far west storia
John Wayne in «Chisum» di Andrew V. McLaglen, film del 1970 (Getty Images)

Il Far West ricorre sempre più spesso come termine di paragone a proposito della cronaca nera ultraviolenta. Ma lo si riferisce all’iconografia di Hollywood, dapprima modellata sul prototipo di John Wayne, poi de sinistra, negli anni Settanta, infine woke fino a ridefinire lo studio della storia degli Stati Uniti come genocidio. È più realista la versione di Cinecittà, con pistolettate, cazzotti, fagioli e impiccagioni.

Bisogna riandare alla cornice storica. L’inizio si colloca fra il 1804 e il 1806, con la spedizione di Meriwether Lewis e William Clark (1804-1806), voluta dal presidente Thomas Jefferson. I diari della spedizione sono ricchi di osservazioni naturalistiche e incontri con numerose nazioni indigene.

La guerra franco-indiana (1754-1763), combattuta tra Francia e Gran Bretagna per il controllo del Nord America, lasciò resoconti militari, relazioni di esploratori e memoriali di coloni che descrivevano un ambiente duro, dominato dalla natura e dall’incertezza. Non erano ancora opere di narrativa, ma offrivano già molti degli elementi che diventeranno tipici del western: il viaggio, la sopravvivenza, il conflitto tra civiltà diverse e la figura dell’uomo costretto a contare soprattutto sulle proprie capacità. Il conflitto tra civiltà non era una categoria culturale bensì un dato di fatto che accentuava le diversità.

Un ruolo fondamentale ebbero le captivity narratives, memorie di prigionia, testimonianze autentiche o fortemente romanzate di coloni catturati dalle tribù indigene e successivamente liberati o fuggiti. La più celebre rimane quella di Mary Rowlandson, pubblicata nel 1682. Fu un genere che ebbe grande fortuna per tutto il XVIII secolo. Queste opere contribuirono a fissare nell’immaginario europeo e americano i fondali della wilderness come luoghi di pericolo, trasformazione e prove morali. I pellerossa ne emergono come tutt’altro che nelle disquisizioni salottiere illuministe. Jean-Jacques Rousseau, pur non avendo mai visto il continente americano, aveva diffuso in Europa l’immagine del «buon selvaggio». Nella realtà le tribù si combattevano incessantemente fra di loro, con armi rudimentali che non soddisfacevano la volontà sterminatrice di ciascuna. L’arrivo dei fucili, venduti dai contrabbandieri, non fece che intensificare la ferocia degli scontri fra le varie nazioni indiane.

L’espansione della ferrovia verso occidente accelerava, nuove piste attraversavano il continente e la corsa all’oro californiana trasformò rapidamente il West da lontana promessa a realtà quotidiana. La frontiera non era più soltanto un luogo immaginato, bensì un territorio vissuto. Dove le regole della convivenza civile venivano soppiantate dall’homo homini lupus. Gli sceriffi non erano senza macchia e senza paura, bensì al soldo dei rancheros e dei banchieri che dominavano da tiranni su piccola scala la cittadine di frontiera. Gli affari si facevano con il piombo. Fu celebre la guerra della contea di Lincoln, tra l’allevatore John Chisum da una parte, e dall’altra il criminale Lawrence Murphy e l’avvocato Alexander McSween. Vi si ritrovarono anche Billy the Kid, William Brady e Pat Garrett. Anche qui, il cinema stravolse quasi tutto nel film Chisum, di Andrew V. McLaglen, uscito nel 1970, prima di venire soppiantato dal filone buonista e altrettanto immaginario.

Quanto alla popolazione di colore, nelle praterie non c’era spazio per le lotte di emancipazione. I Cherokee, i Choctaw, i Chickasaw, i Creek e i Seminole adottarono in parte il modello economico dei coloni bianchi nel Sud. Alcuni capi e membri facoltosi possedettero schiavi neri. Dopo la guerra civile americana, i trattati del 1866 imposero di liberare gli schiavi e garantire loro i diritti di cittadinanza tribale (Freedmen), un tema che generò dispute legali sull’appartenenza identitaria, visto l’abbondare di matrimoni misti, specie nelle zone di confine con il messico.

La melodia di My Darling Clementine richiama un West che non è mai esistito al di fuori del grande e piccolo schermo.

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