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2022-07-04
Quarantotto ore in Piemonte
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Uno scorcio del lago d'Orta (iStock)
In vacanza in Piemonte? Perché?
Alcuni potrebbero essersi posti questa domanda. La realtà è che questa regione è un serbatoio inesauribile di esperienze. In Piemonte, partendo dal capoluogo - Torino, si possono creare itinerari spettacolari che combinano l'amore per l'arte e la cultura, la gastronomia, l'enoturismo e le passeggiate all'aria aperta.
Le valli di montagna e i borghi, le colline, i laghi e le città d’arte. Sia che si amino passeggiate, il relax totale o la cultura o le tradizioni, in Piemonte si può trovare una dimensione perfetta per ognuno.
Partiamo proprio dall'arte. Che sia Torino o uno degli altri capoluoghi di provincia o perfino una delle cittadine di più piccole, ogni centro del Piemonte ha la sua storia e le sue particolarità. Da non dimenticare è sicuramente la presenza delle affascinanti e trionfali Residenze Reali Sabaude patrimonio UNESCO, oltre che le decine di ville, castelli nobiliari e fortezze millenarie che sussurrano echi di memorie gloriose e invitano a viaggiare nel tempo.
Se vi siete lasciati trarre in inganno dalla conformazione territoriale votata alla natura, con i suoi 2 Parchi Nazionali, Gran Paradiso e Val Grande, 77 tra parchi e riserve naturali regionali, 7 riserve speciali a tutela dei Sacri Monti del Piemonte, 4 riserve UNESCO MAB (Man and the Biosphere), sappiate che in realtà il Piemonte è perfetto anche per chi vuole godersi un po' di sana stagione balneare. Dove? Al lago. Incastonati nel paesaggio come preziosi cammei, i laghi del Piemonte sono angoli di pace immersi nella natura, dove godere di microclimi particolari, di divertimento e sport. Nulla da stupirsi, quindi, se anche una regione senza il mare abbia una regolare stagione balneare, che va dal 15 maggio al 30 settembre, con il 95% delle spiagge in regola con la normativa europea. Sono in tutto 89 le spiagge balneabili sulle sponde del Lago Maggiore, d’Orta, di Mergozzo, Viverone, Candia, Sirio e Avigliana. Sport acquatici in primo piano, con vela e canoa, sci nautico e immersioni, windsurf e kitesurf, il flyboard” che permette di camminare e volteggiare sull’acqua, ma anche golf ed equitazione, fotografia e birdwatching.
E tra borghi e borghetti, 17 dei quali sono inseriti tra i Borghi più Belli d’Italia, e ristoranti tipici, non avrete tempo per annoiarvi nemmeno un istante all'interno di una delle regioni più storiche di Italia.
Una dimora storica a Torino per un soggiorno da re

La famiglia Buratti, già proprietari e gestori del Grand Hotel Sitea, 5 stelle nel cuore di Torino, dove si trova il ristorante stellato Il Carignano, capitanato dallo chef Fabrizio Tesse, inaugurano per la stagione il nuovo Royal Palace Luxury Suites: solo 6 suites collocato proprio di fronte alla casa madre, il Grand Hotel Sitea.
Un soggiorno di extra lusso, con un maggiordomo a disposizione per soddisfare le richieste degli ospiti delle 6 camere, in una cornice da sogno, Palazzo Luserna Rorengo già di Piossasco di Rivalta, vincolato dalla Soprintendenza delle Belle Arti, soffitti affrescati e arredi d'epoca, offre in esclusiva ai propri ospiti una piccola SPA interna equipaggiata con sauna, doccia emozionale e bagno turco.
Un po' di storia, è d'obbligo. Palazzo Luserna Rorengo di Rorà – già Piossasco di Rivalba si trova nel cuore di Torino, in via Cavour 13. Da fonti storiche si sa che a fine Settecento, passa nella proprietà del Marchese Maurizio Luserna Rorengo di Rorà, che lo ricostruisce e lo integra (negli anni 1779 – 1781) su disegno dell’Architetto di corte Benedetto Alfieri, e dei suoi allievi, per fruire di una fastosa abitazione nella città, centro del Regno, in alternativa al palazzo di famiglia a Bene Vagienna (Cn), già degli Oreglia che, a seguito del matrimonio del Marchese Maurizio con Adelaide Oreglia di Novello, prende il nome di “Lucerna di Rorà”. In generale, l’opera dell’Architetto Benedetto Alfieri, si può leggere come un ripensamento in chiave settecentesca di elementi del barocco guariniano, alla luce del classicismo di Juvarra di cui è successore quale architetto della Corte Sabauda. Il Palazzo Luserna, in particolare, è realizzato in uno stile sobrio, improntato a semplicità di impianto e nobile grandezza, arricchita da un apparato decorativo di grande raffinatezza, sia per le parti dipinte che per quelle a stucco, con la presenza di meravigliosi pavimenti in legno intarsiato e in seminato a mosaico che si sono ben conservati fino ai nostri giorni, nonostante interventi di restauro realizzati nell’arco di più di due secoli. Il palazzo fu l’abitazione del Marchese Emanuele Luserna di Rorà, Sindaco di Torino Diventò sindaco di Torino all'inizio del 1862, all'indomani dell'unificazione italiana. Durante il suo mandato Torino perse il ruolo di capitale d'Italia, che fu assegnato a Firenze nel 1864.
