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2022-07-18
Quarantotto ore nel Lazio
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Vista panoramica di Civita di Bagnoregio (iStock)
Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.
Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto.
Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica.
Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore.
La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita».
I borghi "fantasma" da non perdere
Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali.
Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.
Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.
La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio.
Le spiagge laziali bandiera blu
Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).
Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).
Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività.
I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma"
Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone.
Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.
L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.
Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio».
Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere il Lazio. A partire da Roma, arrivando fino alla costa prima di perdersi nelle vallate ricce di natura e storia.La regione è disseminata di piccoli borghi fantasma, arroccati sulle sommità di piccole rupi o protette da mura storiche mai crollate, tutti da scoprire. Sabaudia e le sue dune, Anzio, la riviera degli Etruschi. Sono tante le spiagge, dieci di queste hanno ottenuto il riconoscimento bandiera blu.Carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Tre piatti simbolo della cucina laziale di cui potrete scoprire tutti i segreti grazie ai corsi organizzati dalle "nonne di Roma".Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto. Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica. Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore. La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="i-borghi-fantasma-da-non-perdere" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I borghi "fantasma" da non perdere Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali. Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="le-spiagge-laziali-bandiera-blu" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> Le spiagge laziali bandiera blu Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-segreti-della-cucina-romana-con-le-nonne-di-roma" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma" Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone. Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio». Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
L’operazione odierna rappresenta la prosecuzione delle indagini economico-finanziarie condotte dal Nucleo PEF di Aosta, su delega e con il coordinamento della Procura della Repubblica, che avevano fatto emergere un articolato sistema di riciclaggio legato alla casa da gioco valdostana. Le indagini avevano inoltre portato al sequestro di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per un valore complessivo di circa 5 milioni di euro, nei confronti di oltre trenta persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tali condotte sarebbero state rese possibili anche dall’inerzia dell’amministratore e di altri dirigenti, che non avrebbero adottato un sistema organizzativo adeguato a prevenire la commissione dei reati contestati. In particolare, sarebbero emerse significative carenze nella struttura organizzativa dell’ente, unite a un atteggiamento sostanzialmente passivo che avrebbe favorito, nel tempo, il consolidarsi di fenomeni illeciti, soprattutto in materia di corruzione e riciclaggio.
I vertici del casinò, pur non risultando direttamente coinvolti nei reati contestati, avrebbero ignorato numerosi segnali d’allarme senza intervenire in modo concreto ed efficace, omettendo di adempiere agli obblighi di controllo e segnalazione previsti anche dalla normativa antiriciclaggio.
Secondo l’impostazione accusatoria, questa condotta configurerebbe la cosiddetta «colpa di organizzazione»: la società, infatti, pur essendosi formalmente dotata di procedure e modelli di prevenzione previsti dal Decreto Legislativo n. 231/2001, non ne avrebbe garantito un’effettiva applicazione.
Alla luce di queste criticità, il Tribunale della prevenzione ha disposto un’attività di «tutoraggio» affidata a due Amministratori giudiziari nominati dalla stessa Autorità. Per un periodo iniziale di un anno, i due professionisti eserciteranno specifici poteri di amministrazione con l’obiettivo di rimuovere le carenze emerse e rafforzare i sistemi di controllo interno.
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(Ansa)
Ma c’è poco da stare allegri. Quello che salterà in aria, infatti, sarà con buona probabilità il primo anticipo d’estate degli italiani, oltre all’importante pezzo di economia italiana che ruota attorno al turismo. E di tutto ciò dovremo ringraziare le Milizie rossoverdi, gli estremisti scioperaioli, i kamikaze della contestazione senza se e senza ma. Ma soprattutto senza senso.
Si comincia stasera alle 21 con uno sciopero di treni, bus e metropolitane che proseguirà fino alle 21 di domani. Ovviamente, come da consuetudine, di venerdì, così da garantire il weekend lunghissimo a chi protesta e rovinarlo a chi deve partire. Ottimo, no? Proprio alla vigilia di quello che è ritenuto da tutti gli operatori del settore uno dei weekend più importanti dell’anno, con il maggior numero di spostamenti, che cosa viene in mente ai sindacati Usi Cit, Cub, Sgb, Adl Varese, Si Cobas (ma, si badi bene, aderiscono anche Usi 1912, Sbm, Fisi, Fi-si)? Di certificare la propria esistenza in vita rompendo l’anima agli italiani. Certo: altrimenti chi si sarebbe mai accorto dell’esistenza di Sgb, Sbm e Adl Varese? Solo il rischio di rimanere con la valigia in mano in stazione davanti alla scritta «treno cancellato» ti fa considerare per un attimo l’esistenza di Usi Cit e Usi 1912, qualsiasi cosa essi siano. Per non dire della fondamentale differenza tra Fisi e Fi-si, su cui occorrerà un apposito trattato di storia del sindacato.
