Semplificando. Prima si individuano i Paesi con un humus giudiziario e di mercato non ostile, quindi si scovano i settori e le società che hanno i maggiori margini di crescita e infine si fanno delle offerte adeguate di acquisizione. Ed è la prima fase, che se tutto va bene si chiude con la felice conclusione dell’operazione. Poi arriva il difficile. L’Individuazione dei manager giusti per la gestione, il risanamento e infine, dopo un processo che di solito non dura meno di 4-5 anni, la vendita con un margine di guadagno.
In un mondo perfetto siamo di fronte e un win-win, se tutto va come deve andare portano il risultato a casa sia la società che è stata ristrutturata (e quindi i suoi lavoratori) che il fondo. Ma visto che il mondo non è perfetto, non sempre va così.
Ma non è questo il punto che qui vogliamo sottolineare. La novità infatti sta nel recente studio che uno dei maggiori fondi di private equity al mondo, Kkr può contare su 758 miliardi di dollari di masse gestite, ha realizzato sulle prospettive economiche anche dell’Europa. E quindi sui Paesi dove più conviene investire. Il titolo, «Il dilemma delle divergenze», dice molto. Svolgimento macro? L’Eurozona è in rallentamento, ma la periferia tiene e l’Italia è citata tra i mercati che sovraperformano. In buona sostanza, Kkr ha rivisto al ribasso le stime di crescita per l’Eurozona allo 0,7% nel 2026 e all’1,3% nel 2027, per effetto dello choc energetico e della pressione competitiva cinese sull’industria europea. Ma non tutto il Vecchio continente piange. La Germania, con la sua manifattura pesante, è uno dei Paesi più sotto pressione. Anche la Francia non se la passa benissimo. Mentre Spagna, Italia e Polonia stanno beneficiando di una domanda interna più solida, di un turismo dinamico e di uno slancio negli investimenti fino a oggi sconosciuto. Non solo. Perché agli stessi Paesi di cui sopra (Italia, Spagna e Polonia) è destinata una quota molto importante di spesa pubblica europea in sicurezza energetica, difesa e modernizzazione delle reti. Che nel linguaggio del fondo vuol dire: tanti affari in arrivo.
Kkr parla di inflazione europea in rialzo (3% nel 2026 e al 2,2% nel 2027), con la Bce che nel 2026 dovrebbe decidere due rialzi dei tassi di interesse (il primo c’è stato ieri) e poi si focalizza sui settori. Difesa e sicurezza nazionale, innanzitutto. Spiegando che ci troviamo dinanzi a un tema strutturale, non ciclico. I numeri dicono che la spesa militare globale ha raggiunto il record di 2.630 miliardi di dollari nel 2025, circa 500 miliardi in più rispetto ai livelli pre-Ucraina del 2021, ma Kkr legge questa crescita come duratura, sostenuta da conflitti attivi, ammodernamento di arsenali e investimenti in nuove tecnologie per IA, droni, cyber e spazio. Il rapporto segnala che i governi da soli faranno fatica a finanziare l’intero ciclo di modernizzazione, aprendo spazio crescente al capitale privato. Anche perché l’impegno Nato al 5% include infrastrutture, resilienza, cybersecurity e capacità industriale, non solo sistemi d’arma tradizionali.
Ma non si vive di sola difesa e sicurezza. Perché il riarmo chiama un altro grande driver d’investimento: il rinnovamento delle infrastrutture energetiche. E qui Kkr parla esplicitamente opportunità di lungo periodo, anche per l’Italia.
Del resto, la chiusura dello Stretto di Hormuz ha colpito fino al 20% dei flussi petroliferi globali e quote ancora più elevate di fertilizzanti e altre materie prime. Per l’Europa, che importa circa il 60% del proprio fabbisogno energetico, questo accelera la necessità di investire in stoccaggio, GNL e reti. manco a dirlo, pure qui Kkr vede un grande filone di opportunità per fare affari.
E a ben vedere, un segnale che il fondo americano avesse delle «sensazioni» positive sull’Italia è arrivato nelle scorse settimane con l’annuncio dell’apertura della prima sede del fondo nel Belpaese. A Milano, ovviamente. Il comunicato ripercorre la storia e gli investimenti di kkr in Italia e spiega perché quel trend è visto in crescita.
«Da oltre vent’anni», si legge, «l’Italia è un mercato molto importante per Kkr, con oltre 10 miliardi di euro di capitale investito dal 2005 nei settori del private equity, infrastrutture, real estate e del credito. I più recenti investimenti della società includono FiberCop, la prima rete in fibra ottica “open access” in Europa, Enilive, protagonista nella transizione energetica italiana, e Cmc, leader nel packaging sostenibile ed innovativo attraverso soluzioni di robotica. Investimenti che riflettono un approccio orientato alla collaborazione con aziende di settori strategici e alla valorizzazione di un ruolo centrale dell’Italia nell’economia Ue». Il report ci dice che questa collaborazione è destinata a crescere più che in Francia o in Germania.