La morte di Abderrahim Fakir è stata «trasformata in un pretesto per colpire gli appartenenti alle forze di polizia». Ora i tanti feriti «pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare», perché «delegittimare chi indossa una divisa significa indebolire lo Stato e rafforzare chi sceglie la violenza». Quello del sindaco è stato un «atto di scarsa responsabilità istituzionale che delegittima la stessa magistratura».
Sono indignati, offesi, quasi increduli (come la maggioranza dei bolognesi) i rappresentanti delle forze di polizia dopo la guerriglia urbana che ha devastato la città di Bologna, lunedì sera. E, per la prima volta nella storia politica recente, proprio a causa della gravità dei fatti, i sindacati di polizia hanno deciso di uscire dai confini della diplomazia che da sempre li contraddistingue, criticando apertamente le scelte del primo cittadino.
L’ondata di violenza che si è riversata per le strade della città e che ha provocato gravi danni e decine di feriti tra gli agenti, infatti, è arrivata in risposta alla convocazione da parte del sindaco Matteo Lepore di una manifestazione di piazza «per chiedere verità sulla morte di Abderrahim», proprio nelle ore subito successive al decesso del quarantaduenne avvenuto durante un intervento di polizia nel quartiere Pilastro. Di fatto, una messa alla gogna degli agenti dall’esito quasi scontato, nella città fucina delle avanguardie antagoniste, legate da una lunga liaison con il governo locale.
«Peggio di quella che è apparsa come una “chiamata” alle armi del sindaco di Bologna c’è stato il fatto di dover mandare i poliziotti in piazza a fare da bersaglio ai soliti e ben noti criminali che aspettano l’occasione per fare violenza contro il personale in divisa e devastare tutto», ha dichiarato senza mezzi termini Valter Mazzetti, segretario generale della Federazione sindacale della polizia di Stato (Fsp). «Un’occasione che Lepore gli ha fornito con grande sollecitudine su un piatto d’argento sfruttando, con incredibile irresponsabilità, l’onda emotiva scatenata dall’episodio drammatico della morte di Fakir, su cui ancora si è appena iniziato a fare chiarezza».
Per Mazzetti «tutte le spese di questa mattanza e per i danni provocati dai violenti ai mezzi delle forze dell’ordine e alla città dovrebbero, secondo noi, essere risarcite dal sindaco personalmente», considerato che Lepore «sembra pensare che gli agenti siano manichini a sua disposizione, sacrificabili e da mandare a farsi fare a pezzi. E, purtroppo, evidentemente, non è l’unico».
Mazzetti precisa anche che una decina di «gentiluomini» che hanno causato feriti e devastazione in città «sono stati fermati, ma siamo certi che presto potranno tornare a casa con un premio o un encomio per le loro gesta eroiche perché, oggi come oggi, aggredire la polizia non solo non è più un comportamento da impedire o da punire ma un vanto per chi lo fa».
Anche per Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp, «i feriti pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare», perché di fatto «si è messa a repentaglio l’incolumità degli agenti solo per fare propaganda». Ai tanti poliziotti, che lunedì sera hanno affrontato la guerriglia urbana per tutelare Bologna e i suoi cittadini e a quelli rimasti feriti «deve andare la solidarietà unanime di tutta la politica», insiste Pianese, «affinché sia chiaro un principio fondamentale: chi indossa una divisa non può essere trattato come un bersaglio».
Anche secondo il Sindacato unitario dei lavoratori di polizia «quanto accaduto a Bologna non può essere giustificato né minimizzato. Nessuna rivendicazione può legittimare aggressioni, devastazioni o atti di violenza contro le donne e gli uomini della polizia di Stato, chiamati ogni giorno a garantire la sicurezza della collettività».
Sulla stessa linea il sindacato Consap, con il segretario nazionale Patrizio Del Bon che, definendo la piazza voluta dal sindaco «un atto di scarsa responsabilità istituzionale e un disastro annunciato», ricorda come «non esiste una polizia assassina» e che «i processi sommari di piazza favoriscono solo l’infiltrazione delle frange violente».
Anche il Siap (Sindacato italiano appartenenti alla polizia), per voce del segretario provinciale Romeo Braccio, «condanna senza riserve l’uso delle piazze cittadine per l’esercizio di espressioni di violenza che nulla hanno a che vedere con il cordoglio, la solidarietà e la vicinanza alla famiglia della vittima e alla comunità civile tutta» e sottolinea come «connotare di pura rabbia e caos le piazze rappresenta l’antitesi e il sovvertimento radicale di valori costituzionali non negoziabili».
Il sindacato di polizia locale Sulpl, infine, per bocca del segretario regionale Luca Falcitano, ricorda come «intervenire su soggetti con problematiche psichiatriche è estremamente complesso» e «anziché puntare il dito la politica dovrebbe assumersi la responsabilità del fatto che mancano medici e infermieri specializzati».
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