Come da mezzo secolo, ieri mattina Mariangela Sandrone ha tirato su la cler: «Gioielleria Roggero». Ma lui, Mario, non c’è. È rinchiuso a Bollate e, vista la condanna di 14 anni e 9 mesi, le lacrime mute di Mariangela, la compagna di una vita, e di una delle loro quattro figlie dicono tutto. Hanno sistemato la vetrina lì a Gallo di Grinzane Cavour. Lì si è dipanata la loro vita e si è compiuta la tragedia che quella vita ha ibernato. Mario Roggero è in carcere per aver sparato, uccidendoli, a due rapinatori.
Il terzo, ferito, aspetta il risarcimento di centinaia di migliaia di euro. Doveva essere in carcere, ma lo hanno liberato. Mario no, è in cella e aspetta gli eventi. Che per Nicola Fratoianni – coinquilino di Avs con Angelo Bonelli, per il quale Roggero ha commesso un duplice omicidio – sono di per sé «un colpo di Stato silenzioso» che «la destra porta avanti». Per questo lui e la sinistra chiedono che Giorgia Meloni vada in Parlamento a riferire.
Secondo Fratoianni, la Meloni che ha parlato di sentenza abnorme, Matteo Salvini che va in carcere dal gioielliere, il ministro Carlo Nordio che anticipa la procedura per la grazia sarebbero la «vergognosa, putrescente, putrida speculazione degli sciacalli che così attentano alla democrazia». Unica concessione: siccome Roggero è anziano, discutiamo sulla pena. Mariangela però delle polemiche non sa che farsene, ha appeso un cartello: «Gentili giornalisti, desideriamo comunicare che la nostra famiglia non rilascerà alcuna dichiarazione. Ringraziamo per la comprensione e per il rispetto del nostro dolore».
Un dolore che è condiviso da almeno due italiani su tre. Lo dicono i sondaggi, anche quelli che guardano a sinistra. La signora Mariangela qualcosa ha raccontato all’Ansa: «L’ho visto per tre ore, sta bene compatibilmente col carcere. È assurdo che una persona di 72 anni debba subire una cosa del genere. Spero che molto presto possa venire qui, non deve assolutamente stare in un carcere».
L’Associazione nazionale magistrati, invece, come al solito protesta e s’indigna parlando di «clima pesante». Scrive: «Ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato». Ci sono anche quelli che non ci badano e lavorano. Ieri il Tribunale di sorveglianza di Milano ha rimandato le carte sul differimento di pena a Torino, dichiarando la sua incompetenza, ma solo perché la richiesta è stata avanzata troppo presto. La difesa potrà avanzare di nuovo la domanda a Milano, in attesa che si avvii l’iter per la grazia. Che è chiesta a furor di popolo. Anche dagli elettori di sinistra.
Ieri Il Domani, edito da Carlo De Benedetti, ha pubblicato un sondaggio di Izi secondo cui il 62,9% degli intervistati vuole che sia ampliato il perimetro della legittima difesa e il 56,7% sostiene che la pena inflitta è troppo pesante. Ma il dato più clamoroso è quello relativo alla domanda di grazia: il 68,1% la chiede. La questione sicurezza sarà probabilmente decisiva nella prossima campagna elettorale visto che – sempre secondo la rilevazione Izi – per il 35,2% la sicurezza è diminuita mentre il 45% non segnala miglioramenti.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, intervistato dal Corriere della Sera, ha puntualizzato che non v’è stato alcun attrito con Sergio Mattarella. «È ovvio», sostiene il ministro, «che la grazia è prerogativa solo del presidente della Repubblica, qui c’è solo un dibattito tecnico per stabilire se il ministro ha il potere d’impulso. Aprire la procedura di grazia non è un atto politico, ma un atto di umanità». E proprio questo chiedono gli italiani.
Secondo le analisi fatte da Arcadia sulle interazioni del web sul caso Roggero, l’88% è a favore del gioielliere e in un sondaggio web lanciato prima del 15 luglio il 40% voleva la clemenza immediata. In rete ci sono già due petizioni – una su Change.org e una su Openpetition.eu – per chiedere la grazia a Roggero, che ha un sostenitore assoluto in Graziano Stacchio, il benzinaio che uccise due rapinatori nel Vicentino e fu assolto. In un’intervista Stacchio ha ripetuto: «È necessaria la grazia, lui sente il peso di quello che gli è successo come lo sento io, ma la disperazione di quei momenti devi sentirla. Lui è stato continuamente sottoposto a violenza e alla fine è esploso».
All’estero molto si dibatte sul caso, e in Germania con tutta probabilità Roggero sarebbe stato assolto (mentre per il diritto francese e spagnolo, cessata l’imminenza del pericolo, non si può rispondere con le armi) perché si prevede che lo shock emotivo di chi ha subito una rapina sia un’esimente. Cosa a cui non crede l’onorevole Tommaso Calderone di Forza Italia, vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera: «Siamo di fronte a un duplice omicidio volontario, altro che legittima difesa, e se ci sarà una raccolta firme per la grazia, che spetta solo al presidente della Repubblica, io non firmerò».
Posizione analoga a quella di Nicola Fratoianni di Avs, che va addirittura oltre: «Siamo di fronte a un tentativo eversivo rispetto alle leggi della Repubblica». Più o meno è quello che pensa l’Anm: «Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione». E mentre uno dei rapinatori si gode le vacanze, Mario Roggero conta le ore in cella.
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