. La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="i-borghi-fantasma-da-non-perdere" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I borghi "fantasma" da non perdere Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali. Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="le-spiagge-laziali-bandiera-blu" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> Le spiagge laziali bandiera blu Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-segreti-della-cucina-romana-con-le-nonne-di-roma" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma" Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone. Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio». Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
(Getty Images)
Il nodo ha un nome e un cognome: Sinochem. Primo azionista con il 37% del capitale, quota robusta, presenza ingombrante, nazionalità cinese. L’arrivo in Pirelli è datato 2015 quando ancora si chiamava ChemChina e l’Italia guardava a Pechino come al bancomat globale e non come al concorrente sistemico. Altri tempi. Oggi lo scenario è capovolto: l’alleato americano diffida, l’Unione europea prende appunti e Palazzo Chigi deve scegliere. In attesa, Pirelli continua a vendere negli Stati Uniti i suoi pneumatici «intelligenti», che servono a migliorare la precisione di guida con le informazioni che mandano a chi sta al volante. Ed è proprio qui che Washington ha messo il lucchetto: niente hardware e software riconducibili a interessi cinesi.
Pirelli senza cervello tecnologico non è più Pirelli.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti ben informate, i funzionari americani hanno fatto sapere a Roma che il tempo delle ambiguità è finito. Il governo italiano valuta. Valuta un nuovo intervento, valuta una stretta, valuta soprattutto quanto sia sostenibile tenere insieme tutto. Perché la partita non è solo industriale, è politica. Sinochem non è un’azienda qualsiasi. È un gruppo controllato dallo Stato cinese, figlio della fusione con ChemChina avvenuta nel 2021. Ogni mossa ha inevitabilmente un riflesso diplomatico.
Ed è qui che il gioco si fa delicato. Roma non vuole uno scontro con Pechino, ma non può permettersi di perdere Washington. Un equilibrio delicato, quasi da funamboli, mentre sotto c’è il vuoto del mercato globale. Il management di Pirelli ha provato a chiudere la questione in modo ordinato. Ha presentato opzioni, ha suggerito vie d’uscita, ha lasciato intendere che una cessione sarebbe la soluzione più indolore. Dall’altra parte, però, nessuna fretta. Per mesi. Poi qualcosa si è mosso. Sinochem ha incaricato Bnp Paribas di esplorare possibili opzioni di vendita. Un segnale. Non una resa, ma nemmeno un muro. Un modo per dire: ascoltiamo.
Ma il calendario non è elegante. Marzo incombe. E se non arriva un compromesso, il governo ha già pronto il copione dell’ultimo atto: sospensione dei diritti di voto. Il Golden power nella sua versione più muscolare. Quella che non toglie le azioni, ma toglie la voce. Adolfo Urso prova a raccontarla come una storia di dialogo ritrovato. Dice che è positivo che le parti siano tornate a parlarsi. Ricorda che l’Italia farà la sua parte per evitare l’esclusione di Pirelli dal mercato Usa. È il linguaggio necessario quando si cammina sulle uova, ma sotto quelle uova c’è già il brontolare della crepa.
Perché le tensioni tra Pirelli e Sinochem non nascono oggi. Esplodono quando l’azionista cinese tenta di rafforzare il controllo dopo la fusione, quando la governance diventa un campo minato, quando Marco Tronchetti Provera vice presidente esecutivo, lancia l’allarme sui rischi della presenza cinese.
Da lì parte l’intervento del 2023: limiti all’accesso alle informazioni, protezione della tecnologia, maggioranze qualificate blindate nel consiglio di amministrazione. Nell’aprile 2025 arriva lo strappo vero: Sinochem perde il controllo della governance. Un colpo secco, che aumenta la tensione e costringe il governo a un lavoro diplomatico sotterraneo per evitare l’incidente internazionale. L’indagine archiviata a settembre sulla China National Rubber Company è il classico ramoscello d’ulivo: non risolve, ma calma.
Perché il rischio non è teorico. È scritto nero su bianco: senza una soluzione, Pirelli è tagliata fuori dal mercato Usa. E nessun comunicato stampa, nessuna formula di compromesso lessicale, potrà compensare un colpo del genere. Alla fine, la questione è semplice quanto brutale: chi comanda davvero. Se l’azionariato resta cinese, Washington chiude la porta. Se Roma interviene, Pechino prende nota. Se si tergiversa, il mercato decide. Per questo Palazzo Chgi ha messo sul tavolo l’aut aut: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto utilizzando i poteri speciali del «golden power» . Non è una minaccia, è una constatazione. La geopolitica non fa sconti.