All'interno delle suites è possibile usufruire del Room Service del bistrot Carlo & Camillo e su prenotazione è possibile organizzare una cena con show-cooking dello chef Fabrizio Tesse, stella Michelin.
Tutte le camere hanno delle metrature importanti, situate al primo piano nobile del palazzo, dai 49 ai 83 mq, dispongono di balconcini a vista, ristrutturate con pezzi di modernariato, soluzioni creative e soppalchi d'avanguardia, che si integrano con soffitti affrescati e cornici dorate. Le stanze condividono la sala principale della struttura con pavimento originale.
Buon cibo: Carlo&Camillo, lo storico bistrot e contraltare dell'anima stellata del ristorante Carignano, riapre con una nuova formula, Il Carignano pop

Carlo&Camillo, lo storico bistrot e contraltare dell'anima stellata del ristorante Carignano, oggi nel dehors esterno dell'Hotel Sitea a Torino, riapre con una nuova formula, Il Carignano pop. Questo “Locale Storico d’Italia” dal gusto classico, a tratti raffinato, di Carlo Alberto di Savoia, si unisce alla passione per la buona cucina verace del Conte Camillo Benso.
In carta piatti della tradizione come la carne cruda di fassona, il vitello tonnato, l'agnolotto gobbo piemontese al sugo d'arrosto e il carpione di Grissinopoli di vitella piemontese, si arricchisce dello sfarzo e alta cucina dei principi di Carignano, con una proposta giornaliera del ristorante stellato Il Carignano e un menu degustazione di 2 piatti e un dolce a 49 euro.
A guidare la nuova offerta gastronomica lo chef Fabrizio Tesse: «Da vero artigiano della cucina vorrei trasmettere sapori riconosciuti, che tutti noi abbiamo nella nostra memoria, partendo dalla selezione delle materie prime, proposte però in una nuova veste e diversi abbinamenti. Innovazione e tradizione, perché si innova, si recupera e si evolve una tradizione antica adattandola alle sfide, alle conquiste e alle esigenze dei nostri tempi».
«Dopo il restyling di Carlo e Camillo Bistrot anche la proposta enologica diventa pop aggiungendo alla ricercata carta dei vini una selezione di etichette naturali dedicate ad un pubblico più attento e più esigente» racconta il sommelier Nicola Matinata.
Ma Carlo&Camillo, ovvero Il Carignano pop, per questa felice commistione di ambienti, si rinnova anche nella veste: boiserie nere e inserti dorati, a ricordare l'eleganza sabauda e alle pareti i ritratti di tante star internazionali che qui hanno transitato. Fu proprio qui che, nel 1935 ha debuttato per la prima volta a Torino il grande jazzista Louis Amstrong, ultimo concerto che tenne in Italia, prima dell'entrata in vigore delle leggi razziali.
In mongolfiera nei cieli piemontesi

Le Alpi, le Langhe, il mare. Dal cielo si scorge qualsiasi cosa.
Provate la straordinaria emozione di un volo in mongolfiera, trasportati dal vento sul pallone colorato e ammirate dal cesto di vimini paesaggi di rara bellezza. La caratteristica cittadina di Mondovì, in provincia di Cuneo, è considerata una delle migliori località al mondo per volare in mongolfiera grazie ai suoi venti favorevoli e alla sua particolare posizione: nei giorni più tersi è possibile ammirare da una parte il Monviso innevato e dall'altra il mare, fino alla Corsica.
L'appuntamento inizia all'alba, all'Aeroclub di Mondovì dove, mentre si riunirà il gruppo di volo, si assisterà alla preparazione della mongolfiera da parte dell'equipaggio.Dopo un breve un briefing sulle indicazioni di comportamento e sicurezza, salirete a bordo del cesto e quando l'aria all'interno del pallone sarà sufficientemente calda, decollerete. Le emozioni, saranno inimmaginabili. Volerete, letteralmente trasportati dal vento e, qualunque sia la direzione, sorvolerete il caratteristico borgo arroccato su un colle e ammirando le cime innevate e le Langhe tutt'attorno. Eh sì, perché il viaggio non è mai uguale. È il vento, a decidere la rotta. E nelle belle giornate terse lo sguardo arriverà fino al mare, rendendo l'esperienza ancora più suggestiva.
