Al Guardian non stavano più nella pelle. Non appena hanno scorso la classifica degli incassi dei film, i giornalisti dello storico quotidiano progressista britannico sono corsi ad arruolare Christopher Nolan nel loro esercito woke impegnato da anni nella più feroce guerra culturale. E hanno sfoderato un titolo tonitruante: «Diventare progressisti rende ricchi: perché le campagne d’odio di destra non influiscono sul botteghino». Sommario: «Dopo una reazione negativa online, alimentata da pregiudizi e guidata da Elon Musk, The Odyssey ha registrato un weekend da record: l’ennesimo esempio di un attacco mirato che non ha funzionato».
Il motivo per cui gioire sarebbe dunque il successo dell’Odissea di Nolan, contro cui Musk si è scatenato biasimandone giustamente il casting.
presenza evanescente
Alcune scelte sono note a tutti, a partire da quella di affidare alla nerissima Lupita Nyong’o i ruoli gemelli di Elena «dalle bianche braccia» e Clitemnestra. Bagarre comprensibile ma animata da ragioni in parte sbagliate. Lupita compare poco, e male, e non si capisce se sia stata scelta apposta per creare polemiche (il che sarebbe triste) o se la sua presenza evanescente sia lo strano frutto di una prospettiva che Nolan non ha voluto o potuto indagare fino in fondo.
A noi pare che il suo film sia fondamentalmente irrisolto, benché comunque godibile e di sicuro più interessante della maggior parte delle pellicole in circolazione. Sì, questa Odissea tradisce Omero, ma non perché presenta attori neri o asiatici. Nolan rilegge il classico, e fa pure bene, altrimenti ne avrebbe cavato un polpettone hollywoodiano stantio. Ma non si capisce esattamente dove voglia andare a parare.
Il suo Ulisse non è una belva achea grondante sangue e onore. Ma un uomo che impara il rimorso e l’umana pietà, che si strugge per lo sgretolamento dei legami umani, che deve arrendersi al limite che gli dei gli impongono. Ulisse viene dolorosamente istruito a essere uomo e non eroe, scopre quale sia il prezzo terribile della guerra e del dolore. Osservarlo fa pensare Nietzsche che si infuriò con Wagner perché aveva scritto un Parsifal troppo cristiano.
D’altra parte, però, questo Ulisse potrebbe anche rappresentare un Occidente provato e stanco che si carica sulle spalle anche colpe non sue, dimenticando la propria grandezza e quello spirito eroico che lo ha reso grande. In questa seconda versione si potrebbe rintracciare un tasso di wokismo eccessivo, e un po’ deludente. A quel punto, meglio il poema di Derek Walcott, che fu antipaticissimo premio Nobel consacrato al meticciato letterario.
musk non ci salverà
Il fatto è che non esiste una lettura univoca, anche perché il film rimane come sospeso fra le tante possibilità. Qui certo non si vuole sopravvalutare Nolan attribuendogli una filosofia che non gli appartiene né inchiodarlo alla gogna per colpe che non ha. E di certo non sarà l’Odissea realizzata con l’intelligenza artificiale promessa da Musk a raddrizzare torti nei riguardi di Omero che probabilmente nemmeno esistono. Forse la lezione è che sarebbe opportuno piantarla con le guerre culturali e smettere di arruolare chi non si schiera apertamente in un fronte o in quell’altro. È vero anche, tuttavia, che i testi omerici furono sacri, e vanno trattati con il rispetto che meritano per ciò che sono: il più profondo deposito della cultura occidentale.
Chi volesse attraversarli godendone lo splendore non ha che da sfogliare Una estate con Omero, di Sylvain Tesson, l’unico contemporaneo che li abbia rivissuti sul serio per poterli fare amare all’Europa odierna. Oppure, più semplicemente, potrebbe rileggerli in una delle tante e belle versioni disponibili. Per custodire la memoria bisogna prima possederla, dopo tutto.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >