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Parole Testarde | Toga party

In occasione della Relazione sull’attività del 2022, il presidente della Consulta, Silvana Sciarra, ha rilasciato molte dichiarazioni pubbliche e risposto alle domande dei giornalisti. Ha così colto l’occasione per esplicitare la filosofia costituzionale che anima i lavori delle nostre toghe supreme. «Un giorno non lontano», ha detto, «si dovrà fare un bilancio molto puntuale in merito a questa apertura di credito al legislatore che, purtroppo, su temi molto sensibili e socialmente rilevanti, non ha portato sempre a risultati soddisfacenti e rapidi per i cittadini». Frasi chiare, che pongono la Corte sullo stesso piano della politica, con il «piccolo» vantaggio di poter emanare atti non impugnabili, e dunque di avere il coltello decisamente dalla parte del manico rispetto a chi dovrebbe realizzare la sovranità popolare. Questa deriva è l’inevitabile sviluppo di un percorso che nasce da lontano, e cresce con l’idea che le Corti e il potere politico debbano concorrere ad «aggiornare» i valori costituzionali. È l’esatto opposto della concezione «originalista», che vede le toghe come ancorate al testo della Carta, e la cui prerogativa si esercita in un terreno differente da quello politico, e potenzialmente antagonista, come mostra la rabbia di Biden per la sentenza che in America ha cancellato l’aborto come diritto costituzionale: non perché i giudici fossero contro l’aborto, ma perché la Costituzione non lo prevede come diritto. Il confronto tra Antonin Scalia e i predecessori della Sciarra illumina le conseguenze di questa radicale differenza.

Giudici contro Nordio e il Garante perché si occupano dei Trevallion
Carlo Nordio (Ansa)
Entrata a gamba tesa dei magistrati, proprio ora che la mediazione sta dando frutti.

«Vietato parlare al conducente». Il cartello consunto che ancora si legge su qualche corriera arrugginita in Valmasino o in Cilento è la stella polare del sistema giudiziario italiano, dove la dialettica è un optional e il diritto di critica vale solo a senso unico.

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Sono le élite che guidano le proteste. E così pure Starmer può cavarsela
Keir Starmer (Ansa)
Nelle manifestazioni non è espressa la volontà popolare, ma è il potere che tesse la tela.

Da quando, con la Pandemia, l’Occidente ha scelto di instaurare la biopolitica, sempre più persone si sono viste costrette a utilizzare categorie novecentesche per comprendere eventi di nuovo tipo, frutto di dinamiche altre, inedite e sino a quel momento soltanto ipotizzate.

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Vannacci inventa «l’immigraticidio»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Nuova provocazione del generale, che prosegue la sua critica al reato di femminicidio. E sulle alleanze spiega: «Non ho alzato io i muri, ma gli esponenti di centrodestra».

Dacci oggi le ultime vannacciate quotidiane. Non passa giorno che il generale Roberto Vannacci non ne spari una delle sue.

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Cella piccola e carcere affollato. Sconto di pena al pedofilo pakistano
Il carcere La Dogaia di Prato (Ansa)
Lo straniero era dentro per violenza su minore, ma uscirà prima e con un mini risarcimento in denaro. Il tema delle condizioni dei penitenziari, spesso indegne, è reale, ma lo è anche quello della sicurezza.

Un sessantunenne pachistano, che sta scontando la pena in seguito alla condanna a 12 anni per violenza su minore, quando uscirà dal carcere della Dogaia di Prato potrà usufruire di uno sconto di pena di 199 giorni per le condizioni «degradanti» e «disumane» durante il periodo di detenzione.

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