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2022-01-19
Il mercato delle fragranze trascina la ripresa del beauty italiano
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La cura di sé, la ricerca del proprio benessere fisico e mentale, spesso passa anche da una semplice fragranza. Un profumo è in grado di cambiare la giornata di una persona. Di rilassare, sedurre o trasmettere messaggi di potere. Il potere racchiuso all'interno delle boccette di vetro che esponiamo nel nostro angolo beauty è uno dei più misteriosi. Come può un'essenza cambiare e plasmarsi a seconda della persona che la indossa?
Come riporta l’ultimo rapporto di The NPD Group il comparto bellezza ha registrato una crescita del +30% del giro d’affari rispetto al primo semestre 2020. Un risultato che, se sommato alla proiezione del Centro Studi di Cosmetica Italia, porterebbe nel 2022 il settore beauty ai livelli pre-pandemia. Secondo Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, il comparto italiano del beauty dovrebbe registrare quest’anno un incremento di fatturato del 10,4%, a 11,7 miliardi di euro, grazie a performance positive sia dal mercato interno (+8,5%) che dall’estero (+14%). «Le proiezioni tengono conto del ritorno a una nuova normalità e allo spirito di ritrovata fiducia con cui si guarda avanti» ha spiegato «Il ritorno in presenza di fiere e manifestazioni rappresenta un tassello insostituibile per supportare l’export: i nostri cosmetici continuano ad essere apprezzati al di fuori dei confini nazionali per l’approccio globale e multidisciplinare che sta alla base della loro ideazione e si distinguono per la qualità, la propensione all’innovazione e per la capacità creativa tipica del saper fare italiano che tutto il mondo apprezza». «Tra gennaio e fine giugno 2021, il mercato italiano della bellezza in profumeria ha registrato un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020, con vendite totali pari a 726 milioni di euro, mostrando chiaramente segnali positivi di ripresa» ha spiegato Francesca Comis, senior manager beauty The NPD Group, gruppo leader per le ricerche di mercato nel canale profumeria.
Segnali di ripresa che arrivano anche dall'Oriente che guarda il mondo della profumeria con interesse. Come evidenziato dal gruppo giapponese Takasago, entro il 2025 l'Asia diventerà il secondo mercato delle fragranze, secondo solo agli Stati Uniti. Ma il sorpasso, sembra essere inevitabile. Il gruppo stima che avverrà entro il 2030. Con un dettaglio essenziale: il profumo cambierà per adattarsi alle esigenze richieste dai big spender orientali. Le fragranze si faranno dunque meno mainstream e più legate agli odori della natura. Per questo motivo, anche le case Occidentali che detengono a oggi i primi posti nell'Olimpo dei profumi must-have, stanno lavorando a un aggiornamento dello spettro delle fragranze per offrire prodotti sempre più customizzabili e vicini alle palette olfattive del nuovo pubblico. Tra gli esempi più curiosi e significativi sulle differenze di percezione del profumo vi è quella della fragranza Lbk water di Scent Library. Lanciata nel 2017, riproduce l'odore del riso in cottura. Un profumo così simile da essere in grado di risvegliare ricordi e stimolare i sensi al punto da essere stato venduto, nel solo anno di lancio nella misura di 1 milione di flaconi. Un numero impressionate in un Paese in cui, secondo le ricerche, solo il 5% della popolazione usa profumi.
La regina dei fiori, la rosa, protagonista delle essenze nel 2022

ufficio stampa
Il the, il crisantemo, il gelsomino. Ma anche l'anice, il pepe di Sichuan e l'anice stellato. Sono queste solo alcune delle note che nei prossimi anni troveremo con sempre più insistenza nei flaconi dei nostri profumi. La missione è quella di avvicinarsi sempre di più alla natura. Al rendere familiare e unico il proprio profumo, risvegliando ricordi sopiti.
La parola d'ordine, anche nel mondo del profumo, sembra essere "rassicurante". Le nuove fragranze dovranno essere in grado di trasmettere calore, coccolare. Per questo, si ricorrerà anche a note legate all’alimentazione (come il litchi) e alla farmacopea ancestrale dove il grande protagonista sarà il ginseng.
