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Parole Testarde | Alice «woke» nel Paese delle meraviglie

I grandi racconti di Alice sono ovviamente anche bellissime storie per bambini. Ma un ulteriore piano di lettura apre a un livello differente, in cui Lewis Carroll fa decisamente un discorso «per grandi». Nel seguito del suo libro più noto, il grande scrittore – siamo nel 1871 – parla profeticamente delle battaglie woke, estrema propaggine violenta del politicamente corretto. L’ansia di non ferire la suscettibilità, il furore di emendare storia, cultura e arte da elementi impuri od offensivi, sono sì il segnale di una cultura occidentale allo stadio terminale, ma anzitutto i figli di una tentazione fenomenale: quella di combattere sul linguaggio una battaglia per dominare la realtà. Abbattere le statue, ripulire i racconti di Roald Dahl, cacciare i professori che si permettono di dire che i sessi sono due, registrare i cosiddetti figli di coppie omogenitoriali, sono varie manifestazioni di una guerra di potere in cui la parola punta a definire e sostituire il mondo per determinarlo. E Humpty-Dumpty, l’uovo parlante con cappello, braccia e gambette, nel suo dialogo paternalista con la piccola Alice fa esattamente questo: cerca di dominarla piegando le parole a significare quel che decide lui. «Naturalmente non puoi capire, finché non te lo spiego», dice. La bambina, che scema non è, si accorge che qualcosa non torna e chiede: ma il problema è se le parole possano avere diversi significati. E costringe Humpty a un momento di perfetta sincerità: «Il problema è chi comanda, tutto qua».

Vance tenta il disgelo con il Vaticano: «Grazie a papa Leone, preghiamo per lui»
JD Vance (Ansa)
Dopo le precisazioni del Pontefice, il vicepresidente tende la mano: «Lui predica il Vangelo, noi cerchiamo di applicarlo».

Washington e Vaticano cercano di ricucire i pezzi di una rottura che non fa bene a nessuno. Lo sa papa Leone XIV che per primo ha cercato di stemperare le parole del presidente Usa Donald Trump chiarendo di non volerci dibattere. Una reazione molto gradita al vicepresidente americano e cattolico JD Vance: «Sono grato a papa Leone per aver detto questo.

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«A Hormuz l’America rischia di perdere il dominio sui mari»
Il generale Paolo Capitini (Imagoeconomica)

Il generale Paolo Capitini: «La guerra ha indebolito l’opposizione agli ayatollah Netanyahu non voleva il cambio di regime, ma smembrare l’Iran».

«Trump voleva assicurarsi che l’Iran non possedesse la bomba atomica, ma in realtà la Repubblica islamica la possiede già: si chiama Hormuz». Paolo Capitini è un generale dell’esercito italiano che ha partecipato a missioni in varie guerre, dalla Somalia alla Bosnia fino al Kosovo.

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 20 aprile

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 20 aprile con Flaminia Camilletti

Bluff e minacce: forse salta il tavolo Usa-Iran
Donald Trump (Ansa)
  • Trump alza la voce con l’Iran: «È un accordo equo, firmino o abbatterò ogni ponte del Paese. Basta fare il bravo ragazzo». Secondo round a Islamabad in bilico: gli ayatollah fanno sapere che non parteciperanno se il blocco di Hormuz prosegue.
  • Israele: «Useremo la piena forza». Tregua in Libano appesa a un filo. Hezbollah nega responsabilità nell’uccisione del soldato francese e chiede un’inchiesta.

Lo speciale contiene due articoli.

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