«Razzisti!». «Sostituzione etnica!». «Ci vuole più Europa!». «Blocco navale!». Il cosiddetto dibattito sull’immigrazione è diventato da qualche anno una specie di rissa tra tifoserie vagamente allucinate, mentre la realtà corre e cambia portando problemi giganteschi di convivenza, di leggi, di equilibri economici, sociali, previdenziali, culturali. Eppure, poco più di vent’anni fa, prima dell’11 settembre, sarebbe stato possibile impostare l’intera faccenda entro binari più ragionevoli e sensati. Nel senso che i pensieri e le parole per evitare il tritacarne degli slogan inutili ci sarebbero stati. Giacomo Biffi, Giorgio Gaber e Giovanni Sartori da punti di vista, con ruoli e linguaggi e scopi decisamente diversi tra loro, hanno dato vita a un dialogo, diretto e indiretto, proprio sui temi dell’immigrazione, del rapporto con l’altro, del senso della convivenza tra diversi. Il primo, grande cardinale, si attirò insulti e strali per aver osato dire che l’accoglienza va declinata nell’ambito del possibile, che non tutti gli immigrati sono uguali, e che integrare chi abbia una concezione di donna, di famiglia e di educazione troppo diversa non è sempre facile. Lo applaudì giusto Giovanni Sartori, mente critica di sinistra, riconoscendo i tratti di una sana laicità che in nulla faceva a botte con la posizione religiosa. E poi c’è Gaber, capace di mettere in parole e musica il tema dell’altro. Ce n’è di che imparare molto, oltre vent’anni dopo.

Da non perdere

Migranti, Londra alza l’asticella: fino a 15 anni per ottenere la residenza permanente
Mondo

Migranti, Londra alza l’asticella: fino a 15 anni per ottenere la residenza permanente

Il governo britannico prepara una stretta sulle regole per ottenere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato: l’attesa salirebbe a dieci anni per la maggior parte dei migranti e a quindici per alcuni lavoratori. Al centro del confronto il costo per i contribuenti, il personale straniero necessario alle imprese e il rischio di modificare le condizioni per chi è già nel Paese.

Torna il saccheggio, una tradizione islamica
Cronache dell'invasione

Torna il saccheggio, una tradizione islamica

I giovani che sono arrivati in treno a Milano per spaccare le vetrine e svaligiare i negozi sono i successori dei corsari barbareschi che sbarcavano di notte sulle coste italiane e seminavano il terrore. Non sono proteste né criminalità: è una dichiarazione di guerra.