I grandi racconti di Alice sono ovviamente anche bellissime storie per bambini. Ma un ulteriore piano di lettura apre a un livello differente, in cui Lewis Carroll fa decisamente un discorso «per grandi». Nel seguito del suo libro più noto, il grande scrittore – siamo nel 1871 – parla profeticamente delle battaglie woke, estrema propaggine violenta del politicamente corretto. L’ansia di non ferire la suscettibilità, il furore di emendare storia, cultura e arte da elementi impuri od offensivi, sono sì il segnale di una cultura occidentale allo stadio terminale, ma anzitutto i figli di una tentazione fenomenale: quella di combattere sul linguaggio una battaglia per dominare la realtà. Abbattere le statue, ripulire i racconti di Roald Dahl, cacciare i professori che si permettono di dire che i sessi sono due, registrare i cosiddetti figli di coppie omogenitoriali, sono varie manifestazioni di una guerra di potere in cui la parola punta a definire e sostituire il mondo per determinarlo. E Humpty-Dumpty, l’uovo parlante con cappello, braccia e gambette, nel suo dialogo paternalista con la piccola Alice fa esattamente questo: cerca di dominarla piegando le parole a significare quel che decide lui. «Naturalmente non puoi capire, finché non te lo spiego», dice. La bambina, che scema non è, si accorge che qualcosa non torna e chiede: ma il problema è se le parole possano avere diversi significati. E costringe Humpty a un momento di perfetta sincerità: «Il problema è chi comanda, tutto qua».
Due fotografie. La prima, 4 giugno del 2023, Zlatan Ibrahimovic commosso e con gli occhi gonfi di lacrime che al centro di San Siro si prende gli applausi dei tifosi del Milan nella serata del suo addio al calcio. Con la consapevolezza che quello sarebbe stato solo un arrivederci per i colori rossoneri. L’inizio di una nuova storia giocata dietro a una scrivania piuttosto che su un rettangolo verde. «È il momento di dire addio al calcio non a voi», declamava sicuro il quasi 42enne attaccante svedese corrisposto dall’ovazione adorante di tutto lo stadio.
Tre anni dopo: 24 maggio del 2026, ultima giornata di campionato, Milan-Cagliari 1-2. Lo stesso pubblico di San Siro è inferocito e subissa di fischi e improperi squadra, allenatore e dirigenza, con Ibra che sgattaiola via dagli spalti scortato fino al parcheggio. La squadra di Massimiliano Allegri è riuscita nell’impresa titanica di passare dalla lotta per lo scudetto all’addio alla Champions League nell’arco di poche settimane. E a Ibra vengono addossate buona parte delle colpe, forse troppe. Il campione vincente che non deve chiedere mai è accusato di assenza, di essere stato più negli States che in Italia, di aver snobbato il Milan. In una parola sola: tradimento. Passare da bandiera a mercenario nel calcio è un attimo.
Cos’è successo in questi tre anni? Qual era il ruolo che realmente avrebbe dovuto avere Ibra nel Milan? Perché all’indomani del tracollo con il Cagliari è stato escluso dal repulisti che ha riguardato Giorgio Furlani (ad), Igli Tare (direttore sportivo), Geoffrey Moncada (direttore tecnico) e Massimiliano Allegri (allenatore)? Cosa prevede il contratto firmato con Cardinale? La confusione è amplificata anche dallo stesso svedese, che a un certo punto, verso la fine dell’era Fonseca (a cavallo tra il 2024 e il 2025), si comportava (con interviste e una certa sovraesposizione) come la vera interfaccia del club tra management e campo. Salvo poi fare un passo indietro.
Ecco perché diventa fondamentale avere qualche informazione in più sull’intesa che dà a Ibrahimovic il ruolo di Operating Partner di RedBird Development Group. Una posizione importante rispetto a tutti gli investimenti del portafoglio Sports, Media & Entertainment del fondo. Con il Milan al centro. Secondo quanto risulta alla Verità, che ha chiesto conferma al club su alcuni dati ricevendo come risposta un «no comment», nel contratto si parla dello svedese come consulente senior della proprietà dell’Ac Milan, ma anche dell’amministratore delegato e del presidente. Un ruolo di super-advisor sia nell’ambito sportivo che in quello commerciale e dei progetti speciali. E qui va spiegata una cosa: Ibra non ha l’ultima parola nella scelta dell’ad, del direttore sportivo o dell’allenatore. Ma è altrettanto evidente che se mantieni per così tanto tempo un ruolo centrale a 360 gradi nella stessa società, la tua opinione ha un peso. E conoscendo il carattere di Zlatan, il peso è importante.
