{{ subpage.title }}

Parole Testarde | Le crypto valute secondo Émile Zola

Lehman Brothers, Ftx, Svb, Crédit Suisse... ogni volta pensiamo che sia una storia nuova ma siamo sempre lì: bolle che scoppiano, più o meno velocemente, più o meno grandi, con più o meno danni, con l’odiato Stato a tappare i buchi. Il canovaccio del capitalismo finanziario è molto più antico e ripetitivo di quel che sembri, anche se ci sono di mezzo i tempi fulminei e la tecnologia più avanzata ad alterare solo apparentemente la trama.
Uno degli ultimi botti - in effetti spettacolare per rapidità del crollo - è quello che ha investito, nel 2022, Sam Bankman-Fried (Sbf), il supernerd delle cryptovalute che dal nulla diventa un genio riverito e seduto su pile di milioni e milioni di dollari. I vip accorrono a frotte per spiegare quanto sia finalmente a portata di mano il sogno di cambiare il mondo per il meglio (più green, più etico, più sostenibile) guadagnandoci pure. Tutto, letteralmente, già scritto a fine XIX secolo. Émile Zola, genio della letteratura francese e non solo, in un libro non tra i più noti, ha raccontato questo eterno circo ne Il denaro. Non aveva bisogno di conoscere i riccioli di Sbf, né i rovesci della banca della Silicon Valley. Si è limitato a raccontare l’ascesa e il crollo della Banca Universale di Aristide Saccard, del suo sogno acchiappa-denari di convogliare i capitali necessari a dotare il Medioriente di infrastrutture «occidentalizzanti». Finirà - nel romanzo - come non poteva non finire. E sotto a chi tocca, ogni volta come se fosse la prima.

Accusato di finanziare gruppi Antifa. Soros rischia il blocco dei suoi conti
George Soros (Ansa)
Un procuratore Usa annuncia che la Open Society del «filantropo» potrebbe venire equiparata a un gruppo terroristico e messa fuori legge. Trump aveva contestato al magnate di sostenere la violenza politica.

In Italia ha finanziato con un milione e mezzo di euro +Europa, il partito di Emma Bonino e Riccardo Magi, che ha rivendicato l’appoggio economico di George Soros perché «sostiene in modo trasparente battaglie liberali sui diritti delle minoranze, sulla libertà di stampa, sui diritti civili e sull’antiproibizionismo». In America, però, l’impero filantropico del finanziere e attivista politico ungherese naturalizzato statunitense, la Open Society Foundations (Osf), noto per il suo massiccio impegno nelle cause liberal e progressiste, potrebbe diventare fuorilegge.

Continua a leggereRiduci
Le truppe a Kiev sono già in ritirata. E Zelensky si lamenta con gli europei
Volodymyr Zelensky (Ansa)
Germania e Polonia scaricano Macron, l’America non firma il documento dei volenterosi, Starmer si rimette al Parlamento, Madrid invoca l’Onu. Il capo della resistenza protesta: «Dagli alleati non ho risposte chiare».

Nel giro di 24 ore, la passerella di Parigi per l’Ucraina si è sbriciolata: le truppe occidentali che c’erano, ma solo dopo la tregua che ancora non c’è, già non ci sono più. La Francia di Emmanuel Macron insiste per l’invio di un contingente, che in ogni caso sarebbe risicatissimo, a monitorare la linea di contatto tra i belligeranti. Ma dall’unico partner da sempre disposto a seguirla, il Regno Unito, è arrivata una prima frenata: il premier britannico, Keir Starmer, ha annunciato che dovrà interpellare il Parlamento. A casa sua, Volodymyr Zelensky ha risolto la pratica introducendo la legge marziale; ma alle nostre latitudini, le democrazie funzionano diversamente. Con la notevole eccezione dell’Italia che bombardò la Serbia, ai tempi di Massimo D’Alema presidente del Consiglio e di Sergio Mattarella suo vice.

Continua a leggereRiduci
content.jwplatform.com

Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.

Un secolo fa la prima trasmissione televisiva
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)

«Televisor», o «televisione». Nel gennaio del 1926 la parola suonò come un neologismo assoluto quando l’inventore John Logie Baird portò a termine con successo il suo più grande esperimento: trasmettere a distanza immagini in movimento in tempo reale.

L'articolo contiene una gallery fotografica.

Continua a leggereRiduci
Le Firme

Scopri La Verità

Registrati per leggere gratuitamente per 30 minuti i nostri contenuti.
Leggi gratis per 30 minuti
Nuove storie
Preferenze Privacy