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2021-10-28
Dalla plastica non riciclabile nasce l’ecocarburante dell’industria chimica
«Acea è un'azienda strutturalmente circolare perché gestisce business che sono strutturalmente circolari a partire dal ciclo idrico al trattamento dei rifiuti, tutta la parte della distribuzione elettrica compresa la mobilità elettrica, la generazione da fonti rinnovabili. Noi siamo strutturalmente circolari e strutturalmente sostenibili». Così Giuseppe Gola, ad di Acea, ieri, durante gli stati generali della green economy a Ecomondo, ha presentato lo spirito della multiutility attiva nei business dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente che, nel piano di industriale 2020-2024, ha destinato quasi il 50% degli investimenti (2,1 miliardi su 4,7) a questi temi.
Proprio Ecomondo ha rappresentato l'occasione per lanciare le ultime iniziative del gruppo. Innanzitutto, l'accordo quadro con il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm) per sviluppare nuovi materiali e tecnologie innovative per gestire in maniera sostenibile le materie prime e il riciclo dei prodotti, secondo le logiche dell'economia circolare. Scopo del progetto congiunto è rendere sostenibili i processi di produzione e le catene di valore, aumentando l'efficienza dei materiali e al contempo investendo sul riuso e sull'utilizzo di prodotti riciclati per la produzione di beni durevoli ad alto valore aggiunto. In questo modo sarà possibile ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, generando ricadute positive sull'ambiente e la collettività.
Sempre in quest'ottica Acea ambiente, la società del gruppo che si occupa del trattamento e della valorizzazione dei rifiuti, ha presentato a Ecomondo un nuovo brevetto, sviluppato con l'Instm e il Politecnico di Milano: la tecnologia si chiama Gasiforming e permette di trasformare il mix di plastiche non riciclabili, il cosiddetto plasmix, in ecocarburanti. Queste plastiche vengono infatti convertite, grazie alla gassificazione, in syngas, largamente utilizzato nell'industria chimica di base, in un processo che non ha alcun impatto sull'ambiente. Per Giovanni Vivarelli, presidente di Acea ambiente, «l'accordo quadro con Instm rappresenta per il gruppo Acea un passo importante nello studio e nell'implementazione di modelli di economia circolare, che devono necessariamente prevedere processi di produzione sostenibili e innovativi con procedimenti in grado di dare nuova vita, senza impatti sull'ambiente, a materie e sostanze considerate rifiuti». Grazie alla tecnologia Gasiforming, ha aggiunto Vivarelli, «utilizziamo la plastica destinata alla discarica o alla termovalorizzazione per produrre, con zero emissioni, nuovi beni anche attraverso la creazione di nuove filiere produttive, con ricadute positive sia per l'ambiente sia per la collettività».
L'Italia è all'avanguardia sul fronte del riciclo: la percentuale di rifiuti riutilizzati nel nostro Paese è pari al 79%, contro il 56% della Francia e il 43% della Germania. La quota è inoltre aumentata dell'8,7% tra il 2010 e il 2018, segno che la consapevolezza della popolazione è in crescita. Riciclare rifiuti è poi un business solido: la filiera del recupero dei materiali di scarto genera in Italia un fatturato di 70 miliardi di euro e occupa 213.000 addetti. E la transizione ecologica accrescerà l'importanza di questo settore: in quest'ottica Acea innovation - la società del gruppo che si occupa di realizzare servizi innovativi per sostenere il processo di transizione ecologica nell'ambito di emobility, efficienza energetica e gestione dei rifiuti organici - ha sottoscritto, sempre nel corso di Ecomondo, un protocollo d'intesa con la società di consulenza specializzata Ancitel energia e ambiente. La partnership ha l'obiettivo di creare un gruppo di lavoro per individuare strumenti normativi, opportunità di accesso al credito e sviluppi progettuali declinati sulle peculiarità dei diversi contesti territoriali, infrastrutturali ed economici, per agevolare e accelerare lo sviluppo di politiche energetiche green, modelli di efficienza energetica, progettazione tecnologica e proposte esecutive rispondenti ai modelli di economia circolare. Inoltre, grazie al coinvolgimento di istituzioni, imprese e stakeholder, la collaborazione tra le due società punta a disegnare progetti per lo sviluppo delle smart city: tra gli ambiti di applicazione ci sono la creazione di piani di mobilità elettrica e di strumenti di gestione dei servizi emobility, la realizzazione di piattaforme Ict a servizio del trasporto pubblico, il monitoraggio dei parametri ambientali e della qualità dei servizi pubblici, il compostaggio diffuso e la riqualificazione energetica degli immobili. Per Valerio Marra, amministratore unico di Acea innovation, «il protocollo di intesa testimonia la forte volontà della nostra azienda a contribuire con grande impegno all'attuazione del piano nazionale per la transizione ecologica del Paese, creando modelli di sviluppo che rispettino le specifiche esigenze e vocazioni dei territori e individuando soluzioni tecnologiche e servizi che consentano un facile accesso ai cittadini, la gestione avanzata da parte delle istituzioni e un'offerta di qualità per i turisti».