Nel 2022 la rosa sarà una delle protagoniste indiscusse nel panorama dei nuovi profumi. Per celebrarla, diptyque ha creato Eau Rose Eau de Parfum. Il nuovo prodotto affianca l’Eau de Toilette rivelandosi un’alleata importante nel portagioie dei profumi: vibrante, intensa ed elegante, lo sposalizio della rosa damascena e centifolia lavorate in estratti e assolute sono accostate al verde fresco delle foglie dei roseti e ai loro teneri boccioli. Si avvertono anche accenti inaspettati di carciofo, un tocco fruttato di litchi e la dolcezza della camomilla.
Per celebrare Eau Rose, diptyque ha coinvolto Maurice Harris, artista floreale visionario, famoso per le sue creazioni stravaganti e contemporanee. L’intervento di Harris risponde all’esigenza della maison di comporre un bouquet come espressione vegetale del lavoro del profumiere, un ritratto policromo della rosa, capace di rifletterne la personalità audace e delicata. Il fiore è così trasfigurato in un’icona pop, inserita in una composizione dove altre materie prime sorprendenti diventano protagoniste: il carciofo e il suo verde complementare, la rotondità del litchi, i dolci fiori di camomilla.
All'università di Padova il primo corso per gli specialisti del settore
Un corso di specializzazione, una grande scuola di 78 ore, in cui scoprire tutto sul mondo dei profumi e delle essenze. Nell'anno dell'Ottocentesimo anniversario dell'ateneo, l'Università di Padova apre «Professione profumo: dalla creazione al mercato» un corso progettato dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”.
Il corso si rivolge a soggetti già impiegati presso il settore della profumeria e della cosmesi, o desiderosi di accedervi, che a partire dagli aspetti storici e tecnico scientifici delle profumazioni, vogliano acquisire competenze per accedere a ruoli gestionali ad esempio nel settore della distribuzione, della comunicazione e di marketing del profumo inteso come prodotto cosmetico.
Il programma formativo segue l’esperienza ormai ventennale di eccellenza del Master Business and management Frangrance and Cosmetics del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali di Padova con il Dipartimento di Farmacia, ISIPCA (Institut Supérieur International du Parfum e de la Cosmétique Aromatique Alimentaire) e l’Università di Versailles Saint-Quentin-En-Yvelines che ogni anno attira studenti da tutto il mondo.
Oltre a studiare la storia, l'evoluzione e le ultime tendenze, il corso tratterà aspetti tecnici e nozioni su come fare business.
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Nel secondo semestre del 2020 il comparto ha registrato un aumento del 30%. Di questi, il 41% è rappresentato dal mondo dei profumi. Intanto la Cina si prepara a diventare il primo mercato: entro il 2030 supererà gli Stati Uniti. Nuove palette e note: come si trasformano le essenze. Il 2022? L'anno della rosa. «Professione profumo: dalla creazione al mercato». All'Università di Padova il primo corso specialistico del settore. Lo speciale comprende tre articoli. La cura di sé, la ricerca del proprio benessere fisico e mentale, spesso passa anche da una semplice fragranza. Un profumo è in grado di cambiare la giornata di una persona. Di rilassare, sedurre o trasmettere messaggi di potere. Il potere racchiuso all'interno delle boccette di vetro che esponiamo nel nostro angolo beauty è uno dei più misteriosi. Come può un'essenza cambiare e plasmarsi a seconda della persona che la indossa? Come riporta l’ultimo rapporto di The NPD Group il comparto bellezza ha registrato una crescita del +30% del giro d’affari rispetto al primo semestre 2020. Un risultato che, se sommato alla proiezione del Centro Studi di Cosmetica Italia, porterebbe nel 2022 il settore beauty ai livelli pre-pandemia. Secondo Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, il comparto italiano del beauty dovrebbe registrare quest’anno un incremento di fatturato del 10,4%, a 11,7 miliardi di euro, grazie a performance positive sia dal mercato interno (+8,5%) che dall’estero (+14%). «Le proiezioni tengono conto del ritorno a una nuova normalità e allo spirito di ritrovata fiducia con cui si guarda avanti» ha spiegato «Il ritorno in presenza di fiere e manifestazioni rappresenta un tassello insostituibile per supportare l’export: i nostri cosmetici continuano ad essere apprezzati al di fuori dei confini nazionali per l’approccio globale e multidisciplinare che sta alla base della loro ideazione e si distinguono per la qualità, la propensione all’innovazione e per la capacità creativa tipica del saper fare italiano che tutto il mondo apprezza». «Tra gennaio e fine giugno 2021, il mercato italiano della bellezza in profumeria ha registrato un aumento rispetto allo stesso periodo del 2020, con vendite totali pari a 726 milioni di euro, mostrando chiaramente segnali positivi di ripresa» ha spiegato Francesca Comis, senior manager beauty The NPD Group, gruppo leader per le ricerche di mercato nel canale profumeria. Segnali di ripresa che arrivano anche dall'Oriente che guarda il mondo della profumeria con