Le martellate a un poliziotto inerme, l’assalto alla sede della Stampa, gli scontri di piazza con le forze dell’ordine. E poi ancora gli assalti no Tav, le decine di agenti feriti, un milione di danni a carico dei contribuenti. Questo è il simpatico bilancio di pochi mesi di attività degli antagonisti piemontesi e ogni volta che si assiste a qualche impresa più o meno criminosa in qualche modo spunta lo zampino dei militanti del centro sociale Askatasuna.
La sinistra torinese lo ha coperto o, addirittura, favorito per anni, evitando accuratamente di sgomberarlo (ci ha dovuto pensare, esercitando pressione politica, l’assessore di destra Maurizio Marrone). Adesso, però, è costretta dalle circostanze a prendere qualche provvedimento.
La notizia girata ai giornali è che lo stabile di corso Regina Margherita 47 a Torino – storicamente occupato dagli antagonisti – sarà assegnato tramite bando. La narrazione della giunta di centrosinistra è la seguente: l’edificio sarà sottratto all’illegalità e consegnato alla cittadinanza per attività di interesse pubblico e sociale, diventerà un «polo civico e culturale».
Tutto molto bello, se fosse effettivamente vero. L’idea del bando è del vicesindaco con delega al Patrimonio, Michela Favaro. E già questo particolare fa suonare qualche campanello. La Favaro è la stessa che cercò di convincere le autorità di polizia a consentire agli antagonisti di organizzare la tradizionale grigliata del Primo maggio nel cortile del fu centro sociale. Giova ricordare che quel giorno i militanti, tanto per cambiare, organizzarono un bel corteo e si scontrarono con la polizia.
Seguì braciolata, benché in altro luogo. Insomma, che a stilare le linee guida del bando sia l’esponente di sinistra che in passato ha cercato di mediare con gli antagonisti non è esattamente rassicurante. Tanto più che, curiosamente, gli esponenti di Askatasuna non hanno emesso comunicati minacciosi come nel loro costume.
Viene quasi da pensare che questa idea del bando non li trovi poi troppo in disaccordo. A fare sorgere ulteriori dubbi sono le comunicazioni fornite dal Comune, secondo cui lo stabile di corso Regina sarà aperto a «diverse categorie di utenti con particolare attenzione a giovani, famiglie, anziani e persone in condizioni di fragilità».
Secondo la stessa Favaro, «l’immobile si caratterizza per una storica vocazione sociale e uno strettissimo legame con il territorio e, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, la volontà dell’amministrazione è di restituirlo alla comunità. La sua ubicazione, adiacente alla scuola dell’infanzia e primaria Gianni Rodari e vicina alla sede universitaria di Palazzo nuovo, nonché le sue caratteristiche strutturali, lo rendono un potenziale punto di riferimento per le famiglie, i giovani, gli studenti e, più in generale, per gli abitanti del quartiere. Questo documento avvia il percorso per recuperarlo e destinarlo ad attività a carattere sociale, educativo, ricreativo e aggregativo, così da generare nuove opportunità di inclusione».
La storica vocazione sociale a cui il vicesindaco fa riferimento ricomprende ovviamente l’epopea di Aska, botte e bombe carta comprese.
Il rischio evidente è che – grazie alla generosità della giunta torinese – gli antagonisti faticosamente fatti uscire dalla porta rientrino dalla finestra, e in modo sostanzialmente legale, così che nessuno possa cacciarli in futuro. Non per nulla l’assessore Marrone appare molto cauto. «Finalmente il sindaco Stefano Lo Russo si arrende alle nostre numerose istanze di mettere a bando con un’evidenza pubblica l’ex centro sociale Askatasuna», dichiara.
Ma aggiunge: «L’importante è che gli ex occupanti antagonisti non riprendano possesso dell’immobile sotto le mentite spoglie di un finto comitato di quartiere. In Val di Susa abbiamo avuto la conferma che si tratta solo di teppisti eversivi, vigileremo affinché si tratti di un bando reale e trasparente, anche nel rispetto dei tanti agenti delle forze dell’ordine feriti da questi delinquenti».
Ancora più dura Augusta Montaruli di Fdi: «Il sindaco spieghi alla cittadinanza quali misure di contrasto ha adottato per risparmiare un’imperdonabile beffa ai torinesi», dice. «Tra i criteri del bando ci sia la certificazione di ogni assenza di intromissione da parte di chi devasta Torino e aggredisce le forze dell’ordine». Altri esponenti di centrodestra chiedono che sia escluso dalla gara chiunque abbia avuto o abbia in corso rapporti con gli antagonisti.
La sensazione, tuttavia, è che il Comune sinistrorso non fornirà grandi garanzie in proposito. E la sensazione – sgradevole – è che per vie traverse i militanti potrebbero effettivamente ritornare a gestire la ex casa occupata. Se così fosse, sarebbe un clamoroso smacco soprattutto per la città di Torino. Anni di violenze e soprusi potrebbero venire premiati con la regolarizzazione del centro sociale: sarebbe la prova che il crimine paga.
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