L’app per promuovere le vie d’acqua e segnalare anomalie alla rete idrica
Una serie di progetti per un Paese più sostenibile: sono quelli che Acea presenta a Ecomondo, la fiera dedicata all'economia circolare e green in corso dal 26 ottobre a Rimini. L'impegno della società guidata da Giuseppe Gola è quello di supportare la transizione verso un ecosistema industriale sostenibile e smart city innovative. Alla sostenibilità il gruppo ha dedicato, nel piano al 2024, investimenti per 2,1 miliardi di euro, supportando diversi progetti dedicati tra l'altro alla gestione dei rifiuti, alla diffusione della mobilità elettrica, al monitoraggio della qualità dell'aria attraverso le api e al risparmio delle risorse idriche, grazie alla nuova app Waidy wow.
Il nome nasce dalla crasi delle parole «water identity»: Waidy wow è uno strumento innovativo per la valorizzazione del patrimonio idrico e della bellezza del territorio. Attraverso la mappatura di oltre 50.000 punti idrici, l'app promuove il consumo responsabile dell'acqua e contribuisce al raggiungimento di importanti obiettivi di sviluppo sostenibile, come la riduzione della plastica monouso. Nata nel giugno del 2019 dall'idea di un team di dipendenti Acea nell'ambito dell'Innovation garage, il primo programma di imprenditorialità ideato per promuovere la cultura dell'innovazione, Waidy wow è in grado di misurare l'impatto di sostenibilità, monitorare il fabbisogno idrico, aggiungere punti di erogazione non presenti sulla mappa, segnalare anomalie alla rete idrica e fornire aggiornamenti e curiosità «green» sul mondo dell'acqua. È possibile inoltre creare un percorso a piedi, in bici o di corsa o selezionare uno dei percorsi multimediali e tematici suggeriti da Waidy wow, con mappe narrative di luoghi acquatici: un modello di valorizzazione e di promozione del turismo sostenibile nelle città e nei borghi, che si realizza passando per «le vie dell'acqua».
La versione aggiornata dell'app è stata presentata lo scorso luglio a Roma, nel corso dell'evento Roma e l'acqua, la storia d'amore continua alla Fontana del Gianicolo. «L'impegno del gruppo Acea nella sostenibilità si è concretizzato in questi ultimi anni sia nei grandi progetti di business sia nelle attività volte a incoraggiare semplici azioni quotidiane che possono contribuire a ridurre l'impatto sull'ambiente», ha sottolineato in quell'occasione l'ad Giuseppe Gola, «L'evoluzione dell'app Waidy rappresenta una tappa importante di questo percorso, che mira a promuovere un uso più consapevole dell'acqua e a ridurre anche il consumo delle plastiche. Questo fa di Waidy un esempio di come tecnologia e sostenibilità possano dare un contributo effettivo al miglioramento e alla diffusione di una cultura green».
Oltre a Waidy wow, a Ecomondo Acea presenta una serie di altre soluzioni, a partire dal testimonial Robidone, un piccolo robot verde realizzato esclusivamente con materiali di recupero che ha il compito di divulgare e promuovere le politiche del gruppo in materia di sostenibilità ed economia circolare, con un focus particolare sull'educazione al riciclo. Sempre nell'ambito della gestione dei rifiuti si colloca il progetto Acea smart comp, realizzato in collaborazione con Enea e l'università della Tuscia, che ha come obiettivo il trattamento diffuso e partecipato dei rifiuti organici prodotti dalle grandi utenze (come mense, ospedali, centri commerciali, aeroporti, stazioni), con la finalità di abbattere l'impatto ambientale dell'operazione, riducendo le emissioni di anidride carbonica. Alla fiera è presente anche Acea innovation, la società del gruppo che si occupa dello sviluppo di servizi innovativi nel mondo dell'energia e che nel territorio della città di Roma ha già installato oltre 100 colonnine elettriche, realizzando nel frattempo anche progetti in Umbria, Trentino, Toscana, Puglia e Campania: il piano industriale prevede la creazione di una rete di 2.200 colonnine distribuite su tutto il territorio nazionale, per un investimento totale di 29 milioni di euro.
