Il ministro francese dell’Economia annuncia la retromarcia. La misura, contestata anche dai tribunali, resterà solo in 64 negozi

Il governo francese ha rinunciato a imporre il green pass in tutti i centri commerciali del Paese. Ad annunciare la decisione ci ha pensato il ministro transalpino dell’Economia, Bruno Le Maire, che intervistato da Bfm tv ha spiegato che, fino a ieri, il lasciapassare sanitario era richiesto ai clienti di 178 centri commerciali d’Oltralpe mentre, a partire da oggi, ne interesserà solo 64. Il ministro ha spiegato che l’obbligo del green pass sarà abolito per decreto «per i centri commerciali di più di 20.000 metri quadrati nei dipartimenti dove l’incidenza è passata sotto i 200 (casi) ogni 100.000 abitanti e dove da una settimana questa incidenza è in calo continuo».

La decisione presa dall’esecutivo guidato da Jean Castex appare come un tentativo di limitare i danni e le figuracce. Questo perché i tribunali amministrativi avevano già sospeso varie ordinanze prefettizie, che imponevano il green pass nei centri commerciali di numerosi dipartimenti (le province francesi), come in alcuni di quelli attorno a Parigi. L’obbligo del passaporto sanitario «alla francese» era entrato in vigore il 9 agosto scorso in tutto il Paese, ma si è capito subito che non avrebbe avuto vita facile. Di fatto, in alcune zone del Paese, il provvedimento è rimasto valido per poco più di 15 giorni. Come è accaduto spesso dall’inizio della pandemia di Covid, il governo d’Oltralpe ha dunque dato una nuova prova di pressapochismo e di fretta nel decidere delle regole il cui fine era la limitazione della circolazione del virus nato in Cina.

Dopo l’imposizione del pass sanitario, il Consiglio nazionale francese dei centri commerciali (Cncc) ne ha chiesto la sospensione ovunque. Per il Cncc, «nei centri commerciali c’è stato un calo della frequentazione pari a un quarto» dei clienti. Tale riduzione ha colpito «non solo i grandi centri commerciali metropolitani», ma anche quelli «dell’insieme dei territori», compresi i dipartimenti ultramarini. Parlando con l’agenzia di stampa France Presse, il delegato generale del Cncc, Gontran Thüring, ha avvertito che «l’incertezza è la nemica della fiducia e dei consumi».

All’origine di alcuni dei ricorsi presentati contro le ordinanze prefettizie ci sono Yoann Sibille e Tarek Koraitem, due giovani avvocati di Versailles. Parlando con i media locali, i due legali hanno attaccato l’imposizione del green pass, definendola come un «insulto all’intelligenza delle persone», nonché «un obbligo vaccinale mascherato». In effetti l’applicazione del lasciapassare sanitario anche ai grandi centri commerciali che ospitano dei supermercati costringe i clienti sprovvisti di Qr code a fare le proprie spese alimentari essenziali in negozi più piccoli. Ma come giustificare questa decisione visto che il Covid può circolare sia in un ipermercato che in un supermercato di quartiere? Come detto, il governo di Parigi si è trovato praticamente con le spalle al muro.

Ma il dietrofront potrebbe anche avere motivazioni più politiche, perché nella primavera del 2022 i francesi eleggeranno il loro nuovo presidente. Ogni passo falso potrebbe far perdere voti al capo dello Stato uscente, Emmanuel Macron. Per questo a Palazzo Matignon e all’Eliseo devono aver preferito alleggerire le regole relative alla carta verde, già molto impopolare al di là delle Alpi. Non è da escludere che l’applicazione del pass venga ulteriormente ridimensionata, ad esempio all’esterno dei ristoranti dove, a differenza di quanto avviene in Italia, i camerieri hanno l’obbligo di verificare i certificati dei clienti.

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