Qualcosa si muove contro il dogma dell’elettrico a tutti i costi. Ieri al blocco di Paesi contrari allo stop dei motori a scoppio già alla data del 2035 si aggiunta anche l’Austria. Che darà man forte a Germania, Italia, Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca.
«Se i leader dell’Ue dovessero votare sul divieto dei motori a combustione interna, anch’io mi pronuncerò contro», ha indicato il cancelliere austriaco Karl Nehammer. Per il momento il voto al Consiglio è stato rinviato a data da destinarsi in attesa che la Commissione trovi una soluzione per lasciare una porta aperta ai carburanti puliti. Si sta lavorando al testo di una dichiarazione in tal senso, ma non è chiaro ancora il punto di caduta delle discussioni in corso.
L’obiettivo è quello di portare avanti in parallelo lo sviluppo dei biocarburanti in modo da superare il concetto di full electric con la possibilità di valutare diverse soglie di emissioni. In pratica, garantendo al settore automotive tradizionale di rimanere in vita e, seppur evolvendosi, continuare a garantire gli attuali posti di lavoro. Il cammino è sicuramente lungo, ma il fatto di aver creato un nucleo stabile, grazie al lavoro di Italia e Germania, lascia pensare che ad aver fretta sarà soltanto la commissione Ue che vuole a tutti i costi chiudere la partita entro l’anno. Agli attuali vertici di Bruxelles appare chiaro che scivolare con voto e decisioni al prossimo anno significherà toppare gli obiettivi della transizione verso l’elettrico. Motivo in più per rallentare i lavori e fare opera di lobby per attrarre nel club altri Paesi. Ieri c’è stato un altro segnale importante.
Sempre a Strasburgo si è tenuta la riunione, convocata dalla Repubblica Ceca, di una decina di ministri dei trasporti tra quali Matteo Salvini, per coordinare una posizione da tenere proprio sulle scelte produttive e climatiche che coinvolgono il settore auto. Non solo il tema dello stop a benzina motore endotermico, ma anche i nuovi standard Euro 7. Il ministro dei Trasporti della Repubblica Ceca, Martin Kupka, ha infatti chiamato all’appello i ministri europei, tra cui quello italiano, che si sono detti contrari alla proposta di Bruxelles sui nuovi standard di emissioni non inquinanti. La specifica normativa Euro 7, che dovrebbe diventare obbligatoria dal primo luglio 2025 per auto e furgoni e dal primo luglio 2027 per i mezzi pesanti, si propone di ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico, mediante un netto abbattimento delle emissioni rispetto al precedente standard Euro 6.
In base ai parametri spinti dalla commissione i veicoli a benzina e gasolio avranno innanzitutto gli stessi limiti. Dovrebbe esserci una riduzione delle emissioni NOx (ossido di azoto) a 60 milligrammi per chilometro sia per la benzina che per il diesel. Per questa seconda categoria si tratterebbe di un taglio delle emissioni del 35% rispetto al precedente limite di 80 milligrammi. Previsto anche un taglio del particolato del 13%. La riunione è stata veloce e al blocco dei sei Paesi che mirano a fermare lo stop del 2035 si sono aggiunti anche Ungheria, Slovacchia e Romania. Il risultato è un secondo successo sul fronte del buon senso. È chiaro che Germania e Italia sono le nazioni più industrializzate e da norme così rigide hanno tutto da perdere. In serata Matteo Salvini avrebbe ribadito «grande soddisfazione per l’incontro», sottolineando l’esigenza «di difendere posti di lavoro e imprese», senza dimenticare «la necessità di essere indipendenti dalla Cina» che è leader incontrastata dell’elettrico ma che inquina molto di più rispetto all’Europa. Inoltre Salvini avrebbe sottolineato che «i ministri dei trasporti non dovranno più subire scelte calate da commissari che si occupano di altri temi, come successo per lo stop ai motori tradizionali dal 2035» parlando di «schizofrenia dell’Europa che da una parte accelera sull’elettrico e dall’altra boccia il nucleare come fonte energetica green».
I primi risultati politici si sono registrati già a distanza di poche ore. Il polso delle dichiarazioni del commissario all’Industria, Thierry Breton, la dice lunga. «A oggi nessuna decisione è stata ancora presa sullo stop ai motori termici nel 2035», ha spiegato Breton all’emittente televisiva BfmTv. «Lo dico ai costruttori: aspettate che la democrazia europea abbia completato il suo percorso prima di prendere decisioni. Le case automobilistiche dovrebbero mantenere entrambi i motori termici ed elettrici finchè la decisione non sarà finalizzata», ha concluso Breton, ricordando che in ogni caso il possibile stop per quelli alimentati a benzina e diesel non riguarda «tutto il pianeta» perché «si tratta di buon senso». Fa piacere registrare la frenata, duole sapere che un commissario all’Industria dovrebbe aver presente il tema degli investimenti. Le case automobilistiche non potranno portare avanti tutti e due i filoni, a meno di lasciarle libere di affrontare il mercato come preferiscono.
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