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2021-10-28
Dalla plastica non riciclabile nasce l’ecocarburante dell’industria chimica
«Acea è un'azienda strutturalmente circolare perché gestisce business che sono strutturalmente circolari a partire dal ciclo idrico al trattamento dei rifiuti, tutta la parte della distribuzione elettrica compresa la mobilità elettrica, la generazione da fonti rinnovabili. Noi siamo strutturalmente circolari e strutturalmente sostenibili». Così Giuseppe Gola, ad di Acea, ieri, durante gli stati generali della green economy a Ecomondo, ha presentato lo spirito della multiutility attiva nei business dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente che, nel piano di industriale 2020-2024, ha destinato quasi il 50% degli investimenti (2,1 miliardi su 4,7) a questi temi.
Proprio Ecomondo ha rappresentato l'occasione per lanciare le ultime iniziative del gruppo. Innanzitutto, l'accordo quadro con il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm) per sviluppare nuovi materiali e tecnologie innovative per gestire in maniera sostenibile le materie prime e il riciclo dei prodotti, secondo le logiche dell'economia circolare. Scopo del progetto congiunto è rendere sostenibili i processi di produzione e le catene di valore, aumentando l'efficienza dei materiali e al contempo investendo sul riuso e sull'utilizzo di prodotti riciclati per la produzione di beni durevoli ad alto valore aggiunto. In questo modo sarà possibile ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, generando ricadute positive sull'ambiente e la collettività.
Sempre in quest'ottica Acea ambiente, la società del gruppo che si occupa del trattamento e della valorizzazione dei rifiuti, ha presentato a Ecomondo un nuovo brevetto, sviluppato con l'Instm e il Politecnico di Milano: la tecnologia si chiama Gasiforming e permette di trasformare il mix di plastiche non riciclabili, il cosiddetto plasmix, in ecocarburanti. Queste plastiche vengono infatti convertite, grazie alla gassificazione, in syngas, largamente utilizzato nell'industria chimica di base, in un processo che non ha alcun impatto sull'ambiente. Per Giovanni Vivarelli, presidente di Acea ambiente, «l'accordo quadro con Instm rappresenta per il gruppo Acea un passo importante nello studio e nell'implementazione di modelli di economia circolare, che devono necessariamente prevedere processi di produzione sostenibili e innovativi con procedimenti in grado di dare nuova vita, senza impatti sull'ambiente, a materie e sostanze considerate rifiuti». Grazie alla tecnologia Gasiforming, ha aggiunto Vivarelli, «utilizziamo la plastica destinata alla discarica o alla termovalorizzazione per produrre, con zero emissioni, nuovi beni anche attraverso la creazione di nuove filiere produttive, con ricadute positive sia per l'ambiente sia per la collettività».
L'Italia è all'avanguardia sul fronte del riciclo: la percentuale di rifiuti riutilizzati nel nostro Paese è pari al 79%, contro il 56% della Francia e il 43% della Germania. La quota è inoltre aumentata dell'8,7% tra il 2010 e il 2018, segno che la consapevolezza della popolazione è in crescita. Riciclare rifiuti è poi un business solido: la filiera del recupero dei materiali di scarto genera in Italia un fatturato di 70 miliardi di euro e occupa 213.000 addetti. E la transizione ecologica accrescerà l'importanza di questo settore: in quest'ottica Acea innovation - la società del gruppo che si occupa di realizzare servizi innovativi per sostenere il processo di transizione ecologica nell'ambito di emobility, efficienza energetica e gestione dei rifiuti organici - ha sottoscritto, sempre nel corso di Ecomondo, un protocollo d'intesa con la società di consulenza specializzata Ancitel energia e ambiente. La partnership ha l'obiettivo di creare un gruppo di lavoro per individuare strumenti normativi, opportunità di accesso al credito e sviluppi progettuali declinati sulle peculiarità dei diversi contesti territoriali, infrastrutturali ed economici, per agevolare e accelerare lo sviluppo di politiche energetiche green, modelli di efficienza energetica, progettazione tecnologica e proposte esecutive rispondenti ai modelli di economia circolare. Inoltre, grazie al coinvolgimento di istituzioni, imprese e stakeholder, la collaborazione tra le due società punta a disegnare progetti per lo sviluppo delle smart city: tra gli ambiti di applicazione ci sono la creazione di piani di mobilità elettrica e di strumenti di gestione dei servizi emobility, la realizzazione di piattaforme Ict a servizio del trasporto pubblico, il monitoraggio dei parametri ambientali e della qualità dei servizi pubblici, il compostaggio diffuso e la riqualificazione energetica degli immobili. Per Valerio Marra, amministratore unico di Acea innovation, «il protocollo di intesa testimonia la forte volontà della nostra azienda a contribuire con grande impegno all'attuazione del piano nazionale per la transizione ecologica del Paese, creando modelli di sviluppo che rispettino le specifiche esigenze e vocazioni dei territori e individuando soluzioni tecnologiche e servizi che consentano un facile accesso ai cittadini, la gestione avanzata da parte delle istituzioni e un'offerta di qualità per i turisti».
