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2022-01-19
Il mercato delle fragranze trascina la ripresa del beauty italiano
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La cura di sé, la ricerca del proprio benessere fisico e mentale, spesso passa anche da una semplice fragranza. Un profumo è in grado di cambiare la giornata di una persona. Di rilassare, sedurre o trasmettere messaggi di potere. Il potere racchiuso all'interno delle boccette di vetro che esponiamo nel nostro angolo beauty è uno dei più misteriosi. Come può un'essenza cambiare e plasmarsi a seconda della persona che la indossa?
Come riporta l’ultimo rapporto di The NPD Group il comparto bellezza ha registrato una crescita del +30% del giro d’affari rispetto al primo semestre 2020. Un risultato che, se sommato alla proiezione del Centro Studi di Cosmetica Italia, porterebbe nel 2022 il settore beauty ai livelli pre-pandemia. Secondo Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, il comparto italiano del beauty dovrebbe registrare quest’anno un incremento di fatturato del 10,4%, a 11,7 miliardi di euro, grazie a performance positive sia dal mercato interno (+8,5%) che dall’estero (+14%). «Le proiezioni tengono conto del ritorno a una nuova normalità e allo spirito di ritrovata fiducia con cui si guarda avanti» ha spiegato «Il ritorno in presenza di fiere e manifestazioni rappresenta un tassello insostituibile per supportare l’export: i nostri cosmetici continuano ad essere apprezzati al di fuori dei confini nazionali per l’approccio globale e multidisciplinare che sta alla base della loro ideazione e si distinguono per la qualità, la propensione all’innovazione e per la capacità creativa tipica del saper fare italiano che tutto il mondo apprezza». «Tra gennaio e fine giugno 2021, il mercato italiano della bellezza in profumeria ha registrato un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020, con vendite totali pari a 726 milioni di euro, mostrando chiaramente segnali positivi di ripresa» ha spiegato Francesca Comis, senior manager beauty The NPD Group, gruppo leader per le ricerche di mercato nel canale profumeria.
Segnali di ripresa che arrivano anche dall'Oriente che guarda il mondo della profumeria con interesse. Come evidenziato dal gruppo giapponese Takasago, entro il 2025 l'Asia diventerà il secondo mercato delle fragranze, secondo solo agli Stati Uniti. Ma il sorpasso, sembra essere inevitabile. Il gruppo stima che avverrà entro il 2030. Con un dettaglio essenziale: il profumo cambierà per adattarsi alle esigenze richieste dai big spender orientali. Le fragranze si faranno dunque meno mainstream e più legate agli odori della natura. Per questo motivo, anche le case Occidentali che detengono a oggi i primi posti nell'Olimpo dei profumi must-have, stanno lavorando a un aggiornamento dello spettro delle fragranze per offrire prodotti sempre più customizzabili e vicini alle palette olfattive del nuovo pubblico. Tra gli esempi più curiosi e significativi sulle differenze di percezione del profumo vi è quella della fragranza Lbk water di Scent Library. Lanciata nel 2017, riproduce l'odore del riso in cottura. Un profumo così simile da essere in grado di risvegliare ricordi e stimolare i sensi al punto da essere stato venduto, nel solo anno di lancio nella misura di 1 milione di flaconi. Un numero impressionate in un Paese in cui, secondo le ricerche, solo il 5% della popolazione usa profumi.
La regina dei fiori, la rosa, protagonista delle essenze nel 2022

ufficio stampa
Il the, il crisantemo, il gelsomino. Ma anche l'anice, il pepe di Sichuan e l'anice stellato. Sono queste solo alcune delle note che nei prossimi anni troveremo con sempre più insistenza nei flaconi dei nostri profumi. La missione è quella di avvicinarsi sempre di più alla natura. Al rendere familiare e unico il proprio profumo, risvegliando ricordi sopiti.
La parola d'ordine, anche nel mondo del profumo, sembra essere "rassicurante". Le nuove fragranze dovranno essere in grado di trasmettere calore, coccolare. Per questo, si ricorrerà anche a note legate all’alimentazione (come il litchi) e alla farmacopea ancestrale dove il grande protagonista sarà il ginseng.
