Amazon ritira il mio libro sui musulmani
Ansa

Dopo Non facciamoci imbavagliare, il libro in cui parlavo della denuncia che ho subito per aver affermato che l’omoerotismo maschile moltiplica le malattie sessualmente trasmissibili, che gli lgbtq hanno canali politicamente privilegiati, e che il libro Elementi di critica omosessuale di Mario Mieli è un integrale manifesto a favore della pedofilia, Amazon censura di nuovo un mio libro, ma in maniera molto più feroce e subdola. Islam senza veli, in vendita dal 16 giugno, lo abbiamo autopubblicato in tre: gli altri due autori hanno dovuto usare nomi di fantasia perché dal punto di vista lavorativo l’accusa di islamofobia può danneggiarli seriamente. La libertà di parola di cui cantano le nostre costituzioni è una burla.

Islam senza veli è stato pubblicato su Amazon Kdp dall’account di Libero Croce, nome di fantasia di uno dei tre coautori, e viene ritirato dal mercato come conseguenza della chiusura di quell’account, motivata con la pretesa di una «mancata verifica di identità». In realtà il soggetto esiste in carne e ossa, aveva già fornito alla piattaforma un documento di identità valido e, dopo la chiusura dell’account, ha ribadito la propria identità trasmettendo anche il passaporto. Amazon scrive prima che non è possibile concedere un altro tentativo di verifica, poi che la decisione è finale e che non verranno dati ulteriori dettagli. Non è un problema tecnico. È censura culturale, civile, politica. Non si sta correggendo un dato, si sta punendo una posizione.

La cronologia è istruttiva. Il 21 luglio 2026 Amazon comunica la chiusura dell’account Kdp per una presunta impossibilità di verificare l’identità e annuncia la rimozione dei libri e il blocco delle royalty sospese. Il giorno dopo arriva una contestazione formale: il titolare ribadisce di aver caricato documenti validi, già accettati in precedenza con spunta verde, e allega persino il passaporto. Il 23 luglio Amazon insiste, rifiuta un altro tentativo, e poi ribadisce che non fornirà ulteriori chiarimenti. La piattaforma tiene in mano il libro, i lettori e i soldi. La libertà di espressione muore senza neanche il coraggio di un divieto esplicito; ma mediante algoritmi Amazon comunica la cessazione dei pagamenti in sospeso e l’impossibilità di riceverne in futuro da account collegati. Trattenere somme dovute, senza una motivazione chiara e verificabile, non è un dettaglio amministrativo: è una questione seria che merita risposta, non formule standard. La vera domanda allora è questa: Amazon sta davvero applicando una regola, oppure sta esercitando un potere opaco che colpisce chi pubblica contenuti sgraditi e scomodi? Nei messaggi scambiati non c’è una spiegazione concreta del presunto errore; c’è solo un muro di decisioni «finali».

L’episodio lascia una lezione amara e molto contemporanea: oggi non basta più scrivere bene, pubblicare correttamente o dimostrare di avere carte in regola. Le regole, come le libertà costituzionali, sono variabili. Questo non è un caso isolato: è il sintomo di un’epoca in cui la censura a volte arriva con la voce educata di un messaggio automatico, con l’aria infallibile della procedura, con la cortesia glaciale di chi nega tutto e non spiega niente. Ogni giorno seppelliamo un pezzo di libertà costate lacrime e sangue.

Esiste un potere micidiale che ha già messo in conto l’islamizzazione dell’Occidente, ma il potere non ha previsto noi, gli ostinati. Nessuno è tanto piccolo, tanto insignificante da non poter essere il sasso che blocca l’ingranaggio. Cerco un editore per il libro, deve continuare a esistere, così come è senza cambiarne una virgola. Questo libro è stato colpito perché funziona. In poche pagine riesce a spiegare qual è la verità, dà un immediata possibilità di difesa. È il motivo per cui è stato abbattuto. È il motivo per cui deve essere immediatamente ripubblicato. In Germania, un’auto ha massacrato un po’ di gente a un Pride. Il soggetto della frase con cui molti giornali hanno titolato è «un’auto». Il fatto che alla guida dell’auto ci fosse un cittadino islamico è stato considerato da molti giornali irrilevante, sicuramente non tanto rilevante da metterle in un titolo. Questo ci dà l’idea della spaventosa corruzione del giornalismo. Fiumi di quattrini arrivati dai Paesi dei petrodollari hanno addomesticato la nostra stampa, peraltro sempre disposta a farsi addomesticare. Il jihad mediante automobile (o furgone o camion) è un jihad facile, non occorre procurarsi armi o esplosivo, basta possedere o rubare un mezzo, nella quasi totalità dei casi l’attentatore sopravvive, può facilmente simulare un disturbo mentale. In questo caso è stato ucciso e spero che i poliziotti che lo hanno fermato per sempre si trovino di fronte una situazione più benevola di quella che affrontano i poliziotti italiani. Il solito coro di idioti, sto pesando le sillabe, spesso anche ecclesiastici, ci spiega la solitudine, il non essere integrato e così via: bizzarro che questo ai buddisti non capiti mai. Particolarmente ripugnanti sono le parole dei diretti interessati. Un’attivista ha dichiarato: «Mi ha scioccato. La prima cosa che ho pensato è stata: spero non sia un immigrato, spero sia una persona bianca cristiana, ma non era così». Tutti gli altri, con le loro kefie ancora sula testa e le loro bandiere palestinesi o iraniane in mano, si sono sprofondati in ripugnanti abissi di empatia suicida. I Pride e il movimento Lgbtq amano alla follia i terroristi palestinesi, i terroristi islamici in generale, Gaza dove li buttano giù dal quinto piano, la teocrazia iraniana che li impicca come cani alle gru. L’affetto non è ricambiato. In realtà quello che ho scritto è falso. Il movimento Lgbtq non ama nessuno. Semplicemente odia noi. Odia l’ebraismo e odia il cristianesimo. Di conseguenza ama la follia tutti quelli che odiano l’ebraismo e il cristianesimo e vogliono distruggerlo.

Quindi questi privilegiati, con la politica e la magistratura dalla loro parte, offendono la morale del popolo. offendono la religione del popolo e lo fanno con finanziamenti pubblici. E il popolo è costretto a subire questo scempio altrimenti gli intellettuali di sinistra ma soprattutto i magistrati ricorderanno che il secondo grande crimine, quello per cui perdi il lavoro e finisci in galera, è l’omofobia. Il primo grande crimine con cui perdi il lavoro, perdi processi e finisci in galera è l’islamofobia. Al movimento Lgbtq del benessere delle persone a comportamento omoerotico non importa un accidente, altrimenti cercherebbero di difendere i gay di Gaza e di Teheran. A loro interessa offendere noi, la nostra morale, la nostra religione, il loro odio è talmente ovvio che si fonde allegramente con quello del terrorista islamico di turno. In realtà l’attentatore ha eseguito gli ordini del Corano. Ho riportato nel libro Islam senza veli tutti gli ordini contenuti nel Corano a uccidere, scoppiare, mutilare, e terrorizzare e sottomettere. Questo libro è importantissimo. Cerco un editore che lo stampi e lo porti in libreria sganciandolo dai ricatti di Amazon. Nelle poche settimane di vita il libro ha venduto moltissimo. Garantisco decine di migliaia di copie vendute a chi vorrà pubblicarlo.

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