
Il consiglio comunale di Milano, alla fine, ha votato a favore della censura. Con 23 voti a favore, cinque contrari e tre astenuti, l’aula di Palazzo Marino ha approvato un ordine del giorno voluto dalla presidente Elena Buscemi del Partito democratico per esprimere «ferma condanna dell’Amministrazione nei confronti dei contenuti del Remigration summit».
La manifestazione dei Patrioti europei che si terrà oggi in piazza del Duomo è stata definita «incompatibile con l’identità civile e democratica di Milano». Fantastico: in nome della democrazia la sinistra milanese ha tentato di impedire una manifestazione non violenta e più che legittima. Con grande scorno del sindaco Beppe Sala e degli altri esponenti progressisti non c’è stato verso di ostacolare l’evento, però il consiglio comunale ha insistito per esprimere riprovazione. Apprendiamo dunque che per i dem manifestare pacificamente è contrario alla democrazia. La Buscemi è apparsa contenta del mezzo risultato ottenuto: si è detta soddisfatta «per aver svegliato la politica dal torpore che aleggiava su questo raduno estremista e aver portato il tema al dibattito pubblico». Sono soddisfazioni, come no. Vero è che il centrodestra si è diviso: la Lega ha votato contro l’ordine del giorno, Fdi è uscita dall’aula e Forza Italia si è astenuta, tanto che la leghista Silvia Sardone dichiara irritata: «Per la seconda volta in un solo anno Forza Italia ha fatto da stampella alla sinistra». Se non altro, i vertici del partito azzurro hanno preso le distanze dalla contromanifestazione organizzata sempre a Milano, all’Arco della Pace, dal responsabile per l’immigrazione di Forza Italia a Milano, Amir Atrous, il cui obiettivo sarebbe dare voce alle seconde generazioni di immigrati.
Al netto delle beghe politiche, però, il punto qui riguarda due temi fondamentali. Il primo è la libertà di espressione e di manifestazione, il secondo è la sicurezza dei manifestanti. Se la sinistra (sedicente) democratica ha cercato di boicottare l’evento e poi si è rassegnata a contestarlo, la sinistra più radicale ha organizzato ben tre cortei con l’obiettivo dichiarato di circondare il raduno dei patrioti. La prima manifestazione ha come slogan «Milano è migrante. Fuori i razzisti e i fascisti da Milano» ed è organizzata da varie realtà più o meno antagoniste. Poi ci sarà un secondo corteo promosso dal centro sociale milanese Lambretta con uno slogan che è tutto un programma: «Antifa. Liberiamo Milano. Senza paura, contro fascismo, razzismo e sessismo». Infine, chissà perché, ci sarà un terzo corteo di militanti pro Palestina, come se la questione mediorientale c’entrasse con l’evento leghista. «Scendiamo in piazza perché Milano è una città migrante e partigiana», ha detto alle agenzie Selam Tesfai, esponente del centro sociale il Cantiere. «Non è accettabile che il percorso del 25 aprile, a una settimana da un importante momento di ricordo, venga attraversato da parole come remigrazione che ricordano davvero i tempi del fascismo». Quest’ultima notazione rende bene l’idea del livello allucinatorio e paranoide raggiunto dalla sinistra radicale. Il problema, secondo costoro, è che le strade della Milano antifascista sono sacre. «Consentire a un partito razzista, xenofobo e ideologicamente fascista come la Lega per Salvini di seguire lo stesso percorso della manifestazione del 25 aprile è uno sfregio alla città Medaglia d’Oro per la Resistenza». Capito? Una manifestazione a loro sgradita non può nemmeno permettersi di calpestare lo stesso terreno del corteo del 25 aprile. Delirio puro.
Purtroppo, però, a sostenere queste posizioni non sono soltanto i centri sociali ma anche, incredibilmente, una parte robusta del mondo cattolico milanese. La casa della carità di Milano presieduta da don Paolo Selmi, su mandato dell’arcivescovo Mario Delpini, riporta in bella evidenza sul suo sito il comunicato stampa della manifestazione della sinistra radicale: «La Casa della Carità», si legge, «aderisce alle mobilitazioni previste sabato 18 aprile - e in particolare al corteo Milano è migrante, che partirà alle 14 da piazza Lima - in risposta al raduno ribattezzato Senza paura - in Europa padroni a casa nostra, organizzato dalla Lega, che vedrà arrivare in città rappresentanti delle forze sovraniste europee». Ma è normale, ci si chiede, che una istituzione caritatevole scenda in piazza assieme ai bellicosi centri sociali e a certi gruppi pro Pal di cui conosciamo le imprese? Evidentemente per qualcuno è normale, e infatti anche la Caritas ambrosiana supporta i contro cortei. Erica Tossani, nuova guida dell’ente, è intervenuta sul tema con una lunga intervista ad Avvenire, dichiarando che «per garantire la sicurezza serve lavorare su politiche di integrazione reale. Oltre a una questione etica cristiana, c’è anche un diritto umano universalmente riconosciuto (contro cui si scontra un’impostazione come quella del concetto di remigration), che è il diritto sancito dall’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo sulla libertà di movimento». Laddove c’è da sostenere le frontiere aperte, una fetta del mondo cattolico è sempre in prima fila, a dispetto di tutti i drammi causati dal mortifero sistema della migrazione di massa. Non è cristiano, per la Caritas, manifestare per la remigrazione. Invece lo è, a quanto pare, minacciare chi va in piazza pacificamente e tentare di sabotare gli eventi di chi ha una opinione diversa. Un grande esempio di amore, senza dubbio.