Dopo l'atterraggio concluderete l'esperienza con un brindisi accompagnato da prodotti locali e con la consegna dell'attestato di volo.
La durata totale dell'esperienza, tra preparazione, volo, trasporto e brindisi finale, va dalle 3 alle 4 ore, di cui circa 40-60 minuti di volo effettivo, in base alle condizioni del vento.
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Con le temperature in aumento e le giornate sempre più lunghe, cresce la voglia di scappare dalle città nel fine settimana per esplorare il nostro Bel Paese. Mare, montagna, lago, collina non conta: l’importante è evadere dalla routine. Vivere il Piemonte. Tra laghi, borghi storici, città d'arte, un viaggio alla scoperta della regione. Nel capoluogo cittadino, Torino, soggiornate al Royal Palace Luxury Suites. Sei camere, maggiordomo personale, il tutto inserito in un palazzo, il Luserna Rorengo già di Piossasco di Rivalta, vincolato dalla Soprintendenza delle Belle Arti. Buon cibo: Carlo&Camillo, lo storico bistrot e contraltare dell'anima stellata del ristorante Carignano, riapre con una nuova formula, Il Carignano pop. Sollevarsi nei cieli piemontesi a bordo di un pallone colorato. L'esperienza unica in mongolfiera a Mondovì. Lo speciale comprende quattro articoli e gallery fotografiche. In vacanza in Piemonte? Perché? Alcuni potrebbero essersi posti questa domanda. La realtà è che questa regione è un serbatoio inesauribile di esperienze. In Piemonte, partendo dal capoluogo - Torino, si possono creare itinerari spettacolari che combinano l'amore per l'arte e la cultura, la gastronomia, l'enoturismo e le passeggiate all'aria aperta. Le valli di montagna e i borghi, le colline, i laghi e le città d’arte. Sia che si amino passeggiate, il relax totale o la cultura o le tradizioni, in Piemonte si può trovare una dimensione perfetta per ognuno. Partiamo proprio dall'arte. Che sia Torino o uno degli altri capoluoghi di provincia o perfino una delle cittadine di più piccole, ogni centro del Piemonte ha la sua storia e le sue particolarità. Da non dimenticare è sicuramente la presenza delle affascinanti e trionfali Residenze Reali Sabaude patrimonio UNESCO, oltre che le decine di ville, castelli nobiliari e fortezze millenarie che sussurrano echi di memorie gloriose e invitano a viaggiare nel tempo. Se vi siete lasciati trarre in inganno dalla conformazione territoriale votata alla natura, con i suoi 2 Parchi Nazionali, Gran Paradiso e Val Grande, 77 tra parchi e riserve naturali regionali, 7 riserve speciali a tutela dei Sacri Monti del Piemonte, 4 riserve UNESCO MAB (Man and the Biosphere), sappiate che in realtà il Piemonte è perfetto anche per chi vuole godersi un po' di sana stagione balneare. Dove? Al lago. Incastonati nel paesaggio come preziosi cammei, i laghi del Piemonte sono angoli di pace immersi nella natura, dove godere di microclimi particolari, di divertimento e sport. Nulla da stupirsi, quindi, se anche una regione senza il mare abbia una regolare stagione balneare, che va dal 15 maggio al 30 settembre, con il 95% delle spiagge in regola con la normativa europea. Sono in tutto 89 le spiagge balneabili sulle sponde del Lago Maggiore, d’Orta, di Mergozzo, Viverone, Candia, Sirio e Avigliana. Sport acquatici in primo piano, con vela e canoa, sci nautico e immersioni, windsurf e kitesurf, il flyboard” che permette di camminare e volteggiare sull’acqua, ma anche golf ed equitazione, fotografia e birdwatching. E tra borghi e borghetti, 17 dei quali sono inseriti tra i Borghi più Belli d’Italia, e ristoranti tipici, non avrete tempo per annoiarvi nemmeno un istante all'interno di una delle regioni più storiche di Italia. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-piemonte-2657606050.