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Berlino durante il blackout del 3 gennaio 2026 (Ansa)
Decine di migliaia di case sono rimaste improvvisamente senza riscaldamento, Internet e telefono, a temperature sotto lo zero e di notte anche sotto i 10 gradi. Ma l’incendio doloso appiccato nel distretto di Steglitz-Zehlendorf è stato già rivendicato dal gruppo di estrema sinistra «Vulkangruppe», la cui denominazione è ispirata all’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajokull che nel 2010 ha disturbato il traffico aereo in Europa per settimane. «Stanotte abbiamo sabotato con successo la centrale a gas di Berlino-Lichterfelde», si legge nel documento. Gli autori definiscono l’azione un «atto di autodifesa e di solidarietà internazionale verso tutti coloro che proteggono la terra e la vita» nonché «un’azione orientata al bene comune».
«È stato un errore aver guardato per così tanti anni, unilateralmente, all’estremismo politico di destra (che ha criminalizzato il primo partito tedesco Afd, guidato da Alice Weidel, ndr) trascurando l’islamismo e l’estremismo di sinistra», ha dichiarato a Die Welt il ricercatore Hendrik Hansen. In effetti, secondo l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, dal 2011 gli incendi dolosi alle linee elettriche e alle infrastrutture pubbliche si sono moltiplicati, soprattutto a Berlino e Brandeburgo. Nel 2024, le autorità hanno contato undici sabotaggi criminali da quando il gruppo si è manifestato nel 2011, bruciando un ponte alla stazione di Berlino Ostkreuz. Nel marzo 2018, il distaccamento del «Vulkangruppe» a Berlino-Charlottenburg ha rivendicato un incendio doloso alle linee elettriche ad alta tensione. Circa 6.500 appartamenti e 400 aziende sono rimasti senza elettricità per ore, con danni per milioni di euro. Nel 2021, il «Vulkangruppe» ha appiccato un incendio doloso all’alimentazione elettrica dello stabilimento Tesla di Elon Musk a Grünheide. Lo stesso anno, Tesla ha subito altri atti di sabotaggio. Nel marzo 2024, un gruppo appartenente alla rete del Vulcano ha dato fuoco, sempre a Grünheide, a un grande palo dell’elettricità necessario all’approvvigionamento di Tesla: la produzione è stata interrotta per giorni a causa del sabotaggio. La Procura federale ha avviato indagini per sospetto terrorismo e l'Ufficio federale di polizia criminale ha anche indagato per sabotaggio incostituzionale. A maggio 2025, il gruppo ha confessato inoltre un incendio doloso a un impianto di trasformazione e a un impianto di tralicci radio a Berlino-Dahlem. Il messaggio di rivendicazione dell’attacco recitava: «Paralizza i quartieri delle ville. (...) Non possiamo più permetterci questi ricchi». Altri attacchi incendiari, non ultimi quello di febbraio 2025 ai cavi della ferrovia vicino a Tesla e quello di settembre 2025 all’alimentazione elettrica del parco tecnologico berlinese Adlershof, che ha coinvolto decine di migliaia di famiglie, non sono stati ufficialmente attribuiti al gruppo, nonostante le lettere di rivendicazione siano molto simili e riportino sempre la stessa firma degli «anarchici».
Hansen non circoscrive gli attacchi a Berlino: «Ovviamente abbiamo un problema nella capitale, dove si rifugiano gli anarchici. Ma abbiamo sempre più attacchi gravi in tutta la Germania». Lo studioso ha citato il gruppo radicale di sinistra «Angry Birds Kommando», che l’anno scorso ha rivendicato un attacco alla linea ferroviaria tra Duisburg e Düsseldorf. Anche a Monaco di Baviera, nel 2025 sono stati accesi diversi incendi. Pur non escludendo «collegamenti con la Russia», anche il portavoce del sindacato di polizia (GdP) Benjamin Jendro ha osservato una banalizzazione dell’estremismo di sinistra: «Nel nostro Paese lo abbiamo minimizzato per decenni».
