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Pro Vita e Famiglia: «Pur di fermare l'eutanasia pronti alla piazza. Governo avvertito»

Pro Vita e Famiglia: «Pur di fermare l'eutanasia pronti alla piazza. Governo avvertito»
Ansa

«Aderiamo alla proposta di Massimo Gandolfini, lanciata oggi in un'intervista su In Terris. Contro l'eutanasia scenderemo anche in piazza se necessario, a settembre, insieme alle associazioni e ai movimenti cattolici che già si alzarono in piedi col Family Day, la più grande manifestazione popolare della storia repubblicana. La Corte costituzionale ha chiesto di legiferare anche sul suicidio assistito entro quel mese ma, dopo l'approvazione delle Dat in Italia, quest'ultimo step sarebbe una mattanza di fragili, malati e depressi perché noi non dimentichiamo il caso di Noa Pothoven, che ha svelato l'orribile cultura di morte che c'è dietro. Queste persone si curano, si accompagnano, non si aiutano a morire» hanno annunciato Toni Brandi e Jacopo Coghe, presidente e vice presidente del Congresso Mondiale delle Famiglie e di Pro Vita e Famiglia, dopo l'annuncio di Massimo Gandolfini, leader del Family Day, di un'iniziativa di protesta in piazza contro l'eutanasia.

«Gli esseri umani non possono essere trattati come scarti umani e l'omicidio non può essere mai una scelta possibile. È reato uccidere e il governo è avvertito: si ricordino quanto incise la piazza del Circo Massimo sul futuro politico di Alfano» hanno concluso Brandi e Coghe.

L’Iran protesta, il regime reprime. Probabile un nuovo raid Usa-Israele
il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Nel riquadro, un fermo immagine dei recenti scontri a Teheran (Ansa)
Le manifestazioni proseguono da dieci giorni: il bilancio è di almeno 36 morti. Interviene l’erede dello Scià, che invita a resistere. Intanto si muove l’aviazione a stelle e strisce: forse imminente un nuovo attacco con l’Idf.

Le proteste antigovernative in Iran hanno raggiunto il decimo giorno consecutivo, con scontri sempre più violenti in oltre 250 località di 27 province su 31. Il regime intensifica la repressione nonostante l’appello del presidente Masoud Pezeshkian a non colpire i manifestanti pacifici. Ieri, ampi movimenti logistici dell’aviazione militare americana sembravano segnalare l’imminenza di un attacco statunitense e israeliano a supporto dei manifestanti, con l’intento di facilitare un cambio di regime. Secondo alcune fonti non controllate, l’anziano Ayatollah Ali Khamenei sarebbe pronto alla fuga.

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Decaro e Fico sono già impantanati
Antonio Decaro e Roberto Fico (Ansa)
Il governatore pugliese costretto a ospitare in giunta il grande «nemico» Emiliano. In Campania il contiano deve gestire De Luca e pensa già a un rimpasto nel 2027.

In Campania, una spartizione da manuale Cencelli, alla faccia del grillismo. In Puglia, l’ombra del solito Michele Emiliano come assessore, con tanti saluti a Elly Schlein che sognava la fine dei cacicchi meridionali. Partono le due nuove giunte regionali del centrosinistra al Sud e c’è subito aria di muffa, politicamente parlando.

«Dobbiamo servire le istituzioni, non i partiti», dice Roberto Fico alla prima riunione della giunta della Campania. E c’è assolutamente da capirlo, visto che guida una coalizione da incubo, formata da otto partiti e con il più importante, il Pd, che è guidato da Pietro De Luca, figlio di Vincenzo, il suo ingombrante precedessore. L’ex presidente ha indicato, nella prima riunione, gli obiettivi principali dai quali muovere. Sono la sanità, i trasporti, le imprese e l’ambiente. Ma prima di tutto c’è il bilancio, da approvare entro fine mese e che ovviamente sarà un documento targato De Luca senior. Gli darà sicuramente una bella mano Fulvio Bonavitacola, ex braccio destro del suo predecessore salernitano, che ha avuto le deleghe alle Attività produttive e allo sviluppo economico.

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Sulla giustizia Musk segue «La Verità»: sbagliato lasciare in libertà chi delinque
Elon Musk e il suo like al tweet de «La Verità» (Ansa)
Il tycoon ha apprezzato l’articolo sul peruviano con precedenti indagato per il caso Aurora Livoli. Lui vuol salvare vite con la scienza.

Nell’era della «singolarità tecnologica», ci vediamo costretti a combattere con le singolari decisioni dei giudici. Siamo abbastanza convinti che Elon Musk, l’imprenditore più innovatore e discusso della nostra epoca, sottoscriverebbe in toto un tweet di questo tenore, anche perché il paradosso tra le potenzialità esponenziali delle nuove tecnologie (si veda quello che il magnate sta facendo con Neurolink nella sanità o con Space X nello spazio) e le incredibili contraddizioni dovute alla ipertrofia legislativa e alle cervellotiche decisioni della magistratura le evidenzia da tempo.

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La vittoria di Giorgia Meloni che non ha rivendicato il femminismo ha mandato in crisi il paradigma dominante. Il saggio «Belle Ciao! Come Giorgia Meloni e la destra hanno mandato in tilt il femminismo» di Barbara Saltamartini critica i dogmi del femminismo progressista, contesta l’idea di un’unica voce legittimata a parlare per le donne e rilegge Giorgia Meloni come espressione di una tradizione femminile di destra rimossa dal racconto ufficiale. Il libro denuncia un’ideologia che ha mercificato la libertà e cancellato la differenza sessuale, rilanciando identità, maternità e comunità come valori politici. Un testo provocatorio che segna una rottura culturale.

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