L’app per promuovere le vie d’acqua e segnalare anomalie alla rete idrica
Una serie di progetti per un Paese più sostenibile: sono quelli che Acea presenta a Ecomondo, la fiera dedicata all'economia circolare e green in corso dal 26 ottobre a Rimini. L'impegno della società guidata da Giuseppe Gola è quello di supportare la transizione verso un ecosistema industriale sostenibile e smart city innovative. Alla sostenibilità il gruppo ha dedicato, nel piano al 2024, investimenti per 2,1 miliardi di euro, supportando diversi progetti dedicati tra l'altro alla gestione dei rifiuti, alla diffusione della mobilità elettrica, al monitoraggio della qualità dell'aria attraverso le api e al risparmio delle risorse idriche, grazie alla nuova app Waidy wow.
Il nome nasce dalla crasi delle parole «water identity»: Waidy wow è uno strumento innovativo per la valorizzazione del patrimonio idrico e della bellezza del territorio. Attraverso la mappatura di oltre 50.000 punti idrici, l'app promuove il consumo responsabile dell'acqua e contribuisce al raggiungimento di importanti obiettivi di sviluppo sostenibile, come la riduzione della plastica monouso. Nata nel giugno del 2019 dall'idea di un team di dipendenti Acea nell'ambito dell'Innovation garage, il primo programma di imprenditorialità ideato per promuovere la cultura dell'innovazione, Waidy wow è in grado di misurare l'impatto di sostenibilità, monitorare il fabbisogno idrico, aggiungere punti di erogazione non presenti sulla mappa, segnalare anomalie alla rete idrica e fornire aggiornamenti e curiosità «green» sul mondo dell'acqua. È possibile inoltre creare un percorso a piedi, in bici o di corsa o selezionare uno dei percorsi multimediali e tematici suggeriti da Waidy wow, con mappe narrative di luoghi acquatici: un modello di valorizzazione e di promozione del turismo sostenibile nelle città e nei borghi, che si realizza passando per «le vie dell'acqua».
La versione aggiornata dell'app è stata presentata lo scorso luglio a Roma, nel corso dell'evento Roma e l'acqua, la storia d'amore continua alla Fontana del Gianicolo. «L'impegno del gruppo Acea nella sostenibilità si è concretizzato in questi ultimi anni sia nei grandi progetti di business sia nelle attività volte a incoraggiare semplici azioni quotidiane che possono contribuire a ridurre l'impatto sull'ambiente», ha sottolineato in quell'occasione l'ad Giuseppe Gola, «L'evoluzione dell'app Waidy rappresenta una tappa importante di questo percorso, che mira a promuovere un uso più consapevole dell'acqua e a ridurre anche il consumo delle plastiche. Questo fa di Waidy un esempio di come tecnologia e sostenibilità possano dare un contributo effettivo al miglioramento e alla diffusione di una cultura green».