Nel 2022 la rosa sarà una delle protagoniste indiscusse nel panorama dei nuovi profumi. Per celebrarla, diptyque ha creato Eau Rose Eau de Parfum. Il nuovo prodotto affianca l’Eau de Toilette rivelandosi un’alleata importante nel portagioie dei profumi: vibrante, intensa ed elegante, lo sposalizio della rosa damascena e centifolia lavorate in estratti e assolute sono accostate al verde fresco delle foglie dei roseti e ai loro teneri boccioli. Si avvertono anche accenti inaspettati di carciofo, un tocco fruttato di litchi e la dolcezza della camomilla.
Per celebrare Eau Rose, diptyque ha coinvolto Maurice Harris, artista floreale visionario, famoso per le sue creazioni stravaganti e contemporanee. L’intervento di Harris risponde all’esigenza della maison di comporre un bouquet come espressione vegetale del lavoro del profumiere, un ritratto policromo della rosa, capace di rifletterne la personalità audace e delicata. Il fiore è così trasfigurato in un’icona pop, inserita in una composizione dove altre materie prime sorprendenti diventano protagoniste: il carciofo e il suo verde complementare, la rotondità del litchi, i dolci fiori di camomilla.
All'università di Padova il primo corso per gli specialisti del settore
Un corso di specializzazione, una grande scuola di 78 ore, in cui scoprire tutto sul mondo dei profumi e delle essenze. Nell'anno dell'Ottocentesimo anniversario dell'ateneo, l'Università di Padova apre «Professione profumo: dalla creazione al mercato» un corso progettato dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”.
Il corso si rivolge a soggetti già impiegati presso il settore della profumeria e della cosmesi, o desiderosi di accedervi, che a partire dagli aspetti storici e tecnico scientifici delle profumazioni, vogliano acquisire competenze per accedere a ruoli gestionali ad esempio nel settore della distribuzione, della comunicazione e di marketing del profumo inteso come prodotto cosmetico.
Il programma formativo segue l’esperienza ormai ventennale di eccellenza del Master Business and management Frangrance and Cosmetics del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali di Padova con il Dipartimento di Farmacia, ISIPCA (Institut Supérieur International du Parfum e de la Cosmétique Aromatique Alimentaire) e l’Università di Versailles Saint-Quentin-En-Yvelines che ogni anno attira studenti da tutto il mondo.
Oltre a studiare la storia, l'evoluzione e le ultime tendenze, il corso tratterà aspetti tecnici e nozioni su come fare business.
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Nel secondo semestre del 2020 il comparto ha registrato un aumento del 30%. Di questi, il 41% è rappresentato dal mondo dei profumi. Intanto la Cina si prepara a diventare il primo mercato: entro il 2030 supererà gli Stati Uniti. Nuove palette e note: come si trasformano le essenze. Il 2022? L'anno della rosa. «Professione profumo: dalla creazione al mercato». All'Università di Padova il primo corso specialistico del settore. Lo speciale comprende tre articoli. La cura di sé, la ricerca del proprio benessere fisico e mentale, spesso passa anche da una semplice fragranza. Un profumo è in grado di cambiare la giornata di una persona. Di rilassare, sedurre o trasmettere messaggi di potere. Il potere racchiuso all'interno delle boccette di vetro che esponiamo nel nostro angolo beauty è uno dei più misteriosi. Come può un'essenza cambiare e plasmarsi a seconda della persona che la indossa? Come riporta l’ultimo rapporto di The NPD Group il comparto bellezza ha registrato una crescita del +30% del giro d’affari rispetto al primo semestre 2020. Un risultato che, se sommato alla proiezione del Centro Studi di Cosmetica Italia, porterebbe nel 2022 il settore beauty ai livelli pre-pandemia. Secondo Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, il comparto italiano del beauty dovrebbe registrare quest’anno un incremento di fatturato del 10,4%, a 11,7 miliardi di euro, grazie a performance positive sia dal mercato interno (+8,5%) che dall’estero (+14%). «Le proiezioni tengono conto del ritorno a una nuova normalità e allo spirito di ritrovata fiducia con cui si guarda avanti» ha spiegato «Il ritorno in presenza di fiere e manifestazioni rappresenta un tassello insostituibile per supportare l’export: i nostri cosmetici continuano ad essere apprezzati al di fuori dei confini nazionali