
Una delle armi segrete che il magistrato Luca Palamara proverà a usare davanti alla sezione disciplinare del Csm, dove è incolpato con pesanti accuse, saranno alcuni messaggi scambiati con il pm di Perugia Paolo Abritti attraverso la chat russa Telegram, considerata difficilissima da intercettare e quindi utilizzata da chi vuole intrattenere comunicazioni a prova di orecchie e occhi indiscreti.
Con questi sms Palamara cercherà di dimostrare come i vertici della Procura di Perugia continuassero a chiedergli favori anche dopo aver ricevuto da Roma l'informativa che lo riguardava e che conteneva ipotesi di reati penali.
La cortesia in questione era il celere allontanamento da Perugia del procuratore aggiunto Antonella Duchini, in quel momento indagata dalla Procura di Firenze per rivelazione di segreto e abuso d'ufficio e successivamente accusata anche di peculato e corruzione (le indagini sono state chiuse nell'ottobre scorso).
Riccardo Fuzio, il procuratore generale presso la Corte di Cassazione, con nota dell'11 luglio 2018 aveva comunicato al Csm di aver esercitato l'azione disciplinare nei confronti della donna. Lo stesso giorno perveniva al Csm la richiesta di trasferimento ad altra sede e destinazione ad altre funzioni della Duchini. Il presidente della sezione disciplinare, Giovanni Legnini, fissava l'udienza camerale per il 23 luglio e individuava come relatore del procedimento Lucio Aschettino, consigliere di Area, il cartello delle toghe progressiste.
La sezione disciplinare era composta anche dal laico di Ncd Antonio Leone e dai togati Maria Rosaria San Giorgio, Nicola Clivio e Luca Palamara.
Dopo l'udienza non viene emessa l'ordinanza cautelare e passano alcuni giorni prima che la riserva venga sciolta. Ecco perché il 27 luglio Abritti scrive su Telegram a Palamara: «Firenze ci chiede se entro lunedì verrà sciolta la riserva sul cautelare. Devono decidere se impugnare ordinanza gip». Nel capoluogo toscano il giudice aveva respinto la richiesta di misura cautelare interdittiva nei confronti della Duchini.
Risposta di Palamara: «Relatore deve depositare provvedimento perché lo sta scrivendo appena deposita ti avverto. Un abbraccio». Abritti: «Grazie mille ti abbraccio forte». Il 3 agosto arrivano le buone nuove. A mezzogiorno in punto il direttore della segreteria della sezione disciplinare, Vincenzo Palumbo, informa Palamara: «Ordinanza Duchini depositata... ora stanno partendo le comunicazioni».
Trascorrono tre minuti scarsi e Palamara ha già inviato via Telegram questo messaggio: «Aggiorna il tuo capo». Abritti: «Ha depositato?». Palamara: «Sì». Abritti: «Trasferimento ad Ancona? Si può avere?». In effetti la donna è stata appena trasferita alla Corte di appello del capoluogo marchigiano con funzioni di consigliere. Passano dieci minuti e Abritti fa sapere: «Avvisato il capo. Molto contento. Ti ringrazia. Un abbraccio forte». Dopo alcune nomine e prima che venga depositata la decisione sulla Duchini Abritti aveva scritto a Palamara anche questo messaggio: «Intanto ti ringrazio per questo. So che avevi tante pressioni». Nelle carte depositate a Perugia c'è anche una chat diretta di Palamara con la Duchini che si interrompe nell'aprile del 2018 quando i due si danno appuntamento al bar Florian proprio davanti al Csm. In precedenza il pm era stato anche a cena a casa della donna insieme con la moglie, una cena a base di pesce. Ma quando il procedimento disciplinare entra nel vivo tra i due non si trovano contatti. La questione Duchini viene affrontata pure in diverse intercettazioni ambientali e pure in qualche verbale di interrogatorio del processo perugino su Palamara & c.. In particolare il magistrato romano si lamenta di essere stato sollecitato dai colleghi umbri per giudicare la Duchini quando già era arrivata a Perugia l'informativa che lo riguardava. In una conversazione captata dal trojan, ribadisce, riferendosi a quel periodo: «Guarda che io so che è arrivata». Una notizia che gli avrebbe confermato lo stesso Abritti: «Una volta dice: “Si è vera, è arrivata questa cosa, non so di che si tratta però"» .
In una registrazione del 16 maggio 2019 Palamara e l'allora pm di Roma Stefano Fava (anche lui indagato a Perugia) affrontano l'argomento e Palamara si lamenta delle pressioni «sull'astensione, sulla rimozione della Duchini»: «Mi massacrava (verosimilmente De Ficchy, ndr) tramite Abbritti». Sempre Palamara riporta un dialogo che sarebbe avvenuto con quest'ultimo: «Paolo, guarda che se c'è qualcosa, io non posso fare questo processo alla Duchini». E la risposta sarebbe stata questa: «No, tu fallo tranquillamente, non c'è niente, non c'è niente». La stessa rassicurazione gli sarebbe arrivato tramite un ambasciatore d'eccezione, l'allora pg della Cassazione Fuzio. Infatti dopo l'arrivo a Perugia dell'informativa su Palamara, i rapporti tra quest'ultimo e De Ficchy si erano interrotti. E così il pm sotto inchiesta si rivolse a Fuzio per fargli avvicinare il procuratore e decidere come comportarsi. Un episodio che viene ricostruito dallo stesso Palamara, sempre il 16 maggio 2019, questa volta con il collega Luigi Spina (anche lui incolpato davanti al Csm): «Qua Abbritti, là la Duchini (…) Riccà che faccio? Lo faccio il processo alla Duchini? (…) Riccardo parla con De Ficchy…. assolutamente Luca non si deve astene', Luca deve rimanere lì, cioè detto da loro». Un consiglio che a Palamara non deve essere andato proprio giù: «Io ero il più sovraesposto e mi chiedi della Duchini e Riccardo ti chiama, dice no, no Luca non lo fate astene' perché non c'è niente su Luca… mi iscrivono dopo la Duchini? Guarda che è una cosa…». Alla fine della conversazione Palamara dice di essere pronto a scrivere un memoriale con cui «vanno a fini' tutti in galera» e dice di avere come prova «i messaggi di Paolo qua». Quelli di Telegram.
Palamara proverà a tirarli fuori il 21 luglio davanti alla sezione disciplinare del Csm che, salvo sorprese, sarà composta da questi sei consiglieri: il laico 5 stelle Fulvio Gigliotti (presidente), il leghista Emanuele Basile e i togati Pier Camillo Davigo, Elisabetta Chinaglia, Antonio D'Amato e Maria Paola Braggion. Curiosamente tre di questi (Gigliotti, Basile e Davigo) sono stati inseriti da Palamara nella sua lista testi. Tra i componenti titolari hanno dato forfait il vicepresidente David Ermini, Giuseppe Cascini e Marco Mancinetti, tutti coinvolti nelle chat con Palamara. Due dei tre supplenti (Chinaglia e Basile) sono stati pescati tra i quattro nuovi nomi selezionati, con una modifica al regolamento, l'8 luglio, proprio in vista dello scivoloso giudizio.