interesse. Come evidenziato dal gruppo giapponese Takasago, entro il 2025 l'Asia diventerà il secondo mercato delle fragranze, secondo solo agli Stati Uniti. Ma il sorpasso, sembra essere inevitabile. Il gruppo stima che avverrà entro il 2030. Con un dettaglio essenziale: il profumo cambierà per adattarsi alle esigenze richieste dai big spender orientali. Le fragranze si faranno dunque meno mainstream e più legate agli odori della natura. Per questo motivo, anche le case Occidentali che detengono a oggi i primi posti nell'Olimpo dei profumi must-have, stanno lavorando a un aggiornamento dello spettro delle fragranze per offrire prodotti sempre più customizzabili e vicini alle palette olfattive del nuovo pubblico. Tra gli esempi più curiosi e significativi sulle differenze di percezione del profumo vi è quella della fragranza Lbk water di Scent Library. Lanciata nel 2017, riproduce l'odore del riso in cottura. Un profumo così simile da essere in grado di risvegliare ricordi e stimolare i sensi al punto da essere stato venduto, nel solo anno di lancio nella misura di 1 milione di flaconi. Un numero impressionate in un Paese in cui, secondo le ricerche, solo il 5% della popolazione usa profumi. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/profumo-tendenze-2022-2656433343.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="la-regina-dei-fiori-la-rosa-protagonista-delle-essenze-nel-2022" data-post-id="2656433343" data-published-at="1642606511" data-use-pagination="False"> La regina dei fiori, la rosa, protagonista delle essenze nel 2022 ufficio stampa Il the, il crisantemo, il gelsomino. Ma anche l'anice, il pepe di Sichuan e l'anice stellato. Sono queste solo alcune delle note che nei prossimi anni troveremo con sempre più insistenza nei flaconi dei nostri profumi. La missione è quella di avvicinarsi sempre di più alla natura. Al rendere familiare e unico il proprio profumo, risvegliando ricordi sopiti. La parola d'ordine, anche nel mondo del profumo, sembra essere "rassicurante". Le nuove fragranze dovranno essere in grado di trasmettere calore, coccolare. Per questo, si ricorrerà anche a note legate all’alimentazione (come il litchi) e alla farmacopea ancestrale dove il grande protagonista sarà il ginseng. Nel 2022 la rosa sarà una delle protagoniste indiscusse nel panorama dei nuovi profumi. Per celebrarla, diptyque ha creato Eau Rose Eau de Parfum. Il nuovo prodotto affianca l’Eau de Toilette rivelandosi un’alleata importante nel portagioie dei profumi: vibrante, intensa ed elegante, lo sposalizio della rosa damascena e centifolia lavorate in estratti e assolute sono accostate al verde fresco delle foglie dei roseti e ai loro teneri boccioli. Si avvertono anche accenti inaspettati di carciofo, un tocco fruttato di litchi e la dolcezza della camomilla. Per celebrare Eau Rose, diptyque ha coinvolto Maurice Harris, artista floreale visionario, famoso per le sue creazioni stravaganti e contemporanee. L’intervento di Harris risponde all’esigenza della maison di comporre un bouquet come espressione vegetale del lavoro del profumiere, un ritratto policromo della rosa, capace di rifletterne la personalità audace e delicata. Il fiore è così trasfigurato in un’icona pop, inserita in una composizione dove altre materie prime sorprendenti diventano protagoniste: il carciofo e il suo verde complementare, la rotondità del litchi, i dolci fiori di camomilla. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/profumo-tendenze-2022-2656433343.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="all-universita-di-padova-il-primo-corso-per-gli-specialisti-del-settore" data-post-id="2656433343" data-published-at="1642606511" data-use-pagination="False"> All'università di Padova il primo corso per gli specialisti del settore Un corso di specializzazione, una grande scuola di 78 ore, in cui scoprire tutto sul mondo dei profumi e delle essenze. Nell'anno dell'Ottocentesimo anniversario dell'ateneo, l'Università di Padova apre «Professione profumo: dalla creazione al mercato» un corso progettato dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “Marco Fanno”. Il corso si rivolge a soggetti già impiegati presso il settore della profumeria e della cosmesi, o desiderosi di accedervi, che a partire dagli aspetti storici e tecnico scientifici delle profumazioni, vogliano acquisire competenze per accedere a ruoli gestionali ad esempio nel settore della distribuzione, della comunicazione e di marketing del profumo inteso come prodotto cosmetico.Il programma formativo segue l’esperienza ormai ventennale di eccellenza del Master Business and management Frangrance and Cosmetics del Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali di Padova con il Dipartimento di Farmacia, ISIPCA (Institut Supérieur International du Parfum e de la Cosmétique Aromatique Alimentaire) e l’Università di Versailles Saint-Quentin-En-Yvelines che ogni anno attira studenti da tutto il mondo.Oltre a studiare la storia, l'evoluzione e le ultime tendenze, il corso tratterà aspetti tecnici e nozioni su come fare business.
