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Parole Testarde | Immigrati, porti chiusi e teste aperte

«Razzisti!». «Sostituzione etnica!». «Ci vuole più Europa!». «Blocco navale!». Il cosiddetto dibattito sull’immigrazione è diventato da qualche anno una specie di rissa tra tifoserie vagamente allucinate, mentre la realtà corre e cambia portando problemi giganteschi di convivenza, di leggi, di equilibri economici, sociali, previdenziali, culturali. Eppure, poco più di vent’anni fa, prima dell’11 settembre, sarebbe stato possibile impostare l’intera faccenda entro binari più ragionevoli e sensati. Nel senso che i pensieri e le parole per evitare il tritacarne degli slogan inutili ci sarebbero stati. Giacomo Biffi, Giorgio Gaber e Giovanni Sartori da punti di vista, con ruoli e linguaggi e scopi decisamente diversi tra loro, hanno dato vita a un dialogo, diretto e indiretto, proprio sui temi dell’immigrazione, del rapporto con l’altro, del senso della convivenza tra diversi. Il primo, grande cardinale, si attirò insulti e strali per aver osato dire che l’accoglienza va declinata nell’ambito del possibile, che non tutti gli immigrati sono uguali, e che integrare chi abbia una concezione di donna, di famiglia e di educazione troppo diversa non è sempre facile. Lo applaudì giusto Giovanni Sartori, mente critica di sinistra, riconoscendo i tratti di una sana laicità che in nulla faceva a botte con la posizione religiosa. E poi c’è Gaber, capace di mettere in parole e musica il tema dell’altro. Ce n’è di che imparare molto, oltre vent’anni dopo.

Quentin, beccato un altro uomo di Arnault
Raphaël Arnault, deputato de La France insoumise (Ansa)
  • Per l’uccisione a Lione del giovane identitario, interrogato un secondo collaboratore del deputato picchiatore. Sospeso anche per lui il diritto ad accedere in Parlamento. Meloni: «Addolorata, nessuna idea politica può giustificare la violenza».
  • La France insoumise scaricata pure da Hollande per la vicinanza ai teppisti antifà.

Lo speciale contiene due articoli.

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Il Consiglio superiore si comporta come un sindacato forzando la Carta
Ansa
L’apertura sempre più diffusa di «pratiche a tutela» serve solo a coprirsi a vicenda. E il magistrato che sbaglia resta impunito.

Magistrato penale

Ultime (o penultime) notizie: un gruppo di consiglieri Csm (una ventina, da quel che si legge) ha preso posizione sul caso Gratteri, stilando una nota che stigmatizza il fatto che si sarebbe «costruita una polemica su singole frasi del procuratore di Napoli». Non è la prima volta che il Csm scende direttamente nell’arena. Appena una settimana fa i consiglieri avevano chiesto l’apertura di una pratica a tutela di un magistrato della Cassazione, contestato per avere partecipato alla decisione sulla data del referendum nonostante fosse impegnato sul fronte del No. Una «pratica a tutela». Parole che ormai si leggono spesso. Fermiamoci qui.

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FoodTalk | Rider sfruttati? Torniamo al fattorino

In molti, compreso Massimo Gramellini, hanno discusso il complesso tema delle consegne a domicilio. Ma al di là degli slogan, una soluzione c'è

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