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Acea lancia il brevetto Gasiforming e stringe patti con Instm sui materiali all'avanguardia e con Ancitel sulle smart city.Waidy wow, app creata dai dipendenti della multiutility, monitora anche il fabbisogno idrico.Lo speciale contiene due articoli.«Acea è un'azienda strutturalmente circolare perché gestisce business che sono strutturalmente circolari a partire dal ciclo idrico al trattamento dei rifiuti, tutta la parte della distribuzione elettrica compresa la mobilità elettrica, la generazione da fonti rinnovabili. Noi siamo strutturalmente circolari e strutturalmente sostenibili». Così Giuseppe Gola, ad di Acea, ieri, durante gli stati generali della green economy a Ecomondo, ha presentato lo spirito della multiutility attiva nei business dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente che, nel piano di industriale 2020-2024, ha destinato quasi il 50% degli investimenti (2,1 miliardi su 4,7) a questi temi. Proprio Ecomondo ha rappresentato l'occasione per lanciare le ultime iniziative del gruppo. Innanzitutto, l'accordo quadro con il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm) per sviluppare nuovi materiali e tecnologie innovative per gestire in maniera sostenibile le materie prime e il riciclo dei prodotti, secondo le logiche dell'economia circolare. Scopo del progetto congiunto è rendere sostenibili i processi di produzione e le catene di valore, aumentando l'efficienza dei materiali e al contempo investendo sul riuso e sull'utilizzo di prodotti riciclati per la produzione di beni durevoli ad alto valore aggiunto. In questo modo sarà possibile ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, generando ricadute positive sull'ambiente e la collettività. Sempre in quest'ottica Acea ambiente, la società del gruppo che si occupa del trattamento e della valorizzazione dei rifiuti, ha presentato a Ecomondo un nuovo brevetto, sviluppato con l'Instm e il Politecnico di Milano: la tecnologia si chiama Gasiforming e permette di trasformare il mix di plastiche non riciclabili, il cosiddetto plasmix, in ecocarburanti. Queste plastiche vengono infatti convertite, grazie alla gassificazione, in syngas, largamente utilizzato nell'industria chimica di base, in un processo che non ha alcun impatto sull'ambiente. Per Giovanni Vivarelli, presidente di Acea ambiente, «l'accordo quadro con Instm rappresenta per il gruppo Acea un passo importante nello studio e nell'implementazione di modelli di economia circolare, che devono necessariamente prevedere processi di produzione sostenibili e innovativi con procedimenti in grado di dare nuova vita, senza impatti sull'ambiente, a materie e sostanze considerate rifiuti». Grazie alla tecnologia Gasiforming, ha aggiunto Vivarelli, «utilizziamo la plastica destinata alla discarica o alla termovalorizzazione per produrre, con zero emissioni, nuovi beni anche attraverso la creazione di nuove filiere produttive, con ricadute positive sia per l'ambiente sia per la collettività».L'Italia è all'avanguardia sul fronte del riciclo: la percentuale di rifiuti riutilizzati nel nostro Paese è pari al 79%, contro il 56% della Francia e il 43% della Germania. La quota è inoltre aumentata dell'8,7% tra il 2010 e il 2018, segno che la consapevolezza della popolazione è in crescita. Riciclare rifiuti è poi un business solido: la filiera del recupero dei materiali di scarto genera in Italia un fatturato di 70 miliardi di euro e occupa 213.000 addetti. E la transizione ecologica accrescerà l'importanza di questo settore: in quest'ottica Acea innovation - la società del gruppo che si occupa di realizzare servizi innovativi per sostenere il processo di transizione ecologica nell'ambito di emobility, efficienza energetica e gestione dei rifiuti organici - ha sottoscritto, sempre nel corso di Ecomondo, un protocollo d'intesa con la società di consulenza specializzata Ancitel energia e ambiente. La partnership ha l'obiettivo di creare un gruppo di lavoro per individuare strumenti normativi, opportunità di accesso al credito e sviluppi progettuali declinati sulle peculiarità dei diversi contesti territoriali, infrastrutturali ed economici, per agevolare e accelerare lo sviluppo di politiche energetiche green, modelli di efficienza energetica, progettazione tecnologica e proposte esecutive rispondenti ai modelli di economia circolare. Inoltre, grazie al coinvolgimento di istituzioni, imprese e stakeholder, la collaborazione tra le due società punta a disegnare progetti per lo sviluppo delle smart city: tra gli ambiti di applicazione ci sono la creazione di piani di mobilità elettrica e di strumenti di gestione dei servizi emobility, la realizzazione di piattaforme Ict a servizio del trasporto pubblico, il monitoraggio dei parametri ambientali e della qualità dei servizi pubblici, il compostaggio diffuso e la riqualificazione energetica degli immobili. Per Valerio Marra, amministratore unico di Acea innovation, «il protocollo di intesa testimonia la forte volontà della nostra azienda a contribuire con grande impegno all'attuazione del piano nazionale per la transizione ecologica del Paese, creando modelli di sviluppo che rispettino le specifiche esigenze e vocazioni dei territori e individuando soluzioni tecnologiche e servizi che consentano un facile accesso ai cittadini, la gestione avanzata da parte delle istituzioni e un'offerta di qualità per i turisti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/plastica-riciclo-2655420690.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lapp-per-promuovere-le-vie-dacqua-e-segnalare-anomalie-alla-rete-idrica" data-post-id="2655420690" data-published-at="1635415270" data-use-pagination="False"> L’app per promuovere le vie d’acqua e segnalare anomalie alla rete idrica Una serie di progetti per un Paese più sostenibile: sono quelli che Acea presenta a Ecomondo, la fiera dedicata all'economia circolare e green in corso dal 26 ottobre a Rimini. L'impegno della società guidata da Giuseppe Gola è quello di supportare la transizione verso un ecosistema industriale sostenibile e smart city innovative. Alla sostenibilità il gruppo ha dedicato, nel piano al 2024, investimenti per 2,1 miliardi di euro, supportando diversi progetti dedicati tra l'altro alla gestione dei rifiuti, alla diffusione della mobilità elettrica, al monitoraggio della qualità dell'aria attraverso le api e al risparmio delle risorse idriche, grazie alla nuova app Waidy wow. Il nome nasce dalla crasi delle parole «water identity»: Waidy wow è uno strumento innovativo per la valorizzazione del patrimonio idrico e della bellezza del territorio. Attraverso la mappatura di oltre 50.000 punti idrici, l'app promuove il consumo responsabile dell'acqua e contribuisce al raggiungimento di importanti obiettivi di sviluppo sostenibile, come la riduzione della plastica monouso. Nata nel giugno del 2019 dall'idea di un team di dipendenti Acea nell'ambito dell'Innovation garage, il primo programma di imprenditorialità ideato per promuovere la cultura dell'innovazione, Waidy wow è in grado di misurare l'impatto di sostenibilità, monitorare il fabbisogno idrico, aggiungere punti di erogazione non presenti sulla mappa, segnalare anomalie alla rete idrica e fornire aggiornamenti e curiosità «green» sul mondo dell'acqua. È possibile inoltre creare un percorso a piedi, in bici o di corsa o selezionare uno dei percorsi multimediali e tematici suggeriti da Waidy wow, con mappe narrative di luoghi acquatici: un modello di valorizzazione e di promozione del turismo sostenibile nelle città e nei borghi, che si realizza passando per «le vie dell'acqua». La versione aggiornata dell'app è stata presentata lo scorso luglio a Roma, nel corso dell'evento Roma e l'acqua, la storia d'amore continua alla Fontana del Gianicolo. «L'impegno del gruppo Acea nella sostenibilità si è concretizzato in questi ultimi anni sia nei grandi progetti di business sia nelle attività volte a incoraggiare semplici azioni quotidiane che possono contribuire a ridurre l'impatto sull'ambiente», ha sottolineato in quell'occasione l'ad Giuseppe Gola, «L'evoluzione dell'app Waidy rappresenta una tappa importante di questo percorso, che mira a promuovere un uso più consapevole dell'acqua e a ridurre anche il consumo delle plastiche. Questo fa di Waidy un esempio di come tecnologia e sostenibilità possano dare un contributo effettivo al miglioramento e alla diffusione di una cultura green». Oltre a Waidy wow, a Ecomondo Acea presenta una serie di altre soluzioni, a partire dal testimonial Robidone, un piccolo robot verde realizzato esclusivamente con materiali di recupero che ha il compito di divulgare e promuovere le politiche del gruppo in materia di sostenibilità ed economia circolare, con un focus particolare sull'educazione al riciclo. Sempre nell'ambito della gestione dei rifiuti si colloca il progetto Acea smart comp, realizzato in collaborazione con Enea e l'università della Tuscia, che ha come obiettivo il trattamento diffuso e partecipato dei rifiuti organici prodotti dalle grandi utenze (come mense, ospedali, centri commerciali, aeroporti, stazioni), con la finalità di abbattere l'impatto ambientale dell'operazione, riducendo le emissioni di anidride carbonica. Alla fiera è presente anche Acea innovation, la società del gruppo che si occupa dello sviluppo di servizi innovativi nel mondo dell'energia e che nel territorio della città di Roma ha già installato oltre 100 colonnine elettriche, realizzando nel frattempo anche progetti in Umbria, Trentino, Toscana, Puglia e Campania: il piano industriale prevede la creazione di una rete di 2.200 colonnine distribuite su tutto il territorio nazionale, per un investimento totale di 29 milioni di euro.
