Sinistra pronta a prendere in giro gli elettori
Franco Gabrielli (Ansa)

Il nome non c’è, l’elenco dei partiti neanche e il programma è in alto mare. E anche il leader, ovviamente, non c’è. Ma da qualche giorno, ai piani alti del sedicente Campo largo, gira un’idea davvero geniale: mettere sui manifesti e sulle schede elettorali delle prossime elezioni politiche un nome civetta. Ovviamente, chiamandolo con maggior garbo «nome di garanzia». Insomma, un personaggio che non se la prenda troppo se poi verrà rimesso in naftalina al momento di fare un governo. E gli elettori presi in giro? Capiranno, si dice, anche perché tanto con la Costituzione attuale i governi li fa il presidente della Repubblica nelle segrete stanze. Come sempre.

A svelare la trovata di 5 stelle e Pd è stato il Messaggero, spiegando che «la soluzione provvisoria per il nome del candidato premier permetterebbe di superare la competizione tra Schlein e Conte ed evitare le primarie». Insomma, i vari Bonelli, Fratoianni, Conte e Schlein (oltre alle incognite Matteo Renzi, Riccardo Magi e Carlo Calenda) si metterebbero d’accordo su una specie di Vecchia Gloria per indicarlo sullo schede come candidato premier, per poi giubilarlo un’ora dopo i risultati elettorali e sedersi a tavolino per spartirsi poltrone di governo e presidenze delle Camere, magari lasciandone una all’eroico paravento collettivo.

Ovviamente, la logica che circola nel Campo largo è quella del «a brigante, brigante e mezzo». Per loro lo Stabilicum, che prevede l’indicazione del candidato premier sul programma di coalizione, sarebbe una mezza truffa perché toglierebbe al Colle la prerogativa costituzionale di nominare il nuovo presidente del Consiglio. E allora che si fa? Si reagisce con la farsa che col quotidiano romano ha intercettato tra i capannelli dei deputati dem: «Perché non indicare sul programma un nome provvisorio, che sia di garanzia per la coalizione, e lasciare che l’indicazione del premier avvenga a urne chiuse»? Tutto si reggerebbe, decenza a parte, sul fatto che la nuova legge elettorale al momento non prevede divieti espliciti e l’indicazione del candidato premier non sarebbe giuridicamente cogente. Certo, il rimedio dei signorotti che non sanno accordarsi neppure sul colore dei gazebo puzza di presa in giro, ma gli stessi cervelli che in queste ore ne stanno vagliando pro e contro spiegano che si tratta di una risposta a una legge elettorale ritenuta ingiusta e che toglierebbe poteri a Sergio Mattarella. Insomma, «Pacco, doppio pacco e contropaccotto», come avrebbe detto il regista Nanny Loi.

Poi, c’è un aspetto ben più sostanziale ed è la profonda incertezza del dossier primarie, che sono un feticcio identitario del Pd, ma in mano a uno come Giuseppe Conte e a un killer politico come Matteo Renzi possono lasciare macerie libanesi. Se anche si trovasse un accordo sulle primarie di coalizione, al netto del suicidio politico di farle aperte a tutti, i vari candidati, a cominciare da Elly Schlein, potrebbero non avere una investitura sufficientemente plebiscitaria. Insomma, ognuno dei leader in questione, in uno schieramento così litigioso e settario, attira degli elettori, ma ne respinge degli altri. E qui, tornerebbe utile la furbata di cui sopra: indicare sulle schede un santino e poi le carte le si distribuisce in separata sede.

Ma chi potrebbe essere il Santino del Campo largo? Nomi ancora non ne circolano, ma ovviamente deve trattarsi di personaggi che non dividono, pacati, sorridenti, dotati di uno spirito di servizio all’ennesima potenza. Insomma, solo per aiutare con gli identikit, uno come l’ex capo della polizia Franco Gabrielli, attivissimo in queste settimane, oppure l’ex capo dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, cattolico nelle grazie di Mattarella, che a sua volta è sempre più il vero capo dell’opposizione. Sicuramente, non si può salire troppo di livello, nel senso che il Santino potrà magari, al massimo, presiedere un ramo del Parlamento, ma non essere certo un quirinabile. È difficile sacrificarsi sulle schede come finto leader del centrosinistra ed essere poi ripagato dal medesimo centrosinistra al momento di scegliere il capo dello Stato. Altro che i 101 franchi tiratori di Romano Prodi.

Il fatto è che le primarie, in qualche modo, non sono ancora archiviate. Con la nuova legge elettorale il Campo largo non può presentarsi come un semplice cartello elettorale, ma deve appunto scegliere un candidato premier. Renzi, che chiede le primarie, lo sa e ieri l’ha ribadito al Corriere della Sera: «Il Campo largo è l’alleanza tra Pd, M5S e Avs. Si definiscono un «blocco unico». Auguri: noi di quel blocco non facciamo parte. Loro, tutti insieme, fanno il 40% e per vincere non basta». E oltre a definire le primarie «una strada obbligata», l’ex premier ha ricordato beffardo: «Nel frattempo vediamo se il Campo largo sarà in grado di proporci in modo unitario un nome». «Al lavoro per cambiare l’Italia» era il titolo della prima grande manifestazione unitaria di Napoli, lo scorso 8 luglio. Cominciare dimostrando di temere i propri elettori non sembra una buona idea.

Da non perdere