Oltre a Waidy wow, a Ecomondo Acea presenta una serie di altre soluzioni, a partire dal testimonial Robidone, un piccolo robot verde realizzato esclusivamente con materiali di recupero che ha il compito di divulgare e promuovere le politiche del gruppo in materia di sostenibilità ed economia circolare, con un focus particolare sull'educazione al riciclo. Sempre nell'ambito della gestione dei rifiuti si colloca il progetto Acea smart comp, realizzato in collaborazione con Enea e l'università della Tuscia, che ha come obiettivo il trattamento diffuso e partecipato dei rifiuti organici prodotti dalle grandi utenze (come mense, ospedali, centri commerciali, aeroporti, stazioni), con la finalità di abbattere l'impatto ambientale dell'operazione, riducendo le emissioni di anidride carbonica. Alla fiera è presente anche Acea innovation, la società del gruppo che si occupa dello sviluppo di servizi innovativi nel mondo dell'energia e che nel territorio della città di Roma ha già installato oltre 100 colonnine elettriche, realizzando nel frattempo anche progetti in Umbria, Trentino, Toscana, Puglia e Campania: il piano industriale prevede la creazione di una rete di 2.200 colonnine distribuite su tutto il territorio nazionale, per un investimento totale di 29 milioni di euro.
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Acea lancia il brevetto Gasiforming e stringe patti con Instm sui materiali all'avanguardia e con Ancitel sulle smart city.Waidy wow, app creata dai dipendenti della multiutility, monitora anche il fabbisogno idrico.Lo speciale contiene due articoli.«Acea è un'azienda strutturalmente circolare perché gestisce business che sono strutturalmente circolari a partire dal ciclo idrico al trattamento dei rifiuti, tutta la parte della distribuzione elettrica compresa la mobilità elettrica, la generazione da fonti rinnovabili. Noi siamo strutturalmente circolari e strutturalmente sostenibili». Così Giuseppe Gola, ad di Acea, ieri, durante gli stati generali della green economy a Ecomondo, ha presentato lo spirito della multiutility attiva nei business dell'acqua, dell'energia e dell'ambiente che, nel piano di industriale 2020-2024, ha destinato quasi il 50% degli investimenti (2,1 miliardi su 4,7) a questi temi. Proprio Ecomondo ha rappresentato l'occasione per lanciare le ultime iniziative del gruppo. Innanzitutto, l'accordo quadro con il Consorzio interuniversitario per la scienza e tecnologia dei materiali (Instm) per sviluppare nuovi materiali e tecnologie innovative per gestire in maniera sostenibile le materie prime e il riciclo dei prodotti, secondo le logiche dell'economia circolare. Scopo del progetto congiunto è rendere sostenibili i processi di produzione e le catene di valore, aumentando l'efficienza dei materiali e al contempo investendo sul riuso e sull'utilizzo di prodotti riciclati per la produzione di beni durevoli ad alto valore aggiunto. In questo modo sarà possibile ridurre l'utilizzo delle risorse naturali, generando ricadute positive sull'ambiente e la collettività. Sempre in quest'ottica Acea ambiente, la società del gruppo che si occupa del trattamento e della valorizzazione dei rifiuti, ha presentato a Ecomondo un nuovo brevetto, sviluppato con l'Instm e il Politecnico di Milano: la tecnologia si chiama Gasiforming e permette di trasformare il mix di plastiche non riciclabili, il cosiddetto plasmix, in ecocarburanti. Queste plastiche vengono infatti convertite, grazie alla gassificazione, in syngas, largamente utilizzato nell'industria chimica di base, in un processo che non ha alcun impatto sull'ambiente. Per Giovanni Vivarelli, presidente di Acea ambiente, «l'accordo quadro con Instm rappresenta per il gruppo Acea un passo importante nello studio e nell'implementazione di modelli di economia circolare, che devono necessariamente prevedere processi di produzione sostenibili e innovativi con procedimenti in grado di dare nuova vita, senza