per l’approccio globale e multidisciplinare che sta alla base della loro ideazione e si distinguono per la qualità, la propensione all’innovazione e per la capacità creativa tipica del saper fare italiano che tutto il mondo apprezza». «Tra gennaio e fine giugno 2021, il mercato italiano della bellezza in profumeria ha registrato un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020, con vendite totali pari a 726 milioni di euro, mostrando chiaramente segnali positivi di ripresa» ha spiegato Francesca Comis, senior manager beauty The NPD Group, gruppo leader per le ricerche di mercato nel canale profumeria. Segnali di ripresa che arrivano anche dall'Oriente che guarda il mondo della profumeria con interesse. Come evidenziato dal gruppo giapponese Takasago, entro il 2025 l'Asia diventerà il secondo mercato delle fragranze, secondo solo agli Stati Uniti. Ma il sorpasso, sembra essere inevitabile. Il gruppo stima che avverrà entro il 2030. Con un dettaglio essenziale: il profumo cambierà per adattarsi alle esigenze richieste dai big spender orientali. Le fragranze si faranno dunque meno mainstream e più legate agli odori della natura. Per questo motivo, anche le case Occidentali che detengono a oggi i primi posti nell'Olimpo dei profumi must-have, stanno lavorando a un aggiornamento dello spettro delle fragranze per offrire prodotti sempre più customizzabili e vicini alle palette olfattive del nuovo pubblico. Tra gli esempi più curiosi e significativi sulle differenze di percezione del profumo vi è quella della fragranza Lbk water di Scent Library. Lanciata nel 2017, riproduce l'odore del riso in cottura. Un profumo così simile da essere in grado di risvegliare ricordi e stimolare i sensi al punto da essere stato venduto, nel solo anno di lancio nella misura di 1 milione di flaconi. Un numero impressionate in un Paese in cui, secondo le ricerche, solo il 5% della popolazione usa profumi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/profumo-tendenze-2022-2656433343.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-regina-dei-fiori-la-rosa-protagonista-delle-essenze-nel-2022" data-post-id="2656433343" data-published-at="1642606511" data-use-pagination="False"> La regina dei fiori, la rosa, protagonista delle essenze nel 2022 ufficio stampa Il the, il crisantemo, il gelsomino. Ma anche l'anice, il pepe di Sichuan e l'anice stellato. Sono queste solo alcune delle note che nei prossimi anni troveremo con sempre più insistenza nei flaconi dei nostri profumi. La missione è quella di avvicinarsi sempre di più alla natura. Al rendere familiare e unico il proprio profumo, risvegliando ricordi sopiti. La parola d'ordine, anche nel mondo del profumo, sembra essere "rassicurante". Le nuove fragranze dovranno essere in grado di trasmettere calore, coccolare. Per questo, si ricorrerà anche a note legate all’alimentazione (come il litchi) e alla farmacopea ancestrale dove il grande protagonista sarà il ginseng. Nel 2022 la rosa sarà una delle protagoniste indiscusse nel panorama dei nuovi profumi. Per celebrarla, diptyque ha creato Eau Rose Eau de Parfum. Il nuovo prodotto affianca l’Eau de Toilette rivelandosi un’alleata importante nel portagioie dei profumi: vibrante, intensa ed elegante, lo sposalizio della rosa damascena e centifolia lavorate in estratti e assolute sono accostate al verde fresco delle foglie dei roseti e ai loro teneri boccioli. Si avvertono anche accenti inaspettati di carciofo, un tocco fruttato di litchi e la dolcezza della camomilla. Per celebrare Eau Rose, diptyque ha coinvolto Maurice Harris, artista floreale visionario, famoso per le sue creazioni stravaganti e contemporanee. L’intervento di Harris risponde all’esigenza della maison di comporre un bouquet come espressione vegetale del lavoro del profumiere, un ritratto policromo della rosa, capace di rifletterne la personalità audace e delicata. Il fiore è così trasfigurato in un’icona pop, inserita in una composizione dove altre materie prime sorprendenti diventano protagoniste: il carciofo e il suo verde complementare, la rotondità del litchi, i dolci fiori di camomilla. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/profumo-tendenze-2022-2656433343.