Eppure siamo qui a parlarne. Quindi hanno ottenuto il loro effetto: minacciare la serenità degli italiani che già attraversano un momento duro, tra guerra, benzina alle stelle, inflazioni e allarmismi vari. Perché togliere loro pure il sogno di tre giorni di svago? Il ritorno da mammà? Una passeggiata in montagna? La prima tintarella in spiaggia? Come se non bastasse, alla follia rossa Cub si aggiunge la follia verde degli ambientalisti, in questo caso austriaci, che nella giornata di sabato bloccheranno il Brennero dalle 11 alle 19, con gravi conseguenze sul traffico in Italia. La A22 resterà infatti chiusa da Vipiteno in su dalle 10.30 alle 20 e si prevedono ulteriori blocchi in caso di (probabilissimi) ingorghi. Tanto che il sindaco di Bolzano ha già di «limitare gli spostamenti e l’uso dell’auto privata». Meglio prendere il treno, ovvio. Ammesso che non sia ancora in sciopero.
Riassumendo, nei prossimi due giorni succederà questo:
1 si cercheranno di bloccare treni, bus e metro;
2 in ogni caso si creeranno disagi a chi usa i mezzi;
3 si paralizzerà sicuramente la A22, cioè una delle più importanti autostrade italiane;
4 si renderà off limits una delle zone a più alta intensità turistica, dall’Alto Adige fino a Verona;
5si renderà di fatto impossibile l’uso dell’automobile ai cittadini della zona;
6 si inviteranno i turisti a dirigersi altrove, dove il senno, almeno quello, non è andato in sciopero. E tutto questo perché? Qui viene il bello. Perché, è ovvio, il diritto di manifestare e di protestare è sacrosanto. Ma ci sarà pure un limite alla follia.
Cominciamo dagli ambientalisti. Protestano per l’inquinamento provocato dal traffico. E che fanno? Aumentano l’inquinamento provocato dal traffico. Grazie al loro blocco si creerà un maxi ingorgo transnazionale con effetti devastanti anche sull’ambiente, oltre che sull’economia. Non esiste un’altra forma di protesta? Possibile che le loro menti ecologiche non possano produrre qualcosa di meno dannoso per quell’ambiente che dicono di proteggere? E che non si rendano conto che, in un’Europa che fatica a stare in piedi, bloccare i commerci e il turismo in un modo così rozzo e brutale significa, di fatto, suicidarsi?
Ancor meglio però le motivazioni dello sciopero generale del trasporto di venerdì. Cito testualmente. L’astensione del lavoro viene proclamata «contro la guerra e l’aumento delle spese militari; contro lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà e il mancato adeguamento delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato; contro il genocidio in Palestina e la fornitura di armi a Israele; contro l’assenza di politiche sociali a cominciare dall’emergenza abitativa; contro politiche repressive dei diversi decreti Sicurezza; contro gli abusi della Commissione di garanzia, le delibere che restringono il diritto di sciopero e il tentativo di imbavagliare le lotte nel settore della logistica; contro l’assenza di politiche industriali capaci di affrontare le transizioni in corso; contro le morti sul lavoro». Per l’amore del cielo, tutto legittimo, si capisce: ma perché non metterci dentro anche la solidarietà con Cuba? E i bimbi nelle miniere in Sierra Leone?
Quando ero piccolo mia mamma mi insegnava: se vuoi ottenere qualcosa, chiedi una cosa per volta. Questi sindacalisti non hanno avuto una mamma? Come si fa a mettere insieme i decreti Sicurezza e il genocidio in Palestina, le politiche sulla casa e la guerra? E soprattutto: se si sa che non si riuscirà a ottenere nulla, perché bombardare il ponte degli italiani, insieme agli ambientalisti? Per il gusto di fare i guastafeste? Per vocazione tafazziana? O perché, a forza di bloccare treni e strade, gli si sono bloccati pure i cervelli?
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Perché lì siamo, agli incroci. L’energia è una «minaccia esistenziale», per dirla con Orsini, quindi vorremmo sapere che direzione intende prendere il governo Meloni ai seguenti incroci: 1) gas e petrolio russo, sì o no?; 2) se l’Europa fa melina su energia e burocrazia, l’Italia eserciterà il diritto di veto come pistola sul tavolo, sì o no?; 3) siamo disposti a bloccare le vendite di petrolio o suoi derivati fuori dall’Italia, sì o no?