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="una-dimora-storica-a-torino-per-un-soggiorno-da-re" data-post-id="2657606050" data-published-at="1656940693" data-use-pagination="False"> Una dimora storica a Torino per un soggiorno da re La famiglia Buratti, già proprietari e gestori del Grand Hotel Sitea, 5 stelle nel cuore di Torino, dove si trova il ristorante stellato Il Carignano, capitanato dallo chef Fabrizio Tesse, inaugurano per la stagione il nuovo Royal Palace Luxury Suites: solo 6 suites collocato proprio di fronte alla casa madre, il Grand Hotel Sitea.Un soggiorno di extra lusso, con un maggiordomo a disposizione per soddisfare le richieste degli ospiti delle 6 camere, in una cornice da sogno, Palazzo Luserna Rorengo già di Piossasco di Rivalta, vincolato dalla Soprintendenza delle Belle Arti, soffitti affrescati e arredi d'epoca, offre in esclusiva ai propri ospiti una piccola SPA interna equipaggiata con sauna, doccia emozionale e bagno turco.Un po' di storia, è d'obbligo. Palazzo Luserna Rorengo di Rorà – già Piossasco di Rivalba si trova nel cuore di Torino, in via Cavour 13. Da fonti storiche si sa che a fine Settecento, passa nella proprietà del Marchese Maurizio Luserna Rorengo di Rorà, che lo ricostruisce e lo integra (negli anni 1779 – 1781) su disegno dell’Architetto di corte Benedetto Alfieri, e dei suoi allievi, per fruire di una fastosa abitazione nella città, centro del Regno, in alternativa al palazzo di famiglia a Bene Vagienna (Cn), già degli Oreglia che, a seguito del matrimonio del Marchese Maurizio con Adelaide Oreglia di Novello, prende il nome di “Lucerna di Rorà”. In generale, l’opera dell’Architetto Benedetto Alfieri, si può leggere come un ripensamento in chiave settecentesca di elementi del barocco guariniano, alla luce del classicismo di Juvarra di cui è successore quale architetto della Corte Sabauda. Il Palazzo Luserna, in particolare, è realizzato in uno stile sobrio, improntato a semplicità di impianto e nobile grandezza, arricchita da un apparato decorativo di grande raffinatezza, sia per le parti dipinte che per quelle a stucco, con la presenza di meravigliosi pavimenti in legno intarsiato e in seminato a mosaico che si sono ben conservati fino ai nostri giorni, nonostante interventi di restauro realizzati nell’arco di più di due secoli. Il palazzo fu l’abitazione del Marchese Emanuele Luserna di Rorà, Sindaco di Torino Diventò sindaco di Torino all'inizio del 1862, all'indomani dell'unificazione italiana. Durante il suo mandato Torino perse il ruolo di capitale d'Italia, che fu assegnato a Firenze nel 1864. All'interno delle suites è possibile usufruire del Room Service del bistrot Carlo & Camillo e su prenotazione è possibile organizzare una cena con show-cooking dello chef Fabrizio Tesse, stella Michelin.Tutte le camere hanno delle metrature importanti, situate al primo piano nobile del palazzo, dai 49 ai 83 mq, dispongono di balconcini a vista, ristrutturate con pezzi di modernariato, soluzioni creative e soppalchi d'avanguardia, che si integrano con soffitti affrescati e cornici dorate. Le stanze condividono la sala principale della struttura con pavimento originale. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-piemonte-2657606050.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="buon-cibo-carlocamillo-lo-storico-bistrot-e-contraltare-dell-anima-stellata-del-ristorante-carignano-riapre-con-una-nuova-formula-il-carignano-pop" data-post-id="2657606050" data-published-at="1656940693" data-use-pagination="False"> Buon cibo: Carlo&Camillo, lo storico bistrot e contraltare dell'anima stellata del ristorante Carignano, riapre con una nuova formula, Il Carignano pop Carlo&Camillo, lo storico bistrot e contraltare dell'anima stellata del ristorante Carignano, oggi nel dehors esterno dell'Hotel Sitea a Torino, riapre con una nuova formula, Il Carignano pop. Questo “Locale Storico d’Italia” dal gusto classico, a tratti raffinato, di Carlo Alberto di Savoia, si unisce alla passione per la buona cucina verace del Conte Camillo Benso.In carta piatti della tradizione come la carne cruda di fassona, il vitello tonnato, l'agnolotto gobbo piemontese al sugo d'arrosto e il carpione di Grissinopoli di vitella piemontese, si arricchisce dello sfarzo e alta cucina dei principi di Carignano, con una proposta giornaliera del ristorante stellato Il Carignano e un menu degustazione di 2 piatti e un dolce a 49 euro. A guidare la nuova offerta gastronomica lo chef Fabrizio Tesse: «Da vero artigiano della cucina vorrei trasmettere sapori riconosciuti, che tutti noi abbiamo nella nostra memoria, partendo dalla selezione delle materie prime, proposte però in una nuova veste e diversi abbinamenti. Innovazione e tradizione, perché si innova, si recupera e si evolve una tradizione antica adattandola alle sfide, alle conquiste e alle esigenze dei nostri tempi».