Attivi e noti alle forze di sicurezza tedesche da molto tempo, la polizia li inquadra nell’ambiente degli anarchici della scena estremista di sinistra, orientata alla violenza. Nelle lettere di rivendicazione, i gruppi usano nomi diversi ma tutti ispirati a vulcani islandesi come Grimsvötn, Katla o Ok. I target dei gruppi sono quasi sempre i cavi delle linee ferroviarie, le torri radio, le linee dati e i mezzi di trasporto pubblici; l’obiettivo è mostrare la vulnerabilità delle infrastrutture di mobilità e comunicazione, disturbare l’ordine pubblico e causare gravi danni materiali. La matrice climatica è ostentata: il gruppo denuncia la «sete di energia» che distrugge le risorse naturali attraverso il riscaldamento globale. «Intere regioni stanno diventando inabitabili a causa del riscaldamento», dicono gli attivisti, «l’entità di questa devastazione è ignorata».
Gli autori del documento criticano particolarmente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, per il suo elevato fabbisogno energetico e i pericoli sociali che comporta, per poi chiosare: «Un giorno moriremo di sete e di fame seduti davanti agli schermi luminosi o ai dispositivi spenti».
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Il presidente del consiglio dà il via libera all’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più altri sei Paesi latinoamericani «associati» lo ha annunciato commentando: «Esprimo soddisfazione per la decisione della Commissione europea di modificare, come richiesto dall’Italia, la proposta di nuovo quadro finanziario pluriennale». La Von der Leyen è stata sicuramente indotta a mollare i cordoni della borsa dal blitz americano in Uruguay. Era desiderosa di riguadagnare almeno una finestra sul cortile di casa di Donald Trump per far vedere che l’Europa (forse) c’è e la firma dell’accordo col Mercosur è prevista per il 12 gennaio in Paraguay.
In una lettera inviata ieri alla presidente dell’Eurocamera Roberta Metsola (l’Europarlamento aveva bocciato i tagli alla Pac e l’abolizione, che comunque è confermata, del fondo per lo sviluppo rurale accorpato a quello di coesione) e al governo cipriota (ha la presidenza di turno dell’Europa) Ursula von der Leyen annuncia la disponibilità a utilizzare due terzi dei fondi accantonati per le spese non immediatamente disponibili nel bilancio 2028-2034 pari a circa 45 miliardi per aumentare gli stanziamenti per la Pac. In più vengono confermati altri 6,3 miliardi immediatamente attivabili.
Nulla però si dice sulla clausola di salvaguardia per i prodotti agricoli importati dal Sudamerica per quanto attiene pesticidi, salubrità e qualità paragonabili a quelli Ue. Su questo punto resta il no della Francia e la forte perplessità degli agricoltori italiani. Anche se il ministro per l’Agricoltura Francesco Lollobrigida in partenza per Bruxelles dove stamani si tiene - ospitata dalla Commissione - una sessione straordinaria di Agrifish, la riunione dei 27 ministri agricoli, proprio per sbloccare il sì al Mercosur, ha affermato: «La mossa della Von der Leyen è una bona notizia; non solo è stato annullato il taglio del 22% delle risorse destinate all’agricoltura per il periodo 2028-2034, ma la dotazione finanziaria è stata addirittura aumentata di 1 miliardo di euro». Forte perplessità su questi fondi aggiuntivi viene però dall’Istituto Jaques Delors che monitora i conti di Bruxelles.
A giudizio di Eulalia Rubio analista del centro studi «così si sta erodendo ancor prima di aver approvato il bilancio il fondo di riserva; utilizzare i soldi Ue per compensare i risultati degli accordi commerciali ha senso, ma se si vuole farlo bisogna creare uno strumento aggiuntivo, come è stato fatto dopo la Brexit, altrimenti i conti non tornano». La Francia comunque resta contraria al trattato. Gli agricoltori sono in marcia con i trattori verso Parigi. Fnsea e la Confederation Paysanne sono state ricevute ieri da Sébastien Lecornu, ma non sono soddisfatte. Il primo ministro e il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard hanno promesso per oggi un decreto per impedire l’importazione in Francia di prodotti agricoli sudamericani trattati con sostanze chimiche vietate in Europa. È di fatto la clausola di salvaguardia che anche l’Italia chiedeva all’Ue e che Parigi ha deciso di farsi da sola anche perché gli agricoltori transalpini restano mobilitati sia per la crisi della zootecnia derivante dall’epidemia di dermatite bollosa che sta decimando le mandrie sia per la minaccia della concorrenza derivante dall’accordo Ue-Mercosur.
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Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura nella conferenza stampa tenutasi a Bruxelles.