Entriamo nello specifico, ricordando quello che Confindustria ha lasciato sull’agenda del premier (ma tu guarda se la Meloni deve pure fare il lavoro per conto di Urso, sul cui conto gli industriali ne hanno dette di tutti i colori, a ragione), in un quadro generale economico peggiorato negli ultimi dodici mesi, appesantito dalle guerre e da quella burocrazia «lunare» targata Ue. Negli ultimi tempi, su entrambe le questioni abbiamo ascoltato interventi netti, precisi e condivisibili da parte di Confindustria (con Orsini) e di Coldiretti (con Gesmundo), segno che l’Europa rischia di tenere tutti incollati nella sua stessa colla burocratica.
Chi fa impresa non può limitarsi a sognare l’Europa che verrà, ma deve fare i conti con quello che oggi passa il ricco convento di Bruxelles. Chi sta al governo, di contro, deve decidersi: se gli imprenditori hanno ragione nell’analisi, allora deve andare in Europa col coltello tra i denti anche a costo di svelare che il re è nudo; se invece ha paura di violare questo santuario, eviti finti annunci. La questione è troppo seria per concedersi alla manipolazione delle idee. È pura manipolazione, per esempio, la questione delle sanzioni sull’energia dalla Russia. Sono mesi che ci sorbiamo la morale sul fatto che non possiamo comprare energia da Putin per evitare di finanziare la sua guerra. Nel frattempo, la macchina delle forniture non si è mai fermata! E fa ridere che la propaganda anti Putin se la prenda ora con Buttafuoco ora con la coppia Pirlo-Materazzi o con i cantanti che tengono i concerti a Mosca. Nel mese di aprile, nella zona Ue abbiamo comprato 1,7 miliardi tra gas e petrolio: la parte del leone l’hanno fatta i francesi (la TotalEnergies è nell’azionariato di Novatek e di Yamal Lng, sebbene non riesca a riscuotere i dividendi) con acquisti di gnl per un valore di 413 milioni; poi l’Ungheria, che ha comprato gas e greggio per 380 milioni; il Belgio con 363 milioni di gas naturale; la Slovacchia con 228 milioni di gas e greggio; la Spagna con 181 milioni di gnl. Tutti accordi legali perché per tutto aprile 2026 erano ancora valide le importazioni basate su contratti a lungo termine. Ovviamente l’acquisto bulimico di gas e di petrolio nasce dalla necessità di affrontare le crisi di Hormuz e cripta i carichi di navi fantasma con carichi importanti che arrivano in Europa, Italia compresa. Allora perché continuiamo a far finta di nulla: c’è una retorica da difendere? Beh, è una retorica impregnata di ipocrisia visto che ovunque si sta comprando dai russi tutta l’energia possibile!
Questo è dunque uno di quegli incroci strategici: finora l’Europa ha finanziato Putin acquistando gas e petrolio forse persino più di quel che abbiamo girato all’Ucraina per difendersi. E comunque non si può pensare di sacrificare la crescita economica (l’industria italiana vale il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro) perché non vogliamo ammettere che abbiamo bisogno di energia; a meno che non si dica che hanno diritto di stare in piedi solo le industrie del comparto Difesa.
Secondo incrocio: dall’energia alla burocrazia, stupida, fanatica, «lunare» dell’Unione europea. Lo sentiamo dire da tempo ma i burocrati di Bruxelles scoppiano di salute. Del resto, che aspettarsi da una Europa che tiene in vita due Parlamenti (e mezzo) con un surplus di costi vergognoso? «L’Europa è sempre più necessaria, ma deve cambiare strada e marciare», ha spiegato il presidente di Confindustria Orsini senza tuttavia aggiungere che l’Europa non può bloccare la crescita, come accade con la tassa sulle emissioni (Ets). Capisco l’esigenza di Orsini di chiedere all’Europa di farsi mercato unico dell’energia, ma se in un mercato di squali (l’America fa affari con la Russia; la Cina ha comprato energia russa per 7,3 miliardi; l’India per 5 miliardi; la Turchia per 3 miliardi) l’Europa ci va come la Vispa Teresa allora stiamo freschi. Se l’energia è davvero una «minaccia esistenziale» - e lo è - occorrono decisioni, non giri di minuetto. Se l’Europa mostra la faccia dura con l’Italia (la seconda manifattura del Continente e l’ottava nel mondo, nonostante tutto), il governo minacci seriamente l’uso del potere di veto.