Del resto l’accordo prevede che l’attività di consulenza possa riguardare anche le valutazioni sui calciatori, il reclutamento di talenti, la gestione dell’accademia e la motivazione della rosa. Poi c’è l’aspetto commerciale, quello che spesso non va giù ai tifosi e nel quale Ibra oggi dà il meglio di sé. Lo svedese è considerato una sorta di brand ambassador mondiale (cioè di interlocutore con Stati, multinazionali, partner commerciali attuali e potenziali). Con un occhio di riguardo per gli States anche rispetto alle principali società di produzione cinematografica e televisiva di Hollywood, tra le quali vengono menzionate SkyDance Media, Artists Equity e la SpringHill Company.
Qui va aperto un altro inciso: anche il lato RedBird del contratto ha una corposa indicazione dei potenziali accordi commerciali con l’opportunità di collaborare a progetti con i partner del fondo nei settori sport, media e intrattenimento. Vengono citati a titolo di esempio Ben Affleck, Matt Damon, Dwayne Johnson, LeBron James, Maverick Carter, Jennifer Lopez, ma anche Nfl (football americano), Xfl (sempre football americano), Nba, Mlb (baseball), New York Yankees, New England Patriots, Dallas Cowboys eccetera. Con postille anche sulla possibilità di «sviluppare» la carriera post-agonistica dello svedese, facendo crescere il suo marchio a livello globale con un focus strategico sul mercato americano.
Tanti ruoli che prevedono anche la possibilità di operare in completa libertà ovunque l’ex campione ritenga opportuno. E su questo aspetto c’è una sottolineatura nell’intesa. Importante ricordarlo perché le polemiche per le assenze del campionissimo da Milano non sono mancate, ma vista l’eterogeneità delle funzioni svolte, l’obbligo di una sede fisica sarebbe stato bizzarro. Più che altro verrebbe da porsi una domanda molto semplice: come può un sol uomo, anche se si chiama Ibra, farsi carico di tutti questi impegni?
Veniamo all’aspetto economico. Secondo le ricostruzioni della Verità, lo stipendio base di Ibra è di un milione di dollari all’anno per cinque anni. Non risulta una partecipazione azionaria nel Milan, se non tramite warrants convertibili. Nell’immediato, l’ex centravanti di Juve, Inter, Barcellona e Manchester United non ha investimenti diretti, ma in futuro potrà acquistare 5 milioni di dollari di azioni del Milan al prezzo di acquisizione del club (il passaggio del 2022 da Elliott a RedBird per 1,2 miliardi di euro) e 10 milioni di dollari a un prezzo pari al doppio di quello di acquisto, quindi qualora si arrivasse a quotarlo almeno 2,4 miliardi di euro. Valore che realisticamente è raggiungibile solo con il volano economico del nuovo stadio in costruzione. Al di là delle cifre, il concetto è: più aumenta la valutazione dei rossoneri, più Ibra avrà un guadagno dal diritto di entrare nell’azionariato a un prezzo predefinito. Cosa vuol dire? Da un lato che lo svedese ha tutto l’interesse a far crescere il valore della società. Dall’altro che la mancata partecipazione alla Champions è stata una notizia (almeno dal punto di vista economico) ferale anche per il fuoriclasse di Malmö.
Molto interessante poi il capitolo dei «diritti di coinvestimento» senza pagare commissioni o costi di gestione nelle operazioni commerciali o del Milan. Perché dà l’idea del coinvolgimento a 360 gradi nel club e perché ricomprende, a titolo di esempio, il già citato nuovo stadio e le potenziali acquisizioni di società calcistiche in Brasile, Arabia Saudita, Australia e altri mercati chiave.
Il quadro che emerge è quello di un legame molto intenso di Zlatan con l’universo RedBird. Da qui la decisione (probabilmente mai entrata neppure nel novero delle possibilità) di non includerlo nel repulisti. Ecco perché diventano ancor più importanti le mosse della società Milan di questi giorni. Mancano al momento amministratore delegato, direttore tecnico e direttore sportivo. La scelta finale spetterà a Gerry Cardinale che, scosso dalla mancata partecipazione alla Champions, sta delegando meno e operando di più in prima persona. Per capire che peso reale abbia ancora il super consulente Ibra nelle scelte del Milan non resta che aspettare l’ufficializzazione dei nomi. Un’attesa eccessiva che agli occhi del deluso mondo dei tifosi rossoneri appare infinita.
Alisya e Sarah ritrovate a Formia. Le bambine scomparse erano da un’anziana parente della madre
Le piccole scomparse lo scorso 7 giugno sono salve: arrestati la madre delle bambine, il compagno e il nonno. Indagata a piede libero l’ottantenne nel cui appartamento sono state ritrovate ieri sera dai Carabinieri.
La mamma, il suo compagno e il nonno delle due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate ieri sera a Formia, a quindici giorni dalla loro scomparsa da una casa famiglia di Civitella Alfedena, sono stati fermati all'alba con l'accusa di sequestro di persona in concorso.
