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Parole Testarde | Immigrati, porti chiusi e teste aperte

«Razzisti!». «Sostituzione etnica!». «Ci vuole più Europa!». «Blocco navale!». Il cosiddetto dibattito sull’immigrazione è diventato da qualche anno una specie di rissa tra tifoserie vagamente allucinate, mentre la realtà corre e cambia portando problemi giganteschi di convivenza, di leggi, di equilibri economici, sociali, previdenziali, culturali. Eppure, poco più di vent’anni fa, prima dell’11 settembre, sarebbe stato possibile impostare l’intera faccenda entro binari più ragionevoli e sensati. Nel senso che i pensieri e le parole per evitare il tritacarne degli slogan inutili ci sarebbero stati. Giacomo Biffi, Giorgio Gaber e Giovanni Sartori da punti di vista, con ruoli e linguaggi e scopi decisamente diversi tra loro, hanno dato vita a un dialogo, diretto e indiretto, proprio sui temi dell’immigrazione, del rapporto con l’altro, del senso della convivenza tra diversi. Il primo, grande cardinale, si attirò insulti e strali per aver osato dire che l’accoglienza va declinata nell’ambito del possibile, che non tutti gli immigrati sono uguali, e che integrare chi abbia una concezione di donna, di famiglia e di educazione troppo diversa non è sempre facile. Lo applaudì giusto Giovanni Sartori, mente critica di sinistra, riconoscendo i tratti di una sana laicità che in nulla faceva a botte con la posizione religiosa. E poi c’è Gaber, capace di mettere in parole e musica il tema dell’altro. Ce n’è di che imparare molto, oltre vent’anni dopo.

Il «sorpassino» del campo largo fa imbottire i media di sondaggi
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa)
Prosegue su tutte le testate, dalle tv ai quotidiani, il racconto in tempo reale delle intenzioni di voto. Un flusso continuo di dati e movimenti impercettibili per tirare la volata all’opposizione. Eppure a crescere è la Meloni.

Stoico Enrico Mentana. Anche l’altro ieri sera, lunedì 4 maggio, ha dato puntuale lettura - in verità, con l’aria di chi sbrigava una pratica più per dovere che per piacere (ma forse andava di fretta perché era in ritardo sui tempi della scaletta) - dei risultati del sondaggio settimanale che per il TgLa7 realizza Swg.

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Ko il governo «imposto» dalla Ue in Romania
Il presidente della Romania Ilie Bolojan (Ansa)
Il premier Bolojan, che era andato al potere grazie all’annullamento delle elezioni vinte da un candidato ostile a Bruxelles, non ha più la maggioranza. Gli sono state fatali le politiche di austerità volute proprio dall’Unione. I socialisti brigano per evitare le urne.

Avevano tanto brigato per far vincere in Romania il «loro» candidato europeista e ostile a Putin, e ora i socialisti europei devono ricominciare daccapo: il liberale Ilie Bolojan è stato sfiduciato ieri dal Parlamento con una maggioranza assolutamente trasversale formata da forze di destra e dai socialisti democratici che pure erano nella maggioranza.

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Sull’IA faremo le cavie di Anthropic
(Getty Images)
L’Unione europea, mentre investe 20 miliardi per affrancarsi dalle tecnologie estere, ingaggia la big tech americana (nella lista nera di Trump) per testare la sicurezza delle banche.

Mentre tratta con Washington sui dazi e rivendica una sempre più urgente autonomia tecnologica, l’Unione europea apre un canale diretto con una delle aziende simbolo dell’Intelligenza artificiale americana (peraltro «nemica» di Donald Trump).

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Addio a Beccalossi, tra i numeri 10 più amati dell’Inter
Evaristo Beccalossi (Ansa)

È morto a 69 anni Evaristo Beccalossi, simbolo nerazzurro tra anni Settanta e Ottanta. Talento puro e uomo autentico, non il più vincente né il più celebrato, Brera lo soprannominò «Driblossi», mentre l'avvocato Prisco disse che «il pallone giocava con lui». Iconico l'episodio del doppio rigore sbagliato con lo Slovan Bratislava.

Bandiera dell’Inter e icona del calcio italiano fra gli anni Settanta e Ottanta. Nella notte tra martedì 5 maggio e mercoledì 6, Evaristo Beccalossi se n’è andato. Aveva 69 anni, e ne avrebbe compiuti 70 tra pochi giorni.

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