impatti sull'ambiente, a materie e sostanze considerate rifiuti». Grazie alla tecnologia Gasiforming, ha aggiunto Vivarelli, «utilizziamo la plastica destinata alla discarica o alla termovalorizzazione per produrre, con zero emissioni, nuovi beni anche attraverso la creazione di nuove filiere produttive, con ricadute positive sia per l'ambiente sia per la collettività».L'Italia è all'avanguardia sul fronte del riciclo: la percentuale di rifiuti riutilizzati nel nostro Paese è pari al 79%, contro il 56% della Francia e il 43% della Germania. La quota è inoltre aumentata dell'8,7% tra il 2010 e il 2018, segno che la consapevolezza della popolazione è in crescita. Riciclare rifiuti è poi un business solido: la filiera del recupero dei materiali di scarto genera in Italia un fatturato di 70 miliardi di euro e occupa 213.000 addetti. E la transizione ecologica accrescerà l'importanza di questo settore: in quest'ottica Acea innovation - la società del gruppo che si occupa di realizzare servizi innovativi per sostenere il processo di transizione ecologica nell'ambito di emobility, efficienza energetica e gestione dei rifiuti organici - ha sottoscritto, sempre nel corso di Ecomondo, un protocollo d'intesa con la società di consulenza specializzata Ancitel energia e ambiente. La partnership ha l'obiettivo di creare un gruppo di lavoro per individuare strumenti normativi, opportunità di accesso al credito e sviluppi progettuali declinati sulle peculiarità dei diversi contesti territoriali, infrastrutturali ed economici, per agevolare e accelerare lo sviluppo di politiche energetiche green, modelli di efficienza energetica, progettazione tecnologica e proposte esecutive rispondenti ai modelli di economia circolare. Inoltre, grazie al coinvolgimento di istituzioni, imprese e stakeholder, la collaborazione tra le due società punta a disegnare progetti per lo sviluppo delle smart city: tra gli ambiti di applicazione ci sono la creazione di piani di mobilità elettrica e di strumenti di gestione dei servizi emobility, la realizzazione di piattaforme Ict a servizio del trasporto pubblico, il monitoraggio dei parametri ambientali e della qualità dei servizi pubblici, il compostaggio diffuso e la riqualificazione energetica degli immobili. Per Valerio Marra, amministratore unico di Acea innovation, «il protocollo di intesa testimonia la forte volontà della nostra azienda a contribuire con grande impegno all'attuazione del piano nazionale per la transizione ecologica del Paese, creando modelli di sviluppo che rispettino le specifiche esigenze e vocazioni dei territori e individuando soluzioni tecnologiche e servizi che consentano un facile accesso ai cittadini, la gestione avanzata da parte delle istituzioni e un'offerta di qualità per i turisti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/plastica-riciclo-2655420690.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lapp-per-promuovere-le-vie-dacqua-e-segnalare-anomalie-alla-rete-idrica" data-post-id="2655420690" data-published-at="1635415270" data-use-pagination="False"> L’app per promuovere le vie d’acqua e segnalare anomalie alla rete idrica Una serie di progetti per un Paese più sostenibile: sono quelli che Acea presenta a Ecomondo, la fiera dedicata all'economia circolare e green in corso dal 26 ottobre a Rimini. L'impegno della società guidata da Giuseppe Gola è quello di supportare la transizione verso un ecosistema industriale sostenibile e smart city innovative. Alla sostenibilità il gruppo ha dedicato, nel piano al 2024, investimenti per 2,1 miliardi di euro, supportando diversi progetti dedicati tra l'altro alla gestione dei rifiuti, alla diffusione della mobilità elettrica, al monitoraggio della qualità dell'aria attraverso le api e al risparmio delle risorse idriche, grazie alla nuova app Waidy wow. Il nome nasce dalla crasi delle parole «water identity»: Waidy wow è uno strumento innovativo per la valorizzazione del