Ansa
Tanto è forte l’indignazione che qualcuno sta pensando di denunciare. Lo conferma anche Testa rispondendo a un commento di Ernesto Carbone, membro del Csm in quota Italia viva, in cui si legge: «Illecita? Violazione delle regole? Se sei certo di quello che dici non dovresti scriverlo qui ma in una denuncia». Messaggio cui Testa risponde: «C’è chi ci sta pensando». Alle denunce si aggiunge anche un’interrogazione del vicecapogruppo di Fdi, Salvo Sallemi al ministro Nordio, in cui si chiede di verificare la correttezza dell’informazione nell’ambito della campagna referendaria.
Qualcosa si muove e anche su altri piani. Sul tema dei finanziamenti un giudice autorevole, esponente del Si, sta sollevando dei rilievi anche sul finanziamento del comitato da parte dell’Anm e verificando la possibilità di un ricorso cautelare per evitare e bloccare la distrazione dei fondi a fini non statutari. È anche vero che alcuni sono scettici all’idea di affidare ad Agcom il giudizio perché potrebbe trasformarsi in un boomerang. Enrico Costa di Forza Italia, ipotizza un conflitto d’interessi: «Il comitato Giusto dire No, promosso dall’Anm, indirizzato organicamente dall’Anm, con sede presso l’Anm in Cassazione, finanziato dall’Anm, gode anche di finanziamenti ulteriori e privati; pertanto i magistrati in servizio iscritti all’Anm, attraverso i loro organi rappresentativi, promuovono, indirizzano e finanziano il Comitato attraverso le quote associative, e sono affiancati da soggetti privati che contribuiscono economicamente a pagare le iniziative. Questo schema crea uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all’Anm, in quanto finanziano il “suo” comitato. Cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, nella propria attività in tribunale, un finanziatore del comitato? Si asterrebbe per gravi ragioni di convenienza? Cosa accadrebbe se si trovasse a discutere un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del No e un sostenitore del Sì?».
Lo scontro meno evidente, ma altrettanto vivo, si sta consumando sulle date del voto. Fonti di governo evidenziano che «la legge impone all’esecutivo di decidere entro il 17 gennaio». Si fa riferimento all’articolo 15 della legge n. 352 del 1970, secondo cui il referendum va indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum, della Corte di cassazione, che ha ammesso le richieste referendarie (il 18 novembre). La stessa norma prevede che il referendum si svolga in una domenica (e un lunedì in questo caso, come stabilito dal cdm del 22 dicembre) compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione del decreto di indizione. Il che farebbe ricascare le date a metà marzo (15-16 o, appunto, 22-23 marzo).
D’altro canto, chi sta portando avanti la raccolta firme per un referendum costituzionale sulla riforma stessa (promossa da un comitato di 15 cittadini, che ha tempo fino al 30 gennaio per raggiungere le 500.000 firme necessarie) ha già annunciato che impugnerà «qualsiasi decreto di fissazione del referendum che dovesse venire emesso prima che la Cassazione si sarà espressa su questa raccolta firme. Se il governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme», ha chiarito il portavoce del comitato promotore della raccolta di firme popolari per il referendum sulla Giustizia, Carlo Guglielmi, aggiungendo: «Siamo pronti a impugnare in tutte le sedi. Siamo pronti a fare tutto quello che ci consente il sistema di pesi e contrappesi previsto dalla Costituzione della Repubblica».
