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2022-07-18
Quarantotto ore nel Lazio
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Vista panoramica di Civita di Bagnoregio (iStock)
Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.
Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto.
Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica.
Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore.
La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita».
I borghi "fantasma" da non perdere
Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali.
Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.
Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.
La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio.
Le spiagge laziali bandiera blu
Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).
Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).
Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività.
I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma"
Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone.
Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.
L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.
Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio».
Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine.Vivere il Lazio. A partire da Roma, arrivando fino alla costa prima di perdersi nelle vallate ricce di natura e storia.La regione è disseminata di piccoli borghi fantasma, arroccati sulle sommità di piccole rupi o protette da mura storiche mai crollate, tutti da scoprire. Sabaudia e le sue dune, Anzio, la riviera degli Etruschi. Sono tante le spiagge, dieci di queste hanno ottenuto il riconoscimento bandiera blu.Carbonara, cacio e pepe, amatriciana. Tre piatti simbolo della cucina laziale di cui potrete scoprire tutti i segreti grazie ai corsi organizzati dalle "nonne di Roma".Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche.Quando si pensa al Lazio, salta subito alla mente una sola città: Roma. Il cuore eterno, culla della storia italiana, capitale del nostro Paese e casa di leggende che hanno plasmato il nostro essere Italiani. E poi, lo Stato Pontificio. Simbolo della chiesa cattolica, che trova casa all'interno del perimetro della nostra capitale.Ma questa regione che si estende per un raggio di un centinaio di chilometri nasconde al suo interno riserve meravigliose, monasteri benedettini preziosissimi, spiagge bandiera blu e borghi abbandonati ricchi di storia ormai diventati cittadelle fortificate fantasma in cui perdersi tra i vicoli alla ricerca dello scorcio fotografico perfetto. Il Lazio conserva le testimonianze delle diverse popolazioni che vi stanziarono sin dal secondo millennio avanti Cristo. Non soltanto i Latini, ma anche i Sabini, i Volsci, gli Ernici, gli Equi e gli Aurunci popolarono le zone centro meridionali di questa fertile regione, mentre a Nord si affermarono gli Etruschi. Ogni popolo ha completato e scritto un tassello di storia che ancora oggi compone un patrimonio storico inestimabile. Roma, crocevia storico antichissimo, oggi è l'unica città sui generis al mondo grazie alla presenza al suo interno dello Stato Vaticano ed essendo essa stessa simbolo unico della laicità politica e della fede cattolica. Per spostarci al di fuori del perimetro della capitale, da sottolineare è la ricchezza di aree termali all'interno del Lazio. Tra i centri più importanti si segnalano quelli di Fiuggi, Viterbo e Tivoli, famosa anche per la presenza di Villa d’Este e Villa Adriana, dove visse l’omonimo imperatore. La regione è ricca di storia e misteri. A Gaeta, per esempio, esiste una misteriosa spaccatura nella montagna a picco sul mare, co il simbolo di una mano impresso nella roccia. La montagna spaccata come si può capire dal nome è composta da tre fenditure nella roccia, che secondo la tradizione dei cristiani si crearono dopo la morte di Cristo, la centrale quella principale è attraversata da 35 gradini che portano all’interno della montagna fino ad un punto panoramico, veramente suggestivo, che affaccia direttamente in uno strapiombo sul mare. Nel Medioevo divenne un antro segreto in cui le navi dei pirati saraceni trovavano rifugio e un sicuro nascondiglio, pronte ad attaccare le navi di passaggio per depredarle dei loro tesori. Uno dei luoghi più affascinanti del litorale pontino, grazie anche alla cosiddetta "Mano del Turco", una fenditura nella parete a forma di una mano (si possono infatti distinguere le cinque dita nella roccia) che, secondo la leggenda, si formò nel momento in cui un marinaio turco miscredente, non credendo che la montagna si fosse spaccata alla morte di Gesù in croce appoggiò la sua mano alla roccia che miracolosamente divenne morbida sotto la sua pressione formando l'impronta della mano. La scritta latina sottostante riporta le seguenti parole : «Un incredulo si rifiutò di credere a ciò che la tradizione riferisce, lo prova questa roccia rammollitasi al tocco delle sue dita». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="i-borghi-fantasma-da-non-perdere" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I borghi "fantasma" da non perdere Chiamateli come volete: borghi fantasma, cittadelle abbandonate, città perdute. Quel che non cambierà mai è il fascino indissolubile che lega questi luoghi e la curiosità delle persone. Perché sono stati abbandonati? Cosa si cela tra queste mura? Sono solo alcune delle domande che i turisti si pongono visitando questi piccoli paesi, a volte arroccati sulle montagne, altre volte solo protetti da alte mura feudali. Il Lazio ne è ricco. Iniziamo da uno dei luoghi più noti: Civita di Bagnoregio. Frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, al confine con Umbria e Toscana a due passi dal lago di Bolsena, venne definita «la città che muore» dallo scrittore Bonaventura Tecchi. L'ingresso al borgo è oggi a pagamento. Per accedere a Civita di Bagnoregio dovrete infatti acquistare un ticket al costo di 5 euro a persona. Per visitare l'intera area ci vogliono circa 4 ore, pranzo o cena esclusi. L'unico modo per raggiungere il borgo è attraverso il ponte che la collega con Bagnoregio. Se vi muovere in auto dovrete lasciarla al parcheggio a pagamento a valle, sotto il ponte.Ninfa era una cittadina ricca di chiese e torri difesa da una doppia cinta di mura e fornita di opere sia per l’approvvigionamento idrico che per gli attracchi fluviali. Secondo la storia il suo nome deriverebbe dalla presenza di un santuario dedicato alle Ninfe ormai andato perduto. L'area oggi è protetta dalla fondazione Roffedo Caetani e per accedere ai resti storici di Ninfa dovrete prenotarvi online sul sito https://www.frcaetani.it/ e pagare un contributo di 15,75 euro ad adulto.La leggenda ci narra che Norba fu fondata da Ercole o dai ciclopi. A differenza di altri borghi, l'ingresso alle sue rovine è completamente gratuito. Norba divenne una città fantasma intorno al XII secolo per non essere mai più popolata. In ogni caso però fu proprietà di molte nobili famiglie tra cui i Conti di Tuscolo, i Frangipane, i Colonna e i Caetani. Oggi passeggiando tra la natura che ormai ha preso il sopravvento potrete scorgere antiche strade, resti di mura e abitazioni che rendono l'aria tra le più affascinanti del Lazio. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="le-spiagge-laziali-bandiera-blu" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> Le spiagge laziali bandiera blu Tuffarsi nel mare limpido e incontaminato dell’Italia? Si può fare, basta scegliere tra i 427 lidi nelle 210 località rivierasche dove sventola la Bandiera Blu! Nel Lazio sono 10 le spiagge che hanno ricevuto il riconoscimento da parte dell’organizzazione internazionale non governativa “Foundation for Environmental Education” (FEE).Nella provincia di Roma, la Bandiera Blu è stata confermata ad Anzio per la diciassettesima volta (Tor Caldara, Riviera di Ponente, Riviera di Levante, Marechiaro, Lido Di Lavinio, Lido Dei Pini e Colonia) e, per il quinto anno, a Trevignano Romano (Via della Rena) sul lago di Bracciano. Nella provincia di Latina, sono confermate Latina (Lido di Latina), Sabaudia (Lungomare), San Felice Circeo (Litorale), Terracina (Levante e Ponente), Sperlonga (Lago Lungo, Bazzano, Ponente, Levante), Gaeta (Arenauta, Ariana, Sant‘Agostino, Serapo), Fondi (Sant’Anastasia, Capratica, Torre Canneto e Rio Claro) e Minturno (Ponente).Bandiera Blu vuol dire eccellenza della qualità delle acque di balneazione e delle spiagge (in particolare infrastrutture e attrezzature, gestione ambientale, servizi e sicurezza, abbattimento di barriere architettoniche, presenza di spiaggia attrezzata per i cani), ma anche i servizi che garantiscono la massima vivibilità del territorio come, depurazione delle acque, gestione dei rifiuti con particolare attenzione alla raccolta differenziata, educazione ambientale e informazione, azioni per la sostenibilità ambientale aree pedonali, piste ciclabili, parcheggi decentrati e bus-navetta, la cura dell’arredo urbano, efficienza energetica, pesca professionale e turismo, inteso come corretto rapporto tra flusso e ricettività. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-nel-lazio-2657684750.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="i-segreti-della-cucina-romana-con-le-nonne-di-roma" data-post-id="2657684750" data-published-at="1658091825" data-use-pagination="False"> I segreti della cucina romana con le "nonne di Roma" Tra le esperienze di cui protrete godere visitando Roma, c'è senza dubbio la scoperta della cucina tradizionale. La pasta gioca un ruolo fondamentale in tutto il Lazio con carbonara, cacio e pepe e amatriciana a farla da padrone. Ma vi siete mai chiesti quali siano i segreti per cucinare la perfetta pasta alla romana? A raccontarlo, a gruppi di pochi fortunati, sono le nonne romane che aprono periodicamente le loro cucine ai turisti per insegnare loro l'arte della pasta e dei sughi tipici.L'esperienza è prenotabile attraverso la piattaforma di Airbnb. Un esempio? A casa di nonna Nerina verrete travolti da un'atmosfera famigliare unica. Nonna Nerina con le sue sorelle vi mostreranno come preparare la pasta perfetta: niente macchine, solo le vostre mani, gli ingredienti locali più freschi e l'amore.Le nipoti raccontano: «Farai parte della nostra pazza famiglia per un giorno e ti unirai a noi mentre camminiamo per le stradine medievali fino alla cucina della nonna, situata nella vecchia cantina dove il mio bisnonno produceva vino che la comunità attingeva direttamente dalla botte. È un posto speciale per la mia famiglia e l'intero villaggio». Una nota: nonna Nerina ha 83 anni, quindi potrebbe sentirsi stanca. In quel caso ci saranno nonna Angela, zia Giovanna e tutto il resto della famiglia a prendersi cura degli ospiti. L'esperienza, che trovate a questo link - in cucina con nonna Nerina - costa circa 85 euro ed è disponibile in 12 lingue.
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Nell’era della digitalizzazione e dell’Intelligenza artificiale, però, gli sprovveduti sono una platea molto più numerosa e facilmente aggirabile per la perfezione dell’inganno. Ieri vi abbiamo raccontato della truffa ai danni dei risparmiatori realizzata clonando la mia identità e immaginando uno scontro con il ceo di Intesa Sanpaolo negli studi di Porta a Porta. Nella trasmissione di Bruno Vespa avrei «sbugiardato» il banchiere cattivo, nella fattispecie Carlo Messina, e lanciato una piattaforma di trading online che, al contrario del sistema creditizio, avrebbe in cura i risparmi degli italiani e con un investimento minimo di 250 euro avrebbe assicurato una buona rendita.
Questa truffa - per la quale mi sto muovendo legalmente con il mio avvocato Eugenio Piccolo, anche a tutela del giornale - l’abbiamo raccontata perché ne avevamo trovato traccia in un banner pubblicitario inserito nella homepage di Repubblica (come da foto pubblicate). Cliccando si apriva l’articolo fake con la grafica di Repubblica altrettanto fake e le foto della finta trasmissione di Vespa. Ovviamente tutti i protagonisti sono all’oscuro: da me a Messina, da Vespa ai colleghi di Repubblica.
Abbiamo anche spiegato il meccanismo. Un’azienda anonima (nel mio caso la Url riporta a una certa «woodupp«) carica la sua pubblicità su uno o più network pubblicitari internazionali. Qui si tratta di MediaGo, di proprietà del colosso cinese Baidu, il secondo motore di ricerca dopo Google. In automatico MediaGo distribuisce su molti grandi siti italiani con cui ha accordi commerciali, inclusa Repubblica, attraverso aste in tempo reale (programmatic advertising) che «atterrano» sulla base del cliente meglio profilato. È il meccanismo con cui lavorano tutti i top player del settore. Repubblica non sceglie quella pubblicità: la riceve automaticamente. La redazione di Repubblica non sa nemmeno che qualcuno ha creato un articolo «come se fosse di Repubblica»: lo sa a segnalazione avvenuta. Però Repubblica incassa perché la raccolta pubblicitaria si contrae e la prende come tutti dai «predatori», i cosiddetti Ott, gli Over the Top (Amazon, Meta, Google…) che raccolgono tutto e smistano alle condizioni di mercato che vogliono. Nel calderone pubblicitario c’è tutto, anche le truffe che quand’anche non fossero create da loro, nei loro vettori viaggiano che è una bellezza, quindi indirettamente ci guadagnano. Perché questo è il far west del Capitalismo della sorveglianza, generato secondo la legge del più forte.