«Dopo il restyling di Carlo e Camillo Bistrot anche la proposta enologica diventa pop aggiungendo alla ricercata carta dei vini una selezione di etichette naturali dedicate ad un pubblico più attento e più esigente» racconta il sommelier Nicola Matinata.Ma Carlo&Camillo, ovvero Il Carignano pop, per questa felice commistione di ambienti, si rinnova anche nella veste: boiserie nere e inserti dorati, a ricordare l'eleganza sabauda e alle pareti i ritratti di tante star internazionali che qui hanno transitato. Fu proprio qui che, nel 1935 ha debuttato per la prima volta a Torino il grande jazzista Louis Amstrong, ultimo concerto che tenne in Italia, prima dell'entrata in vigore delle leggi razziali. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/quarantotto-ore-in-piemonte-2657606050.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="in-mongolfiera-nei-cieli-piemontesi" data-post-id="2657606050" data-published-at="1656940693" data-use-pagination="False"> In mongolfiera nei cieli piemontesi Le Alpi, le Langhe, il mare. Dal cielo si scorge qualsiasi cosa.Provate la straordinaria emozione di un volo in mongolfiera, trasportati dal vento sul pallone colorato e ammirate dal cesto di vimini paesaggi di rara bellezza. La caratteristica cittadina di Mondovì, in provincia di Cuneo, è considerata una delle migliori località al mondo per volare in mongolfiera grazie ai suoi venti favorevoli e alla sua particolare posizione: nei giorni più tersi è possibile ammirare da una parte il Monviso innevato e dall'altra il mare, fino alla Corsica.L'appuntamento inizia all'alba, all'Aeroclub di Mondovì dove, mentre si riunirà il gruppo di volo, si assisterà alla preparazione della mongolfiera da parte dell'equipaggio.Dopo un breve un briefing sulle indicazioni di comportamento e sicurezza, salirete a bordo del cesto e quando l'aria all'interno del pallone sarà sufficientemente calda, decollerete. Le emozioni, saranno inimmaginabili. Volerete, letteralmente trasportati dal vento e, qualunque sia la direzione, sorvolerete il caratteristico borgo arroccato su un colle e ammirando le cime innevate e le Langhe tutt'attorno. Eh sì, perché il viaggio non è mai uguale. È il vento, a decidere la rotta. E nelle belle giornate terse lo sguardo arriverà fino al mare, rendendo l'esperienza ancora più suggestiva.Dopo l'atterraggio concluderete l'esperienza con un brindisi accompagnato da prodotti locali e con la consegna dell'attestato di volo. La durata totale dell'esperienza, tra preparazione, volo, trasporto e brindisi finale, va dalle 3 alle 4 ore, di cui circa 40-60 minuti di volo effettivo, in base alle condizioni del vento.
Uno scatto della manifestazione a Roma per Maduro (Ansa)
A Roma Anpi, Cgil e decine di associazioni chiedono l’intervento dell’Onu. Landini attacca la Meloni.
C’erano probabilmente più sigle che presenti ieri a Roma a Piazza Barberini, alla manifestazione organizzata a sostegno dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. Immancabili Anpi e Cgil, presenti Pd e Avs, in piazza si sono radunate molte sigle della sinistra radicale: Rete Numeri Pari, Rete Italiana Pace e Disarmo, Rete No Bavaglio, Sbilanciamoci, Stop Rearm Europe Italia, Sinistra Civica Ecologista Roma, Sinistra Anticapitalista Roma, Rifondazione Comunista Roma, Centro Riforma dello Stato, Medicina Democratica, Sportelli Solidali 9, Coordinamento genitori democratici-cgd onlus, Disability Pride, Genazzano In Comune Una Nuova Storia Tivoli, Alternativa per Anzio, Ladispoli Attiva, Genzano In Comune, Frosinone Provincia in Comune, Rieti Città Futura, Controvento Rieti, Sce Colleferro, Forum per il Diritto alla Salute, Wilpf Italia Aps, Casetta Rossa, Psi, Casa Internazionale delle Donne, Giovani Democratici Roma, Auser Lazio, Disarma-Il Coraggio della Pace, Associazione donne Brasiliane in Italia, Latina Bene Comune, Cinecittà Bene Comune, Unione Donne in Italia, Associazione Italiana Tecnici di Ripresa, Un Ponte Per, Sparwasser Aps.
