Un bel tacer non fu mai scritto: frase nata per invitare al silenzio di qualità, evitare pettegolezzi, limitare le scemenze, che diventa un caposaldo giuridico quando si tratta di appellarsi al quinto emendamento per non compromettersi. L’intera vulgata pandemica si reggeva sulla parola di un uomo. Anthony Fauci.
Oggi Fauci è al centro di un’inchiesta del Congresso americano parallela a quella della Commissione parlamentare italiana sul Covid. La sua audizione di poche settimane fa è stata surreale: si è avvalso della facoltà di non rispondere 111 volte, come un capomafia qualsiasi, e questo benché, in quanto graziato da Biden, non possa essere inquisito. La «scienza» che per cinque anni ci è stata imposta come indiscutibile ora tace davanti al Congresso. Nel suo diario Fauci ammette, sbugiardando tutte le sue dichiarazioni pubbliche dal 2020 in poi, che il virus era di origine artificiale e non veniva dal salto di specie da pipistrello o pangolino; che aveva finanziato il laboratorio di Wuhan violando la legge americana; che «distanziamento sociale», obbligo di mascherina e sicurezza dei vaccini a mRna erano raccomandazioni senza attendibilità scientifica; che aveva usato il proprio dipartimento per farsi assegnare oltre un milione di dollari in premi pagati dai contribuenti; che aveva falsificato la mortalità del virus dallo zero virgola tre al tre per cento. È il testimone che si autoaccusa. Il suo diario è la sua confessione. E non è una confessione estorta, è una confessione scritta di suo pugno. Il quotidiano La Verità e la trasmissione Fuori dal Coro di Mario Giordano sono stati gli unici megafoni della verità. La cosiddetta gestione pandemica non aveva base scientifica. La affermo oggi come l’affermavo nella primavera del 2020. Bastava guardare i dati Istat degli ultimi due mesi del 2019 e del gennaio 2020 per accorgersi che la mortalità italiana non era aumentata rispetto alle normali influenze stagionali. Bastava leggere le prime perizie sierologiche per sapere che il tasso di letalità reale della Sars-CoV-2 era intorno allo zero virgola sette per cento, cioè quello di un’influenza cattiva, non di una peste bubbonica. Ma Anthony Fauci, allora capo del Niaid americano, decise di gonfiare quel numero a un inesistente tre per cento, e da quel numero falsato discese l’intero apparato normativo che avrebbe distrutto la vita quotidiana di centinaia di milioni di persone in Occidente. La menzogna iniziale è documentata oggi nel suo stesso diario, pubblicato pochi mesi fa e reperibile integralmente su YouTube. Il Italia i dati sono stati falsificati per ordine di circolari che ordinavano di calcolare come morto da Covid i morti di qualsiasi natura con un tampone positivo. La mortalità è stata oggettivamente aumentata non facendo immediatamente le autopsie che avrebbero immediatamente indicato la cura corretta e dando protocolli sbagliati. Sono stati ordini sbagliati che medici hanno eseguito, preferendo l’obbedienza alla scienza e coscienza. Rinchiudere milioni di italiani in casa per mesi era una scelta idiota. Il termine più corretto è criminale. Il sistema immunitario ha bisogno di aria aperta, di luce solare, di movimento. Chiuderlo in un appartamento significa danneggiarlo. Costringere alla sedentarietà una popolazione significa creare in pochi mesi un aumento drammatico di obesità, di depressione, di malattie cardiovascolari, di disturbi psichiatrici nei bambini e negli adolescenti. In Svizzera e in Germania era raccomandato di uscire almeno due ore al giorno proprio per sostenere il sistema immunitario. In Italia si mandavano i vigili urbani a inseguire i podisti solitari sulle spiagge deserte. In Italia si multavano i padri che passeggiavano con i figli. Era psicosi collettiva orchestrata dallo Stato e applicata per la connivenza dei medici del cosiddetto Comitato medico scientifico, che non dava consigli ai politici ma avvallava i loro ordini e per la connivenza de presidenti degli Ordini dei medici.