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="all-universita-di-padova-il-primo-corso-per-gli-specialisti-del-settore" data-post-id="2656433343" data-published-at="1642606511" data-use-pagination="False"> All'università di Padova il primo corso per gli specialisti del settore Un corso di specializzazione, una grande scuola di 78 ore, in cui scoprire tutto sul mondo dei profumi e delle essenze. Nell'anno dell'Ottocentesimo anniversario dell'ateneo, l'Università di Padova apre «Professione profumo: dalla creazione al mercato» un corso progettato dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”. Il corso si rivolge a soggetti già impiegati presso il settore della profumeria e della cosmesi, o desiderosi di accedervi, che a partire dagli aspetti storici e tecnico scientifici delle profumazioni, vogliano acquisire competenze per accedere a ruoli gestionali ad esempio nel settore della distribuzione, della comunicazione e di marketing del profumo inteso come prodotto cosmetico.Il programma formativo segue l’esperienza ormai ventennale di eccellenza del Master Business and management Frangrance and Cosmetics del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali di Padova con il Dipartimento di Farmacia, ISIPCA (Institut Supérieur International du Parfum e de la Cosmétique Aromatique Alimentaire) e l’Università di Versailles Saint-Quentin-En-Yvelines che ogni anno attira studenti da tutto il mondo.Oltre a studiare la storia, l'evoluzione e le ultime tendenze, il corso tratterà aspetti tecnici e nozioni su come fare business.
Carlo Conti (Ansa)
Niente male. Anzi, molto bene: è la prima volta che un conduttore di questa importanza e in una situazione tanto esposta come il più nazional popolare degli eventi manifesta la propria appartenenza cristiana. Sì, in passato, di qualcuno si è potuto intuirla. Dello stesso Baudo, per esempio. Ma forse, nel suo caso, si trattava soprattutto di un riferimento politico e partitico. Poi qualcuno ricorderà il segno della croce fatto da Amadeus in cima alla scala dell’Ariston prima di iniziare una delle sue conduzioni. Ma sembrava essere più che altro un gesto scaramantico. Conti no, ha rivelato spontaneamente un tratto del suo essere. E, comunque, pur senza enfatizzarla, una certa sensibilità era affiorata anche quando, nel 2015, aveva ospitato Sammy Basso, affetto da progeria o, l’anno dopo, quando aveva concesso il palco dell’Ariston al maestro e compositore Ezio Bosso che sulle note di Following a bird aveva commosso il pubblico.
Ora gli osservatori più occhiuti saranno pronti a lamentare il Festival confessionale. Già le conferenze stampa sono una palestra di puntiglio critico. Alcuni colleghi si adoperano per scovare le pressioni del palazzo. Il premier alla serata inaugurale, il caso del comico Andrea Pucci. Conti scansa, smorza, spegne i focolai. Parole d’ordine «serenità e leggerezza». Non a caso Laura Pausini si è lasciata convincere alla co-conduzione da Carlotan, Carlo più Lexotan. Il mondo è pieno di guerre e al Festival ci accontentiamo delle canzonette, moraleggia qualcuno, mentre per esempio, uno come Bruce Springsteen prende posizione contro la politica autoritaria. Conti cita Gianna Pratesi, 105 anni all’anagrafe, invitata per ricordare ieri sera la prima volta che andò a votare subito dopo la guerra. E i partigiani e chi ha combattuto ed è morto per liberare l’Italia dalla dittatura nazifascista: «Ci hanno dato questa Repubblica che ci permette di godere della musica e di un Festival come questo. Il mio auspicio è che tutti i Paesi del mondo, dove c’è la guerra, possano avere il loro Festival di Sanremo». «Sanremo», sottolinea, «non deve essere fatto di due ore e mezzo di proclami, secondo me, ma se sottotraccia c’è qualche riflessione che ci porta a ragionare forse può risultare ancora più forte».
Si sente pressato dal presidente del Senato Ignazio La Russa che ha fatto un appello per concedere a Pucci uno spazio riparatore? «Rispetto la seconda carica dello Stato e ho ascoltato con attenzione quello che ha detto», è la replica. «Ho chiesto a Pucci se volesse mandare un videomessaggio scherzoso, ma non se la sente. Non posso certo obbligare nessuno a fare qualcosa contro la sua volontà». Soddisfatto della «cortese ed esaustiva risposta», La Russa rinnova la stima per il conduttore augurandogli «un grande successo per questo Festival di Sanremo che resta il più grande avvenimento nazional popolare di cui è quindi lecito occuparci un po’ tutti. Senza nulla togliere alle cose più importanti».