Il silenzio che precede il suo intervento è carico di significati politici: la sua ascesa ai vertici del sistema iraniano segnala che l’establishment religioso ha deciso di imboccare apertamente la strada dello scontro con Stati Uniti e Israele. Donald Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori di essere disposto ad appoggiare l’uccisione della nuova Guida suprema iraniana, qualora questi si rifiutasse di accogliere le richieste degli Stati Uniti, tra cui la sospensione dello sviluppo del programma nucleare iraniano. Lo riportano al Wall Street Journal funzionari attuali e passati della Casa Bianca. A Washington la nomina di Khamenei è considerata la scelta peggiore possibile, decisa direttamente dai Pasdaran. Secondo le stesse fonti, Israele sarebbe pronto a condurre operazioni mirate contro il nuovo leader, in modalità simili a quelle che hanno portato all’uccisione del predecessore, Ali Khamenei, e sua moglie.
La scelta di puntare su Mojtaba Khamenei, figura da anni molto vicina ai vertici del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e agli apparati di sicurezza, rappresenta un messaggio chiaro: il potere iraniano ha optato per una linea di continuità dura, pronta a sostenere il confronto internazionale anche a costo di devastare il Paese. La sua designazione segna inoltre la definitiva sconfitta delle correnti riformiste che, negli ultimi anni, avevano tentato senza successo di rallentare o bloccare il percorso che lo avrebbe portato alla guida dello Stato. Una parte significativa del clero sciita guarda inoltre con sospetto alla sua nomina, poiché Mojtaba non possiede il percorso accademico religioso tradizionalmente richiesto per ottenere il titolo di ayatollah.
Secondo diversi analisti, il nuovo leader adotterà un atteggiamento particolarmente aggressivo nei confronti dell’Occidente e lo stesso farà con gli strumenti di controllo interno. Una prospettiva che lascia prevedere un giro di vite ancora più duro rispetto alla stagione repressiva del padre. Nonostante abbia sempre mantenuto un profilo pubblico relativamente basso, Mojtaba Khamenei è da tempo considerato un sostenitore della linea della sicurezza totale contro qualsiasi forma di dissenso. Durante le proteste del Movimento Verde del 2009, numerosi osservatori lo indicarono come uno dei principali supervisori della repressione contro i manifestanti. In quelle settimane il suo nome divenne uno dei bersagli più odiati della piazza: «Mojtaba, possa tu morire prima di diventare leader», gridavano i dimostranti. Anche durante le mobilitazioni del 2022, i media vicini al potere lo hanno indicato come uno degli uomini chiave per garantire la stabilità del sistema. I suoi sostenitori - che includono esponenti dei Pasdaran, membri dei paramilitari Basij, religiosi ultraconservatori di Qom e funzionari legati all’ufficio della Guida Suprema - lo descrivono come un uomo riservato, profondamente religioso e con una conoscenza dettagliata degli apparati di sicurezza che parla fluentemente l’inglese. La rete di relazioni costruita da Mojtaba affonda le radici negli anni della sua giovinezza.
Durante la guerra Iran-Iraq prestò servizio nel battaglione Habib delle Guardie rivoluzionarie, un’unità militare dalla quale sarebbero poi emersi numerosi comandanti di alto rango, tra cui Esmail Kowsari. Ma dietro le tensioni politiche che hanno accompagnato la sua ascesa esiste anche un altro elemento, molto più concreto. Non si tratta soltanto di dottrina religiosa o equilibri di potere. In gioco c’è il controllo di uno dei sistemi economici più oscuri dell’intero Medio Oriente. Il centro di questo sistema è il Setad, acronimo persiano di «Sede esecutiva dell’Ordine dell’Imam».
