La sceriffa dem anti Airbnb Sara Funaro, sindaco di Firenze, fa l’Airbnb in città
Sara Funaro (Ansa)

Qual è il colmo per il sindaco che ha fatto della lotta agli affitti brevi una ragion di vita, portandola a segno distintivo della sua legislatura? Fare locazione turistica con una controllata nel centro storico della città. Difficile crederci, ma è quanto successo a Firenze, dove il primo cittadino, Sara Funaro, da mesi conduce una lotta senza quartiere contro i tanto odiati Airbnb.

Talmente tanto senza quartiere che non le è bastato imporre norme iper restrittive e il divieto di concedere nuove «licenze» nel cuore della culla del Rinascimento, ma ha esteso, prima in Italia, lo stop anche in periferia. L’immagine è quella di uno sceriffo senza macchie che lotta senza paura contro l’emergenza abitativa della città. Immagine che esce assai sbiadita dopo che Il Corriere Fiorentino ha rivelato che alcuni immobili della centralissima via Guelfa 81 sono adibiti ad Airbnb. E che ad aggirare le ferree regole della paladina dell’housing sociale del Lungarno non sono i soliti privati, ma una società controllata dallo stesso Comune guidato dalla Funaro: la Montedomini. Che peraltro non è una società come le altre. Ma l’azienda di riferimento del Comune per i servizi rivolti ad anziani, disabili e inclusione sociale. Lo storico ospizio pubblico di Firenze. Il tutto grazie a un bando pubblico che prevedeva, tra le diverse possibilità di utilizzo delle unità immobiliari, anche quella ricettiva. Un vero capolavoro.

La sindaca ha provato a difendersi – «Montedomini sarà convocata al tavolo sull’emergenza abitativa per dare le risposte che servono su quella che per noi è una priorità fuori e dentro il centro storico», e il presidente della controllata, Maurizio Frittelli, le ha fatto sponda: «Gli uffici devono ricostruire il caso, sarà fatto uno screening a tappeto su tutto il patrimonio dell’Asp per evitare altre situazioni di criticità, perché siamo per gli affitti lunghi, non brevi. Se emergeranno responsabilità, prenderemo provvedimenti». Ma ormai la frittata è fatta.

«Auspichiamo», ha spiegato il consigliere di Fratelli d’Italia, Alessandro Draghi, alla Verità, «di audire in commissione controllo il presidente della Asp Montedomini Maurizio Frittelli, che sarà convocato quanto prima dal collega Paolo Bambagioni. È necessario fare chiarezza anche su altri immobili di pregio, di proprietà dell’ente, che fanno gola per le locazioni brevi, quali il palazzo di Via Vacchereccia 5 e gli appartamenti sopra la loggia del Bigallo, con splendida vista su Battistero e Duomo». Insomma, più che rientrare, il caso potrebbe allargarsi.

Anche perché sempre in questi giorni, gli immobili di Firenze hanno acquistato la ribalta pubblica per un altro caso clamoroso. La proposta di Vincenzo Pizzolo, il rappresentante del gruppo consiliare Avs-Ecolò nel capoluogo toscano. Pizzolo aveva già lanciato il sasso a fine maggio, ma all’epoca era sembrata una boutade, una sorta di provocazione. «Mi state suggerendo una forma di requisizione delle case sfitte», aveva replicato a un intervento di alcuni colleghi in aula, «nel caso noi come gruppo consiliare siamo favorevoli». Finita lì? Nemmeno per sogno. Nel giro di una quarantina di giorni, la provocazione si è trasformata in una proposta con contorni abbastanza definiti. Il primo step prevede un censimento di tutte le case sfitte della città. Quante saranno? Sondaggi informali, parlano di una forchetta oscillante tra le 20.000 e le 30.000 unità. Non uno scherzo.

Anche se a quel punto, la priorità sarebbe mettersi d’accordo sul concetto di casa «vuota». Tempi (basta resti sfitta per tre mesi)? Eccezioni (se sto effettuando dei lavori di di ristrutturazione cosa succede?). Eventuali contenziosi in corso.

Poi si procede con la trattativa Stato-proprietario. Nel senso che il Comune cercherà di convincere chi ha una casa «vuota» ad affittarla. E se il proprietario dovesse mettersi di traverso? Beh solo in quel caso – è il ragionamento di Pizzolo – si arriverebbe alla requisizione temporanea. Una mostruosità di chiara impronta bolscevica, con lo Stato che decide cosa un privato cittadino deve fare con il suo bene. E di fronte alla quale il Pd non ha chiuso del tutto le porte, anzi, ha aperto al dialogo.

Fino all’intervento della Funaro che ha provato, ancora una volta, a metterci una pezza. Ma ancora una volta la pezza ha peggiorato il buco. Perché il sindaco ha detto no alle requisizioni – e ci mancherebbe, verrebbe da aggiungere – ma ha chiarito che un censimento è cosa buona e giusta.

Censimento, certo, ma per fare cosa? Il sindaco non lo dice esplicitamente, ma da quello che si capisce, si vorrebbe privilegiare un approccio di premialità e punizioni. Del tipo: se la tua casa è in affitto, bene, altrimenti troveremo il modo di invogliarti a metterla a disposizione della comunità, per esempio, aumentandoti l’Imu. Nessuna requisizione o esproprio, certo, ma per certi versi è una soluzione peggiore. Perché si tratta dello Stato che surrettiziamente prova a raggiungere lo stesso risultato: dire al privato cosa deve fare con un bene che in molti casi rappresenta il frutto degli sforzi di una vita.

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