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Parole Testarde | Immigrati, porti chiusi e teste aperte

«Razzisti!». «Sostituzione etnica!». «Ci vuole più Europa!». «Blocco navale!». Il cosiddetto dibattito sull’immigrazione è diventato da qualche anno una specie di rissa tra tifoserie vagamente allucinate, mentre la realtà corre e cambia portando problemi giganteschi di convivenza, di leggi, di equilibri economici, sociali, previdenziali, culturali. Eppure, poco più di vent’anni fa, prima dell’11 settembre, sarebbe stato possibile impostare l’intera faccenda entro binari più ragionevoli e sensati. Nel senso che i pensieri e le parole per evitare il tritacarne degli slogan inutili ci sarebbero stati. Giacomo Biffi, Giorgio Gaber e Giovanni Sartori da punti di vista, con ruoli e linguaggi e scopi decisamente diversi tra loro, hanno dato vita a un dialogo, diretto e indiretto, proprio sui temi dell’immigrazione, del rapporto con l’altro, del senso della convivenza tra diversi. Il primo, grande cardinale, si attirò insulti e strali per aver osato dire che l’accoglienza va declinata nell’ambito del possibile, che non tutti gli immigrati sono uguali, e che integrare chi abbia una concezione di donna, di famiglia e di educazione troppo diversa non è sempre facile. Lo applaudì giusto Giovanni Sartori, mente critica di sinistra, riconoscendo i tratti di una sana laicità che in nulla faceva a botte con la posizione religiosa. E poi c’è Gaber, capace di mettere in parole e musica il tema dell’altro. Ce n’è di che imparare molto, oltre vent’anni dopo.

Per Stellantis rosso da 22,3 miliardi. E Filosa apre alla tecnologia cinese
L'amministratore delegato di Stellantis Antonio Filosa (Ansa)
Ricavi in calo del 2%, l’ad ammette: «Abbiamo sopravvalutato l’elettrico».

Stellantis archivia il 2025 con una perdita vertiginosa: 22,3 miliardi di euro. Ieri Le Figaro lo metteva al secondo posto nella classifica dei peggiori disavanzi della storia industriale, dopo i 23,3 miliardi di Vivendi, vittima nel 2002 della bolla di internet. Anche nel caso di Stellantis il colpevole ha un nome: la scommessa sull’elettrico.

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Il tribunale ferma di nuovo l’ex Ilva. Rilancio addio, 40 miliardi bruciati
Imagoeconomica
In nome della salute dei tarantini, a un mese dal referendum, i giudici chiedono interventi ambientali o da fine agosto si deve spegnere tutto. Fdi: a rischio l’industria italiana. Ma i sindacati attaccano il governo.

La situazione dell’ex Ilva di Taranto, si complica ogni giorno di più. L’ultimo capitolo è la decisione del Tribunale di Milano che ha ordinato, a partire dal prossimo 24 agosto, la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento, per rischi sulla salute.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 27 febbraio

Ecco Edicola Verità, la rassegna stampa podcast del 27 febbraio con Carlo Cambi

Lagarde si alza la paga di un altro 5,6%. E nelle mail a Epstein si legge: «È sveglia»
Christine Lagarde (Ansa)
Lo stipendio di madame Bce sale ancora e raggiunge i 492.204 euro. La donna aveva estimatori nella rete del faccendiere.

Non ancora con le valigie pronte - perché, si sa, la stabilità europea è un impegno che non può aspettare - Christine Lagarde avanza, imperterrita, davanti al Parlamento europeo. Tra voci di dimissioni, retroscena e speculazioni sul suo futuro, la presidente della Bce rivendica i frutti di sette anni di regno: «Anche se l’inflazione è diminuita, molti cittadini percepiscono ancora i prezzi in aumento». Insomma puoi anche convincere gli indici armonizzati, ma quando il latte costa il doppio, il cittadino comune non lo perdona.

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