La fondazione fu istituita nel 1989 su ordine di Khomeini con l’obiettivo ufficiale di amministrare i beni confiscati dopo la rivoluzione del 1979. Nel tempo si è trasformata in una gigantesca holding con interessi in quasi ogni comparto dell’economia iraniana: immobili, telecomunicazioni, banche, assicurazioni, agricoltura, energia e industria. Un’inchiesta pubblicata nel 2013 stimò il valore di questo impero economico in circa 95 miliardi di dollari. Oggi quella cifra, secondo diverse valutazioni, avrebbe superato i 200 miliardi. Il potere finanziario legato alla nuova Guida suprema non si limiterebbe però all’Iran.
Mojtaba Khamenei sarebbe infatti associato a un vasto patrimonio immobiliare nel Regno Unito. Undici residenze nel quartiere londinese di Hampstead, noto come «la strada dei miliardari», e due appartamenti di lusso vicino a Kensington Palace sarebbero stati acquistati tra il 2013 e il 2016 con proventi del petrolio iraniano venduto aggirando le sanzioni. Gli immobili risultano intestati all’imprenditore Ali Ansari, ritenuto vicino alla famiglia Khamenei e sospettato di aver agito da prestanome. Le due proprietà di Kensington, del valore di circa 60 milioni di euro e situate a pochi metri dall’ambasciata israeliana, hanno alimentato anche sospetti di possibili attività di intelligence.
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Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 10 marzo con Carlo Cambi
Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (Ansa)
L’ipotesi più probabile è che si stia lavorando ad un pacchetto ampio per sterilizzare l’emergenza prezzi dovuta all’attacco all’Iran. Quindi non solo accise mobile come già annunciato dal premier Giorgia Meloni. Su questo l’esecutivo è al lavoro da giorni. Ieri al Mimit il ministro Adolfo Urso ha convocato una cabina di regia urgente della Commissione allerta rapida con il ministero dell’Economia e delle finanze, il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica, la Guardia di Finanza, Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) della presidenza del Consiglio dei Ministri, dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera), dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm). Ore di riunione per un’analisi dell’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi e per fornire immediati riscontri al governo che è al lavoro per verificare la necessità di eventuali interventi e la loro natura, soprattutto nell’ipotesi in cui dovesse continuare il fenomeno della speculazione sui prezzi. La cabina di regia ha osservato che «i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Una dinamica che sarà ora oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi».
Per quanto riguarda l’ipotesi accise, dal marzo 2023 è prevista, «ai fini della tutela del cittadino consumatore», la possibilità, con decreto del ministro dell’Economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, di disporre una riduzione delle aliquote di accisa sui prodotti energetici usati come carburanti o combustibili per riscaldamento per usi civili, a fronte delle maggiori entrate Iva derivanti dalle variazioni di prezzo internazionale del petrolio greggio. Questo meccanismo può essere attivato se il prezzo aumenta, sulla media del mese precedente, rispetto al valore di riferimento, espresso in euro, indicato nell’ultimo Documento di economia e finanza o nella relativa Nota di aggiornamento presentati alle Camere. Il presidente della Federazione italiana gestori carburanti e affini (Fegica), Roberto Di Vincenzo, ha spiegato che però c’è un problema perché il meccanismo «non prevede una rapida applicazione con un decreto interministeriale, ma l’analisi del benchmark di un differenziale fra i due mesi precedenti, per capire se lo scostamento possa giustificare un un’applicazione. So che stanno facendo dei calcoli e probabilmente domani (oggi, ndr) in consiglio dei ministri arriveranno con questa proposta, anche perché con un prezzo del gasolio a 2 euro l’Iva è salita quasi di 10 centesimi; quindi, sarebbe immediatamente fruibile a gettito invariato». Oggi in cdm ogni ministero porterà la sua proposta di intervento. Sul tavolo potrebbe esserci anche la presentazione di un pezzo del piano casa.
Il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, che sta lavorando alla possibilità di eventuali coperture per tamponare l’emergenza prezzi dell’energia coglie un altro aspetto dell’emergenza: «L’Italia è leader in Europa per produzione manifatturiera ma non ha indipendenza energetica: un mix che in momenti di crisi come quello che stiamo vivendo diventa pericoloso. L’instabilità energetica mette a rischio non solo la competitività delle nostre aziende ma anche la nostra sicurezza economica». E poi avverte: «Per l’Europa non ci sono le condizioni d’emergenza e invece per noi dovrebbe valutare l’adozione di misure straordinarie, sulla scia di quelle adottate nel 2022 all’indomani dell’attacco russo contro l’Ucraina. Agire subito stoppando i prezzi dell’energia prima che si diffondano su tutti i beni di consumo come nel 2022».