patrimonio idrico e della bellezza del territorio. Attraverso la mappatura di oltre 50.000 punti idrici, l'app promuove il consumo responsabile dell'acqua e contribuisce al raggiungimento di importanti obiettivi di sviluppo sostenibile, come la riduzione della plastica monouso. Nata nel giugno del 2019 dall'idea di un team di dipendenti Acea nell'ambito dell'Innovation garage, il primo programma di imprenditorialità ideato per promuovere la cultura dell'innovazione, Waidy wow è in grado di misurare l'impatto di sostenibilità, monitorare il fabbisogno idrico, aggiungere punti di erogazione non presenti sulla mappa, segnalare anomalie alla rete idrica e fornire aggiornamenti e curiosità «green» sul mondo dell'acqua. È possibile inoltre creare un percorso a piedi, in bici o di corsa o selezionare uno dei percorsi multimediali e tematici suggeriti da Waidy wow, con mappe narrative di luoghi acquatici: un modello di valorizzazione e di promozione del turismo sostenibile nelle città e nei borghi, che si realizza passando per «le vie dell'acqua». La versione aggiornata dell'app è stata presentata lo scorso luglio a Roma, nel corso dell'evento Roma e l'acqua, la storia d'amore continua alla Fontana del Gianicolo. «L'impegno del gruppo Acea nella sostenibilità si è concretizzato in questi ultimi anni sia nei grandi progetti di business sia nelle attività volte a incoraggiare semplici azioni quotidiane che possono contribuire a ridurre l'impatto sull'ambiente», ha sottolineato in quell'occasione l'ad Giuseppe Gola, «L'evoluzione dell'app Waidy rappresenta una tappa importante di questo percorso, che mira a promuovere un uso più consapevole dell'acqua e a ridurre anche il consumo delle plastiche. Questo fa di Waidy un esempio di come tecnologia e sostenibilità possano dare un contributo effettivo al miglioramento e alla diffusione di una cultura green». Oltre a Waidy wow, a Ecomondo Acea presenta una serie di altre soluzioni, a partire dal testimonial Robidone, un piccolo robot verde realizzato esclusivamente con materiali di recupero che ha il compito di divulgare e promuovere le politiche del gruppo in materia di sostenibilità ed economia circolare, con un focus particolare sull'educazione al riciclo. Sempre nell'ambito della gestione dei rifiuti si colloca il progetto Acea smart comp, realizzato in collaborazione con Enea e l'università della Tuscia, che ha come obiettivo il trattamento diffuso e partecipato dei rifiuti organici prodotti dalle grandi utenze (come mense, ospedali, centri commerciali, aeroporti, stazioni), con la finalità di abbattere l'impatto ambientale dell'operazione, riducendo le emissioni di anidride carbonica. Alla fiera è presente anche Acea innovation, la società del gruppo che si occupa dello sviluppo di servizi innovativi nel mondo dell'energia e che nel territorio della città di Roma ha già installato oltre 100 colonnine elettriche, realizzando nel frattempo anche progetti in Umbria, Trentino, Toscana, Puglia e Campania: il piano industriale prevede la creazione di una rete di 2.200 colonnine distribuite su tutto il territorio nazionale, per un investimento totale di 29 milioni di euro.
Dietro i risultati economici ci sono investimenti continui nelle persone, nei servizi, nell’innovazione e nel territorio: una strategia che ha permesso all’azienda di consolidare il proprio ruolo di riferimento nel panorama automotive italiano, affrontando con fiducia le sfide di un settore in profonda trasformazione.
Parole che diventano realtà guardando i numeri: il 2025 si è, infatti, chiuso con un fatturato globale di 478 milioni di euro, in crescita del 13% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma la traiettoria di sviluppo del dealer. Ma è il 2026 ad accendere davvero l’entusiasmo: nel solo primo trimestre, il fatturato è cresciuto del 42% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, segnando uno dei migliori avvii nella storia dell’azienda.