Lo stesso meccanismo distorto è la linfa dell’Intelligenza artificiale, la quale si sta imponendo esattamente replicando la pirateria delle Big Tech quando cominciarono a lavorare sui nostri dati senza avere il permesso di farlo.
Sì può fare qualcosa? Si deve, ma la classe dirigente è troppo impegnata a difendere se stessa. Alcuni mesi fa, Marina Berlusconi, nel ruolo di presidente di Mondadori, aveva lanciato un monito scrivendo una lettera al Corriere e pubblicando contemporaneamente tre titoli per i tipi della Silvio Berlusconi Editore, tre «pezzi» per capire le potenzialità e le minacce della nuova frontiera digitale: Careless People, Gente che se ne frega» (libro boicottato da Zuckerberg) di Sarah Wynn-Williams; La Repubblica tecnologica, di Alex Karp, ceo di Palantir, socio di Peter Thiel (quello delle lezioni sull’anticristo), e La Società Tecnologica», un libro del filosofo e teologo Jacques Ellul.
Vi riporto alcune riflessioni di Marina Berlusconi in quella lettera di presentazione. «Oggi le prime cinque Big Tech assieme - Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon - sono arrivate a superare il Pil dell’area euro. Ma attenzione: ridurre tutto ai valori economici non basta, il potere dei giganti della tecnologia va ben oltre. È un potere che rifiuta le regole, cioè la base di qualsiasi società davvero funzionante. Noi editori tradizionali paghiamo le tasse, rispettiamo le leggi, tuteliamo il diritto d’autore e i posti di lavoro - basti pensare che in Italia le piattaforme occupano appena un trentesimo dei lavoratori del settore. Eppure, quasi due terzi del mercato pubblicitario globale vengono inghiottiti dai colossi della Silicon Valley, che fanno esattamente il contrario: per dirla con il titolo del saggio firmato dalla ex-Meta Sarah Wynn-Williams, sono Careless People, “gente che se ne frega”. È concorrenza sleale bella e buona».
E ancora: «I giganti del Tech mettono sul piatto generosi finanziamenti e i dati di miliardi di persone […] Questi colossi non sono più solo aziende private, sono attori politici». Ha ragione!
Si può fare qualcosa, per contrastare questo mondo messo in piedi da predoni e pirati, di cui noi siamo vittime più o meno consapevoli? Sì. E lo dico al governo di centrodestra, al governo «sovranista»: mettete un tetto alla raccolta pubblicitaria di questi Ott, oppure obbligateli a destinare delle quote all’editoria che stanno uccidendo. Lo dice Marina Berlusconi, lo dice la Confindustria del settore col presidente Antonio Marano, lo dicono i grandi, i medi e i piccoli editori. Proprio discutendo di Careless People, Gente che se frega con il deputato di Forza Italia, Francesco Battistoni, riflettevamo che tutti siamo coinvolti, dalla politica alle università, dal giornalismo ai centri studi e persino alla Chiesa: è un tema di libertà, di sicurezza, di resistenza rispetto a questi nuovi Padroni. Che si credono dio.
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Ansa
Per Keir Starmer, già travolto dal disastroso risultato delle amministrative e dall’avanzata di Nigel Farage, si tratta probabilmente del momento più difficile da quando è arrivato a Downing Street. Anche perché Streeting non è un oppositore interno qualsiasi: appartiene, infatti, alla stessa ala moderata e «blairiana» del premier. E proprio per questo il suo attacco rischia di essere devastante.
Nella lunga lettera inviata a Starmer, l’ormai ex ministro della Sanità ha spiegato di avere «perso fiducia» nella sua leadership e, quindi, di non poter restare nel governo «per questione di principio e di onore». Non solo: «Dove servirebbe una visione, abbiamo il vuoto. Dove servirebbe una direzione, siamo alla deriva», ha scritto Streeting, attribuendo direttamente all’impopolarità dell’esecutivo le pesanti sconfitte subite dai laburisti in Inghilterra, Scozia e Galles. Ancora più clamoroso il passaggio finale della lettera: «È ormai chiaro che non sarai tu a guidare il Partito laburista alle prossime elezioni». Un necrologio anticipato.
