Coordinatore degli studi presso l’Istituto Juan de Mariana (Madrid)
Qualche tempo fa, nel novembre 2023, questo giornale ha pubblicato un mio articolo dove ho lanciato l’allarme su tre pericoli gravissimi che incombono sulla Spagna sotto il governo di Pedro Sánchez:
• l’alleanza con separatisti, comunisti ed eredi politici del terrorismo
• l’uso autoritario del potere, con controllo dei media e delle istituzioni
• la manipolazione della giustizia per garantire l’impunità politica
Ebbene, quanto sta emergendo negli ultimi mesi conferma che la crisi non è soltanto istituzionale o politica, ma ha un’altra faccia ancora più cupa: una rete di corruzione sistemica e diffusa che attraversa tutto il Partito socialista (Psoe) e la stessa figura di Pedro Sánchez.
Un sistema costruito
sulla corruzione
Non si tratta più di semplici casi isolati o di «mele marce». Il Psoe sotto Sánchez ha agito come una vera organizzazione criminale, in cui potere politico e corruzione sono due facce della stessa medaglia. Non esistono due piani separati - uno per «gestire lo Stato» e uno per «saccheggiarlo» - perché il saccheggio è stato il metodo per prendere e mantenere il potere.
Sánchez non ha scelto persone sbagliate per fare cose giuste. Ha scelto persone giuste per fare le cose sbagliate di cui aveva bisogno per restare al potere. È questo il nodo centrale della degenerazione spagnola.
Dalle primarie truccate alle liason
Tutto ha avuto inizio già con le primarie del Partito socialista, macchiate da sospetti di manipolazione. Sánchez è poi arrivato alla guida del governo grazie a una mozione di sfiducia che ha avuto, come contropartita, promesse di impunità verso alleati politici coinvolti in cause giudiziarie.
Una volta insediato, il Psoe ha impiegato meno di un mese a organizzare operazioni di natura illecita. Non serviva corrompere nessuno dall’esterno: chi è arrivato al potere era già parte di un sistema corrotto. È la stessa rete di contatti che ha permesso a certi personaggi di ricevere cattedre universitarie senza aver mai insegnato, o posti retribuiti nella pubblica amministrazione solo perché «amici di» o «fedeli a».
Tra gli episodi più scandalosi ci sono vicende di prostituzione pagata con soldi pubblici e casi di nepotismo sfacciato. Uno dei più gravi riguarda un alto collaboratore di Sánchez accusato di molestie sessuali, mantenuto per sette anni vicino al premier, nonostante le denunce interne. Sánchez sapeva e ha scelto di tacere.
La famiglia di Sánchez
e i conflitti d’interessi
La corruzione non si ferma nemmeno alle porte della famiglia di Pedro Sánchez. Oggi la giustizia spagnola sta indagando su presunti traffici di influenza e favoritismi che coinvolgerebbero membri della sua famiglia. Siamo davanti a una situazione mai vista in Spagna: il premier in carica ha parenti sotto inchiesta, e un Partito socialista paralizzato dall’imbarazzo.
Ma tutto questo non sorprende se consideriamo che, negli anni, Sánchez ha costruito un sistema per assicurarsi il controllo su chi dovrebbe vigilare sulla legalità. Ha piazzato un suo ex ministro come Procuratore generale dello Stato, ha politicizzato la Corte costituzionale e ha tentato più volte di varare leggi per indebolire la magistratura e fermare indagini scomode. La famosa «Ley de Diez» non serve a combattere la corruzione, ma a insabbiarla.
la devastazione
dello Stato di diritto
A confermare tutto ciò è anche l’ultimo Rapporto sullo Stato di diritto della Commissione europea, che parla apertamente di:
• assenza di una strategia nazionale anticorruzione
• rischi elevatissimi nella contrattazione pubblica
• percezione generalizzata di corruzione,
• impunità nei grandi casi di frode
Mai, nella storia recente, la Spagna aveva avuto un governo così profondamente invischiato in scandali che coinvolgono ministri, collaboratori, alti funzionari e persino il cerchio privato del primo ministro.
Il silenzio complice
dei partner
Tutto ciò sarebbe già devastante se non fosse aggravato dal silenzio complice dei partner di governo di Sánchez. Comunisti, separatisti catalani, nazionalisti baschi ed eredi politici dell’Eta chiudono gli occhi davanti a scandali morali e finanziari pur di evitare che il potere torni al centro-destra.
Anche quando emerge che alla Moncloa si è coperto un molestatore seriale o che si sono usati fondi pubblici per attività illecite, nessuno dei partner di Sánchez si ribella davvero. Per loro, «rubare è meno grave che perdere il potere.»
pedro o la decenza
La Spagna è precipitata in una crisi morale e democratica senza precedenti. Non si tratta di destra o sinistra. Si tratta di decenza. La vera alternativa oggi non è «Sánchez o la destra estrema», come ama ripetere il premier, ma «Sánchez o la decenza».
Il Partito socialista, sotto la sua guida, ha smesso di essere un partito socialdemocratico europeo per trasformarsi in una macchina di potere, dove ogni istituzione, ogni nomina e persino la giustizia vengono piegati all’obiettivo di garantire l’impunità di Pedro Sánchez e dei suoi fedelissimi.