Il comparto Service - spesso il vero termometro della fiducia del cliente - ha raggiunto 26,3 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 6%. Un trend confermato nel primo trimestre 2026, con un ulteriore +8,31%. «Questi risultati confermano la solidità del nostro modello di business e la capacità di Fratelli Giacomel di generare crescita anche in un contesto di mercato in continua evoluzione. L’ottimo avvio del 2026 rafforza la nostra fiducia e ci spinge a proseguire con determinazione nel percorso di sviluppo e innovazione che abbiamo intrapreso», ha spiegato Alberto Giacomel, direttore generale Fratelli Giacomel. Nei primi tre mesi del 2026 sono state consegnate 4.242 vetture nuove: 1.478 unità in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita superiore al 50%. Un’accelerazione trainata in modo decisivo dal canale flotte aziendali.
Questo comparto, infatti, è passato da oltre il 50% nel 2025 al 70% del primo trimestre 2026, per un totale di circa 3.000 vetture consegnate. Un dato che non è solo la fotografia di un trimestre eccezionale: è il segnale di una trasformazione strutturale del mercato, con le aziende che scelgono sempre più motorizzazioni sostenibili - plug-in hybrid ed elettriche - spinte da vantaggi fiscali significativi sui fringe benefit.
Nel 2025, le vendite di vetture usate sono cresciute del 17%, quelle del nuovo del 5,5%. Il post-vendita ha confermato il proprio ruolo strategico con un +6% di fatturato e un +3% dei contatti d’officina. L’usato continua a rappresentare uno dei pilastri della strategia di Fratelli Giacomel, non come alternativa al nuovo, ma come una scelta sempre più consapevole da parte dei clienti. Nel 2025 oltre il 60% delle vetture ritirate è stato destinato al mercato dei privati, mentre il restante 40% è stato gestito attraverso canali professionali B2B.
A fare la differenza è soprattutto la qualità dell’offerta: oltre il 90% delle vetture vendute ai clienti privati è certificato secondo i programmi ufficiali delle Case rappresentate dal dealer e può beneficiare di estensioni di garanzia fino a 48 mesi.
Un livello di controllo, trasparenza e tutela che consente di affrontare l’acquisto di un’auto usata con la stessa serenità e affidabilità che si ricerca nel nuovo, trasformando questo comparto in uno dei principali punti di forza dell’azienda. «Il settore sta vivendo una trasformazione senza precedenti. I costruttori europei dovranno essere sempre più rapidi e flessibili. Tuttavia disponiamo di un vantaggio competitivo straordinario: una rete di distribuzione fatta di competenze, relazioni e professionalità costruite nel tempo. Sarà questo patrimonio umano a fare la differenza anche in futuro», conclude Alberto Giacomel.
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Mentre molti costruttori riducono progressivamente l’offerta di motorizzazioni a gasolio, la Casa di Stoccarda continua a credere nelle potenzialità del diesel, soprattutto quando abbinato a sistemi elettrificati capaci di migliorarne efficienza e fluidità. Il risultato? Un suv premium che, come nello stile della casa, coniuga prestazioni elevate e comfort. E, in questo caso, consumi tutto sommato contenuti. L’abbiamo provata.
Partiamo dal design. Dagli esterni. A guardarla, la Glc 450 d trasmette una sensazione di solida eleganza. Le proporzioni sono equilibrate. Riesce ad essere perfino sinuosa. La sua presenza su strada è importante ma mai eccessiva. Il frontale è dominato, come ormai abitudine, dalla grande calandra Mercedes. I gruppi ottici affilati e le superfici pulite contribuiscono a creare un design moderno e raffinato. Anche in questo caso, puro stile Mercedes.