Intanto la Lega ha presentato alcuni emendamenti per migliorare il decreto bollette promossi dal viceministro del Mase, Vannia Gava. Si lavora su accise e sulle centrali a carbone. Si interviene sull’idroelettrico per consentire alle Regioni di riassegnare le concessioni scadute. Sul biogas la Lega propone di evitare il taglio degli incentivi, perché un taglio metterebbe a rischio la sostenibilità economica degli impianti esistenti, con la concreta possibilità di chiusura di oltre mille strutture, mentre il beneficio sulla bolletta sarebbe marginale, poco più di un euro. Infine su riserve e stoccaggi un emendamento propone la soppressione dell’articolo 9, che prevedeva la vendita di parte del gas stoccato nel 2022 per finanziare riduzioni temporanee di alcune componenti tariffarie, anche qui l’impatto sarebbe marginale.
E mentre si lavora sulle ripercussioni economiche della guerra rispunta Francesco Saverio Garofani, il consigliere del Colle beccato dalla Verità a una cena di tifosi della Roma a Terrazza Borromini, mentre parlava di eventuali scenari per far cadere il governo. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha infatti convocato il Consiglio supremo di Difesa per venerdì alle 10. Ordine del giorno: la guerra in Iran e in Medioriente. Come prevedibile. Alla riunione da prassi parteciperanno sia Garofani che Meloni, nella prima riunione ufficiale dopo i fatti di Terrazza Borromini.
Sui tassi arriva una doppia mazzata
La guerra in Iran e l’impennata dei prezzi dell’energia hanno riaperto, in poche sedute, un capitolo che i mercati sembravano aver già chiuso: la possibilità che il 2026 non sia l’anno dei tagli, ma di nuovi rialzi dei tassi da parte della Bce. La catena di cause che ha scatenato tutto è chiara: shock geopolitico, premio per il rischio sulle materie prime, aspettative d’inflazione in salita e rendimenti obbligazionari sotto pressione.
Il detonatore, sia chiaro, è l’energia. Il Brent è balzato ieri fino a ridosso dei 120 dollari al barile, massimo da metà 2022, mentre la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz – snodo cruciale per una quota stimata intorno a un quinto dei flussi globali di petrolio e Gnl – ha congelato parte dei traffici e alzato il costo dell’assicurazione del rischio. Nel Golfo, poi, tagli di produzione e catene logistiche sotto scacco hanno reso più credibile lo scenario di un’offerta meno elastica. Anche il gas europeo (Ttf) è tornato a muoversi in modo violento, con rialzi giornalieri a doppia cifra.
Il riprezzamento è diventato nitido anche sui derivati: gli swap indicizzati alle scadenze di policy della Bce implicano ora circa il 70% di probabilità di due rialzi da 25 punti base nel 2026 scrive Bloomberg, contro l’unico rialzo che solo fino a venerdì scorso si riteneva plausibile quest’anno. Un primo aumento risulta dunque interamente prezzato entro luglio. In più, un altro rialzo potrebbe arrivare verso la fine dell’anno.
Per la Banca centrale europea il dilemma è chiaro: «guardare oltre» un puro shock dell’offerta di energia, oppure reagire al più presto per evitare che l’energia si trasformi in inflazione persistente attraverso salari e servizi. La Bce ha confermato il 5 febbraio i tassi (con quelli sui depositi al 2%), ribadendo un approccio guidato dai dati («data-dependent»), con una prudente riduzione del costo del denaro a fronte di un’inflazione in calo verso l’obiettivo del 2%.
Ora, molti economisti avvertono che, sei i mercati reagiranno a questa crisi in modo eccessivo, questo potrebbe comportare un rischio per l’economia del Vecchio Continente: una stretta aggressiva su uno shock energetico potrebbe peggiorare la crescita senza spegnere la componente importata dell’inflazione. Ma, se i prezzi restano elevati a lungo, l’impatto sull’inflazione potrebbe valere fino a circa un punto percentuale aggiuntivo, riaprendo anche lo spettro della stagflazione. Il punto è che il 2022 (in cui l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia aveva spaventato non poco i mercati energetici) ha lasciato cicatrici di incertezza: oggi, però, la tolleranza per un nuovo shock energetico sembra più bassa.