Per molti questo sarebbe un nuovo modo per prendere altro tempo. L’obiettivo è sempre lo stesso: arrivare al rinnovo del Consiglio superiore della magistratura con una riforma ancora in attesa di entrare in vigore a causa del tempo tecnico necessario per emanare i decreti attuativi.
Giovanni Bachelet, presidente del Comitato per il No delle associazioni della società civile, commentando l’ipotesi che il referendum si tenga il 22 marzo, ha detto: «Quella delle date non è una nostra battaglia. Noi possiamo fare una buona campagna anche con una data anticipata rispetto a quello che consiglierebbe il buonsenso. A quanto pare il governo ha una grande fretta, ci spiegherà poi perché».
La questione della data «non appassiona» altri promotori del Si, come Luigi Marattin, segretario del Pld. Così anche Forza Italia: «Non ci azzuffiamo per dieci giorni in più o in meno». Il commento di Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e vice-capogruppo alla Camera.
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La pressione di Ursula von der Leyen perché il Mercosur passi è fortissima, al punto che ieri la presidenza pro tempore del Consiglio europeo, ora in mano a Cipro, ha respinto la richiesta di non far entrare in vigore l’accordo prima della ratifica del Parlamento, che sarà chiamo a votare sì o no senza modifiche del testo. Il ministro dell’Agricoltura Maria Panayiotou ha affermato: «Contiamo di chiudere entro sabato il Mercosur e gli strumenti di salvaguardia interconnessi». Che però nel testo non ci sono. Modifiche prova farle passare in zona Cesarini il nostro ministro Francesco Lollobrigida in cerca di una giustificazione per il cambio di rotta italiano. Lollobrigida ha proposto di abbassare al 5% la soglia di ribasso dei prezzi che fa scattare la clausola di salvaguardia bloccando l’importazione.
Con queste premesse stamani a palazzo Berlaymont si riuniscono gli «ambasciatori» dei 27 che devono decidere se varare l’accordo con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay più la Bolivia. Il trattato che è in gestazione da un quarto di secolo è fortemente divisivo ed è contestato duramente dagli agricoltori. Oggi a Milano ci sarà un presidio di un migliaio di trattori, ma dovrebbe abbattere del 90% i dazi su un pacchetto nutrito di prodotti. Loro ci venderanno carne - il Brasile è leader mondiale - riso, zucchero, soia, legumi, carta; l’Europa punta a esportare macchinari, auto, chimica, farmaceutica e fertilizzanti che, vietati in Ue, saranno usati nella Pampa e in Amazzonia.
Qui c’è il primo motivo di allarme per gli agricoltori europei. La B è «ostaggio» delle industrie che dopo i disastri del Green deal pretendono un risarcimento. L’area del Mercosur conta 270 milioni di abitanti e in questo, a parere della Commissione, sta la bontà dell’accordo. Quei consumatori però hanno un reddito annuo che va dai 19.000 dollari dell’Uruguay ai 6.600 in Paraguay contro la media europea di 36.000 euro! Aspettarsi corse agli acquisti è almeno enfatico. L’urgenza della baronessa è tutta geopolitica: vuole dimostrare a Donald Trump che l’ Europa può andare nel giardino di casa degli Usa a fare affari e se vuole può «allearsi» commercialmente con la Cina che nel Mercosur ha già una posizione di forza.
Come spesso capita, la Von der Leyen - vuole chiudere entro domani per andare il 12 gennaio a firmare in Paraguay - però fa i conti senza l’oste. La situazione in Europa è molto critica. Ieri centinaia di trattori hanno stretto d’assedio il parlamento francese e bloccato Parigi: hanno percorso gli Champs Elysees e hanno un presidio permanente all’Eliseo e all’Assemblea nazionale. Se passa il Mercosur il 20 gennaio assedieranno Bruxelles. Proteste ci sono in Grecia con migliaia di agricoltori mobilitati, in Polonia, in Bulgaria e Romania. Il gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ha anticipato che voterà contro l’accordo. Il no viene anche dall’Irlanda. Per la verità il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha fatto capire che l’Italia dirà sì solo se c’è la clausola di reciprocità. Il passaggio per il governo italiano è assai delicato. Ieri Coldiretti e Filiera Italia hanno emesso un comunicato netto. Ettore Prandini e Luigi Scordamaglia affermano: «Ribadiamo l’opposizione alla firma del Mercosur senza reciprocità: cioè che valgano per i produttori che esportano in Europa le stesse regole imposte agli agricoltori europei. Deve sempre valere il divieto d’ingresso nell’Ue di alimenti ottenuti con sostanze e tecniche bandite da anni nei nostri campi e nelle nostre stalle. L’accordo è un favore della Von der Leyen e dei suoi tecnocrati alle multinazionali straniere, a partire dalle aziende chimiche tedesche come Bayer e Basf a cui sarà consentito di esportare con più facilità fitofarmaci vietati nell’Ue che rientrerebbero nei piatti dei consumatori con le importazioni agevolate. Non basta l’aumento dei controlli in frontiera proposto dalla Commissione; al massimo si arriva al 4% con evidenti rischi per i consumatori. Perciò l’autorità doganale europea deve insediarsi a Roma e va imposta l’etichetta d’origine e cassata la regola dell’ultima trasformazione che fa passare per europeo ciò che europeo non è».