Se un filo di preoccupazione increspa i pensieri di Conti è quello degli ascolti. «Ma come non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se i risultati non saranno positivi... anche perché tutto sommato devo battere me stesso. Sono fatto così. Mi presenterei qui con lo stesso spirito. Lo scenario è diverso», aggiunge, «ci siamo spostati di due settimane, i competitor sono diversi, e ci sono le partite di calcio...». Stamattina, il verdetto.
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«Il signore delle mosche» (Sky)
Invece, Golding lo ha dato alle stampe nel 1954, vergando pagine tanto perfette da risuonare, ancora oggi, senza bisogno alcuno che uno sceneggiatore vi rimetta mano. Perciò, Thorne, responsabile dell'ultimo adattamento televisivo dell'opera, si è ben guardato dal cambiarne la trama. L'autore, che attraverso Adolescence ha dimostrato di sapere interpretare con tanta delicatezza quanta efficacia le fragilità dei ragazzini, ha ripercorso minuziosamente la storia, così come Golding l'ha tracciata. Gli anni Cinquanta, uno schianto aereo, un'intera scolaresca britannica precipitata, sola e spaurita, su un'isola al largo dell'Oceano Pacifico. E poi la lotta per la sopravvivenza, una lotta animale, intrinseca all'essere umano, senza riguardo per l'età o l'esperienza di mondo.
Il signore delle mosche, nei quattro episodi al debutto su Sky dalla prima serata di domenica 22 febbraio, torna al 1954, allo sgomento che quella pubblicazione aveva saputo suscitare. E, a tratti, lo ripropone, unendo alle parole la forza delle immagini.La serie televisiva, voluta dalla Bbc e presentata in anteprima alla scorsa Berlinale, comincia in medias res, dallo schianto e dal tentativo, immediato, di darsi un ordine. L'ordine di bambini per nulla avvezzi alle cose dei grandi, l'ordine del buon senso. Ralph e Piggy, più morigerati di altri compagni, l'avrebbero voluto così: una placida catena di montaggio, volta ad assegnare a ciascun superstite un compito, facilitando la convivenza e la costruzione, seppur embrionale, di una società. Jack, però, ragazzo del coro, a questa uguaglianza mite non ha voluto uniformarsi. Avrebbe comandato da solo, dispotico nel suo corpo acerbo. Sarebbe stato non re, ma dittatore. Ed è allora, sulla decisione arbitraria di un solo ragazzo, che Golding ha costruito il suo romanzo e dato forma alla sua tesi, quella per cui nulla è salvabile nell'uomo.
Il signore delle mosche, pur popolato di bambini, racconta ancora oggi di una diffidenza quasi ancestrale, ben oltre l'homo homini lupus di hobbesiana memoria. Sono paure senza basi di realtà, egoismi, un istinto malsano di sopravvivenza ad emergere, distruggendo quel nucleo che tanto potenziale avrebbe potuto avere. Distruggendo, anche, l'innocenza dei bambini, tanto fra le pagine del romanzo, quanto negli episodi, pochi e ben fatti, della serie televisiva.