Saliamo a bordo. Nel nostro caso, l’auto era dotata di interni chiari. Una volta entrati nell’abitacolo, si viene accolti dalla pure tradizione Mercedes nel segmento premium, soprattutto nel caso in cui si possa scegliere la versione Amg. La qualità percepita è elevata, grazie a materiali accuratamente selezionati, assemblaggi precisi e una cura dei dettagli che emerge in ogni elemento. La plancia è dominata dal grande display centrale verticale del sistema Mbux, intuitivo e ricco di funzionalità, mentre il quadro strumenti digitale offre numerose possibilità di personalizzazione.
In quest’auto stanno comodi sia chi si trova nei sedili anteriori sia chi si trova in quelli posteriori. Questi ultimi, infatti, possono contare su una buona abitabilità anche nei lunghi viaggi, mentre il bagagliaio si dimostra adeguato alle esigenze di una famiglia. Tutto è progettato per garantire comfort e praticità, senza rinunciare a quell’atmosfera tecnologica che caratterizza le Mercedes più recenti.
Il vero protagonista, come sempre per la casa di Stoccarda, è il motore. Sotto il cofano troviamo un sei cilindri in linea diesel da 3,0 litri abbinato alla tecnologia mild hybrid a 48 volt. Una configurazione sempre più rara sul mercato che, però, continua a offrire parecchi vantaggi. La potenza è abbondante e la coppia disponibile praticamente a ogni regime, consentendo accelerazioni brillanti e riprese immediate.
Alla guida, la Glc 450 d sorprende soprattutto per la fluidità di funzionamento. Il sei cilindri lavora con una regolarità quasi impercettibile, tanto che in molte situazioni è facile dimenticare di essere al volante di un diesel. L’assistenza elettrica contribuisce a rendere le partenze più dolci e le transizioni ancora più lineari, mentre il cambio automatico 9G-Tronic gestisce i rapporti con rapidità e precisione. Lo abbiamo provato sia su strade urbane sia extraurbane.
In città questo suv si muove con una disinvoltura superiore rispetto a quanto le dimensioni potrebbero far pensare. Lo sterzo è leggero nelle manovre, la visibilità è buona e i numerosi sistemi di assistenza aiutano a gestire traffico e parcheggi. È però sulle strade extraurbane e in autostrada che emergono le sue qualità migliori. A velocità di crociera la Glc 450 d mostra una notevole capacità di isolamento acustico. Fruscii aerodinamici e rumori di rotolamento sono praticamente inesistenti, creando un ambiente rilassante anche dopo molte ore al volante. Le sospensioni assorbono efficacemente le irregolarità dell’asfalto, mentre la trazione integrale 4Matic garantisce sempre elevati livelli di sicurezza e stabilità.
Nonostante il peso e la vocazione turistica, il comportamento dinamico risulta convincente anche tra le curve. Il telaio è ben bilanciato e il controllo dei movimenti della carrozzeria è efficace. Non si tratta di un suv sportivo in senso stretto, ma la precisione dell’avantreno e la generosa spinta del sei cilindri permettono di affrontare i percorsi più guidati con soddisfazione. Ma non solo. È anche possibile utilizzare la trazione integrale, andando così ovunque. Uno degli aspetti più interessanti riguarda i consumi. Pur disponendo di prestazioni di alto livello, la Glc 450 d riesce a mantenere valori parecchio contenuti. Nei lunghi trasferimenti autostradali è possibile percorrere distanze importanti senza frequenti soste al distributore, confermando uno dei tradizionali punti di forza della tecnologia diesel. Sul fronte tecnologico, la dotazione è ricca e comprende sistemi avanzati di assistenza alla guida, con funzioni di mantenimento della corsia, cruise control adattivo e monitoraggio dell’ambiente circostante. Il sistema Mbux continua inoltre a rappresentare uno dei riferimenti del segmento per qualità grafica, rapidità di risposta e integrazione dei comandi vocali.
In un panorama automobilistico dominato dall’elettrificazione, la Glc 450 d dimostra che il diesel ha ancora molto da dire quando viene sviluppato con competenza e integrato con le tecnologie più avanzate. Forse non sarà questo il futuro a lungo termine dell’automobile, ma oggi rappresenta una delle proposte più convincenti per chi cerca un suv premium capace di macinare chilometri nel massimo comfort, senza sacrificare piacere di guida ed efficienza.