Pare di capire che il prezzo in termini di consenso non è basso per Giorgia Meloni, ma è assai più alto per Ursula von der Leyen. Sulla politica agricola è nata l’Europa, ma ora rischia d’essere la fine della pur fragile intesa europea.
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John Elkann (Imagoeconomica)
Il capo d’accusa per il quale i pm hanno preparato la richiesta di rinvio a giudizio, a seguito della quale, entro due giorni dalla formulazione dell’imputazione, il giudice fissa con decreto l’udienza preliminare, riguarda le presunte dichiarazioni infedeli in relazione a due annualità delle dichiarazioni di Marella Caracciolo, vedova dell’Avvocato, per le quali la Procura, che ritiene che la residenza svizzera della nonna di Elkann fosse fittizia, aveva chiesto l’archiviazione. Che il giudice aveva disposto invece nei confronti di Ginevra Elkann, Lapo Elkann e del notaio Urs Robert von Gruenigen, accogliendo la richiesta della Procura torinese. Sulle altre due ipotesi di reato il gip aveva invece ritenuto di esercitare i poteri che gli permettono di ordinare al pm di esercitare l’azione penale, formulando l’imputazione, quando ritiene errata la richiesta di archiviazione della Procura, superando così l’inerzia dell’accusa e garantendo il diritto di difesa. Nel settembre scorso, quando la Procura aveva notificato la richiesta di archiviazione, riguardo alla posizione reddituale e patrimoniale di Marella Caracciolo, allo stato degli atti, risultavano accertati redditi non dichiarati ai fini Irpef per un importo complessivo pari a circa 248,5 milioni di euro, nonché una massa ereditaria non sottoposta a tassazione per un valore pari a circa 1 miliardo di euro. La quantificazione degli importi sottratti al Fisco è avvenuta, aveva spiegato la Procura in una nota, «plurimi, consistenti e convergenti elementi indiziari acquisiti dalla Guardia di finanza nel corso delle indagini, svolte attraverso approfondite perquisizioni presso società, studi professionali e abitazioni private riconducibili agli indagati, analisi della documentazione e delle copie forensi dei dispositivi acquisiti nonché audizioni di diverse persone informate sui fatti, che hanno permesso di ricostruire come fittizia la residenza svizzera di Marella Caracciolo in relazione ai fatti in contestazione».
Dopo la notifica della richiesta di rinvio a giudizio, il prossimo passaggio della vicenda sarà una nuova udienza preliminare, davanti a un giudice diverso da quello che ha chiesto l’imputazione coatta. Tra le supposizioni circolate ieri c’era quella che la Procura, se decidesse di non discostarsi dall’ipotesi di indagine iniziale, potrebbe chiedere il «non luogo a procedere» nei confronti di Elkann. Un’eventualità che però vedrebbe la Procura sconfessare la richiesta di rinvio a giudizio, che per quanto imposta dal gip sarà comunque un atto che porterà la firma dei pm che la dovranno discutere in udienza. Difficile quindi prevedere gli sviluppi futuri, tranne che su un punto: la battaglia legale tra gli eredi dell’Avvocato, che ha provocato l’inchiesta di Torino, è ben lontana dall’essere conclusa.
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Blocco del traffico davanti alla Stazione Centrale: decine di trattori in piazza Duca d’Aosta per dire no all’accordo Ue-Mercosur. Gli agricoltori denunciano concorrenza sleale e chiedono tutele per il settore.