Artisti rossi in difesa dello Spin Time
Residenti dello Spin Time accampati davanti allo stabile sotto sequestro (Ansa)

Era prevedibile. L’armata Brancaleone degli artisti radical romani (e non solo) si è attivata a difesa dello Spin Time, l’edificio occupato in via Santa Croce in Gerusalemme a Roma che è stato evacuato a seguito di un incendio divampato in alcuni locali. Marco Bellocchio, Francesca Comencini, Matteo Garrone, Mario Martone, Paolo Sorrentino, Carlo Verdone, Paolo Virzì.

Sono questi i primi nomi di un appello lanciato per difendere una «struttura che rappresenta non solo una risposta concreta all’emergenza abitativa per centinaia di residenti di varie nazionalità e religioni, ma anche un presidio sociale e culturale per l’intera città. Al suo interno vengono infatti garantiti sportelli sociali, medicina solidale, un doposcuola con tasso di dispersione scolastica pari allo 0 per cento, oltre a spazi culturali come un auditorium, uno studio di registrazione, una biblioteca, una camera oscura e un museo». Questo si legge nella nota diffusa.

Copione di un film già visto. Artisti e intellettuali di sinistra che sposano battaglie popolari e acchiappa like senza però fare seguito in maniera pratica a questo moto di solidarietà. I promotori denunciano «temperature estreme che mettono a rischio la salute degli sgomberati». Eppure nessuno che si sia proposto di ospitarli nei loro attici con aria condizionata. Probabilmente liberi in favore di un soggiorno estivo tra Capalbio, Sabaudia o Cortina d’Ampezzo.

Nel frattempo la politica continua a lavorare, perché prosegue in confronto tra Roma Capitale e la comunità di Spin Time al fine di garantire assistenza agli occupanti che oggi non possono rientrare nelle case abusivamente occupate per via dell’inagibilità della struttura, certificata dai vigili del fuoco che sono accorsi per domare le fiamme nella notte tra il 29 e il 30 luglio.

Per l’amministrazione capitolina hanno partecipato gli assessori Tobia Zevi e Barbara Funari, insieme al vicecapo di Gabinetto con delega alla Protezione civile Giuseppe Napolitano e a diversi membri della segreteria, del Gabinetto e della direzione generale del Sindaco di Roma. Come rende noto il Campidoglio, i rappresentanti di Spin Time «hanno illustrato le principali esigenze delle persone coinvolte, a partire dalla necessità di migliorare in modo significativo le attuali condizioni di accoglienza». Tra le altre cose chiedono: «potenziamento dei servizi igienici e delle docce, spazi refrigerati destinati ai bambini e alle attività culturali, oltre che una presenza sanitaria continuativa con supporto psicologico e un numero maggiore di lettini». Non solo, perché gli occupanti al Comune hanno anche chiesto «di organizzare l’assistenza anche attraverso la convocazione periodica del tavolo, così da verificare puntualmente i bisogni e coordinare gli aiuti».

L’Amministrazione ha confermato «la volontà di mantenere attivo il confronto sull’assistenza per tutta la durata dell’emergenza, attraverso un coordinamento costante con la comunità e con i soggetti impegnati sul campo. Le questioni relative alla proprietà e alla futura destinazione dell’immobile restano estranee al tavolo odierno e continuano a essere affrontate nelle sedi istituzionali competenti». Ma da quello che si evince non si cambia idea: più che per lo sgombero, la linea del Comune è quella di legalizzare una situazione di abusivismo trasformando la struttura in un edificio popolare. Pazienza se poi si mettono a rischio le condizioni minime di sicurezza delle stesse persone che ci abitano. L’importante è stare dal lato dei buoni. Il lato di Virzì, Sorrentino, Verdone e compagnia.

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