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Parole Testarde | Alice «woke» nel Paese delle meraviglie

I grandi racconti di Alice sono ovviamente anche bellissime storie per bambini. Ma un ulteriore piano di lettura apre a un livello differente, in cui Lewis Carroll fa decisamente un discorso «per grandi». Nel seguito del suo libro più noto, il grande scrittore – siamo nel 1871 – parla profeticamente delle battaglie woke, estrema propaggine violenta del politicamente corretto. L’ansia di non ferire la suscettibilità, il furore di emendare storia, cultura e arte da elementi impuri od offensivi, sono sì il segnale di una cultura occidentale allo stadio terminale, ma anzitutto i figli di una tentazione fenomenale: quella di combattere sul linguaggio una battaglia per dominare la realtà. Abbattere le statue, ripulire i racconti di Roald Dahl, cacciare i professori che si permettono di dire che i sessi sono due, registrare i cosiddetti figli di coppie omogenitoriali, sono varie manifestazioni di una guerra di potere in cui la parola punta a definire e sostituire il mondo per determinarlo. E Humpty-Dumpty, l’uovo parlante con cappello, braccia e gambette, nel suo dialogo paternalista con la piccola Alice fa esattamente questo: cerca di dominarla piegando le parole a significare quel che decide lui. «Naturalmente non puoi capire, finché non te lo spiego», dice. La bambina, che scema non è, si accorge che qualcosa non torna e chiede: ma il problema è se le parole possano avere diversi significati. E costringe Humpty a un momento di perfetta sincerità: «Il problema è chi comanda, tutto qua».

La magione donata alla moglie malata è divenuta la vetrina del relax sul Garda
Villa Cortine Palace
Eleganza storica e riposo a 5 stelle a Villa Cortine Palace, dove sfarzo, natura e cucina si fanno esperienza culturale.

L’artista tedesco, ospite fedele, rivelò la collezione di acquerelli dipinta anno dopo anno solo nell’ultimo viaggio a Sirmione. Ora, i suoi disegni tratteggiano il benvenuto d’autore nell’hotel prediletto. Nelle stanze accanto alla sua soggiornano una coppia innamorata dell’Italia da Grand Tour, un manager sportivo impegnato nell’avventura sul lago e una signora brasiliana che insegue le sue radici europee. Sono i viaggiatori che si incrociano tra i viali bianchi, all’ombra del doppio colonnato del portico-facciata palladiano e nell’abbaglio dei lampadari muranesi dei saloni affrescati di Villa Cortine Palace, affiliato a Relais & chteaux.

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Robert Carsen: «Nelle suore trucidate dalla Rivoluzione una fede che sbaraglia la morte»
Robert Carsen
Il regista canadese: «Sbagliato parlare di opera reazionaria. Il sacrificio delle Carmelitane in preghiera sotto la ghigliottina del Terrore, tocca pure gli atei».

Una freccia verso il basso sulla partitura, un sibilo che squarcia l’aria in scena. A ogni colpo il coro di suore perde vigore, ma non si smarrisce. Il suono si assottiglia, le voci svaniscono a una a una, fino a quando la preghiera del Salve Regina si dissolve nel silenzio. Quel piccolo simbolo, incastrato tra le note, indica il rumore «sordo e pesante» della ghigliottina, verso la quale le religiose avanzano senza esitare, come pecorelle. Ultimo, potentissimo, quadro che chiude Dialoghi delle carmelitane, capolavoro di Francis Poulenc. Non è un’edificante favola religiosa, ma una pagina di storia.

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Siglato il patto Lombardia-Catalogna
Guido Guidesi (Ansa)
Consolidato l’asse strategico per il rilancio della manifattura e la creazione di una «lobby europea» delle regioni più produttive. Senza dimenticare il settore chimico.

La Lombardia rafforza il proprio ruolo di locomotiva industriale e politica in Europa consolidando un asse strategico con la Catalogna per il rilancio della manifattura continentale. Al centro dell’iniziativa, l’azione dell’assessore allo Sviluppo economico, Guido Guidesi, che negli ultimi anni ha promosso una rete articolata di alleanze istituzionali e industriali.

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Scuole sottomesse:  ok al Ramadan, i preti invece...
Ansa
Ai tempi di Veltroni, nel consiglio comunale capitolino erano previsti consiglieri aggiunti musulmani: si trattava di figure «ombra» non elette, ma davano comunque rappresentanza. Ora le stesse sigle tornano alla carica: vogliono i posti promessi dai progressisti.
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