Certo, c’era la pioggia, ma dalle immagini pubblicate sui social possiamo tranquillamente affermare che non si è trattato di una manifestazione di massa. La piattaforma del presidio del resto era particolarmente radicale: «Condanniamo con fermezza l’estensione della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra Stati», si legge nell’appello degli organizzatori, «e l’ennesima e gravissima escalation bellica prodotta dall’attacco militare del governo Trump contro la Repubblica del Venezuela e dal rapimento del suo presidente Maduro e dei suoi familiari. Si tratta di una palese e inaudita violazione del diritto internazionale e della sovranità dei popoli, per la quale non esistono giustificazioni: non ci sono mai giustificazioni per legittimare il ricorso alla guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra gli Stati». Slogan triti e ritriti, al di là di ogni opinione ormai completamente sganciati dalla realtà, dalla accelerazione della storia che stiamo vivendo in questi ultimi mesi: «Ancora una volta», prosegue l’appello, «prevalgono la logica del dominio e della predazione delle risorse energetiche, facendo carta straccia del diritto internazionale come lo abbiamo conosciuto dal dopoguerra a oggi. Di fronte a questa aggressione dobbiamo condannare e reagire con forza, per fermarla e per affermare la cultura della pace e il ripristino del diritto internazionale. Esprimiamo la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano. Chiediamo che l’Onu intervenga e che il governo italiano e l’Unione europea condannino l’aggressione e s’impegnino per un cessate il fuoco e nel far pervenire soccorsi alla popolazione civile coinvolta».
Non si comprende quale fuoco debba cessare visto che l’operazione militare degli Stati Uniti si è conclusa, ma tutto fa brodo: «Tutto serve al mondo», aggiungono gli organizzatori, «tranne che un’altra guerra. Tutto serve al mondo, tranne che l’ennesimo arbitrio dei potenti, con la potenza militare che pretende di legittimare l’intervento ovunque. Non rassegniamoci a un mondo in cui guerra, riarmo, violenza, distruzione e sopraffazione vengano normalizzate. Solo uscendo dalla logica della guerra e del riarmo possiamo immaginare un futuro vivibile per l’umanità, fondato su pace, autodeterminazione e democrazia per i popoli. Alziamo la voce, facciamoci sentire, mobilitiamoci».
Il leader della Cgil, Maurizio Landini, ha tenuto banco attaccando, manco a dirlo, il governo guidato da Giorgia Meloni: «Trovo che sia grave», ha detto Landini, «questa posizione del governo italiano e anche del governo europeo, che stanno zitti e non sono in grado di reagire. Bisogna reagire, non si può stare fermi. E da questo punto di vista io trovo davvero un segnale molto importante nelle parole che in questi giorni ha espresso il Papa in modo molto esplicito, in modo molto chiaro. Io credo che sia il momento che tutte le persone di buona volontà, insisto, a prescindere dal loro orientamento politico, dalla loro fede religiosa, è il momento di mettersi assieme per riconquistare la pace che ci stanno togliendo. La gravità della situazione attuale riguarda quello che è avvenuto in Venezuela ma non solo: è quello che ha fatto Putin prima con l’Ucraina», ha aggiunto Landini, «è quello che sta facendo il governo Netanyahu con la Palestina, è quello che sta succedendo in giro per il mondo con una quantità di guerre che, con queste caratteristiche, non si sono mai viste».
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Nicolás Maduro durante il trasferimento in tribunale a New York (Getty Images)
Alla richiesta di identificarsi del giudice, Maduro ha replicato in spagnolo, qualificandosi come «presidente della Repubblica del Venezuela» e sostenendo di essere stato «rapito». «Sono innocente, non sono colpevole», ha aggiunto. La moglie, dal canto suo, ha dichiarato: «Sono la First Lady del Venezuela e sono completamente innocente».
La domanda centrale resta però una sola: quali conseguenze giudiziarie attendono i coniugi Maduro? Lo scenario è estremamente pesante. Se il procedimento negli Stati Uniti dovesse arrivare a una sentenza, l’ex presidente venezuelano e la moglie rischiano condanne che, nella sostanza, equivalgono al carcere a vita. I capi d’imputazione federali – narcoterrorismo, traffico internazionale di stupefacenti e associazione criminale – consentono infatti di sommare pene che possono superare i settant’anni di reclusione, soprattutto in presenza di aggravanti legate all’uso di apparati statali e a presunti rapporti con organizzazioni terroristiche. In mancanza di un accordo di collaborazione con i procuratori, l’orizzonte giudiziario per entrambi appare chiuso, senza reali vie d’uscita. A rendere il quadro ancora più critico pesa la possibile deposizione di Armando Carvajal Barrios, ex capo dell’intelligence militare di Caracas ed ex uomo di assoluta fiducia di Maduro. Carvajal ha rotto con il regime nel 2019, nel momento in cui il collasso economico e la crescita dell’opposizione hanno iniziato a erodere il consenso interno. Accusato di tradimento, estromesso dalle forze armate e costretto all’esilio, è stato successivamente arrestato su richiesta degli Stati Uniti, estradato dalla Spagna e trasferito a New York nel 2023. Pur essendosi dichiarato colpevole di reati che prevedono l’ergastolo, la sua condanna che è nelle mani del giudice Alvin Hellerstein non è ancora stata pronunciata: un elemento che molti analisti interpretano come il segnale dell’intenzione dei pubblici ministeri di utilizzarlo come testimone decisivo contro Nicolás Maduro.