Se la comunità internazionale vuole difendere la democrazia in Spagna, deve smettere di chiudere gli occhi. Non si può sacrificare la libertà di un intero paese per mantenere in piedi un leader disposto a tutto pur di restare al potere.
consulente, analista economico, professore universitario
e giornalista
Nonostante la sconfitta alle elezioni del 2016, il leader del Partito socialista spagnolo (Psoe), Pedro Sanchez, è diventato primo ministro nel 2018 grazie a una coalizione con vari partiti politici. Senza esitazione, si è alleato con Podemos, una formazione comunista e anti establishment che ha ricevuto finanziamenti dai regimi autoritari di Venezuela e Iran. Altrettanto preoccupante è stata la sua collaborazione con diversi partiti separatisti, impegnati nella dissoluzione della Spagna come nazione unitaria. E forse il più deplorevole di tutti è stato il patto con Eh Bildu, un partito di estrema sinistra legato al gruppo terroristico basco Eta, responsabile di oltre mille omicidi.
Nei primi quattro anni del suo governo, Pedro Sanchez ha ottenuto il dubbio onore di trasformare la Spagna nel Paese con la maggior perdita di potere d’acquisto nell’intera Ocse. Nel frattempo, ha adottato comportamenti che mettono in discussione il suo impegno per la buona governance, lo Stato di diritto e la democrazia liberale. Ha assunto in modo incostituzionale poteri straordinari, dichiarando stati di emergenza ritenuti illegali dai tribunali, paralizzando l’attività parlamentare per mesi. Ha violato oltre mille volte la legge sulla trasparenza, negando l’accesso a informazioni chiave a giornalisti, cittadini e partiti di opposizione. Con oltre 150 decreti, ha cercato di sfuggire al controllo delle sue decisioni e azioni. Ha politicizzato i media pubblici, nonché istituti cruciali come l’Istituto nazionale di statistica, il Centro nazionale di intelligence, il Centro di ricerca sociologica e la gestione delle aziende statali, trasformandoli in strumenti a servizio del suo esecutivo. La spesa per la propaganda governativa è aumentata del 500%, attaccando apertamente le principali aziende e gli imprenditori del Paese. Ma il peccato più grave è stato commesso nel sistema giudiziario, dove Sanchez ha abolito il reato di sedizione, ridotto le conseguenze per corruzione e appropriazione indebita, impedito il rinnovo indipendente degli organi giudiziari e nominato un ex ministro del suo partito come procuratore generale dello Stato, assumendo il controllo della Corte costituzionale tramite l’assegnazione di consiglieri e politici legati al suo Partito socialista.
Sanchez non è riuscito a garantire stabilità politica alla Spagna: lo dimostra il fatto che nel Paese si sono tenute tre elezioni generali in appena quattro anni. Nell’ultima di queste, è risultato sconfitto e la stragrande maggioranza ha votato un governo guidato dal Partito popolare di Alberto Nuñez Feijoo. Tuttavia, al leader conservatore mancano solo quattro seggi per ottenere una maggioranza parlamentare. Così Sanchez, pur portando il Partito socialista ai peggiori risultati elettorali della sua storia, ha optato per rinnovare l’alleanza con comunisti, separatisti e discendenti politici dei terroristi.
Dal punto di vista economico, l’accordo prevede misure aberranti, tra cui decine di aumenti fiscali, a cui si aggiungono i 54 già approvati durante il mandato di Sanchez. Sul fronte normativo, si parla addirittura di uno stop ai voli interni appellandosi all’«emergenza climatica». Ma il contenuto più grave e preoccupante è negli accordi stretti da Sanchez con i separatisti catalani. Questo patto è stato negoziato con un politico indipendentista catalano in fuga dalla giustizia, Carles Puigdemont.
Nonostante Sanchez abbia già concesso la grazia ai politici condannati in seguito al referendum illegale del 2017, ha anche accettato di approvare una legge di amnistia che stabilisce che le procedure giudiziarie che hanno portato alle condanne dei leader sono state inappropriate e ingiustificate. La legge di amnistia prevede anche la sottomissione della giustizia al controllo politico, con la creazione di una commissione parlamentare capace di interrompere i processi legali ritenuti dai socialisti e dai loro partner come «guerra giudiziaria» o «lawfare». Inoltre, Sanchez estenderà l’amnistia a coloro che sono stati condannati per terrorismo, cancellando i crimini di attivisti legati a organizzazioni come Cdr o Td, responsabili di atti violenti negli ultimi anni. La legge di amnistia cancellerà anche i reati dei politici dei separatisti condannati per corruzione. Inoltre, Sanchez ha annunciato che il governo centrale assorbirà 15 miliardi di euro del debito regionale catalano precedentemente «salvato» dai contribuenti di tutto il Paese. Senza dubbio, queste concessioni dissennate possono assicurare la rielezione di Sanchez, ma non fermeranno i separatisti che hanno già annunciato la preparazione di un nuovo referendum sull’indipendenza.
La fame insaziabile di potere di Pedro Sanchez sta pesando su tutti i cittadini spagnoli, che vedono ogni giorno come le loro istituzioni democratiche, i loro diritti politici e la loro produzione economica vengono messi al servizio delle ambizioni personali di un aspirante dittatore. La comunità internazionale deve voltare le spalle a Sanchez e sostenere coloro che lottano per la libertà e la democrazia spagnola.




