Tutto vero. La maggioranza di governo ha subito uno smacco con la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze a opera di una trentina di franchi tiratori, e ha dato mostra di scarsa coesione pure ieri. Ma le manifestazioni di giubilo ed entusiasmo, per l’esito del voto, da parte dell’opposizione come se fosse giunta in aula la notizia della liberazione dello Stretto di Hormuz o quella della cessazione delle ostilità tra Russia e Ucraina sono state vergognose e hanno lasciato basiti anche parte degli elettori di centrosinistra.
Per due ragioni essenziali. La prima riguarda il fatto che aver negato agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti è un atto che ha davvero poco di democratico. La seconda perché la gioia infantile di Elly Schlein e soci è un vano tentativo di mascherare la realtà: cercano di esaltare le contraddizioni della maggioranza di governo per offuscare le proprie. Vi ricordate di Napoli solo qualche giorno fa? La manifestazione del campo largo aveva l’obiettivo di certificare la volontà politica delle forze di centrosinistra di stare insieme: obiettivo mancato, visto che non sono stati dissipati i dubbi sulla reale solidità del progetto. I leader hanno scelto di mostrarsi uniti, ma le foto non bastano: servirebbe una proposta politica condivisa, capace di parlare a un elettorato ampio e mobilitare consenso. A Napoli, invece, le differenze interne sono emerse con devastante chiarezza.
I problemi che l’evento ha mostrato hanno scatenato le ironie degli esclusi, primo tra tutti Matteo Renzi. Secondo Renzi, la semplice somma di Pd, Movimento 5 stelle e Avs non basterebbe per vincere le elezioni. Per questo motivo, a suo dire, appare imprescindibile il coinvolgimento di una componente politica riformista e moderata.
La tensione accumulata nelle settimane precedenti è emersa sia sul palco che nelle retrovie, trasformando un laboratorio politico in figuraccia. Le radici di questo malessere sono profonde e si collegano alla natura eterogenea dei soggetti coinvolti, che faticano a trovare una sintesi accettabile su temi cruciali. L’ala più moderata del Pd vive questo percorso come una capitolazione culturale nei confronti del populismo pentastellato, subendo la pressione di una piazza che non sente propria. Al tempo stesso, la leadership del Movimento 5 stelle avverte il costante pericolo di una perdita di identità e di un progressivo riassorbimento nelle dinamiche tradizionali della sinistra riformista, timore che spinge i suoi esponenti a irrigidire le proprie posizioni. I richiami retorici all’unità continuamente professati dalla Schlein, ma anche i suoi gravi silenzi sui temi cruciali, sono la prova delle difficoltà che il campo largo sta incontrando a elaborare un progetto credibile per l’Italia.
I problemi più evidenti emergono sulla politica estera, che dovrebbe essere invece uno dei tratti distintivi di una coalizione perché ne segnala la credibilità. Su questi temi non è possibile ingannare gli elettori e soprattutto non si può rendere il Paese fragile verso l’esterno. I temi centrali sui quali risulta difficile se non impossibile trovare la quadra sono due: il futuro dell’Europa e il progetto di riarmo. Sull’Europa, Pd e M5s hanno non solo strategie divergenti, ma sono diversamente collocati nello stesso Parlamento europeo. Sul riarmo il quadro risulta molto più complesso, dato che Avs e M5s non concordano sull’idea stessa, e inoltre ci sono divisioni interne al Pd. Ovviamente il fatto che il «campo largo» abbia cancellato la manifestazione prevista a Padova denota saggezza, ma evidenzia il deficit enorme di leadership e l’incapacità di delineare una prospettiva politica.
Considerato tale quadro, per ora il centrodestra non sembra avere motivi immediati di preoccupazione: l’opposizione che fatica a ricomporsi e continua a fare i conti con differenze programmatiche e una mobilitazione popolare ancora lontana dalle aspettative. Per il momento, appunto: anche il centrodestra, dopo la sconfitta del referendum, gli sconvolgimenti delle vicende internazionali e lo scivolone in Aula ha la necessità di riordinare le idee. Dalla sua la coalizione di governo ha un paio di vantaggi: un quadro più rodato e una leadership decisamente più forte e credibile. Di là, infatti, più che un campo largo ci si trova di fronte a un campo minato. Non sarà un incidente parlamentare a cambiare la realtà.
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