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Pier Paolo Pasolini (Ansa)
Già un paio di mesi prima di pubblicare quel celebre articolo, insomma, Pasolini aveva messo in chiaro, in maniera forse ancor più decisa e lineare di quanto successivamente sarebbe avvenuto sul Corriere, come la sua contrarietà all’aborto - di cui, a differenza del Partito radicale, suo interlocutore privilegiato di quel periodo assieme alla Federazione giovanile comunista italiana, osteggiava la legalizzazione (che sarebbe stata sancita nel 1978 con l’approvazione della legge 194) - risiedesse innanzitutto nel fatto che l’aborto è un omicidio. Se oggi, dopo oltre mezzo secolo di completo oblio (il pezzo era ignoto anche ai maggiori conoscitori di Pasolini e dal 1974 non è mai stato riproposto da nessuna parte), questo significativo articolo apparso su Amica è tornato alla luce, il merito è di uno dei più straordinari e colti collezionisti italiani, il romano Giuseppe Garrera, che in quel numero della rivista si è imbattuto alcuni mesi fa durante una delle sue instancabili ricerche di materiali pasoliniani. Adesso la copia di Amica recuperata da Garrera è esposta a Spoleto nel contesto della mostra «Vita minore. San Francesco e la santità dell’arte contemporanea», curata dallo stesso Garrera assieme al fratello Gianni (a sua volta serissimo studioso e grande collezionista) e visitabile, fino al prossimo 2 giugno, presso Palazzo Collicola. Chi si recherà a Spoleto potrà constatare dal vivo come all’articolo di Pasolini fosse stato dato, ricorrendo a caratteri cubitali, il definivo titolo «Io sono contro l’aborto», che diverrà poi il titolo «ufficioso» dell’editoriale ospitato in seguito dal Corriere della Sera (che, come già abbiamo ricordato, era stato titolato diversamente dal quotidiano milanese). Una scelta redazionale, quella di Amica, che certifica la perentorietà - e quindi la non fraintendibilità - della posizione di Pasolini sull’aborto: una posizione che invece da più di cinquant’anni, e oggi in modo non meno pervicace di un tempo, si tenta da più parti di annacquare, alterare, manipolare, spostando l’attenzione dalla motivazione fondamentale fornita da Pasolini («Sono contrario alla legalizzazione dell’aborto perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio», citazione testuale dall’articolo uscito sul Corriere della Sera) alle motivazioni ulteriori formulate sempre sul Corriere: motivazioni, a differenza di quella principale (la quale è, prima di ogni altra cosa, scientificamente ineccepibile), pretestuose (la legalizzazione della pratica abortiva quale strumento della falsa tolleranza sessuale attuata dalla società dei consumi a scapito del coito omoerotico) oppure contorte e oramai obsolete (favorendo la pratica del coito eterosessuale, liberato dallo spettro della gravidanza indesiderata, l’aborto avrebbe paradossalmente portato a un aumento delle nascite e pertanto a un aggravarsi del problema della sovrappopolazione).
Adesso, dunque, l’auspicio - quasi certamente vano, ne siamo consapevoli - è che la riapparizione dell’articolo di Amica faccia comprendere una volta per tutte che quando un’associazione come Pro vita e Famiglia - la persecuzione di amministrazioni e tribunali nei confronti delle cui affissioni, sia detto per inciso, è uno scandalo antidemocratico che avrebbe verosimilmente indignato lo stesso Pasolini - attacca manifesti miranti a scoraggiare l’attività abortiva su cui compare il volto di PPP, non compie alcuna appropriazione indebita, poiché lo scrittore era indiscutibilmente antiabortista e lo ha affermato in più occasioni con una nettezza assoluta. Fino al punto di non accettare neppure la visione - certamente sensata e a nostro avviso necessaria nel suo realismo, a meno appunto di non assumere come Pasolini posizioni squisitamente idealistiche - dell’aborto legale come male minore.
Scriveva ancora Pasolini su Amica: «Infatti so che l’abrogazione delle leggi contro l’aborto è il “meno peggio”, un’azione di “realpolitik”, è un “compromesso”. […] Ebbene, è proprio questo ragionamento che io non mi sento di fare. La soluzione è a monte dell’abrogazione delle leggi contro l’aborto: è nel rendere popolare il concetto della libertà di fare figli come e quando si vuole, che non esiste illegalità in una nascita (questo per le ragazze madri, che, soprattutto nelle classi più povere, ricorrono all’aborto per evitare il disonore); se poi non si vogliono avere figli, ci sono un’infinità di modi per non averli: bisogna dunque, se mai, “abrogare” la Chiesa che condanna questi modi (la pillola ecc.)».Il punto è sempre lo stesso: si può non essere d’accordo con Pasolini e si può, anzi si deve, discuterlo. Non si possono invece distorcerne, per proprio tornaconto, le opinioni e le affermazioni. Non si può farlo diventare, da scomodo, comodo.
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In questa puntata di Segreti il professor Riccardo Puglisi analizza il delitto di Garlasco da una prospettiva inedita: il ruolo dei media, la polarizzazione dell’opinione pubblica e il peso delle narrazioni nel caso Stasi. Tra giustizia, informazione e percezione collettiva, analizziamo come nasce, e si consolida, un racconto mediatico destinato a dividere.