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2022-07-18
Quarantotto ore nel Lazio
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Vista panoramica di Civita di Bagnoregio (iStock)
Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.
Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto.
Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica.
Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore.
La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita».
I borghi "fantasma" da non perdere
Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali.
Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.
Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.
La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio.
Le spiagge laziali bandiera blu
Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).
Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).
Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività.
I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma"
Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone.
Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.
L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.
Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio».
Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere il Lazio. A partire da Roma, arrivando fino alla costa prima di perdersi nelle vallate ricce di natura e storia.La regione è disseminata di piccoli borghi fantasma, arroccati sulle sommità di piccole rupi o protette da mura storiche mai crollate, tutti da scoprire. Sabaudia e le sue dune, Anzio, la riviera degli Etruschi. Sono tante le spiagge, dieci di queste hanno ottenuto il riconoscimento bandiera blu.Carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Tre piatti simbolo della cucina laziale di cui potrete scoprire tutti i segreti grazie ai corsi organizzati dalle "nonne di Roma".Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto. Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica. Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore. La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="i-borghi-fantasma-da-non-perdere" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I borghi "fantasma" da non perdere Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali. Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="le-spiagge-laziali-bandiera-blu" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> Le spiagge laziali bandiera blu Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-segreti-della-cucina-romana-con-le-nonne-di-roma" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma" Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone. Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio». Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
Ecco #DimmiLaVerità del 25 maggio 2026. Con la nostra Flaminia Camilletti commentiamo i risultati elettorali e le ultime dichiarazioni di Vannacci.
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Dall’intelligenza artificiale ai microchip, fino alle restrizioni sui capitali americani: Pechino accelera verso l’autonomia tecnologica e risponde a Washington blindando startup e asset strategici.
Se si dovesse caratterizzare il confronto tra Stati Uniti e Cina in una frase, sarebbe senza dubbio una «corsa al primato tecnologico». Se fino a un decennio fa i ruoli delle due superpotenze erano ben delineati, con Washington leader dell’innovazione tecnologica e Pechino relegata al ruolo di inseguitrice, la situazione oggi è notevolmente cambiata. La corsa all’intelligenza artificiale, il quantum computing, le infrastrutture 6G, per finire con il settore dei microchip e delle terre rare, i campi di confronto tra Stati Uniti e Cina sono innumerevoli e il gap tra i due sempre più sottile; a rendere più ferrea la competizione c’è la convinzione, condivisa da entrambe le superpotenze, che il primato globale passi proprio dalla supremazia tecnologica.
Fino a qualche decennio fa non vi era dubbio che tale superiorità fosse saldamente nelle mani di Washington, la storia recente ci ha infatti abituato alle restrizioni di natura tecnologica imposte dagli Stati Uniti alla Cina; eppure gli ultimi tempi paiono aver segnato un radicale cambio di paradigma. A partire dallo scorso anno si sono fatti sempre più numerosi gli esempi in cui è stata Pechino ad agire per prima e a imporre divieti e restrizioni nel settore hi-tech. L’esempio più recente è quello relativo alla startup Manus AI, un’azienda di intelligenza artificiale fondata da ingegneri cinesi, che nel giugno 2025 aveva trasferito la propria sede legale a Singapore, pochi mesi dopo aver raccolto 75 milioni di dollari dal fondo americano Benchmark Capital.
L'obiettivo era presentarsi come un'azienda «pulita» agli occhi degli investitori americani, abbastanza distante da Pechino da poter essere acquisita da un colosso a stelle e strisce. Nel dicembre 2025, appena nove mesi dal suo lancio, Manus aveva infatti siglato un accordo di acquisizione con Meta (proprietaria di Whatsapp, Facebook e Instagram) per circa 2 miliardi di dollari. Un'operazione che sembrava il coronamento di una strategia brillante e che si è rivelata invece un boomerang. La Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma (NDRC), il massimo organo di pianificazione economica cinese, ha formalmente vietato l'acquisizione lo scorso aprile, ordinando alle parti di rescindere l'accordo. Il messaggio di Pechino era piuttosto chiaro: nessuna ricollocazione formale, per quanto ben orchestrata, avrebbe potuto sottrarre un'azienda strategica cinese al controllo dello Stato.
Le conseguenze del caso Manus non si sono limitate al solo blocco dell'acquisizione. Ad aprile 2026, i regolatori cinesi, tra cui la stessa NDRC, hanno ordinato ad alcune delle principali aziende IA del Paese (come Moonshot AI, StepFun e ByteDance) di rifiutare capitali di origine statunitense nei propri round di finanziamento, salvo esplicita approvazione governativa. Moonshot AI, impegnata in un possibile percorso verso la quotazione in borsa a Hong Kong, ha visto complicarsi drasticamente la propria pianificazione pre-IPO; mentre StepFun, sostenuta dal colosso tecnologico Tencent, ha ricevuto le stesse istruzioni.
Questo giro di vite sui capitali si inserisce però in una strategia più ampia di autonomia tecnologica, che Pechino sta costruendo sistematicamente da anni. Già a fine 2025, la Cyberspace Administration of China aveva emanato una direttiva con cui imponeva ai grandi gruppi tech nazionali di interrompere l'acquisto e l’implementazione dei chip Nvidia prodotti per il mercato cinese (ovvero depotenziati, come da restrizioni imposte dagli Stati Uniti), orientandosi verso soluzioni di produzione domestica. Il cerchio si è poi chiuso a dicembre, quando Pechino ha pubblicato la prima lista ufficiale di fornitori hardware IA approvati per il settore pubblico: un elenco che include esclusivamente giganti nazionali come Huawei, con la sua architettura di chip Ascend, e Cambricon, senza spazio alcuno per player stranieri.
Il risultato complessivo di questa escalation è la progressiva cristallizzazione di una nuova «cortina di ferro digitale». Il caso Manus rappresenta solo l'ultimo tassello di un mosaico fatto di veti incrociati, protezionismo tecnologico e nazionalizzazione degli asset strategici. Da un lato Washington restringe l'accesso ai chip avanzati e ai macchinari per costruirli; dall'altro Pechino risponde blindando le proprie startup e costruendo un ecosistema tecnologico autosufficiente e impermeabile. Il mercato globale della tecnologia si sta così frammentando in due blocchi contrapposti e sempre meno comunicanti.
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Domenica 24 maggio è stata una giornata particolare per gli artificieri del Genio dell’Esercito italiano. In tre diverse località italiane sono state fatte brillare tre bombe della Seconda guerra mondiale a Orbetello, Eboli e Livorno, tre centri pesantemente bersagliati a partire dai primi mesi del 1944, in quanto centri strategici situati lungo la linea difensiva Gustav.
Ad Orbetello, gli artificieri del reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore hanno disinnescato e brillato un ordigno di circa 215 kg, di cui 66 di tritolo, rinvenuto in un terreno nei pressi della strada statale Aurelia. Si trattava di una bomba largamente impiegata dagli Anglo-americani durante tutto il conflitto, denominata AN-M64 dall’Usaaf. Quell’ordigno, sganciato a poca distanza da quello che fu il quartier generale e «buen retiro» del maresciallo d’Italia Italo Balbo, fu verosimilmente sganciato nella tarda primavera del 1944 durante una serie di violente incursioni aeree sulla bassa Toscana, che avevano l’obiettivo di aprire la strada alle truppe di terra e di tagliare le comunicazioni ferroviarie e stradali ai tedeschi. I bombardamenti più violenti furono quelli del 28 aprile 1944 che causarono 40 vittime civili. Quel giorno i cacciabombardieri pesanti dell’82th Fighter Group dell’Usaf scortarono oltre 100 bombardieri pesanti decollati dalla Puglia ed appartenenti al 449th e 450th Bomb group che colpirono la zona di Orbetello fino a Porto Santo Stefano, tra cui la zona della strada Aurelia dove è stata ritrovata la bomba fatta brillare dagli specialisti del Reggimento Genio Ferrovieri di Castel Maggiore (Bologna). I militari hanno prima realizzato una struttura di protezione sul sito di ritrovamento, neutralizzando in seguito l'ordigno attraverso la rimozione del sistema di innesco con taglio idro-abrasivo a distanza di sicurezza, con la necessità di evacuare i residenti e interrompere il traffico sulla linea ferroviaria Roma-Pisa.
A Eboli, gli specialisti del 21° reggimento Genio Guastatori hanno distrutto in sicurezza una bomba d'aereo statunitense di tipo AN M30, rinvenuta all'interno di una cava. Si tratta di un ordigno di circa 45-50 Kg largamente utilizzato dagli Alleati. La Piana del Sele e l'area di Eboli sono state teatro di pesanti bombardamenti del 1943 durante l'Operazione «Avalanche», lo sbarco di Salerno. Durante i combattimenti dal 9 settembre al 1°ottobre 1943 nelle sole province di Salerno e Napoli furono sganciate più bombe dell’intera guerra d’Etiopia. Le bombe simili a quella ritrovata a Eboli erano spesso utilizzate da bombardieri medi, gli americani B-26 Marauder e B-25 Mitchell, che infierirono per tutta l’estate del 1943 sull’area del Sele, mentre il 4 e il 5 agosto un bombardamento notturno della Raf rase al suolo quasi l’80% dei fabbricati di Eboli. L’ordigno è stato trovato nei pressi del cimitero della confinante Battipaglia, lungo la statale 19.
Complicata l’operazione di bonifica di Livorno, dove gli artificieri del 2° reggimento Genio Pontieri di Piacenza hanno neutralizzato una granata d'artiglieria al fosforo del peso di circa 50 kg, trovata a circa 8 metri d'altezza su un macchinario di un impianto di recupero inerti e finita accidentalmente nel ciclo di lavorazione con il rischio elevato di contaminazione ed hanno così operato in quota per inertizzare la granata direttamente nella posizione in cui si trovava, collocandola in una cassa piena di terra imbevuta d'acqua, per poi calarla a terra mediante una piattaforma di lavoro elevabile e procedere alla combustione controllata del fosforo residuo. Le granate al fosforo ebbero largo impiego durante la Campagna d’Italia con scopi molteplici: per marcare un’obiettivo, per creare una cortina fumogena immediata o per bonificare aree nemiche tramite un’arma incendiaria con effetti devastanti sul corpo umano, date le temperature elevatissime raggiunte durante la combustione (tra gli 800 e i 1300°C).
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