La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze sono in quello di Sulmona. È indagata a piede libero l'anziana nel cui appartamento di Formia sono state ritrovate le due sorelle. Secondo quanto si apprende, la donna sarebbe una lontana parente della madre delle ragazze, fermata nella notte insieme con il compagno e il nonno con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta». Sono queste le parole dell'anziana che in questi giorni ha ospitato Sarah e Alisya, intervistata da Rainews24.
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva riunita oggi a Roma lo ha eletto con il 68,58% dei voti, affidandogli la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2026.
La votazione ha chiuso una giornata iniziata nella tarda mattinata all’hotel Astoria, dove i delegati delle diverse componenti federali si sono riuniti per ridisegnare gli equilibri del calcio italiano. In corsa per la presidenza c’erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, due profili diversi per esperienza e percorso, ma entrambi interni al sistema sportivo.
La procedura di voto è stata aperta poco dopo le 14, con la presenza di 266 delegati su 273 aventi diritto. I voti complessivi erano 502,946: per essere eletti era necessaria la soglia dei 252. Un passaggio tecnico che ha preceduto l’esito finale arrivato nel primo pomeriggio. Nel corso dell’assemblea non sono mancati gli interventi dei principali rappresentanti del calcio italiano. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha parlato di una «ferita profonda» lasciata dalle mancate qualificazioni ai Mondiali, sottolineando la necessità di trasformare la crisi in un punto di ripartenza. «Serve il coraggio delle riforme e la volontà di lavorare insieme», ha detto. Più duro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, che ha richiamato un «declino che dura da trent’anni» e una difficoltà strutturale del sistema nel trovare responsabilità condivise. Dal fronte dei calciatori, il presidente dell’Aic Umberto Calcagno ha parlato di «odio» che ha colpito il presidente dimissionario Gravina, indicando la necessità di una guida forte e di un cambiamento profondo.
Anche la Uefa, con il vicepresidente Armand Duka, ha richiamato l’Italia all’urgenza delle infrastrutture in vista di Euro 2032, sottolineando la necessità di un intervento strutturale per garantire un’eredità duratura al sistema. Nel suo intervento in assemblea, Malagò ha rivendicato il proprio legame con la federazione: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia». Ha poi aggiunto di sentire «fortissimo il peso delle responsabilità», ricordando di essere arrivato a questa candidatura dopo una lunga esperienza nel mondo dello sport e della dirigenza.
Dalla parte opposta, Giancarlo Abete ha contestato il metodo che ha portato all’elezione, definendolo «un percorso incomprensibile», e ha criticato la gestione della fase successiva alle dimissioni di Gravina, sottolineando la necessità di affrontare i problemi del calcio italiano con un confronto più diretto sui contenuti.
Proprio Gravina, nel suo intervento di apertura, ha difeso la scelta delle dimissioni come «convinta, meditata e sofferta», rivendicando un atto di responsabilità istituzionale e personale. Ha poi parlato di un sistema attraversato da tensioni e da una forte polarizzazione, che avrebbe reso necessario un passo indietro per evitare ulteriori divisioni.
A chiudere la giornata, l’esito del voto ha consegnato a Giovanni Malagò la guida della Federcalcio con una maggioranza netta, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ora a confrontarsi con le riforme e le criticità emerse nel corso dell’assemblea. Il primo nodo da sciogliere per Malagò, sarà ora la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Tra i favoriti sembrerebbe esserci Roberto Mancini, pronto a tornare dopo l'addio burrascoso dell'estate 2023. Sul piano operativo, la nuova gestione avrebbe già individuato alcune priorità su cui intervenire a stretto giro. Tra queste, la volontà di inserire nell’organigramma federale una figura di raccordo tecnico tra presidenza e area sportiva, con competenze calcistiche specifiche, chiamata a incidere sia sulla scelta dei commissari tecnici delle varie nazionali sia sul rapporto quotidiano con lo staff della Nazionale maggiore. Tra i profili presi in considerazione circolano quelli di Paolo Maldini e di Frederic Massara, mentre l’impostazione complessiva rimanda anche all’idea, sostenuta da diverse componenti del mondo dei calciatori, di rafforzare la struttura tecnica del Club Italia e valorizzare figure come Sara Gama. La scelta del nuovo commissario tecnico non sarà comunque immediata e richiederà ulteriori settimane di confronto interno.