Se sul piano giudiziario la posizione dell’ex presidente e della consorte appare difficilmente scalfibile, anche perché è poco realistico immaginare una loro collaborazione con la Dea, sul terreno politico la partita resta molto più incerta. Durante la prima riunione del nuovo gabinetto, la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodríguez ha annunciato una serie di iniziative urgenti per fronteggiare la crisi, tra cui la creazione di una commissione di alto livello incaricata di adoperarsi per il rilascio di Maduro e della moglie. Un gesto prevalentemente simbolico, probabilmente privo di effetti concreti. Secondo l’emittente statale Vtv, l’organismo sarà composto dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez (fratello di Delcy), dal ministro degli Esteri Yvan Gil, dal ministro della Comunicazione Freddy Ñáñez e dal viceministro per la comunicazione internazionale Camilla Fabri.
Poi nel suo primo messaggio ufficiale da presidente ad interim, Delcy Rodríguez si è rivolta direttamente al presidente statunitense Donald Trump, invitandolo a «lavorare insieme» e a costruire un rapporto fondato su «pace e dialogo, non sulla guerra». «Il nostro popolo e l’intera regione», ha dichiarato in un messaggio diffuso sul suo canale Telegram, «meritano rispetto, cooperazione e assenza di minacce. Questa è sempre stata la posizione del presidente Nicolás Maduro ed è oggi la posizione del Venezuela». Un appello ribadito anche in termini di cooperazione internazionale e sviluppo condiviso, nel rispetto del diritto internazionale.
La sensazione è che Delcy Rodríguez stia muovendosi su più piani contemporaneamente. Quando ha denunciato pubblicamente la cattura di Maduro, al suo fianco c’erano infatti due figure centrali dell’apparato di potere chavista: il ministro dell’Interno Diosdado Cabello e il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, rispettivamente a capo di polizia ed esercito. Sono loro ad aver garantito, attraverso una repressione sistematica e spesso brutale del dissenso, la tenuta del regime per oltre un decennio. Entrambi sono ancora saldamente al loro posto e non sembrano intenzionati a farsi da parte. Al Wall Street Journal, l’ex diplomatico statunitense Brian Naranjo ha osservato: «Sono questi due uomini a detenere oggi il controllo reale del Venezuela. Comandano le forze armate e potrebbero, se lo volessero, isolare politicamente Delcy Rodríguez in tempi rapidissimi».
Il loro comportamento sarà decisivo per stabilire se il Paese riuscirà a mantenere un minimo di equilibrio o se precipiterà nel caos. Sul territorio operano numerosi gruppi armati, inclusi guerriglieri colombiani di sinistra che hanno già condannato l’arresto di Maduro. Cabello e Padrino dovranno inoltre decidere se assecondare le richieste di Washington, comprese quelle legate all’accesso alle risorse petrolifere venezuelane. Tuttavia, i loro solidi legami con Mosca, Pechino e Teheran riducono i margini di manovra. E dopo il successo del blitz che ha portato alla cattura di Maduro e della moglie, la minaccia di un secondo intervento statunitense su scala più ampia, evocata da Trump in caso di resistenza del regime, pesa come un macigno sul futuro immediato del Venezuela.
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Il disegno di Trump sembra piuttosto chiaro: allineare il continente americano a Washington, estromettendo la Cina e garantendosi il controllo delle materie prime disponibili e ancora in larga parte non sfruttate. Il rame e il litio in Cile e Argentina, il petrolio in Venezuela, le terre rare in Brasile, materiali critici in Groenlandia. Controllare queste risorse significa soprattutto sottrarle alla Cina.
C’è molta attenzione al tema del petrolio venezuelano, ma occorre fare qualche distinguo. Ieri il prezzo del greggio sui mercati non ha avuto reazioni drammatiche, con il petrolio Brent rimasto attorno al valore di 61 dollari al barile dopo una iniziale discesa. Questo perché nell’immediato non succederà nulla di notevole sul mercato.
