I portavoce dei no Tav ci tengono molto a mostrarsi fieri delle loro azioni. «Sabato», dicono subito ripresi dal Manifesto, «abbiamo praticato il diritto alla difesa, sono trent’anni che subiamo violenza, ma ci viene imputata la devastazione: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio, con l’amianto che respiriamo che ci fa ammalare».
Sempre parlando al Manifesto, un altro militante è stato chiarissimo: «La divisione tra buoni e cattivi è assolutamente falsa, entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa. Raccontatelo, perché siamo tutti responsabili». Beh, evidentemente non tutti la pensano così, o comunque non tutti sono disponibili a prendersi le responsabilità delle proprie azioni.
Gli arresti dopo gli scontri in Val Susa
Ad esempio i due ventenni tedeschi (secondo nostre fonti vicini ad Askatasuna) che sono stati fermati dopo gli scontri e per cui ieri il Gip di Torino ha confermato la reclusione su richiesta della Procura. Restano in carcere, dunque, dopo il fermo arrivato grazie al meccanismo della flagranza differita. Però i due non sono per niente baldanzosi. Dicono di non aver partecipato agli scontri, di essere semplicemente andati in Valsusa per partecipare al festival Alta felicità. Si vede che di fronte alla prospettiva di restare dentro anche i più coraggiosi guerriglieri cedono.
È andata decisamente meglio a tutti gli altri. Benché siano state identificate migliaia di persone, i più sono a piede libero. Il quadro che si delinea è dunque piuttosto curioso. Al solito si dimostra come a livello politico la pratica dei due pesi e delle due misure sia la più utilizzata in assoluto. Ricordiamo infatti quanto accadde agli attivisti che furono riconosciuti responsabili del cosiddetto assalto alla Cgil. Alcuni restarono per mesi in carcere in attesa di condanna. Roberto Fiore, già capo di Forza Nuova, rimase in custodia cautelare dall’ottobre del 2021 a maggio o giugno del 2022.
E pensare che non era nemmeno entrato nella sede del sindacato. Per quelli che furono bollati da qualcuno come «terroristi No Vax» si mobilitò praticamente tutta la politica. Giuseppe Conte era in prima linea: «Non possiamo accettare che nel nostro Paese ci siano aggressioni di questo tipo, ritengo che ci siano le premesse per lo scioglimento di Forza Nuova», disse il leader pentastellato. Per gli antagonisti No Tav, invece, dal Movimento arrivano applausi e sostegno.
La capogruppo pentastellata al consiglio comunale torinese, Sarah Disabato, ha proposto un ordine del giorno per chiedere le dimissioni del ministro Matteo Piantedosi. I suoi compagni di partito hanno esibito in aula una bandiera No Tav.
Le dichiarazioni di Ilaria Salis e Avs
Sul versante Avs si suona sostanzialmente la stessa musica: sostegno ai manifestanti e alla lotta. È la stessa Avs che chiedeva dura repressione contro i presunti facinorosi No Vax e che ora si fa piacere gli scontri. La prima a schierarsi è ovviamente Ilaria Salis, che scrive su Facebook: «Da troppo tempo la Val di Susa è un territorio che vive – e resiste – sotto occupazione militare. È un dato di fatto che una parte significativa della popolazione non vuole un’opera considerata inutile e nociva, oltre che un enorme spreco di risorse pubbliche e l’ennesimo regalo agli speculatori. Il movimento No Tav, nelle sue tante forme, da decenni dà voce a questa opposizione e propone un diverso modello di sviluppo. Eppure, quella voce non è mai stata veramente presa in considerazione dai decisori. Io credo, invece, che la Val di Susa abbia il diritto di decidere del proprio futuro. Credo nella democrazia dal basso, nella partecipazione e nell’autodeterminazione delle comunità che si prendono cura del proprio territorio. Le istituzioni, anziché limitarsi a imporre con la forza o a condannare, dovrebbero anche e soprattutto imparare ad ascoltare. Ora e sempre No Tav!».
Il doppio standard della sinistra sulle proteste
Alla faccia della presa di distanza dalle violenze. Feroci con gli avversari, di burro con gli amici: questa è la regola. A sinistra sono legalitari e giustizialisti soltanto quando ci sono di mezzo gli altri. Idolatrano la magistratura e dicono di volerla difendere dalle intemerate della destra autoritaria, poi però fanno finta di non ricordare che illustri magistrati come Giancarlo Caselli chiedevano con forza di utilizzare la categoria del terrorismo per le mobilitazioni No Tav. Ricordiamo anche quanto fu celebrato e applaudito Erri De Luca quando disse che la Tav andava sabotata e per questo fu mandato a processo per istigazione. Allora si mossero le folle, si firmarono appelli, si pubblicarono libri a sostegno del martire. Tutto dimenticato: adesso De Luca è da considerarsi un reietto perché ha detto due parole sbagliate su Israele. È la vecchia regola: gli amici si aiutano, i nemici si distruggono. Ma passare da amico a nemico è un attimo.
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