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Parole Testarde | Immigrati, porti chiusi e teste aperte

«Razzisti!». «Sostituzione etnica!». «Ci vuole più Europa!». «Blocco navale!». Il cosiddetto dibattito sull’immigrazione è diventato da qualche anno una specie di rissa tra tifoserie vagamente allucinate, mentre la realtà corre e cambia portando problemi giganteschi di convivenza, di leggi, di equilibri economici, sociali, previdenziali, culturali. Eppure, poco più di vent’anni fa, prima dell’11 settembre, sarebbe stato possibile impostare l’intera faccenda entro binari più ragionevoli e sensati. Nel senso che i pensieri e le parole per evitare il tritacarne degli slogan inutili ci sarebbero stati. Giacomo Biffi, Giorgio Gaber e Giovanni Sartori da punti di vista, con ruoli e linguaggi e scopi decisamente diversi tra loro, hanno dato vita a un dialogo, diretto e indiretto, proprio sui temi dell’immigrazione, del rapporto con l’altro, del senso della convivenza tra diversi. Il primo, grande cardinale, si attirò insulti e strali per aver osato dire che l’accoglienza va declinata nell’ambito del possibile, che non tutti gli immigrati sono uguali, e che integrare chi abbia una concezione di donna, di famiglia e di educazione troppo diversa non è sempre facile. Lo applaudì giusto Giovanni Sartori, mente critica di sinistra, riconoscendo i tratti di una sana laicità che in nulla faceva a botte con la posizione religiosa. E poi c’è Gaber, capace di mettere in parole e musica il tema dell’altro. Ce n’è di che imparare molto, oltre vent’anni dopo.

La stampa rettifica: in America c’è ancora la democrazia
Ansa
Dopo gli allarmi sulla tirannia di Trump, si torna alla realtà col verdetto sui dazi. Emesso da una Corte plasmata dal tycoon.

Dio benedica la Corte Suprema e la sua sentenza sui dazi: ha costretto noialtri, prima che Donald Trump, a tornare alla realtà. Così, in un battibaleno, siamo passati da «l’America non è più una democrazia liberale» (Mario Monti, aprile 2025), a «C’è un giudice anche a Washington» (Massimo Giannini, ieri); da Repubblica che, a novembre, ci elencava «i 12 passi di Donald Trump verso l’autocrazia», allo scoop di Federico Fubini sul Corriere della Sera: «Il potere di Trump non è incondizionato».

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Pensata per i bambini, fa felici i grandi. Ecco una preparazione sfiziosa per rallegrare un pranzo, una cena veloce tra amici (basta un’ottima insalata d’accompagno e il gioco è fatto), per dare al pollo il giusto posto a tavola. Sappiate che potete fare questi bocconcini filanti in forno (180 gradi statico pre-riscaldato e dopo una quindicina di minuti saranno pronti) fritti, oppure, come abbiamo fatto noi, in friggitrice ad aria (ci vogliono una ventina di minuti). Per il resto tutto molto semplice, ma alla fine un trionfo di gusto croccante.
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Trump dà un altro ritocco ai dazi: dal 10 al 15% con effetto immediato
Donald Trump (Ansa)
Il presidente Usa annuncia sul suo social Truth un ulteriore incremento delle tariffe dopo la bocciatura della Corte Suprema. Aumenta l’incertezza per le imprese sulle politiche commerciali da adottare.

Dopo la sentenza sui dazi della Corte Suprema Usa il commercio mondiale sembra un romanzo d’appendice dell’Ottocento. Le imprese iniziano la giornata convinte di sapere come va la storia. Invece l’autore - che in questo caso scrive direttamente dal suo social - decide un colpo di scena alla pagina successiva.

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