Dopo la nazionalizzazione del settore petrolifero attuata dal regime di Hugo Chávez tra il 2005 e il 2007, la produzione venezuelana crollò da oltre 3,2 milioni di barili al giorno a meno di 1 milione di bbl/giorno. Di questa quantità, oggi circa il 60% finisce in Cina, un 25% negli Stati Uniti (Chevron è l’unica major americana attiva in Venezuela) e il resto in India e a Cuba. Donald Trump in conferenza stampa sabato ha detto che le compagnie petrolifere americane torneranno nel Paese, investiranno e ricostruiranno il settore ridando ricchezza al Venezuela. Ma questo può essere vero solo nel lungo termine, poiché saranno necessarie decine di miliardi di investimenti e servirà tempo perché questi inizino a dare qualche frutto. Per tornare ai livelli produttivi degli anni Novanta servirebbero almeno tre anni, secondo le stime più ottimistiche. Inoltre, è vero che le riserve venezuelane sono enormi, ma si tratta di un petrolio di qualità molto pesante. Non è difficile da estrarre ma è costoso da trattare. In virtù della precedente storia delle major americane in Venezuela, alcune raffinerie negli Usa sono in grado di trattare quel petrolio, che però anche quando arriverà sul mercato in quantità importanti avrà un impatto contenuto sui fondamentali.
Le conseguenze dell’operazione venezuelana sono più di lungo termine e di respiro un po’ più ampio. Intanto, registriamo che il cambio di regime in Venezuela è negativo per il petrolio russo, che viene comprato in grandi quantità dalla Cina. Se Pechino comprerà più petrolio dalla Russia, Mosca sarà sempre più dipendente da un solo acquirente e sarebbe in posizione di ulteriore subordinazione.
La destituzione di Maduro è soprattutto un brutto colpo per la Cina, non tanto nell’immediato quanto in prospettiva, perché l’azione americana segna un precedente di questa amministrazione.
Quando Pechino nei mesi scorsi ha ristretto ulteriormente le esportazioni di terre rare e magneti, evidenziando una debolezza strutturale americana, ha di fatto invitato gli Stati Uniti a scovare e sfruttare i punti deboli della Cina.
Uno di questi è l’import di energia: la Cina dipende dall’estero per circa il 30% della propria energia, per i quattro quinti importata via mare. L’import cinese di greggio nel 2025 è stato di circa 11,5 milioni di barili al giorno, di cui la metà dal Medio Oriente e circa 375.000 barili al giorno dal Venezuela (i due terzi dell’export petrolifero di Caracas).
L’Iran ha fornito alla Cina circa 1,7 milioni di barili al giorno di greggio, nonostante le sanzioni, dunque Iran e Venezuela fanno circa il 18% delle importazioni di greggio della Cina. Inoltre, un quarto del suo import di gnl arriva dal Qatar e più di un terzo dall’Australia.
L’avviso di Donald Trump all’Iran, quando nei giorni scorsi ha diffidato il governo di Teheran dallo sparare sui manifestanti, è in realtà un avviso per Pechino. Assieme all’azione di forza condotta in Venezuela, il messaggio di Washington è che gli Stati Uniti sono pronti a sostenere l’abbattimento di regimi avversari nei Paesi che forniscono di energia la Cina, sia con azioni dirette, sia sostenendo colpi di Stato interni. Gli altri fornitori difficilmente resisterebbero alle pressioni degli Stati Uniti nel caso di una escalation tra Washington e Pechino.
La Cina, conscia di tutto ciò, sta cercando freneticamente di aumentare la propria indipendenza energetica spingendo sulla produzione interna e accumulando scorte. Pechino sta investendo nel colossale progetto idroelettrico Yarlung Zangbo nel Tibet sud-orientale, sta sviluppando piccoli reattori nucleari modulari e costruisce nuove centrali elettriche a carbone, la cui produzione ha raggiunto un livello record nel 2024. Nel 2024 la produzione nazionale di petrolio ha raggiunto il livello più alto dal 2015, mentre la produzione nazionale di gas ha stabilito un nuovo record. Tutti questi sforzi nell’immediato valgono poco, però, poiché ci vorranno ancora diversi anni prima che la Cina raggiunga l’indipendenza energetica.
L’operazione Maduro insomma ricorda a Pechino che l’economia cinese dipende ancora molto dall’energia importata e che dunque eventuali azioni cinesi su Taiwan avrebbero come conseguenza la pressione interdittiva degli Stati Uniti sulle fonti di energia. Al vertice tra Donald Trump e Xi Jinping, previsto a Pechino nel prossimo mese di aprile, la Casa Bianca evidentemente vuole arrivare preparata. Per questo c’è da aspettarsi che in Iran la situazione possa evolvere rapidamente e non sono da escludersi colpi di scena a breve termine.
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