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Parole Testarde | Roger Scruton contro Greta Thunberg

Prima delle aggressioni alle opere d’arte; prima della vernice lavabile che non si lava; prima delle figurine esibite nei consessi internazionali per gridare «Come osate?» ai grandi del mondo: prima di tutto questo, qualcuno aveva messo in dubbio l’inevitabilità del legame tra il progressismo e l’ambientalismo. Peggio ancora: aveva teorizzato in modo decisamente convincente che una vera antropologia attenta all’ecologia sorgesse più naturalmente in un alveo conservatore. Sir Roger Scruton (1944-2020) pensava infatti che la mentalità conservatrice, intesa come cultura che dà il massimo valore alla trasmissione della tradizione tra le generazioni, fosse positivamente incline ad accogliere le istanze di... conservazione e tutela dell’ambiente.

In un notevole saggio dal titolo Essere conservatori, Scruton scrive infatti: «La verità nell’ambientalismo rimanda alla ragionevolezza del conservatorismo e al bisogno di includere l’ambiente come obiettivo nella politica conservatrice». Un testo profetico, sia come deposito di ragionevolezza di obiettivi rispetto a tante, recenti e violente rivendicazioni; sia, soprattutto, come indicazione di metodo politico. Le strutture sovranazionali impositive, i piani pluriennali «green» da esse indicati su auto, case, industrie, gli obiettivi globali inscalfibili, i toni apocalitticamente moralizzanti, sono la strada più sensata e percorribile? Con anni di anticipo, Scruton risponde negativamente e senza indifferente egoismo. Una lezione.

La ricetta di Starmer: migranti a delinquere e lockdown notturno per i giovani inglesi
Keir Starmer (Ansa)
Divieto assoluto alle piattaforme per i minori di 16 anni. Richiesti documenti agli adulti. Elon Musk: «Questo è uno stato di polizia».

Il governo laburista delle proibizioni selettive in stile Keir Starmer sta cercando di mette al bando TikTok e Instagram dai 16 anni in giù per via legislativa.

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Un testo d’intesa di circa due pagine, ribattezzato «Memorandum di Islamabad», ha posto fine alle ostilità tra Stati Uniti e Iran, aprendo però la strada a nuovi colloqui che dovrebbero proseguire nei prossimi 60 giorni. L’accordo prevede la sospensione immediata della guerra e l’interruzione delle operazioni militari sui fronti coinvolti. Restano però aperte diverse questioni centrali per il futuro negoziato, a partire dalle garanzie sul programma nucleare iraniano, dalle sanzioni internazionali e dagli equilibri regionali.

Dragamine e 500 uomini già in allerta da settimane per Aspides. Meloni e Tajani confermano la volontà di contribuire dopo il via libera in Aula. L’Eliseo: «Fregate e portaerei dispiegabili in 48 ore». Merz più cauto.

C’è ancora incertezza sul regime che avrà lo stretto di Hormuz dopo l’accordo preliminare fra Usa e Iran. Se gli americani affermano che la navigazione sarà libera, gli iraniani ribattono che continueranno a imporre un pedaggio, sospeso solo nei 60 giorni che serviranno a raggiungere un’intesa definitiva.

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Secondo Trump la guerra è finita.  I vincitori per ora sono i pasdaran
Donald Trump (Getty Images)
Ogni conflitto è stupido: questo di più. L’ala militare del regime è cresciuta e non ci sono certezze sull’uranio. Nel frattempo, sono stati introdotti pedaggi che prima non c’erano. Nel mezzo, migliaia di civili sterminati.

C’è l’accordo, evviva. Dobbiamo essere felici.

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