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Leone XIV (Ansa)
Peraltro, rimarcando un caposaldo della dottrina sociale della Chiesa cattolica che aveva già richiamato anche nel suo importante discorso al Parlamento spagnolo a Madrid martedì scorso. Ma deve esserci un qualche riflesso pavloviano che scatta inesorabile nelle redazioni quando si pensano i titoli sul Papa che parla di migranti.
Il quotidiano Repubblica nella sua homepage titolava ieri sul grido morale del Papa che richiama l’Europa a non abituarsi «a un Mediterraneo cimitero dei migranti», così allo stesso modo il Corriere della Sera. E il quotidiano devi vescovi italiani Avvenire altrettanto, pur ponendo l’accento sul fatto sacrosanto che «nessuno ha il diritto di disprezzarli». Tutto vero, ma anche parziale.
Perché se il Papa alle Canarie nel suo sesto giorno di viaggio apostolico in Spagna ha certamente detto che «l’Europa […] non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi», lo ha fatto però in un ragionamento molto più ampio, che chi ha letto il testo integrale non può ignorare. Infatti, il Papa ha chiamato in causa tutti: i Paesi di origine, quelli di transito, l’Europa e l’intera comunità internazionale, ciascuno con responsabilità precise. Non è un dettaglio: è la struttura stessa del discorso. Una complessità che troppo spesso passa in secondo piano, perché si vuole fare dell’accoglienza un assoluto dal sapore politico, finendo per avere una lettura distorta come quella di chi è animato da odio. Semplificazioni.
Nella dottrina sociale della Chiesa, infatti, il diritto a emigrare è inseparabile dal diritto a non emigrare. La persona ha diritto a cercare altrove condizioni di vita dignitose, ma ha anche diritto a non essere costretta a farlo. E questo implica un dovere politico preciso: creare condizioni di giustizia, pace e sviluppo nei Paesi di origine. Non solo. Lo stesso papa Leone nel novembre scorso, nell’ormai consueto passaggio con i giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castelgandolfo, mentre commentava la dichiarazione del 13 novembre della Conferenza episcopale degli Stati Uniti su migranti e richiedenti asilo, richiamava alla necessità di trattare le persone con dignità, aggiungendo: «Penso che ogni Paese abbia il diritto di determinare chi, come e quando le persone entrano». È ancora una volta un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che appunto riconosce alle autorità politiche il diritto di porre condizioni al fenomeno migratorio per preservare il bene comune, controllare le frontiere e regolare i flussi. Questi sono i punti che di solito spariscono dai titoli, eppure aiutano a comprendere veramente la posizione della Chiesa e del Papa.
È una linea che tiene insieme due principi che nel dibattito pubblico vengono sistematicamente separati: sovranità e dignità. Eppure, nei titoli, resta quasi sempre solo uno dei due. Il risultato è un cortocircuito: il Papa viene arruolato a forza dentro categorie che non sono le sue. Diventa, a seconda dei casi, un campione dell’accoglienza senza limiti o un moralista che ignora la realtà. Ma nessuna delle due caricature regge al discorso pronunciato ieri a Gran Canaria o a quanto detto dal Papa davanti ai Parlamentari spagnoli martedì.
Il Papa fa il Papa e tiene insieme accoglienza e responsabilità, diritti dei migranti e doveri delle istituzioni, solidarietà immediata e giustizia strutturale. Dire che il Mediterraneo non può essere un cimitero non significa ignorare il problema dei flussi. Significa rifiutare che la soluzione sia la morte. Così porre domande sulle possibilità e modalità di accoglienza non può significare che chi le fa sia una qualcuno che si gira dall’altra parte di fronte alle persone che chiedono aiuto. Dare letture parziali al fenomeno dei migranti, magari utilizzando il Papa, è un altro modo per calare l’ideologia sulla realtà.
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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