Sul fronte politico-istituzionale, l’agenda del nuovo presidente dovrebbe aprirsi con un confronto con il governo su alcuni dossier ritenuti strategici per il sistema calcio: dalla possibile reintroduzione di un meccanismo simile al Decreto Crescita, alla revisione del divieto di pubblicità legato al betting, fino all’ipotesi di destinare una quota dei proventi delle scommesse sul calcio a un fondo dedicato allo sviluppo del movimento. Risorse che, nelle intenzioni, verrebbero poi indirizzate soprattutto su settori giovanili e infrastrutture, considerate le due criticità strutturali su cui il sistema viene chiamato da tempo a intervenire.
Una foto dei nonni con le due ragazze durante un compleanno. Una con lei abbracciata alla figlia più grande e un porto con le barche attraccate sullo sfondo.
Sorrisi appena accennati ma che sembrano raccontare una quotidianità apparentemente serena. Poi c’è la realtà che gli investigatori della Squadra mobile di Torino hanno trovato ieri mattina in un appartamento di un condominio da quattro piani in via Domodossola, quartiere Parella, zona residenziale nell’immediata periferia ovest della città. Lì una ragazza di 19 anni, tornando a casa, ha trovato la madre e la sorella morte in camera da letto. Una scena che ha mandato in frantumi una famiglia già fragile e aperto una lunga serie di interrogativi ai quali ora dovranno rispondere gli investigatori. Il corpo di Maria Mihaela Belecciu, quarantenne originaria di Piatra Neamt, cittadina della Romania a 300 chilometri da Bucarest, era appeso a una corda. La figlia Isabella, appena 13 anni, a terra. Quando il personale del 118 di Azienda Zero è arrivato sul posto, per la tredicenne c’era ancora una speranza.
Isabella era incosciente, ma viva. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarla. Hanno messo in atto tutte le manovre possibili. Ma non c’è stato nulla da fare. E, poco dopo, hanno dovuto constatarne il decesso. Ci sono due percorsi, adesso, che gli investigatori stanno cercando di attraversare per ricostruire l’accaduto. Il primo è racchiuso nella camera da letto trasformata nella scena di un crimine. Qui, tramite le posizioni dei corpi, le tracce, gli accertamenti del medico-legale e il lavoro della polizia Scientifica, si cerca di stabilire la sequenza degli ultimi minuti di vita di entrambe. Dopo le ispezioni e il sopralluogo, una prima ricostruzione ha preso forma.
La donna avrebbe strangolato la figlia, probabilmente nel corso di un litigio, e, quando l’ha vista a terra esanime, si sarebbe tolta la vita con una corda (o, pare, con un laccio). È una dinamica che dovrà però essere verificata in ogni sua parte. Ma è da quella stanza che partono tutte le domande dell’inchiesta. Il secondo percorso investigativo non è all’interno dell'appartamento. È nel perimetro del nucleo familiare. Nelle relazioni, nelle ferite, nei rapporti che si erano modificati e forse anche molto deteriorati. Omicidio-suicidio è stata la prima ipotesi, accompagnata dal racconto ancora frammentario di una tragedia che, secondo le ricostruzioni, affonderebbe le proprie radici in una separazione matrimoniale vissuta con grande sofferenza, seppure risalente nel tempo. Dalle prime attività investigative è emerso subito il peso della vicenda familiare che avrebbe continuato a segnare la vita della donna. Il matrimonio con il marito, romeno anche lui, era finito ma lei non avrebbe mai accettato davvero la separazione (anche sui profili social manteneva, accanto al suo, il nome del marito). Gli investigatori stanno cercando di capire quanto quel passaggio abbia inciso negli equilibri della famiglia e sospettano che potrebbe essere centrale nella tragedia. Il movente però non viene cercato soltanto in quanto è accaduto nelle ultime ore. Ma nella storia personale che, secondo quanto sembra emergere dai primi accertamenti, continuava a essere attraversata dalle conseguenze della relazione conclusa. Si dovrà risalire, inoltre, agli ultimi contatti telefonici di Maria Mihaela, per comprendere il clima che si respirava all’interno dell’abitazione, ma anche per verificare la possibilità di ulteriori ipotesi. Per questo uno dei tasselli più importanti potrebbe essere rappresentato dalla testimonianza della figlia maggiore. La ragazza, però, dopo la scoperta, è stata accompagnata in stato confusionale all’ospedale Maria Vittoria, dove è ricoverata. Il suo racconto viene considerato decisivo per ricostruire il contesto familiare e le condizioni psicologiche della madre nelle ultime settimane. Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero di turno, Roberto Furlan (che ha subito aperto un fascicolo, anche per poter disporre gli accertamenti tecnico-scientifici), stanno cercando di capire se vi fossero segnali di particolare sofferenza, episodi rimasti confinati dentro le mura domestiche o situazioni rilevanti per le indagini e note a chi conosceva Maria Mihaela. Resta il report fotografico della polizia scientifica. Con gli scatti che fissano per sempre una famiglia distrutta e che ora fanno parte del fascicolo dell’inchiesta.