Streeting, inoltre, ha attaccato duramente la gestione dell’immigrazione da parte del premier, citando polemicamente il controverso discorso sull’«isola di stranieri», con cui Starmer aveva inaugurato la linea dura del Labour (più a parole, invero, che nei fatti), nel tentativo di fermare l’emorragia di consensi verso Reform Uk. Secondo l’ex ministro, però, quella strategia avrebbe contribuito a lasciare il Paese «senza capire chi siamo e che cosa rappresentiamo davvero». In pratica, il premier è riuscito in un colpo solo a non sottrarre voti a Farage e ad alienarsi una parte della propria base progressista.
Per scalzare di Starmer, tuttavia, non basteranno le sole dimissioni dei ministri, seppur eccellenti. Le regole del partito, infatti, prevedono che, per candidarsi alla leadership, serve il sostegno del 20% dei deputati laburisti: oggi significa almeno 81 parlamentari. Solo dopo scatterebbe il voto degli iscritti e dei sindacati. Ed è proprio qui che iniziano i problemi dei possibili successori. Lo stesso Streeting, che presto dovrebbe annunciare formalmente la propria candidatura, ha sì acceso la miccia della rivolta interna, ma non sembra avere numeri sufficienti per conquistare davvero il partito: molti iscritti continuano a considerarlo troppo vicino alla stessa linea moderata che oggi viene contestata a Starmer.
Più insidiosa potrebbe rivelarsi, invece, la candidatura di Angela Rayner, ex vicepremier ed esponente dell’ala sindacale del Labour, appena scagionata nell’inchiesta fiscale che l’aveva costretta alle dimissioni lo scorso anno. Il vero e più credibile antagonista di Starmer, tuttavia, resta Andy Burnham, il popolarissimo sindaco di Manchester soprannominato «il re del Nord». Secondo diversi sondaggi interni, sarebbe proprio Burnham l’unico in grado di battere nettamente Starmer tra gli iscritti del partito. Il problema è che, per candidarsi, dovrebbe prima tornare ai Comuni attraverso un’elezione suppletiva, dato che attualmente non è deputato.
A Westminster, insomma, regna ancora la massima incertezza. Nessuno sa davvero se Starmer riuscirà a resistere o chi, eventualmente, riuscirà a prenderne il posto. Ma una cosa appare ormai chiara a tutti: la partita per il dopo-Starmer è ufficialmente iniziata.
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L’attività ha preso il via nel 2025 quando, a seguito di un ordinario controllo di polizia in mare, si è deciso di procedere velocemente ad una capillare ricognizione nei porti sardi. Nel mirino delle Fiamme gialle il fenomeno del cosiddetto flagging out, una strategia spesso utilizzata da italiani per aggirare il sistema fiscale nazionale con l’immatricolazione di yacht e navi da diporto in registri esteri. Questa pratica, mirata all'abbattimento di costi gestionali e assicurativi, viene frequentemente utilizzata per sottrarsi anche agli obblighi di trasparenza verso il fisco.
Il cuore dell'operazione è stata la verifica del rispetto della normativa sul monitoraggio fiscale, che impone ai residenti in Italia di dichiarare puntualmente, nel quadro denominato «RW» della dichiarazione dei redditi, il possesso di beni mobili registrati all'estero. In sostanza, l’omessa indicazione nella dichiarazione dei redditi del bene immatricolato in uno Stato estero costituisce una violazione finalizzata a nascondere al fisco la reale capacità contributiva ed è sanzionata dalle norme vigenti in misura proporzionale al valore del bene.
L’attività operativa svolta dalla Stazione Navale della Guardia di finanza di Cagliari ha assunto vaste proporzioni anche per la residenza fiscale dei proprietari delle barche da diporto. La meticolosa ricostruzione ha permesso di risalire ai soggetti omissivi nella dichiarazione dei redditi, distribuiti sull’intero territorio nazionale, tramite un'azione mirata da parte di diversi reparti del Corpo. Per perfezionare gli accertamenti, la Stazione Navale di Cagliari ha collaborato con i Reparti territoriali, in base alla residenza dei proprietari, tramite l’incrocio dei dati rilevati durante i riscontri diretti con le banche dati, per garantire la massima precisione nella ricostruzione delle posizioni fiscali.
I risultati finali delineano un quadro di eccezionale rilievo, individuando imbarcazioni e navi da diporto per un valore di mercato complessivo superiore ai 48 milioni di euro. Altrettanto significative le sanzioni amministrative contestate, che potranno raggiungere i 23 milioni di euro, in relazione al valore d’acquisto o di mercato dei beni non dichiarati.
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