Il Comitato tecnico scientifico, l’organo che avrebbe dovuto consigliare il governo Conte con la voce della migliore medicina disponibile, ha applaudito ogni decreto restrittivo, ha taciuto sulle terapie domiciliari precoci che salvavano vite con pochi euro di farmaci, mentre imponeva alla popolazione «tachipirina e vigile attesa», cioè un protocollo che portava migliaia di persone in ospedale quando ormai era troppo tardi. I presidenti degli Ordini dei medici anziché difendere il corpo dei loro iscritti dall’inoculazione di farmaci sperimentali privi di qualsiasi capacità di bloccare la trasmissione della malattia, hanno calpestato anche la libertà terapeutica dei propri iscritti, che è il fondamento stesso della professione, hanno ringhiato contro chiunque osasse dire che le regole erano fesserie. Hanno firmato lettere che obbligavano i colleghi a subire un farmaco genico sperimentale che non fermava la trasmissione della malattia, e questo era noto già alla fine del 2021 dai dati israeliani, britannici e islandesi, un farmaco a mRna con effetti collaterali sconosciuti a lungo termine. Quei presidenti degli Ordini che firmarono quelle lettere devono rispondere, in tribunale civile e penale, con il proprio patrimonio personale, dei danni da vaccino subiti dai colleghi che loro obbligarono a inocularsi sotto minaccia di sospensione e radiazione. Miocarditi, pericarditi, trombosi da seno venoso, porpore trombocitopeniche, sindromi autoimmuni insorte dopo la seconda o la terza dose: ogni caso documentato è un capo di responsabilità. Chi ha firmato quelle lettere sapeva. Se non sapeva, era incompetente, e l’incompetenza in medicina è una colpa. Se sapeva ed ha firmato lo stesso, è complicità in lesioni personali gravi. I vari Pregliasco, Lopalco, Bassetti, Galli, Crisanti, e Burioni, ospite fisso di Fabio Fazio, hanno ripetuto le fesserie di Fauci.
C’è una seconda vigliaccheria che affianca quella dei medici, ed è la vigliaccheria dei giornali. Ogni giorno la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid scopre qualcosa: contratti segretati, verbali del Comitato tecnico scientifico che raccomandavano restrizioni senza uno straccio di evidenza scientifica, mail interne al ministero della Salute che confessano l’inutilità delle misure imposte con la forza dei carabinieri, documenti che dimostrano l’obbligo vaccinale come atto politico e non sanitario. Nulla di tutto questo arriva sulle prime pagine, con la sola eccezione della Verità. Nulla nei tg. Nulla nei talk-show. Le stesse redazioni che per due anni hanno inseguito con il megafono ogni sputo di Fauci, Pregliasco e Burioni, oggi che quegli stessi santoni vengono smentiti in commissione parlamentare fingono di non vedere.
Ciò che ci è stato imposto durante il Covid non era Scienza, e solo degli incompetenti o dei corrotti potevano scambiarla per tale. Chi lo ha ripetuto è responsabile moralmente e giuridicamente di quanto è accaduto. Io sono stata radiata per aver detto tutto questo con qualche anno d’anticipo. Oggi lo ammette il diario di Fauci. Domani lo ammetteranno anche i colleghi che oggi tacciono. Nel frattempo sono orgogliosa di non far più parte di un Ordine che ha tradito il giuramento di Ippocrate. E se qualcuno tra i colleghi vaccinati con danni gravi vuole intentare un’azione civile collettiva contro i presidenti che firmarono la lettera dell’obbligo, ha in me una testimone disponibile e una sostenitrice pubblica. I nomi di quei presidenti sono nella firma delle lettere di ingiunzione. I danni sono nei registri Aifa e nei referti ospedalieri. La responsabilità civile e penale personale esiste ancora. Antony Fauci è stato dichiarato colpevole di oltraggio al congresso per le sue 111 non risposte, per i suoi 111 silenzi. Un bel tacer non fu mai scritto, e non è detto che sia sempre impunito.
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