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Nel riquadro, la locandina del centro culturale «Islam è Luce» di Udine (iStock)
Invece quell’annuncio risulta sorprendente, anche perché il supporto carcerario è compreso all’interno di un pacchetto che prevede «insegnamenti sull’Islam, dialogo interreligioso, madrassa (la scuola islamica per bambini), memorizzazione del Corano, 5 salat (le preghiere quotidiane), l’appello all’Islam, consigli matrimoniali, l’accompagnamento di extracomunitari in questura, in Comune, all’Asl e ai colloqui di lavoro in caso di problemi». Segue numero di telefono.
Il patronato alternativo è il core business dell’associazione «Islam è luce», che nel «nome di Allah il misericordioso e compassionevole» si è installata nel quartiere della stazione di Udine, zona semicentrale afflitta da degrado e spaccio, con numerosi profughi e migranti ospitati nelle case dell’Arci oppure abbandonati per strada dall’amministrazione piddina. Anche nel capoluogo friulano il grande abbraccio progressista è la causa di una situazione ormai fuori controllo. E la presenza islamica è importante con problemi di ordine pubblico sempre più pressanti. Le modalità sono identiche ovunque: i comitati cittadini denunciano, la polizia interviene, la sinistra stigmatizza e dopo un mese tutto torna come prima.
Così quel negozio disadorno e senza insegne, con il cartello solitario sulla porta, in realtà è la quarta moschea abusiva della città friulana, allestita da un gruppo di cittadini africani guidati da un addetto alle pulizia italiano (ma ghanese di nascita): Baba Cracki. Secondo gli organizzatori non ci sarebbe nulla di strano; quelle visite in carcere hanno lo scopo di portare conforto, consulenze legali e spirituali ai musulmani che scontano una pena.
È però prudente non sentirsi rassicurati dopo le vicende di Modena e Reggio Emilia. Ed è difficile non far suonare il campanello d’allarme dopo una notizia che arriva da fonti del Viminale: gli stranieri arrestati durante il governo di Giorgia Meloni per atti di terrorismo e radicalizzazione sono stati 68, un numero molto alto rispetto al passato. Un dato che comprende i radicalizzati che già hanno attraversato la frontiera della violenza e coloro che hanno espresso (attraverso scritti, ricerche internet, contatti con amici nel sottobosco dell’illegalità) la volontà di seguirli. È un fenomeno da non sottovalutare e gli investigatori aggiungono che uno dei luoghi di reclutamento è il carcere.
L’emergenza (che fino a prova contraria non riguarda la vicenda di Udine) è ufficiale: uno straniero di fede musulmana ogni 115 residenti in Italia è attualmente detenuto in un carcere italiano. Lo ha portato alla luce l’ultima relazione sul tema del guardasigilli Carlo Nordio. Il ministero della Giustizia ricostruisce così: «I cittadini provenienti dai paesi islamici sono 13.814 su un totale di 63.198 detenuti. E poiché i residenti stranieri di fede musulmana sono circa 1,6 milioni (dato rilevato dalla Fondazione Ismu, iniziative e studi sulla multietnicità), il rapporto è questo: 13.814 detenuti su 1.600.000 residenti. I praticanti, sui 13.814, sono 7.477». C’è un altro dato importante, che impone la necessità di mantenere alta l’attenzione: fra i detenuti ci sono 36 imam «che conducono la preghiera all’interno dei penitenziari». E fanno proseliti: al 30 settembre scorso risultano convertiti all’Islam 37 detenuti.
In questo contesto la deriva jihadista non è scontata ma neppure da banalizzare. Sempre secondo il rapporto di via Arenula i detenuti musulmani «attenzionati» in prigione dai nuclei specializzati della polizia penitenziaria sono 194. Con una ripartizione di tre livelli. 1) Rischio alto: 65 sono detenuti per reati connessi al terrorismo internazionale o di particolare interesse per atteggiamenti che rilevano forme di proselitismo, radicalizzazione o reclutamento. 2) Rischio medio: 61 sono coloro i quali, all’interno del penitenziario, hanno posto in essere più atteggiamenti che fanno presupporre una vicinanza all’ideologia jihadista. 3) Rischio basso: 68 sono i casi in cui le notizie raccolte negli istituti di pena risultano generiche e richiedono un ulteriore approfondimento.
Sono tenuti sotto controllo anche i detenuti delle carceri minorili, spesso immigrati di seconda generazione che si compattano in gang o giovanissimi senza fissa dimora e privi di riferimenti. Quindi facilmente arruolabili. Uno studio del ministero degli Esteri con «The Siracusa international institute» sottolinea che l’ambiente carcerario offre «opportunità di contatto con altri detenuti radicalizzati e può creare o amplificare le condizioni conduttive alla radicalizzazione». E al di là della sociologia spicciola, con il ruolo centrale degli imam.
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