Sul fronte politico, il G7 discute l’eventuale ricorso alle riserve strategiche coordinato dall’Agenzia internazionale dell’energia. Una mossa del genere potrebbe attenuare la corsa dei prezzi e comprare tempo, ma non cancella il rischio geopolitico: la variabile decisiva resta la durata del conflitto, la tenuta delle rotte energetiche e la capacità di evitare che il rialzo dell’energia diventi inflazione strutturale.
Ora, insomma, la Bce è a un bivio: tagliare i tassi ne minerebbe probabilmente la credibilità, alzarli rischierebbe di frenare la crescita. Lo stesso vale anche per la Banca centrale inglese e, più in generale, per tutti i mercati europei. Quello che è certo è che, senza una soluzione immediata, per le tasche dei cittadini europei rischia di tornare lo spettro di una inflazione al galoppo.
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Un attacco aereo israeliano colpisce il quartiere di Dahiyeh, nella zona sud di Beirut (Ansa)
Lo scontro contro gli alleati dell’Iran ha causato 486 morti soltanto nell’ultima settimana, tra i quali 83 bambini e 42 donne, secondo quanto dichiarato ieri sera dal ministro della Sanità libanese, Rakan Nassereddine. Tra i morti di ieri figura anche Padre Pierre El Raii, parroco maronita di Qlayaa, località del Sud del Libano. L’ultima zona colpita da Tel Aviv è l’area costiera di Tiro, dove sono dispiegate anche forze dell’esercito nazionale libanese e dove i bombardamenti sono caduti su alcuni centri abitati causando la distruzione di case, infrastrutture e reti di servizi essenziali e almeno undici morti con decine di feriti. Un’altra area costantemente sotto attacco è quella di Dahieh, nella periferia Sud della capitale, roccaforte di Ezbollah che ospita mezzo milione di persone.
Israele ha emanato una serie di ordini di evacuazione soprattutto a Dahieh, a Sud e nella Bekaa, provocando diverse centinaia di migliaia di sfollati. Human Rights Watch ha accusato Tel Aviv di aver usato armi al fosforo bianco in Libano, nelle aree residenziali nella città di Yohmor, ma l’Idf ha dichiarato di non essere a conoscenza di questi fatti e non poter confermare l’utilizzo di munizioni contenenti fosforo bianco nel Paese dei Cedri. Il portavoce dell’esercito ha detto non di aver visionato le immagini utilizzate da Human Rights Watch e di non poter quindi rilasciare dichiarazioni in merito al caso, anche se l’Idf, come molti eserciti occidentali, possiede proiettili contenenti fosforo bianco in quantità legale secondo il diritto internazionale.
Intanto Hezbollah ha giurato fedeltà alla nuova Guida suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, che succede al padre, l’ayatollah Ali Khamenei. In una nota, il movimento sciita filoiraniano ha promesso la sua lealtà e ribadito la sua incrollabile fedeltà sostenendo che questa decisione invia un messaggio a Stati Uniti e Israele: l’Iran non si lascerà intimidire dal terrorismo degli aggressori e dai tentativi di indebolire la rivoluzione. Un attacco missilistico di Hezbollah nel centro di Israele, inoltre, ha provocato 16 feriti.
Mentre sul terreno si continua a combattere, il presidente libanese Joseph Aoun, in un’intervista pubblicata dal quotidiano L’Orient-Le Jour, il principale quotidiano in lingua francese, ha detto che il governo è pronto a riprendere il negoziato con Israele per arrivare a una pace solida, duratura ed efficace, fondata sulla formula «terra in cambio di pace». Il Libano avrebbe già informato le Nazioni Unite e le maggiori potenze di essere pronto a un confronto con Israele per evitare l’escalation (secondo i media americani, è stato chiesto di mediare all’amministrazione Trump). Il leader cristiano maronita ha definito gli attacchi contro l’esercito libanese inaccettabili, sorprendenti e sospetti, accusando contemporaneamente Hezbollah di volere la distruzione di Beirut. «La decisione sulla guerra e sulla pace deve restare prerogativa esclusiva dello stato libanese e ci impegniamo nel continuare il disarmo di Hezbollah», ha concluso Joseph Aoun.
Anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen hanno espresso la loro profonda preoccupazione per l’impatto della crisi regionale sul Libano e per le gravi conseguenze sui civili e sui delicati equilibri mediorientali.
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